Omosessualità
Omosessualità:
vizio o programmazione biologica?
di
Bruto Maria Bruti tratto da Cristianità
n. 243-244 (1995)
La
ricerca metodica di ogni disciplina,
se procede in maniera veramente scientifica e secondo le
norme morali,
non sarà mai in reale contrasto con la fede,
perché le realtà profane e le realtà
della fede
hanno origine dal medesimo Dio.
(Concilio
Ecumenico Vaticano II,
Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
Gaudium et spes, n. 36)
Lipotesi
della programmazione biologica
Il
biologo omosessuale americano Simon LeVay, fondatore dellInstitute
of Gay and Lesbian Education, ha elaborato una teoria secondo
la quale il comportamento omosessuale non sarebbe un comportamento
disordinato, frutto di abitudini disordinate apprese, subite
o liberamente scelte, ma una condizione biologica innata
e precisamente il risultato di una "programmazione" cerebrale.
Lipotesi
di Simon LeVay è che il terzo nucleo interstiziale
dellipotalamo anteriore INAH3 sarebbe
più voluminoso nei maschi mentre nelle donne e negli
omosessuali esso sarebbe più piccolo e tale nucleo
potrebbe essere determinante nella genesi del comportamento
sessuale (1).
William
Byne, psichiatra al New York State Psychiatric Institute
e ricercatore allAlbert Einstein College of Medicine
della Yeshiva University di New York, presso la quale studia
la struttura cerebrale delluomo e degli altri primati
e il modo in cui i fattori biologici e sociali interagiscono
nellinfluenzare il comportamento, evidenzia innanzi
tutto il fatto che il lavoro di Simon LeVay non è
stato riprodotto sperimentalmente: studi di neuroanatomia
umana come questo sono corredati da una scarsissima documentazione
metodologica, che non consente la riproduzione. Infatti,
procedimenti analoghi a quelli utilizzati da Simon LeVay
per identificare i nuclei avevano precedentemente depistato
i ricercatori (2).
William
Byne sottolinea che delle molte presunte differenze sessuali
nel cervello umano riferite negli ultimi cento anni, solo
una è risultata sistematicamente riscontrabile: la
dimensione del cervello e delle sue strutture varia con
la taglia corporea (3).
Inoltre
lipotesi di Simon LeVay sui meccanismi biologici proposti
per spiegare il comportamento omosessuale nel maschio, non
è in grado di spiegare il comportamento sessuale
delle lesbiche né, tantomeno, quello degli adulti
bisessuali e certo non può essere generalizzata ed
estesa per dare giustificazione del comportamento nelle
varie forme di deviazione e di perversione sessuale (4).
Tale
ipotesi non può spiegare un altro fatto alla luce
del quale la sua logica deterministica risulta infondata:
se la persona omosessuale vuole sottoporsi a opportune terapie
psicologiche, essa può giungere a guarigione completa.
Secondo
lesperienza clinica dello psichiatra olandese Gerard
J. M. van den Aardweg, uno dei massimi studiosi dellomosessualità,
la guarigione è totale in una percentuale del 30%
e negli altri casi, dovè maggiore unassuefazione
ai contatti omosessuali di tipo nevrotico-ossessivo, è
possibile attenuare e controllare gli impulsi emotivi. Lo
studioso olandese ha pure notato che i pazienti omosessuali
che vivono la loro fede religiosa in modo positivo hanno
maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché
la pratica dei sacramenti in particolare della confessione
, la speranza, lumiltà, lamore
del prossimo hanno un effetto antinevrotico (5).
Lipotalamo
fa parte del cosiddetto sistema limbico: esso è uno
degli elementi centrali del sistema e intorno a esso vi
sono altre strutture sotto corticali come larea preottica,
lepitalamo, lippocampo, lamigdala e così
via. Tutto intorno a queste formazioni sotto corticali si
trova la corteccia limbica, che comincia, sulla faccia ventrale
dei lobi frontali, con larea orbitofrontale e termina,
verso la superficie ventro-mediale del lobo temporale, con
il giro ippocampale, larea piriforme e luncus:
tutto questo complesso di strutture costituisce il sistema
limbico (6).
John
C. Eccles, premio Nobel per la neuro-biologia, spiega che
il sistema limbico è deputato soprattutto allattività
di fissare i ricordi con le relative esperienze emozionali
(7).
