Rimedi
Mortificazione
I.
Della mortificazione del corpo e dei sensi esterni
§ I. Della mortificazione del corpo e dei sensi esterni.
771. 1° La sua ragione. a) Nostro Signore
aveva raccomandato ai discepoli la pratica moderata del
digiuno e dell'astinenza, la mortificazione della vista
e del tatto. S. Paolo era tanto convinto della necessità
di domare il corpo, che severamente lo castigava per schivare
il peccato e la dannazione: "Castigo corpus meum et in
servitutem redigo, ne forte cum aliis prædicaverim, ipse
reprobus efficiar". La Chiesa pensò anch'essa a prescrivere
ai fedeli alcuni giorni di digiuno e d'astinenza.
b)
Qual ne è la ragione? Certo il corpo, ben disciplinato,
è servo utile e anche necessario, alle cui forze bisogna
aver riguardo per poterle mettere a servizio dell'anima.
Ma, nello stato di natura decaduta, il corpo cerca i sensuali
diletti senza darsi pensiero del lecito o dell'illecito;
ha anzi un'inclinazione speciale per i piaceri illeciti
e si rivolta talora contro le superiori facoltà che glie
li vogliono interdire. È nemico tanto più pericoloso in
quanto che ci accompagna dovunque, a tavola, a letto, a
passeggio, e incontra spesso complici pronti ad aizzarne
la sensualità e la voluttà. I sensi, infatti, sono come
tante porte aperte per cui furtivamente s'insinua il sottile
veleno dei proibiti diletti. È dunque assolutamente necessario
vigilarlo, padroneggiarlo, ridurlo in schiavitù: altrimenti
ci tradirà.
772. 2° Modestia del corpo. A domare il
corpo, cominciamo con l'osservar bene le regole della modestia
e della buona creanza, ove trovasi largo campo di mortificazione.
Il principio che ci deve servir di regola è quello di S. Paolo:
"Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Non
sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo
che è in voi? Nescitis quoniam corpora vestra membra
sunt Christi?... Membra vestra templum sunt Spiritus Sancti" 772-1.
A)
Bisogna dunque rispettare il proprio corpo come un tempio
santo, come un membro di Gesù Cristo; via dunque quelle
mode più o meno invereconde, buone solo a provocar la curiosità
e la voluttà. Porti ognuno le vesti richieste dalla propria
condizione, semplici e modeste, ma sempre pulite e decenti.
Nulla di più saggio dell'avvertimento di S. Francesco di
Sales su questo punto 772-2:
"Siate pulita, o Filotea, e nulla si vegga in voi di sciatto
e di male aggiustato... ma guardatevi bene dalla vanità,
dalle affettazioni, dalle curiosità e dalle stranezze. Attenetevi,
per quanto sarà possibile, alla semplicità e alla modestia,
che sono il più grande ornamento della bellezza e il miglior
palliativo della bruttezza... le donne vanitose fanno dubitare
della loro castità: o almeno, se sono tali, la loro castità
non è visibile, sotto tutto quell'ingombro e quelle frascherie".
S. Luigi dice in poche parole: "che uno deve vestirsi secondo
il proprio stato, in modo che le persone savie e la gente
per bene non possano dire: vi acconciate troppo; nè i giovani:
vi acconciate troppo poco".
Quanto ai religiosi e alle religiose, come pure gli ecclesiastici,
hanno sulla forma e sulla materia dei vestiti regole a cui
devono conformarsi; è inutile dire che la mondanità e la
civetteria sarebbero in loro totalmente fuor di posto e
non potrebbero che scandalizzar gli stessi mondani.
773. B) La buona creanza è anch'essa
ottima mortificazione alla portata di tutti: schivar diligentemente
un contegno molle ed effeminato, tenere il corpo dritto
senza sforzo e senza affettazione, non curvo nè pencolante
da un lato o dall'altro; non cangiar posizione troppo di
frequente; non incrocicchiare nè i piede nè le gambe; non
abbandonarsi mollemente sulla sedia o sull'inginocchiatoio:
evitare i movimenti bruschi e i gesti disordinati: ecco,
fra cento altri, i mezzi di mortificarsi senza pericolo
per la salute, senza attirar l'attenzione, e che ci danno
intanto grande padronanza sul corpo.
774. C) Vi sono altre mortificazioni positive
che i penitenti generosi s'impongono volentieri per domare
il corpo, calmarne gli ardori intempestivi, e stimolare
il desiderio della pietà: i più comuni sono quei braccialetti
di ferro che si infilano alle braccia, quelle catanelle
che si cingono alle reni, cinture o scapolari di crine,
o alcuni buoni colpi di disciplina quando uno se li può
dare senza attirar l'attenzione 774-1.
