Pedofilia
di
Fabio Bernabei tratto da www.viewsfromrome.org
In seguito agli sviluppi della clamorosa inchiesta sul fronte
antipedofilo, le dimensioni della piaga pedofila, quella
praticata e quella teorizzata, un vero "fenomeno di
massa", hanno conquistato le prime pagine dei giornali
suscitando la legittima indignazione dell'opinione pubblica.
Manca tuttavia una disamina delle cause prossime e di quelle
remote che porti alla individuazione ed all' isolamento
dei suoi agenti ideologici.
Giuseppe
Anzani su "Avvenire" (22 maggio 2001), giustamente
condanna i "distinguo" tra una pedofilia "buona"
e una cattiva: "Già in passato I fabbricanti
di opinione hanno insisto i loro 'distinguo', ad esempio
per il sesso adulto che occhieggia i bambini 'sofficemente'
senza violenza fisica, con una sorta di complice intesa.
Folli. Questi veleni vanno stroncati sul nascere, perché
il bambino è violato in modo ancora più subdolo
e micidiale (…) C'è qualcosa che uccide nell'anima,
prima di profanare o straziare il corpo. Le cose mostruose
che seguono, e che oggi ci strappano indignazione sgomento,
sono conseguenze".
Su
questa medesima linea si muove lo scrittore Claudio Camarca,
autore del recente libro "SOS pedofilia", che
condanna i cosiddetti "Intellettuali" italiani
che, conniventi oggettivi, si rifiutano di esaminare e denunciare
le mire ideologiche e politiche della lobby pedofila, quando
addirittura non le giustificano: "Si, molti sedicenti
intellettuali sono i mandanti della pedofilia in Italia.
Magari vanno in televisione a sostenere che la pedofilia
è un fatto naturale, che la pedofilia 'dolce' non
è un male. Storie, menzogne. La cosiddetta pedofilia
'dolce' è la peggiore, le lusinghe creano nel bambino
un contesto di ambiguità terribile. La violenza può
anche essere spiegata, e allora il mostro lo identifichi,
ma chi ti lusinga ti fa credere invece di essere tu, il
bimbo, la parte attiva." ("Avvenire", 24
maggio 2001).
Esplicito,
anche mons. Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia: "Quando
alcuni nostri uomini politici hanno inneggiato alle droghe,
al 'gay pride' e alla liberazione sessuale con la distribuzione
di preservativi ed altra roba del genere forse nella loro
presunta ingenuità non hanno capito che lentamente
ci si stava avviando verso un tremendo scivolone morale
che, a dir poco, avrebbe lasciato veramente storditi e ammutoliti
quasi tutti noi " ("Il Tempo", 1 giugno 2001).
Nel definire le responsabilità, lo scrittore cattolico
Vittorio Messori ha messo a suo tempo sotto accusa l'ipocrisia
del movimento di "rivoluzione sessuale" e dei
suoi propagandisti: "A scagliarsi contro la pedofilia
oggi, ci sono le stesse persone che per anni ci hanno spiegato
che la morale cattolica è piena di tabù, che
nel sesso tutto è permesso. E allora, se tutto è
permesso, perché scandalizzarsi per la pedofilia.
Il pedofilo non è altro che una persona che ha tratto
le conseguenze logiche dell'unica rivoluzione in questi
secoli: quella sessuale. (...) In una prospettiva laica
e liberal, mettere dei paletti alla libertà sessuale
è assurdo, illogico. (...) Se si teorizza che la
morale è qualcosa decisa dall'uomo, l'uomo può
decidere ciò che vuole. E poi, scusate, lo slogan
principe del '68 non era "vietato vietare"? ("Corriere
della Sera", 15 dicembre 1996).
Anche per l'"Osservatore Romano" è palese
come il fenomeno dilagante della pedofilia sia logica conseguenza
della pretesa emancipazione dell'uomo dalla morale naturale
ed oggettiva. "Del resto, se la morale corrente dice
che tutto è permesso, che tutto è lecito all'individuo
"libero", e che la sfera sessuale del piacere
è un fatto puramente personale, perché privarsi
di una "esperienza"? Eliminati alcuni concetti
desueti quali quelli di peccato, vizio, diavolo, comandamenti
ecc., siamo arrivati a una sorta di primato del sesso sulla
coscienza (e anche sulla dignità umana). Oggi la
società dichiara con pubbliche esibizioni, con film
e libri, che un'esperienza omosessuale è analoga
ad una eterosessuale.
Questa
affermazione - evidenzia il quotidiano della Santa Sede
- incontra i preadolescenti di oggi, che sono sessualmente
più precoci e bersagliati da molti stimoli ma affettivamente
più fragili, e ne travolge molti avviandoli a scelte
premature e spesso definitive. I pedofili pescano in quest'area
di incertezza e di immaturità, tra solitudini affettive
e desideri ambigui. In ciò che la cronaca porta quotidianamente
alla ribalta dell'attenzione di una massa mondiale ci sono
inquietanti sottofondi culturali e radici profonde. ("L'Osservatore
Romano", 28-29 Maggio 2001).
Da
parte sua il prof. Roberto de Mattei, presidente del Centro
Culturale Lepanto, che lo scorso anno organizzò una
manifestazione pubblica a Roma in difesa dei valori cristiani
aggrediti dal "World Gay Pride" durante il Giubileo,
ha dichiarato: "Tutti sono d'accordo nel definire la
pedofilia una perversione, ma chi oggi utilizzasse il termine
di pervertiti per definire gli omosessuali rischierebbe
di incorrere nella giustizia, che pretende tutelare ogni
genere di "tendenza" e "orientamento sessuale".
Perché? - si domanda il prof. de Mattei - Non è
l'omosessualità, come la pedofilia, una violazione
dell'ordine naturale e cristiano? E se si nega questo oggettivo
ordine di valori perché negare al pedofilo l'orgoglio
di rivendicare quel diritto che si concede all'omosessuale?
In realtà occorre colpire alle radici ogni ideologia,
come l'omosessualismo, che pretende di innalzare la devianza
a norma, il disordine a ordine, la trasgressione a regola".
"E' lo stesso Giovanni Paolo II - conclude il presidente
di Lepanto - a indicarci questa strada, quando afferma che
nel nostro tempo, come "esito infausto di un relativismo
che regna incontrastato" "scelte un tempo
unamimemente considerate come delittuose e rifiutate dal
comune senso morale, diventano a poco a poco socialmente
rispettabili", venendo a perdere nella coscienza
collettiva il carattere di "delitto", per assumere
paradossalmente quello di "diritto" (cfr. "Evangelium
Vitae, nn. 20, 4, 11)