I
sistemi prefrontale e limbico sono in uno stato di relazione
reciproca e in grado di stabilire fra loro uninterazione
a circuito continuo. Per mezzo della corteccia cerebrale
prefrontale il soggetto può esercitare unazione
di controllo sulle emozioni generate dal sistema limbico
(8).
Questo
spiega come un riflesso condizionato possa essere inibito
e annullato da un condizionamento contrario mediante un
"lavoro psichico" che porta alla costituzione di diversi
engrammi mnemonici determinati da un nuovo apprendimento
e destinati a evocare un nuovo senso di gratificazione e
di castigo (9).
Pertanto,
unulteriore obiezione allipotesi di Simon LeVay
è che le esperienze emozionali, fissate nel sistema
limbico e nellipotalamo in particolare, possono essere
sostituite da nuove esperienze emozionali perché
si tratta di una sorta di "banca dati", che è soggetta
al controllo e alla programmazione del pensiero cosciente.
Inoltre
non bisogna dimenticare che la medicina psicosomatica ha
dimostrato che linflusso della psiche sul soma è
tale da trasformare le alterazioni psichiche in alterazioni
somatiche, prima funzionali e successivamente organiche,
anche in senso morfologico. Alcuni degli esempi più
clamorosi dellinfluenza che possono esercitare i fattori
psichici sullorganismo sono costituiti, oltre che
dai lavori del fisiologo russo Ivan Petrovic Pavlov sui
riflessi condizionati, dai fenomeni isterici, dallanestesia
mediante ipnosi, dai metodi di rilassamento psico-fisico
mediante la concentrazione psichica e la suggestione, dai
lavori di Walter Bradford Cannon sulla funzione delle emozioni
nei confronti delle attività endocrino-metaboliche:
mentre nellOttocento si vedeva soltanto laspetto
organicistico, oggi si tende a studiare lintera personalità
nella quale corpo e spirito formano ununità
inscindibile.
Il
comportamento umano nasce dal rapporto e dallinterazione
fra conoscenza e volontà, apprendimento e interpretazione
degli avvenimenti, processi somatici ed eventi ambientali
(10).
Marcello
Perrotta, dellIstituto di Sessuologia di Firenze,
ricorda che la stessa neuro-biologia considera fondata lipotesi
secondo cui il comportamento e lambiente possono plasmare
e modificare le strutture cerebrali, amplificando o riducendo
alcune differenze anatomiche. Pertanto, nellomosessuale,
il diminuito volume di un piccolo nucleo ipotalamico potrebbe
essere non la causa del comportamento omosessuale, ma la
conseguenza del comportamento omosessuale (11).
William
Byne cita il lavoro di Manfred Gahr, che lavora presso il
Max-Planck-Institute, in Germania, il quale ha utilizzato
una colorazione dei nuclei simile a quella impiegata da
Simon LeVay. Manfred Gahr ha potuto osservare variazioni
stagionali nella dimensione del nucleo coinvolto nel canto
dei canarini. Tuttavia metodi di colorazione più
specifici hanno rilevato che le dimensioni, in realtà,
non variavano e allora ha ipotizzato che il metodo di colorazione
meno specifico potesse essere stato influenzato da variazioni
ormonali stagionali che alterano le proprietà delle
cellule del nucleo (12).
William
Byne, inoltre, fa notare che il lavoro di Simon LeVay è
inattendibile perché tutti i cervelli di maschi omosessuali
provengono da pazienti colpiti da AIDS e, allepoca
del decesso, tutti i soggetti presentavano bassi livelli
di testosterone in conseguenza della malattia stessa (13).
Una ricerca di Deborah Commins e Pauline Yahr, dellUniversità
della California a Irvine, sostiene questultima ipotesi.
Le due ricercatrici hanno trovato nei gerbilli della Mongolia
roditori poco più grossi dei topi che
la dimensione di una struttura cerebrale simile, paragonabile
al cosiddetto nucleo sessuale dellarea preottica,
varia con la quantità di testosterone presente nel
circolo sanguigno (14).
Roger
A. Gorski e Gary W. Arendash, dellUniversity of South
Florida, hanno trovato che, distruggendo il nucleo cosiddetto
sessuale dellarea preottica, in entrambi i lati del
cervello di un ratto di sesso maschile, non se ne pregiudica
il comportamento sessuale.
Lelemento
somatico fondamentale che determina la differenziazione
delle gonadi in senso maschile o femminile è il sesso
cromosomico: si tratta dellelemento strutturale che
consente lattribuzione dellidentità sessuale
somatica.
