784. Le passioni, intese in senso filosofico,
non sono necessariamente e assolutamente cattive: sono
forze vive, spesso impetuose, di cui uno può giovarsi
così per il bene come per il male, purchè le sappia regolare
e volgere a un nobile fine. Ma nel linguaggio popolare
e presso certi autori spirituali, questa parola si usa
in senso peggiorativo, per designare le passioni cattive.
Noi dunque:
I. La psicologia delle passioni.
Qui richiamiamo soltanto ciò che viene più ampiamente
esposto nella Psicologia.
785. 1° Nozione. Le passioni sono moti
impetuosi dell'appetito sensitivo verso il bene sensibile
con più o meno forte ripercussione sull'organismo.
a)
Vi è dunque alla radice della passione una certa conoscenza
almeno sensibile d'un bene sperato o acquistato o d'un
male contrario a questo bene; da questa conoscenza scaturiscono
i moti dell'appetito sensitivo.
b)
Sono moti impetuosi che si distinguono quindi dagli
stati affettivi grati o ingrati, i quali sono calmi, tranquilli,
senza quell'ardore e quella veemenza che è nelle passioni.
c)
Appunto perchè impetuosi e fortemente attivi sull'appetito
sensitivo, hanno una ripercussione sull'organismo fisico
per ragione della stretta unione tra il corpo e l'anima.
Così la collera fa affluire il sangue al cervello e tende
i nervi, la paura fa impallidire, l'amore dilata il cuore
e il timore lo stringe. Questi effetti fisiologici però
non si hanno in tutti nello stesso grado, dipendendo dal
temperamento di ciascuno, dalla intensità della passione
e dal dominio che uno ha su se stesso.
786. Le passioni quindi differiscono dai sentimenti,
che sono moti della volontà, onde suppongono la conoscenza
dell'intelletto, e che, pur essendo forti, non hanno la
violenza delle passioni. Così vi è un amore-passione e
un amore-sentimento, un timore passionale e un timore
intellettuale. Aggiungiamo che nell'uomo, animale ragionevole,
le passioni e i sentimenti spesso, anzi quasi sempre,
si mescolano in proporzioni molto varie, e che con la
volontà aiutata dalla grazia si riesce a trasformare in
nobili sentimenti le passioni anche più ardenti, subordinando
queste a quelli.
787. 2° Il loro numero.
Se ne contano generalmente undici, che, come ottimamente
dimostra Bossuet 787-1,
derivano tutte dall'amore: "Le altre nostre passioni si
riferiscono al solo amore che le contiene e le eccita
tutte".
1) L'amore è l passione di unirsi a una persone
o a una cosa che piace: si vuole possederla.
2) L'odio è la passione di allontanar da noi persona
o cosa che ci dispiace: nasce dall'amore nel senso che
odiamo cio che si oppone a ciò che amiamo; io non odio
la malattia se non perchè amo la sanità; non odio una
persona se non perchè è di ostacolo al possesso di ciò
che amo.
3) Il desiderio è la ricerca d'un bene assente,
e nasce dall'amore che abbiamo per questo bene.
4) L'avversione (o fuga) fa schivare il male
che si sta avvicinando.
5) L'allegrezza è il godimento del bene presente.
6) La tristezza invece si cruccia del male presente
e se ne allontana.
7) L'audacia (ardire o coraggio) si sforza d'unirsi
all'oggetto amato in cui acquisto è difficile.
8) Il timore ci spinge ad allontanarci da un male
difficile a schivarsi.
9) La speranza corre con ardore all'oggetto amato,
il cui acquisto è possibile benchè difficile.
10) La disperazione sorge nell'anima quando l'acquisto
dell'oggetto amato appare impossibile.
11) La collera respinge violentemente ciò che ci
fa del male ed eccita il desiderio di vendicarsi.
Le prime sei passioni, che derivano dall'appetito concupiscibile,
sono dai moderni comunemente dette passioni di godimento;
le altre cinque, che si riferiscono all'appetito irascibile,
si denominano passioni combattive.
