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Sessualità dono di Dio

(di padre Andrea Gasparino)

Istruzioni per una seria preparazione al matrimonio

IN SOSTANZA CHE COSA CHIDEREBBE A DUE RAGAZZI CHE SI AMANO E CHE VOGLIONO PREPARARSI SERIAMENTE AL MATRIMONIO?


Chiederei che accettino la sfida di Dio, cioè la sfida dell’amore!
Il fidanzamento è la prova del loro amore. Ma senza castità non c’è prova. I fidanzati che non sanno vivere casti vanno al matrimonio con questo rischio: di non aver provato seriamente il loro amore.

A dei ragazzi lanciati orserei chiedere questo: un anno intero di vita eccezionalmente generosa, il loro noviziato all’amore.

A tante coppie che ora sono sposi felici ho poposto questo programma concredo di vita:

1) Istruzione: rinnovare la fede, riscoprirla, fondandola su basi solide.
E’ dalla testa che comincia la promozione della coppia. Generalmente ho consigliato l’anno di formazione nelle nostre “Comunità di base “ in cui si riceve una soda formazione alla Bibbia, una cultura teologica e liturgica, un serio addestramento alla preghiera e, attaverso i gruppi di revisione di vita, l’allenamento a dialogo.

2) Educazione del cuore.
Devono imparare ad amare. Anzitutto nelle loro famiglie.
Certi giovani non rispettano i genitori, non li amano, non sanno fare un sacrificio da un soldo per loro, non li sentono i genitori , non li vedono.

E’ questo il primo passo da fare: prima di fondare una famiglia nuova, scopri la tua famiglia e ripara a tutte le tue ingiustizie, alle durezze, alle pretese ai comportamenti errati.
Se hai un cuore duro verso i tui genitori l’avrai anche duro verso la tua sposa quando saranno passate le prime poesie.

Quando la carità in casa comincia a stare in piedi, quando il giovane impara a comportrarsi bene coi genitori, allora è tempo che i due ragazzi insieme si diano alla carità fuori di casa.
Quando c’è da fare! I campi della carità sono immensi e aperti a ogni volontariato: handicappati, malati, poveri, emarginati, barboni, drogati, alcolizzati… E’ facile scegliere, perché i campi sono immensi.

Perchè a due fidanzati non si propone che la domenica non sia più spesa in sciocchezze ma in un reparto d’ospedale o in un ricovero o in un orfanotrofio per esercitare e crescere nello spirito di servizio? Questa è la formazione in grande all’amore!

3) Educazione della volontà.
Per fondare una famiglia occorre formazione al sacrificio.
Bisogna avere il coraggio di smascherare i borghesismi che ogni giovane si porta addosso.

Noi giungiamo ad avere il coraggio di proporre una vera regola di povertà. Naturalmente si può proprorre questo solo quando il giovane ha scoperto la preghiera e l’amore alla Parola di Dio.

Senza allenamento al sacrificio non c’è preparazione seria al matrimonio.

4) Educazione dell’affettività.
Non è una cosa semplice. E’ importante prima di tutto allenarsi a rendere l’affetto concreto e profondo. L’affetto deve partire dal rinnegamento di sé.
Se l’affetto non è capace di sacrifici, è solo sentimentalismo, non è affetto vero.

Questo va ribadito con forza tra i fidanzati. Imparare a sacrificare i propri gusti, imparare a perdere, imparare a tacere, imparare a dare, imparare a rinunciare, è questo che rende autentico l’affetto.

Ciò implica prima di tutto imparare a limare le punte del porprio carattere. Il fidanzato che non si proprone di lavorare il poprio carattere in ciò che ha di urtante mette dei condizionamenti gravissimi al rapporto di coppia.

Finchè non si impara a vincer le storture del carattere la vita a due non si costruisce: l’offendersi con facilità, l’essere sospettosi, ripiegati, meschini, permalosi, gelosi, sono storture su cui bisogna lavorare in tempo.

Ecco allora che si impone il bisogno di impratichirsi del dialogo. E’ sosprattutto la revisione di vita che forma al dialogo.

Nella nostra esperienza constatiamo che il giovane non sa dialogare; deve impratichirsi, e la chiave è la pratica sistematica della revisione di vita.

I nostri ragazzi si allenano alla revisioni di vita per un anno, ogni settimana; domani avranno in mano un’esperienza eccezionale per il dialogo tra loro e coi figli.

5) Una direzione spirituale seria basata su una amicizia profonda con una vera coppia di sposi cristiani e un sacertdote.
Occorrono le due cose: nell’amicizia con una coppia cristiana lanciata i fdanzati riescono a penetrare con facilità dentro le problematiche future, riescono a confidare i loro piccoli conflitti, riescono a chiedere aiuto nelle disarmonie.

Il fidanzamento è un’altalena di momenti belli e monenti oscuri: è in questa altalena che si situa il progresso della coppia.

Poi ha la sua importanza l’amicizia con un sacerdote. E’ bene che sia un sacerdote aperto ed esigente. Che sia soprattutto un uomo di Dio.

6) Sport, molto sport!
Ma sport sano, coraggioso, nobilitante, che tempri la volontà, che irrobustisca il fisico, che elevi alla cose grandi.

7) Sognare!
Si, bisogna sognare. Sognare cose grandi. Sognare anche cose che si superano.
Se non si sogna da giovani fidanzati non si sogna mai più. La vita butterà giù i sogni, ma la generosità resterà a mediare i problemi più gravi della vita.

Fortunate le giovani coppie che sono inserite in gruppi che sono stimolanti per sognare, che discutono (è già buono discutere) di imprese coraggiose tra i poveri, nel terzo mondo, nei grandi ideali sociali.

Senza dire che certi sogni cullati nella preghiera e nell’umiltà, Dio presto o tardi li rende veri.

Le coppie che sognano difficilmente saranno coppie chiuse nei loro egoismi.

Ecco infine una testimonianza di una coppia di giovani sposi venuti su attraverso l’itinerario che abbiamo tracciato.

Scrive lui: “--- il corso che abbiamo fatto è stato il tesoro della nostra vita di coppia cristiana. E’ vero, a volte ci tiriamo i piatti (iperbole), ma che bello ricominciare da capo nel nome del Signore. Ho un po’ di difficoltà nell’impegno della preghiera quotidiana, ma quando tradisco sento un disagio come di un lungo digiuno. Credo che il corso mi ha donato questa “fame” della Parola e della Preghiera che ci sostiene.
Vorrei poter dire a ogni giovane di aver pazienza e di fidarsi dell’Amore di Dio che a loro isaputa sta mettendo delle radici nel loro cuore che non finiranno più di crescere.
Vorrei che il Signore ci chiamasse a qualcosa di grande. Gioiamo isieme perché “i nostri occhi hanno visto la salvezza”. Affidiamo a Dio la nostra ecclesiola perché sia sempre protesa a compiere la volontà di Dio
“.

Scrive lei: “Ho ricevuto speranza, grinta, convinzione che tutto quanto non può sussistere senza preghiere e che l’Amore è Dio, perciò senza lui io e Alberto non abbiamo senso”.