Nel
processo dello sviluppo e della differenziazione sessuale,
le malattie che portano a un insufficiente o eccessivo tasso
ormonale di androgeni provocano anomalie nello sviluppo
degli organi genitali esterni, che possono avere aspetto
femminile negli uomini o aspetto maschile nelle donne. Le
persone affette da tali malattie hanno spesso bisogno di
un doveroso intervento di chirurgia plastica per la ricostruzione
di organi genitali di aspetto normale.
William
Byne parla delle ricerche effettuate sullorientamento
sessuale di questi individui: tali ricerche confermano la
validità del modello dellapprendimento sociale.
Il comportamento sessuale di questi soggetti malformati
dipende dal sesso verso il quale vengono orientati dai loro
genitori, soprattutto se tale orientamento è stato
fatto in modo non equivoco prima delletà dei
tre anni (15).
Ruth
H. Bleier, neurobiologa e studiosa della condizione femminile,
ha trovato che il comportamento sessuale delle donne con
organi genitali mascolinizzati non dipende dallesposizione
agli androgeni ma dallapprendimento sulla propria
identità e dalla interpretazione che esse danno della
propria malformazione (16).
Ma,
contro lipotesi dellomosessualità vista
come condizione biologica, è determinante un recente
studio effettuato da J. Michael Bailey, della North-Western
University, e di Richard C. Pillard, della Boston University.
Gli scienziati hanno effettuato una ricerca sul comportamento
sessuale dei gemelli omozigoti che hanno tutti i
geni uguali e la stessa struttura biologica , per
di più allevati nella stessa famiglia, nello stesso
ambiente sociale e a stretto contatto luno con laltro.
La
ricerca ha dimostrato che, se uno dei gemelli ha scelto
un comportamento omosessuale, in circa la metà dei
casi laltro gemello ha scelto un comportamento sessuale
normale: il 48% dei gemelli omozigoti, allevati insieme,
mostra orientamenti sessuali opposti quando uno dei gemelli
ha scelto un comportamento di tipo omosessuale.
Tutto
questo dimostra in modo inequivocabile limportanza
del libero arbitrio e delle abitudini nella genesi del comportamento
sessuale (17).
Interpretazioni
non deterministe
Gerard
J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi decenni
si sono viste confermate soprattutto le idee di Alfred Adler
(1917), il primo a mettere in relazione lomosessualità
con un complesso di inferiorità nei confronti del
proprio sesso. Le ricerche empiriche di I. Bieber e T. B.
Bieber e di altri (1962) hanno messo in evidenza il fatto
che un soggetto, per identificarsi positivamente con il
suo ruolo sessuale, deve avere stima per il genitore del
suo stesso sesso e deve sentirsi da lui amato e stimato.
Tali ricerche hanno, inoltre, messo in evidenza che ladulto
omosessuale è uno che non ha vissuto i suoi anni
di gioventù ben inserito nella vita di gruppo dei
giovani dello stesso sesso.
Tali
esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare
la propria situazione, a desiderare laffetto di quelle
persone dello stesso sesso rispetto alle quali si è
costruito un complesso di inferiorità riguardante
la propria sessualità e la propria identità
e dalle quali non si sente accettato, o dalla cui compagnia
si sente escluso. La tendenza omosessuale nasce spesso da
un bisogno "erotizzato" di attenzione: lo psichiatra olandese
J. L. Arndt dice che dentro lomosessuale vive un povero
bambino che si strugge per desideri inappagati.
Gerard
J. M. van den Aardweg spiega che i complessi omosessuali
possono essere curati, ma soprattutto che possono e devono
essere prevenuti durante linfanzia con una giusta
educazione. Egli dice che uneducazione dei giovani
mirante ad annullare le specificità maschili e femminili
tipica dei socialismi e del femminismo rivoluzionario
e la mancanza a casa dei ruoli materni e paterni
può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile,
provocando linsorgenza dei complessi nevrotici omosessuali
(18).
Insegna
Papa Giovanni Paolo II: "Ricordatevi che la nostra fede,
come dice San Paolo, non si fonda sulla "sapienza degli
uomini" né si confonde con la "sapienza di questo
mondo" (1 Cor. 2, 5-6). Per questo, nessuna ideologia
potrà offrire un postulato che sia premessa alla
quale subordinare la dottrina di fede. Al contrario, è
la fede che giudica, con la "sapienza di Dio" (1 Cor.
2, 7), le conclusioni valide delle scienze umane, che, se
autentiche, non potranno mai essere in contraddizione con
la Verità della fede" (19).