II. Effetti delle passioni.
788. Gli Stoici volevano che le passioni
fossero radicalmente cattive e che si dovessero sopprimere;
gli Epicurei deificano le passioni e altamente
proclamano che bisogna assecondarle; gli epicurei moderni
lo dicono con la frase: vivete la vita. Il cristianesimo
tiene la via di mezzo tra questi due eccessi: nulla di
ciò che Dio pose nell'umana natura è cattivo; Gesù stesso
ebbe regolate passioni: amò non solo con la volontà ma
anche col cuore, e pianse su Lazzaro e sull'infedele Gerusalemme;
s'accese di santo sdegno, subì il timore, la tristezza,
la noia; ma seppe tener queste passioni sotto l'impero
della volontà e subordinarle a Dio. Quando invece le passioni
sono sregolate producono i più perniciosi effetti, onde
bisogna mortificarle e disciplinarle.
789. Effetti delle passioni sregolate.
Si dicono sregolate le passioni che vanno a un
bene sensibile proibito, oppure a un bene lecito ma con
troppo ardore e senza riferirlo a Dio. Ora queste passioni
disordinate:
a)
Acciecano l'anima: corrono infatti al loro oggetto
impetuosamente, senza consultar la ragione, lasciandosi
guidare dall'inclinazione o dal diletto. La qual cosa,
turbando l'animo, tende a falsare il giudizio e ad oscurare
la retta ragione; l'appetito sensitivo è cieco per natura,
e se l'anima lo prende a guida diventa cieca anch'essa;
in cambio di lasciarsi guidare dal dovere, si lascia abbagliare
dal momentaneo diletto, che è come una nube che non le
lascia veder la verità; acciecata dalla polvere sollevata
dalle passioni, l'anima non vede più chiaramente la volontà
di Dio e il dovere che le s'impone, onde non è più capace
di proferir retto giudizio.
790. b) Stancano l'anima e la tormentano.
1) Le passioni, dice S. Giovanni della Croce 790-1,
"sono come i bambini irrequieti che non si riesce mai
a contentare; chiedono alla madre ora questo ora quello
e non sono mai soddisfatti. Come si affatica e si stanca
chi scava cercando il tesoro che non trova, così si affatica
e si stanca l'anima a conseguir ciò che gli appetiti le
chiedono; e quand'anche finalmente lo consegua, pure sempre
si stanca perchè non resta mai perfettamente paga... è
come il febbricitante che non sta mai bene finchè non
gli passi la febbre e che ogni momento si sente crescere
la sete... Gli appetiti stancano e affliggono l'anima;
la poveretta ne è desolata, agitata, turbata, come i flutti
dal vento".
2) Onde un dolore tanto più intenso quanto più vive sono
le passioni; perchè queste tormentano la povera anima
finchè non vengano appagate; e poichè l'appetito viene
mangiando, chiedono sempre di più; se la coscienza rilutta,
s'impazientiscono, si agitano, sollecitano la volontà
perchè ceda ai sempre rinascenti desideri: è inesprimibile
tortura.
791. c) Infiacchiscono la volontà:
sballottata in vari sensi dalle passioni ribelli, la volontà
è obbligata a disperdere le forze e quindi a indebolirle.
Tutto ciò che cede alle passioni ne accresce le pretensioni
e diminuisce le sue energie. Simile a quei polloni inutili
e succhioni che germogliano attorno al tronco d'un albero,
gli appetiti che uno non riesce a dominare, si vengono
a mano a mano sviluppando e rubano vigore all'anima, come
i polloni parassiti all'albero. Viene così il momento
in cui, infiacchita, l'anima cade nel rilassamento e nella
tiepidezza, pronta a tutte le transazioni.
792. d) Macchiano l'anima. Quando
l'anima, cedendo alle passioni, s'unisce alle creature,
s'abbassa al loro livello e ne contrae la malizia e le
sozzure; in cambio di essere fedele immagine di Dio, si
fa ad immagine delle cose a cui s'unisce; granellini di
polvere e macchie di fango vengono a offuscarne la bellezza,
opponendosi alla perfetta unione con Dio.
