Rimedi
Il
digiuno e la mortificazione dei sensi
dal
Trattato di Teologia Ascetica e Mistica
1°
LA CONCUPISCENZA DELLA CARNE.
193. La concupiscenza della carne è l'amore
disordinato dei piaceri dei sensi.
A)
Il male. Il piacere non è cattivo in sè stesso; Dio
lo permette ordinandolo ad un fine superiore, il bene onesto;
se annette il piacere a certi atti buoni, lo fa per renderli
più facili e attirarci così all'adempimento del dovere.
Gustare moderatamente il piacere riferendolo al suo fine
che è il bene morale e soprannaturale, non è male; anzi
è atto buono, perchè tende a fine buono, che in ultima analisi
è Dio. Ma volere il piacere indipendentemente da questo
fine che lo giustifica, volerlo quindi come fine
in cui uno si ferma, è un disordine, perchè è un andare
contro l'ordine sapientissimo stabilito da Dio. E questo
disordine ne trae seco un altro: quando si opera per il
piacere, si è esposti ad amarlo con eccesso, perchè non
si è più guidati dal fine che impone dei limiti a questa
smodata sete del piacere che tutti ci punge.
194. Così
Dio sapientemente volle che fosse unito un certo piacere
all'atto del nutrirsi per stimolarci a sostenere le forze
del corpo. Ma, come dice Bossuet 194-1,
"gli uomini ingrati e carnali tolsero occasione da questo
piacere per attaccarsi al loro corpo, anzichè a Dio che
ne è l'autore. Il piacere del mangiare li fa schiavi; invece
di mangiare per vivere, pare, come già diceva un antico
e dopo di lui S. Agostino, che vivano per mangiare. Quelli
stessi che sanno regolare i loro desideri e vanno a cibarsi
per necessità di natura, ingannati dal piacere e tratti
dai suoi allettamenti più in là del bisogno, oltrepassano
i giusti limiti; si lasciano insensibilmente vincere dagli
appetiti e non credono mai d'avere intieramente soddisfatto
al bisogno fin tanto che il bere ed il mangiare ne solleticano
il gusto". Di qui eccessi nel bere e nel mangiare opposti
alla temperanza. E che dire poi del piacere anche più pericolosa
della voluttà, "di quella profonda e vergognosa piaga della
natura, di quella concupiscenza che lega l'anima al corpo
con vincoli così teneri e così violenti che costano tanta
pena a disfarsene, e che cagiona nel genere umano disordini
così terribili?"
195. Questo sensuale diletto è tanto più pericoloso,
in quanto è diffuso per tutto il corpo. Ne è infetta
la vista, perchè con gli occhi s'incomincia ad ingoiare
il veleno dell'amore sensuale. Ne sono infette le orecchie,
quando, con conversazioni pericolose e molli canti, si accendono
o si alimentano le fiamme dell'amore impuro e quella segreta
disposizione che abbiamo ai sensuali diletti. E lo stesso
avviene degli altri sensi. -- Ciò che aumenta il pericolo
è che tutti questi sensuali diletti si eccitano a vicenda:
quelli che parrebbero i più innocenti, se non si sta in
guardia, preparano ai più colpevoli. Vi è perfino una mollezza
e una delicatezza diffusa in tutto il corpo che, facendoci
cercare riposo nel sensibile, lo risveglia e ne alimenta
la vivacità. Si ama il corpo con un attaccamento che fa
dimenticare l'anima; un'eccessiva premura della salute fa
che si accarezzi il corpo in tutto; e così questi vari diversi
sentimenti sono come altrettante diramazioni della concupiscenza
della carne 195-1.
196. B) Il rimedio a un sì gran male
è la mortificazione dei sensuali diletti; perchè, dice S. Paolo:
"Quelli che sono di Cristo, crocifiggono la carne con i
suoi vizi e le sue cupidigie: Qui sunt Christi, carnem
suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis" 196-1.