La
tradizione della Chiesa insegna che la pratica omosessuale
opere, omissioni e volontaria condiscendenza a pensieri
omosessuali rientra nel vizio della lussuria. La
lussuria consiste nelluso disordinato dellappetito
sessuale e da essa nascono molti altri mali perché
la ragione e la volontà ne vengono turbate in modo
gravissimo: sono conseguenza della lussuria laccecamento
della mente, lincostanza, legoistico amore di
sé, lincapacità di controllare le proprie
passioni (20).
Il
vizio
Il
vizio è labitudine ad agire in modo moralmente
disordinato: tale abitudine è la conseguenza di una
prolungata ripetizione di atti disordinati; tali atti possono
essere sia il risultato del libero arbitrio e di scelte
personali, sia il frutto di "situazioni di disordine" familiare
e sociale che la persona apprende o subisce senza sua colpa,
situazioni di disordine che nascono dallaccumulazione
e dalla concentrazione di molti peccati personali (21).
In
campo psicologico molti considerano lomosessualità
come un disordine soltanto quando non è voluta dalla
persona, cioè quando è ego-dystonic.
Padre Bartholomew Kiely S.J., docente alla Pontificia Università
Gregoriana, sottolinea che non si tratta di una posizione
veramente scientifica, ma di una posizione relativista nel
campo della psicologia secondo la quale "[...]
la gratificazione dei bisogni più sentiti della persona
è di importanza centrale per la sua realizzazione
come persona; non esiste criterio oggettivo per discriminare
tra bisogni moralmente accettabili e bisogni non accettabili,
ma tutto dipende dalle preferenze soggettive della singola
persona" (22).
Per
tale approccio relativista ogni considerazione sullomosessualità
deve essere non di tipo oggettivo ma di tipo soggettivo.
Se il soggetto si sente gratificato dagli atti omosessuali
esso è da considerarsi normale: è come dire
che, se il tossico-dipendente o lalcolizzato si sentono
gratificati dalla droga o dallalcol essi sono da considerarsi
normali e vanno incoraggiati a proseguire per la loro strada.
Già il marxista Herbert Marcuse rilevava che lo schiavo,
nella misura in cui è stato condizionato a essere
tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta
di unalienazione e deve essere aiutato per poter ricuperare
la libertà. Lalcolista, il tossicodipendente,
il pedofilo, lo zoofilo, lo stupratore, il guardone, il
masochista, il sadico e così via sono soggettivamente
gratificati dalle loro azioni disordinate, ma si tratta
oggettivamente di situazioni di deviazione e di alienazione.
Scrive padre Bartholomew Kiely S.J.: "[...]
gli atti omosessuali appaiono come manifestazioni di
una strategia con cui la persona omosessuale cerca di difendersi
[strategia difensiva disordinata, sbagliata e nevrotica]
contro problemi sottostanti, più o meno inconsci,
che non è riuscita a risolvere. Nellatto omosessuale,
una persona cerca di usare unaltra persona come parte
del suo sistema difensivo" (23).
Lo
studioso gesuita cita E. Moberley, che, trattando dellomosessualità
in generale, afferma: "[...] lomosessuale,
sia maschio, sia femmina, ha patito di qualche mancanza
nella relazione con il genitore dello stesso sesso; [...]
esiste una tendenza corrispondente a rimediare questa mancanza,
per mezzo di relazioni con persone dello stesso sesso, cioè
relazioni omosessuali" (24).
"In
parole povere, quindi, si può dire che lincontro
omosessuale [...] sembra essere un incontro
tra due persone, ciascuna delle quali si sente incompleta
(come maschio o come femmina). Ciascuna persona sta usando
laltra per completare se stessa" (25).
E
ancora: "Gli atti omosessuali, come altre manovre difensive,
possono portare un sollievo temporaneo alla persona; però,
a lungo andare, non risolvono i suoi problemi più
profondi, incluse le sue aspirazioni di trascendenza [...].
Gli atti omosessuali possono rappresentare una ricerca di
qualche bene parziale; ma non corrispondono al bene integrale
della persona" (26).
La
dottrina della Chiesa cattolica sullomosessualità
Il
documento della Congregazione per la Dottrina della Fede
Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura
pastorale delle persone omosessuali, approvato dal Sommo
Pontefice Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1986, opera
una distinzione fra tendenza omosessuale e atti omosessuali.