"Oso
affermare, dice S. Giovanni della Croce 792-1,
che un solo appetito disordinato, anche che non sia contaminato
di peccato mortale, basta per mettere un'anima in tale
stato d'oscurità, di bruttezza e di sordidezza, da diventare
incapace di qualunque (intima) unione con Dio, finchè
non se ne sia purificata. Che dire allora dell'anima che
ha la bruttezza di tutte le sue passioni naturali, che
è in balìa di tutti suoi appetiti? A quale infinita distanza
non si troverà dalla purità divina? Nè parole nè ragionamenti
possono far comprendere la varietà delle sozzure che tanti
diversi appetiti producono in un'anima... ogni appetito
depone a modo suo la speciale sua parte di immondezza
e di bruttezza nell'anima".
793. Conclusione. È
quindi necessario, per chi vuol giungere all'unione con
Dio, mortificare tutte le passioni, anche le più piccole,
in quanto volontarie e disordinate. L'unione perfetta,
infatti, suppone che nulla sia in noi di contrario alla
volontà di Dio, nessun volontario attacco alle creature
e a noi stessi: appena ci lasciamo traviare di proposito
deliberato da qualche passione, non vi è più unione perfetta
tra la nostra volontà e quella di Dio. Il che è specialmente
vero delle passioni o degli attacchi abituali: svigoriscono
la volontà anche quando siano leggieri. È ciò che osserva
S. Giovanni della Croce 793-1:
"che un uccello abbia la zampina legata da un filo sottile
o da un filo grosso, poco importa: non gli sarà possibile
volare se non dopo averlo spezzato".
794. Vantaggi delle passioni ben ordinate.
Quando invece le passioni sono ben regolate, vale a dire
orientate verso il bene, moderate e soggette alla volontà,
portano i più preziosi vantaggi. Sono forze vive e ardenti
che vengono a stimolar l'attività dell'intelligenza e
della volontà, prestandole validissimo aiuto.
a)
Operano sull'intelletto, eccitandone l'ardore al
lavoro e il desiderio di conoscere la verità. Quando un
oggetto ci appassiona nel senso buono della parola, siamo
tutt'occhi, tutt'orecchi per conoscerlo bene, la mente
coglie più facilmente la verità, la memoria è più tenace
nel ritenerla. Ecco, per esempio, un inventore animato
da ardente patriottismo; lavora con maggior ardore, con
maggior tenacia, con maggior acume, appunto perchè vuol
rendere servizio alla patria; parimenti uno studente,
sorretto dalla nobile ambizione di porre la sua scienza
a servizio dei compatriotti, fa maggiori sforzi e riesce
a più splendidi risultati; soprattutto poi chi appassionatamente
ama Gesù Cristo, studia il Vangelo con maggior ardore,
lo capisce e lo gusta meglio: le parole del Maestro sono
per lui oracoli che gli portano nell'anima fulgidissima
luce.
795. b) Operano pure sulla volontà
per muoverla e decuplicarne le energie: ciò che si fa
per amore si fa meglio, con applicazione, con costanza,
con riuscita maggiore. Che non tenta l'amorosa madre per
salvare il suo bambino! Quanti eroismi ispirati dall'amor
di patria! Parimenti, quando un Santo è appassionato d'amor
di Dio e delle anime, non indietreggia dinanzi a nessun
sforzo, a nessun sacrificio, a nessuna umiliazione, per
salvare i fratelli. Sì, è la volontà che comanda questi
atti di zelo, ma la volontà ispirata, stimolata, sorretta
da una santa passione. Ora quando i due appetiti, sensitivo
e intellettivo, ossia quando cuore e volontà lavorano
nello stesso senso e uniscono le forze, è chiaro che molto
più importanti e durevoli ne sono i frutti. Conviene quindi
studiare il modo di trar partito dalle passioni.
III. Del buon uso delle passioni.
Richiamati i principii psicologici
utili al nostro intento, indicheremo il
modo di resistere alle passioni cattive, il
modo di volgere le passioni al bene, e il
modo di regolarle.
1° PRINCIPII PSICOLOGICI DA APPLICARE 796-1.