Ora crocifiggere la carne, come dice l'Olier 196-2,
significa legare, infrenare, soffocare internamente
tutti gli impuri e sregolati desideri che sentiamo
nella nostra carne; significa pure mortificare i sensi
esterni che ci mettono in comunicazione con gli oggetti
del di fuori ed eccitano in noi pericolosi desideri. Il
motivo fondamentale che ci obbliga a praticare questa mortificazione
sono le promesse battesimali.
197. Per
il battesimo, che ci fa morire al peccato e c'incorpora
a Cristo, noi siamo obbligati a praticare questa mortificazione
dei sensuali diletti; perchè, "secondo S. Paolo, non siamo
più debitori alla carne da vivere secondo la carne, ma siamo
obbligati a vivere secondo lo spirito; e se viviamo secondo
lo spirito, camminiamo pure secondo lo spirito che c'imprime
nel cuore l'amore alla croce e la forza di portarla" 197-1.
Il battesimo d'immersione, col suo simbolismo, ci mostra
la verità di questa dottrina: immerso nell'acqua, il catecumeno
vi muore al peccato e alle sue cause, e uscito che è, partecipa
ad una vita nuova, alla vita di Gesù risorto. Tal è l'insegnamento
di S. Paolo 197-2:
"Morti al peccato, come potremmo ancor vivere in esso? Non
sapete forse che quanti fummo battezzati in Cristo Gesù,
nella morte di lui fummo battezzati? Fummo sepolti insieme
con lui pel battesimo nella morte, affinchè come fu Cristo
risuscitato da morte dalla gloria del Padre, così anche
noi in novità di vita si cammini". L'immersione battesimale
significa dunque la morte al peccato e l'obbligo di lottare
contro la concupiscenza che tende al peccato; e l'uscita
dall'acqua esprime la nuova vita, onde partecipiamo alla
vita risorta del Salvatore 197-3.
Il battesimo quindi ci obbliga a mortificare la concupiscenza
che resta in noi, e ad imitare Nostro Signore che, crocifiggendo
la carne sua, ci meritò la grazia di crocifiggere la nostra.
I chiodi con cui la crocifiggiamo sono appunto i vari atti
di mortificazione che facciamo.
Così grave è quest'obbligo di mortificare i sensuali diletti
che ne dipende la nostra salvezza e la nostra vita spirituale:
"Perchè, se vivete secondo la carne, spiritualmente morrete;
se poi con lo spirito darete morte alle azioni della carne,
vivrete: Si autem secundum carnem vixeritis, moriemini;
si autem spiritu facta carnis mortificaveritis, vivetis" 197-4.
198. Perchè intera sia la vittoria, non basta rinunziare
ai piaceri peccaminosi (il che è di precetto), ma
bisogna pure sacrificare i piaceri pericolosi che
conducono quasi infallibilmente al peccato, in virtù del
principio: "qui amat periculum in illo peribit";
anzi è necessario privarsi di alcuni piaceri leciti
per rinvigorire la nostra volontà contro gli allettamenti
dei piaceri proibiti: chiunque infatti vuol gustare senza
freno alcuno di tutti i diletti permessi, è molto vicino
a scivolare in quelli che non lo sono.
194-1 Tr.
della Concupiscenza, cap. V.
195-1 In
questo capitolo non facciamo che compendiare il cap. V di
Bossuet.
196-1 Galat.,
V, 24.
196-2 Catéch.
chrétien, I Parte, lez. V.
197-1 Cat.
cr., lez. IX.
197-2 Rom.,
VI, 2-4.
197-3 "Non
è snaturare il pensiero dell'Apostolo il tradurlo in stile
teologico moderno: i sacramenti sono segni efficaci che
producono ex opere operato ciò che significano. Ora
il battesimo rappresenta sacramentalmente la morte e la
vita di Cristo. Bisogna dunque che produca in noi una morte
mistica nella sua essenza ma reale nei suoi effetti, morte
al peccato, alla carne, all'uomo vecchio, ed una vita conforme
a quella du Gesù Cristo risorto". (Prat, Théol.
de S. Paul, l. III, ch. II, sect. deux., 11; La Teologia
di S. Paolo, Parte Prima, p. 215, Salesiana, Torino).
197-4 Rom.,
VIII, 13.