La tendenza o inclinazione omosessuale, finché non
si manifesta in atti, non è in sé peccato
anche se rimane uninclinazione verso un comportamento
intrinsecamente disordinato (27).
Un
uomo può sentire in sé linclinazione
alla disonestà e allomicidio ma non per questo
è costretto a rubare e a uccidere. La Chiesa insegna
che la persona con tendenze omosessuali rimane sempre una
persona e, pur essendo condizionata da un punto di vista
emotivo, ha in sé quella libertà della volontà
che, sostenuta e illuminata dalla grazia di Dio, gli consente
di resistere alla tentazione del peccato e di essere padrona
dei propri atti (28).
Molte
deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà;
lessere umano deve essere aiutato ad avere un giusto
rapporto fra il pensiero e la realtà perché
la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella
misura in cui il soggetto non si pone più in contrasto
con lordine fondamentale delle cose, nella misura
in cui giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi
e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze allinterno
della medesima realtà.
La
tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo
disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo:
si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la
realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto
omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine.
La
Chiesa insegna che latto omosessuale è un atto
contro natura e pertanto immorale e ogni attività
immorale "[...] impedisce la propria realizzazione
e felicità perché è contraria alla
sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee
riguardanti lomosessualità, la chiesa non limita
ma piuttosto difende la libertà e la dignità
della persona, intese in modo realistico e autentico"
(29).
Felicità
e piaceri
Che
cosè la felicità? Felice è il
termine corradicale di fecondo: fecondo significa che produce
frutti e poiché produce frutti è propizio,
cioè procede favorevolmente raggiungendo il proprio
fine.
La
felicità non va confusa con il piacere momentaneo:
il piacere, da solo, non soddisfa le esigenze più
profonde della persona perché cè in
ogni uomo il bisogno dintegrare e coordinare le passioni
con la volontà, la volontà con la ragione
e la ragione con la verità.
La
felicità è un processo che porta allunione
delluomo con sé stesso e con lordine
fondamentale della realtà e il vero piacere risulta
come conseguenza della realizzazione di un tale significato.
Inoltre
bisogna sottolineare che per luomo esistono due tipi
di felicità: una felicità naturale, incipiente
e imperfetta, e una sovrannaturale perfetta che consiste
nel possesso di Dio: infatti nessun bene naturale contribuisce
al pieno appagamento dei desideri delluomo. Per luomo
occorre un bene infinito perché è il solo
adeguato alla capacità infinita delle sue facoltà
spirituali, lintelletto e la volontà (30).
Il
piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere
e possedere lobbiettivo del proprio desiderio. Quando
lobbiettivo del proprio desiderio è inadeguato
in quanto non naturale e non conforme alla giustizia
il possesso è imperfetto rispetto alle aspettative
per colpa dellinadeguatezza della cosa posseduta nei
confronti delle esigenze più profonde della persona,
il piacere momentaneo viene frustrato perché luomo
si sente insoddisfatto e diviso, contemporaneamente schiavo
del male fatto e deluso dal piacere ottenuto: il movimento
del desiderio non cessa ma diventa ossessivo e non si ha
il vero piacere che è la quiete di tutte le facoltà
delluomo nel bene amato.
"Questa
è la profonda natura del peccato: luomo si
stacca dalla verità, mettendo la sua volontà
al di sopra di essa. Volendo liberarsi di Dio ed essere
lui stesso dio, egli si inganna e si distrugge. Egli si
aliena da se stesso" (31).
"Peccando,
luomo intende liberarsi da Dio, ma in realtà
si rende schiavo. [...] Per questo il suo
cuore è in balìa dellinquietudine.
"Luomo
peccatore, che rifiuta di aderire a Dio, è portato
necessariamente ad attaccarsi in modo errato e distruttivo
alla creatura. In questo suo volgersi alla creatura (conversio
ad creaturam) egli concentra su questa il suo desiderio
insoddisfatto di infinito. Senonché, i beni creati
sono limitati, per cui il suo cuore trascorre dalluno
allaltro, sempre in cerca di unimpossibile pace"
(32).
La
ribellione contro Dio ha prodotto la ribellione delle potenze
inferiori dellanima, le passioni, contro le superiori,
la ragione e la volontà, per cui luomo spesso
non fa il bene che vuole ma il male che non vorrebbe.
Il
peccato originale ha portato in noi la divisione: ognuno
può apprezzare in sé stesso lesistenza
di due tendenze. La tendenza a riconoscere e ad approvare
la giustizia e la tendenza al piacere disordinato.