796. A padroneggiar le passioni, è necessario
prima di tutto fare assegnamento sulla grazia di Dio e
quindi sulla preghiera e sui sacramenti, ma bisogna adoprar
pure una tattica speciale, fondata sulla psicologia.
a)
Ogni idea tende a provocar l'atto che le corrisponde,
massime se è accompagnata da vive emozioni e da forti
convinzioni.
Così il pensare al diletto sensibile, rappresentandoselo
vivamente con la fantasia, eccita un desidero e spesso
un atto sensuale; il pensare invece a nobili azioni, rappresentandosi
i lieti effetti che producono, eccita il desiderio di
fare atti simili. Il che è specialmente vero dell'idea
che non resta astratta, fredda, incolore, ma che, essendo
accompagnata da immagini sensibili, diventa concreta,
vivente e quindi efficace; in questo senso si può dir
che l'idea è forza, è avviamento iniziale, è principio
d'azione. Chi dunque voglia padroneggiar le passioni cattive,
deve premurosamente allontanare ogni pensiero, ogni immaginazione
che rappresenti il cattivo diletto come attraente; chi
poi vuole coltivar le passioni buone o i buoni sentimenti,
deve fomentare in sè pensieri e immagini che mostrino
il lato bello del dovere e della virtù, rendendo coteste
riflessioni più concrete e più vive che sia possibile.
797. b) L'influsso d'una
idea dura finchè non sia cancellato da un'idea più forte
che la soppianti; così un desiderio sensuale continua
a farsi sentire finchè non sia cacciato da più nobile
pensiero che s'impadronisca dell'anima. Chi dunque se
ne voglia liberare, deve, con lettura o studio interessante,
darsi a pensieri totalmente diversi od opposti; chi invece
voglia intensificare un buon desiderio, lo continui meditando
su ciò che può alimentarlo.
c)
Cresce l'influsso d'un idea se le si associano altre idee
connesse che l'arricchiscono e l'amplificano; così il
pensiero e il desiderio di salvarsi l'anima diventa più
intenso e più efficace associandolo all'idea di lavorare
a salvare l'anima dei fratelli, come ne è esempio S. Francesco
Saverio.
798. d) Finalmente l'idea tocca la massima
sua potenza, quando diventa abituale, predominante,
una specie di idea fissa che ispira tutti i pensieri
e tutte le azioni. È quello che avviene, nel campo naturale,
in coloro che non hanno che un'idea, per esempio quella
di fare la tale o tal altra scoperta; e nel campo soprannaturale,
in coloro che si compenetrano talmente di una massima
evangelica da farne la regola della vita, per esempio:
Vendi tutto e dallo ai poveri; oppure: Che giova all'uomo
guadagnar anche l'universo, se poi perde l'anima? O ancora:
La mia vita è Cristo.
Bisogna quindi mirare a piantarsi profondamente nell'anima
alcune idee direttrici, attraenti, predominanti,
poi ridurle a unità con un motto, una massima che
le incarni e le tenga continuamente presenti alla mente,
per esempio: Deus meus et omnia! Ad majorem Dei gloriam!
Dio solo basta! Chi ha Gesù ha tutto! Esse cum Jesù dulcis
paradisus! Con motti simili sarà più facile trionfar
delle cattive passioni e trar partito dalle buone.
2° IN CHE MODO COMBATTERE LE PASSIONI SREGOLATE.
799. Appena ci accorgiamo che sorge nell'anima
un moto disordinato, bisogna porre in opera tutti i mezzi
naturali e soprannaturali per infrenarlo e dominarlo.
a)
Bisogna subito servirsi del potere d'inibizione
della volontà, aiutata dalla grazia, per infrenar questo
moto.
Schivar quindi gli atti o i gesti esterni che non
fanno che stimolare o intensificar la passione: se uno
si sente assalito dalla collera, si evitano i gesti disordinati,
gli scoppi di voce, e si tace finchè non sia tornata la
calma; se si tratta di affetto troppo vivo, si scansa
la persona amata, si evita di parlarle e soprattutto di
esprimerle anche in modo indiretto l'affetto che le si
porta. Così a poco a poco la passione si smorza.