Ma bisogna in tutto questo consultare premurosamente il
direttore, schivar tutto ciò che sapesse di singolarità
o lusingasse la vanità, senza parlare poi di ciò che fosse
contrario all'igiene o alla pulizia; il direttore non permetterà
queste cose che con discrezione, a modo di prova solo per
un poco di tempo, e, se vi notasse inconvenienti di qualsiasi
genere, le sopprimerà.
775. 3° Modestia degli occhi.
A) Vi sono sguardi gravemente colpevoli, che
offendono non solo il pudore ma la stessa castità 775-1
e da cui bisogna assolutamente astenersi. Ve ne sono altri
pericolosi, quando uno fissa, senza ragione,
persone o cose capaci di suscitar tentazioni: quindi la
S. Scrittura ci avverte di non fissar lo sguardo sopra una
giovane, perchè la sua bellezza non diventi per noi occasione
di scandalo: "Virginem ne conspicias, ne forte scandalizeris
in decore illius" 775-2.
Oggi poi che la licenza degli abbigliamenti e l'immodestia
delle mode o i perniciosi ritrovi dei teatri e di certi
salotti offrono tanti pericoli, di quanto riserbo non è
necessario armarsi per non esporsi al peccato!
776. B) Quindi il sincero cristiano che
vuole ad ogni costo salvarsi l'anima, va anche più oltre,
e per essere sicuro di non cedere alla sensualità, mortifica
la curiosità degli occhi, schivando, per esempio, di
guardar dalla finestra per vedere chi passa, tenendo gli
occhi modestamente bassi, senza affettazione, nelle gite
di affari o nel passeggio. Li posa volentieri piuttosto
su qualche pia immagine, campanile, croce, statua, per eccitarsi
all'amor di Dio e dei Santi.
777. 4° Mortificazione dell'udito e della lingua.
A) Richiede che non si dica nè che si ascolti cosa alcuna
che sia contraria alla carità, alla purità, all'umiltà e
alle altre virtù cristiane; perchè, come dice S. Paolo,
le conversazioni cattive corrompono i buoni costumi "corrumpunt
mores bonos colloquia prava" 777-1.
Quante anime infatti si pervertirono per aver ascoltato
conversazioni disoneste o contrarie alla carità! Le parole
lubriche eccitano una morbosa curiosità, destano le passioni,
accendono desideri e provocano al peccato. Le parole poco
caritatevoli causano divisioni perfino nelle famiglie, diffidenze,
inimicizie, rancori. Bisogna quindi vigilare anche sulle
minime parole per evitar tali scandali, e saper chiudere
l'orecchio a tutto ciò che può turbare la purità, la carità
e la pace.
778. B) A meglio riuscirvi, si mortificherà
qualche volta la curiosità col non interrogare su
ciò che può stuzzicarla, o col reprimere quella smania di
discorrere che va poi a finire in chiacchiere non solo inutili
ma anche peccaminose: "in multiloquio non deerit peccatum".
C)
E poichè i mezzi negativi non bastano, si baderà a condurre
la conversazione sopra argomenti non solo innocui, ma buoni,
onesti, edificanti, senza però rendersi gravosi con osservazioni
troppo serie che non vengano spontanee.
779. 5° Mortificazioni degli
altri sensi. Quanto abbiamo detto della vista, dell'udito
e della lingua, s'applica pure agli altri sensi; ritorneremo
sul gusto parlando della golosità e sul tatto a proposito
della castità. Quanto all'odorato, basti dire che
l'uso immoderato dei profumi è spesso pretesto per appagar
la sensualità ed eccitar talora la voluttà; e che un cristiano
serio non ne usa se non con moderazione e per ragione di
grande utilità; e che i religiosi e gli ecclesiastici hanno
per norma di non usarne mai.
772-1 I
Cor., VI, 15, 19.
772-2 La
Filotea, P. III, c. XXV.
774-1 Il
rifarsi alle pratiche di mortificazione corporale è uno
dei mezzi più efficaci per riaver l'allegrezza e con lei
il fervore: "Ritorniamo alle mortificazioni corporali, ammacchiamo
la carne, facciamo colare qualche goccia di sangue, e saremo
lieti come non fummo mai. Se i Santi spirano letizia, se
i monaci e le religiose sono creature animate di tal franca
gaiezza che il mondo non sa spiegare, dipende unicamente
da questo che i loro corpi, come quello di S. Paolo, sono
castigati e tenuti in soggezione con inflessibile severità".
(Faber, Il Santissimo Sacramento, t. I.)
775-1 Matth.,
V, 28.
775-2 Eccl.,
IX, 5.
777-1 I
Cor., XV, 33.