"La
carne infatti ha voglie contrarie allo spirito; lo spirito,
a sua volta, ha voglie contrarie alla carne. E queste cose
si oppongono a vicenda, in modo che voi non fate ciò
che vorreste" (33).
La
tendenza al piacere può essere buona o cattiva: essa
è cattiva se il piacere contrasta con la giustizia
che la ragione ha riconosciuto. Esiste unesperienza
fondamentale che facciamo tutti: vediamo con certezza che
dovremmo fare una certa cosa che riconosciamo essere buona
e tralasciare unaltra che riconosciamo essere cattiva.
Potremmo farlo con un po di fatica, però non
lo facciamo perché non abbiamo voglia di superare
la nostra repulsione di fronte a qualche cosa che, momentaneamente,
non ci piace e implica uno sforzo.
Il
filosofo cattolico Marcel De Corte scrive che "essere
nella verità significa conformare la propria intelligenza
a una realtà che lintelligenza non ha né
costruita, né sognata, e che a lei si impone. Fare
il bene non vuol dire abbandonarsi agli istinti, agli impulsi
affettivi e alla volontà propria, ma ordinare e subordinare
le proprie attività alle leggi prescritte dalla natura
e dalla Divinità che la intelligenza scopre nella
sua instancabile ricerca della felicità" (34).
"[...]
luomo sa, fin dalla nascita, di essere inserito in
un universo fisico e metafisico che egli non ha fatto, in
un ordine che non è alla sua mercé, in una
gerarchia di esseri di cui non può alterare la distribuzione
senza danneggiare se stesso. Qualunque cosa faccia, luomo
riconosce di non poter divenire diverso da ciò che
è per sua natura, per vocazione o per grazia: nessuno
può evadere dallessere proprio. Superarsi in
qualche modo, aggiungere un cubito alla sua statura, volere
essere di più esclude luomo dalluniverso
e dallordine. Il concetto cristiano del peccato, come
violazione della legge imposta da Dio a ognuna delle sue
creature, si incontra qui col concetto greco dellhybris,
della dismisura, secondo la quale ogni uomo che esorbita
dai suoi limiti è immediatamente punito della propria
temerarietà dalla frantumazione del suo medesimo
essere incontinente" (35).
Quando
criterio di giudizio della realtà diventa il desiderio
al posto della ragione, quando la verità viene sostituita
dallimmaginazione, sostituzione operata dalla volontà
di potenza, lintelligenza, "privata delloggetto
suo proprio, [...] mai saziata dal vacuo
nutrimento che le viene offerto, ne reclama un altro e si
sfinisce in questa immersione in un mondo immaginario come
un naufrago torturato dalla sete nel mare "che sempre ricomincia""
(36).
"Il
culto della novità, del cambiamento, del progresso,
della rivoluzione che infuria da due secoli, non ha altra
origine se non questo asservimento della nostra attività
intellettuale operato dalla immaginazione e dalla volontà
di potenza" (37).
Luomo
deve dominare la natura ma la natura si lascia dominare
solo conoscendone le leggi e applicandole, pertanto il dominio
delluomo sulla natura non è assoluto ma relativo,
cioè non può andare oltre il limite costituito
dalle finalità stesse dellordine naturale:
tale limite è quello che distingue il Creatore dalla
creatura.
"Il
dominio accordato dal Creatore alluomo non è
un potere assoluto, né si può parlare di libertà
di "usare e abusare", o di disporre delle cose come meglio
aggrada. La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin
dal principio, ed espressa simbolicamente con la proibizione
di "mangiare il frutto dellalbero" (cf Gen.
2, 16-17), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti
della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo
biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente
trasgredire" (38).
La
cura pastorale delle persone omosessuali
La
Chiesa insegna che, mentre gli omosessuali "[...]
devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza"
(39), lomosessualità non può e non deve
essere tutelata e promossa come un valore, non può
e non deve essere equiparata al comportamento sessuale ordinato
e naturale che porta alla costituzione di una famiglia e
alla possibilità di adottare dei figli (40).
La
Chiesa invita le persone omosessuali a compiere un cammino
di liberazione: "La persona umana, creata a immagine
e somiglianza di Dio, non può essere definita in
modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento
sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della
terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche
opportunità di crescita, risorse, talenti e doni
propri" (41).
"Alcuni
sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non
è il risultato di una scelta deliberata e che la
persona omosessuale non ha alternative, ma è costretta
a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma
che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo
veramente libera.