800. b) Anzi, trattandosi specialmente
di passione di godimento, bisogna sforzarsi di dimenticare
l'oggetto di questa passione.
Per riuscirvi: 1) si applica fortemente la fantasia e
la mente a qualsiasi occupazione onesta che possa distrarci
dall'oggetto amato: si cerca di immergersi nello studio,
nella soluzione d'un problema, nel giuoco, in passeggiate
con compagni, in conversazioni, ecc. 2) Quando si comincia
a sentire un poco di calma, si ricorre a considerazioni
d'ordine morale che armino la volontà contro gli allettamenti
del piacere: considerazioni naturali, come gl'inconvenienti,
pel presente e per l'avvenire, di una pericolosa intimità,
d'un'amicizia troppo sensibile (n. 603);
ma principalmente a considerazioni d'ordine soprannaturale,
come l'impossibilità di avanzar nella perfezione finchè
si serbino attacchi, le catene che uno si fabbrica, il
pericolo di dannarsi, lo scandalo che si può dare, ecc.
Se si tratta di passioni combattive, come la collera,
l'odio, si fugge un momento per diminuire la passione,
ma poi si può spesso prendere l'offensiva, porsi di fronte
alla difficoltà, convincersi con la ragione e specialmente
con la fede che l'abbandonarsi alla collera e all'odio
è indegno d'un uomo e d'un cristiano; che il restar calmi
e padroni di sè è la più nobile e la più onorevole cosa
e la più conforme al Vangelo.
801. c) Finalmente si cercherà di fare
atti positivi contrarii alla passione.
Chi prova antipatia per una persona, la tratterà come
se ne volesse guadagnar la simpatia, si studierà di renderle
servizio, di essere gentile con lei, e soprattutto di
pregar per lei; nulla addolcisce il cuore quanto la sincera
preghiera pel nemico. Chi sente invece eccessiva affezione
per una persona, ne schivi la compagnia, o, se non può,
le dimostri quella fredda cortesia, quella specie d'indifferenza
che si ha per lo comune degli uomini. Questi atti contrarii
finiscono con l'affievolire e dileguar la passione, massime
se si sanno coltivar le passioni buone.
3° IN CHE MODO VOLGERE LE PASSIONI AL BENE.
802. Abbiamo detto che le passioni non sono in
sè cattive; onde possono essere volte al bene, tutte senza
eccezione.
a)
L'amore e la gioia si possono volgere ai
puri e legittimi affetti della famiglia, a buone e soprannaturali
amicizie, ma soprattutto a Nostro Signore che è il più
tenero, il più generoso, il più devoto degli amici. A
lui dunque convien volgere il cuore, leggendo, meditando
e mettendo in pratica quei due bei capitoli dell'Imitazione,
che rapirono e rapiscono ancora tante anime, De amore
Jesu super omnia, De familiari amicitiâ Jesu 802-1.
b)
L'odio e l'avversione si volgono al peccato,
al vizio e a tutto ciò che vi conduce, per detestarlo
e fuggirlo: "Iniquitatem odio habui" 802-2.
c)
Il desiderio si trasforma in legittima ambizione,
nella naturale ambizione d'onorar la famiglia e la patria,
nell'ambizione soprannaturale di diventar santo ed apostolo.
d)
La tristezza, in cambio di degenerare in malinconia,
passa in dolce rassegnazione dinnanzi alle prove
che sono per il cristiano seme di gloria; oppure in tenera
compassione a Gesù paziente ed offeso o alle anime
afflitte.
e)
L'umana speranza diventa speranza cristiana, incrollabile
confidenza in Dio, che ci moltiplica le forze per il bene.
f)
La disperazione si trasforma in giusta diffidenza
di sè, fondata sulla propria impotenza e sui propri peccati
ma temperata dalla confidenza in Dio.
g)
Il timore, invece di essere deprimente sentimenti
che fiacca l'anima, è pel cristiano fonte di energia:
teme il peccato e l'inferno, santo timore che lo arma
di coraggio contro il male; teme soprattutto Dio, premuroso
di non offenderlo, e sprezza l'umano rispetto.
h)
La collera, in cambio di toglierci la padronanza
di noi stessi, si fa giusto e santo sdegno che
ci rende più forti contro il male.
i) L'audacia diventa intrepidezza
di fronte alle difficoltà e ai pericoli: quanto più una
cosa è difficile tanto più ci par degna dei nostri sforzi.