"A
questo proposito è necessario rifarsi alla saggia
tradizione morale della Chiesa, la quale mette in guardia
dalle generalizzazioni nel giudizio dei casi singoli. Di
fatto in un caso determinato possono essere esistite nel
passato e possono tuttora sussistere circostanze tali da
ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo;
altre circostanze al contrario possono accrescerla.
"Devessere
comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che
il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia
sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza
colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza
omosessuale devessere riconosciuta quella libertà
fondamentale che caratterizza la persona umana e le conferisce
la sua particolare dignità.
"Come
in ogni conversione dal male, grazie a questa libertà,
lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di
Dio, potrà consentire ad esse di evitare lattività
omosessuale.
"Che
cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca
di seguire il Signore? Sostanzialmente, queste persone sono
chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro
vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano
sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio
della croce del Signore. Per il credente, la croce è
un sacrificio fruttuoso, poiché da quella morte provengono
la vita e la redenzione. Anche se ogni invito a portare
la croce o a intendere in tal modo la sofferenza del cristiano
sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe
ricordare che questa è la via della salvezza per
"tutti" coloro che sono seguaci di Cristo.
"In
realtà questo non è altro che linsegnamento
rivolto dallapostolo Paolo ai Galati, quando egli
dice che lo Spirito produce nella vita del fedele: "amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà,
mitezza e dominio di sé", e più oltre: "Non
potete appartenere a Cristo senza crocifiggere la carne
con le sue passioni e i suoi desideri" (Gal. 5, 22.24).
"Tuttavia
facilmente questo invito viene male interpretato, se è
considerato solo come un inutile sforzo di auto-rinnegamento.
"La
croce è sì un rinnegamento di sé, ma
nellabbandono alla volontà di quel Dio che
dalla morte trae fuori la vita e abilita coloro, che pongono
in lui la loro fiducia, a praticare la virtù invece
del vizio.
"Si
celebra veramente il mistero pasquale solo se si lascia
che esso permei il tessuto della vita quotidiana. Rifiutare
il sacrificio della propria volontà nellobbedienza
alla volontà del Signore è di fatto porre
ostacolo alla salvezza. Proprio come la croce è il
centro della manifestazione dellamore redentivo di
Dio per noi in Gesù, così la conformità
dellautorinnegamento di uomini e donne omosessuali
con il sacrificio del Signore costituirà per loro
una fonte di autodonazione che li salverà da una
forma di vita che minaccia continuamente di distruggerli.
"Le
persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani
a vivere la castità. Se si dedicano con assiduità
a comprendere la natura della chiamata personale di Dio
nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più
fedelmente il sacramento della penitenza, e di ricevere
la grazia del Signore, in esso così generosamente
offerta, per potersi convertire più pienamente alla
sua sequela" (42).
Il
Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che le
persone omosessuali "attraverso le virtù della
padronanza di sé, educatrici della libertà
interiore, mediante il sostegno, talvolta, di unamicizia
disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale,
possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi
alla perfezione cristiana" (43).
Il
cammino di liberazione dal vizio, che la Chiesa propone
alle persone omosessuali, è un cammino che difende
in modo realistico e autentico la loro libertà e
dignità di persone e trova conferma in fenomeni sociali
come la crescita del movimento internazionale "ex gay",
a cui aderiscono omosessuali ed ex omosessuali che non sono
disposti a rassegnarsi alla loro tendenza disordinata. Si
tratta di un autentico movimento di base che si è
organizzato, negli Stati Uniti dAmerica, in enti come
Exodus international e Courage: omosessuali ed ex omosessuali
si aiutano per promuovere un miglioramento e un cambiamento
di vita in modo da liberarsi dal vizio dellomosessualità
(44).
Bruto
Maria Bruti
***
(1)
Cfr. Simon LeVay e Dean H. Hamer, Le componenti biologiche
dellomosessualità maschile, in Le Scienze.
Edizione italiana di Scientific American, anno XXVII,
vol. LIII, n. 311, luglio 1994, pp. 18-23; cfr. le informazioni
sugli autori ibid., p. 4.
(2)
Cfr. William Byne, I limiti dei modelli biologici dellomosessualità,
ibid., p. 28; cfr. le informazioni sullautore
ibid., p. 4.
(3)
Cfr. ibid., p. 25.
(4)
Cfr. ibid., p. 24.