803. Per giungere a tanto non c'è di meglio della
meditazione, accompagnata da pii affetti e da generose
risoluzioni. Colla meditazione uno si forma un ideale
e profonde convinzioni per accostarvisi ogni giorno
più. Si tratta infatti di eccitare e nutrir nell'anima
idee e sentimenti conformi alle virtù che
si vogliono praticare, e allontanare invece immagini e
impressioni conformi ai vizi che si vogliono evitare.
Ora nulla di meglio a questo santo fine che meditare ogni
giorno nel modo da noi indicato al n. 679
e ss; in questo intimo colloquio con Dio, bontà infinita
e infinita verità, la virtù diventa ogni giorno più amabile,
il vizio ogni giorno più odioso, e la volontà, invigorita
da queste convinzioni, volge al bene le passioni in cambio
di lascarsene trascinare al male.
4° IN CHE MODO MODERAR LE PASSIONI.
804. a) Anche quando le passioni sono
volte al bene, bisogna saperle moderare, assoggettandole
alla direzione della ragione e della volontà guidate dalla
fede e dalla grazia. Altrimenti andrebbero talora ad eccessi
essendo per natura troppo impetuose.
Così il desiderio di pregar con fervore può diventare
tensione di mente, l'amore a Gesù può riuscire a sforzi
di sensibilità che logorano l'anima e il corpo: lo zelo
intempestivo diviene strapazzo, lo sdegno passa in collera,
e l'allegrezza degenera in dissipazione. A questi eccessi
siamo esposti oggi specialmente che la febbrile attività
diviene contagiosa. Ora questi moti ardenti, anche quando
sono rivolti al bene, stancano e logorano l'anima e il
corpo; e poi non possono durare a lungo, nil violentum
durat; eppure ciò chè più giova è la continuità nello
sforzo.
805. b) Bisogna quindi sottoporsi a un
savio direttore che regoli la nostra operosità e seguirne
i consigli.
1) Abitualmente nel coltivare i desideri e passioni
conviene usare una certa moderazione, una dolce tranquillità,
schivando la costante tensione; si ricordi il proverbio:
chi va piano va sano e va lontano, e si bandisca quindi
l'eccessiva premura che logora le forze; la povera macchina
umana non può stare costantemente sotto pressione, altrimenti
scoppia.
2) Prima di un grande sforzo, o dopo un considerevole
dispendio di energia, prudenza vuole che si interponga
una certa calma, un certo riposo alle ambizioni anche
più legittime, allo zelo anche più ardente e più puro.
Ce ne diè esempio Nostro Signore stesso, con l'invitare
di tanto in tanto i discepoli al riposo: "Venite seorsum
in desertum locum et requiescite pusillum" 805-1.
Dirette così e moderate, le passioni
non solo non saranno ostacolo alla perfezione, ma riusciranno
anzi mezzi efficaci per accostarvici ogni giorno più,
e la vittoria riportatane ci aiuterà a disciplinar meglio
le facoltà superiori.
787-1 Della
cognizione di Dio e di sè stesso, c. I, n. VI.
790-1 La
Salita del Carmelo, l. I, c. VI, n. 6; si leggano
i capitoli VI-XII di questo libro, dove il Santo spiega
mirabilmente "i perniciosi effetti degli appetiti", cioè
delle passioni. Ne compendiamo qui brevemente il pensiero.
792-1 La
Salita del Carmelo, l. I, c. IX, n. 2.
793-1 La
Salita del Carmelo, l. I, c. XI, n. 3.
796-1 A.
Eymieu: Il Governo di sè, t. I, 3° Principio.
802-1 Lib.
II, c. VII, VIII.
802-2 Ps.
CXVIII, 163.
805-1 Marc.,
VI, 31.