(5)
Cfr. Gerard J. M. van den Aardweg, Lomosessualità
si può curare?, in 30 Giorni nella Chiesa
e nel mondo, anno IV, n. 11, dicembre 1986, p. 43; cfr.,
più ampiamente, Idem, Omosessualità e speranza,
terapia e guarigione nellesperienza di uno psicologo,
trad. it., Ares, Milano 1995, pp. 117-152.
(6)
Cfr. Arthur G. Guyton, Trattato di fisiologia medica,
trad. it. dalla IV ed. inglese a cura di Alfredo Curatolo,
Piccin, Padova 1977, p. 745.
(7)
Cfr. John C. Eccles, Connessioni del sistema limbico,
in Karl R. Popper e John C. Eccles, LIo e il suo
cervello, strutture e funzioni cerebrali, trad. it.,
vol. II, Armando, Roma 1986, pp. 307-308.
(8)
Cfr. J. C. Eccles, Connotazione emozionale delle percezioni
coscienti, in K. R. Popper e J. C. Eccles, LIo
e il suo cervello, strutture e funzioni cerebrali, cit.,
pp. 335-336.
(9)
Cfr. Rodolfo Margaria, Fisiologia, Fabbri, Milano
1975, pp. 274-275; e A. G. Guyton, op. cit.,
pp. 746-747.
(10)
Cfr. Giuseppe Campailla, Manuale di Psichiatria,
2a ed. aggiornata, Minerva Medica, Torino 1982, pp. 49-50.
(11)
Cfr. Gianna Milano, Gay nella testa, in Panorama,
anno XXIX, n. 1326, 15-9-1991, pp. 149-151.
(12)
Cfr. W. Byne, art. cit., p. 28.
(13)
Cfr. ibidem.
(14)
Cfr. ibidem.
(15)
Cfr. ibid., pp. 28 e 27.
(16)
Cfr. ibid., p. 27.
(17)
Cfr. ibid., p. 29; cfr. John Horgan, Leugenetica
rivisitata, in Le Scienze. Edizione italiana di Scientific
American, anno XXVI, vol. LII, n. 300, agosto 1993,
p. 88.
(18)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità:
verso la liberazione, in Studi Cattolici, anno
XXXVII, n. 394, dicembre 1993, p. 810; Idem, Lomosessualità
si può curare?, cit., p. 43; e Idem, Omosessualità
e speranza, terapia e guarigione nellesperienza di
uno psicologo, cit., pp. 57-107 e 173-175.
(19)
Giovanni Paolo II, Discorso al clero diocesano e religioso
nella cattedrale di Natal, in Brasile, del 13-10-1992, n.
5, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XIV,
2, p. 838.
(20)
Cfr. san Tommaso dAquino, Summa theologiae,
IIa-IIae, q. 153, a. 5.
(21)
Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1865;
cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale
Reconciliatio et paenitentia sulla riconciliazione
e la penitenza nella missione della Chiesa oggi, del 2-12-1984,
n. 16.
(22)
Bartholomew Kiely S.J., La cura pastorale delle persone
omosessuali. Nota psicologica, in LOsservatore
Romano, 14-11-1986, n. 1.
(23)
Ibid., n. 6.
(24)
Ibid., n. 4.
(25)
Ibidem.
(26)
Ibid., n. 6.
(27)
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera
ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle
persone omosessuali, del 1°-10-1986, n. 3; cfr.
anche, a esposizione e commento, Massimo Introvigne, La
"Lettera" "sulla cura pastorale delle persone omosessuali",
in Cristianità, anno XIV, n. 139-140, novembre-dicembre
1986, pp. 9-10.
(28)
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera
ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle
persone omosessuali, cit., n. 11.
(29)
Ibid., n. 7.
(30)
Cfr. san Tommaso dAquino, Summa theologiae,
Ia-IIae, q. 62, a. 1; q. 2, a. 1-8; sul problema del piacere,
cfr. ibid., q. 34, a. 1-2.
(31)
Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione
su libertà cristiana e liberazione "Libertatis conscientia",
del 22-3-1986, n. 37.
(32)
Ibid., n. 40.
(33)
Gal. 5, 17.
(34)
Marcel De Corte, Lintelligenza in pericolo di morte,
trad. it., Volpe, Roma 1973, pp. 15-16.
(35)
Ibid., pp. 16-17.
(36)
Ibid., p. 46.
(37)
Ibidem.
(38)
Giovanni Paolo II, Enciclica Sollicitudo Rei socialis
nel ventesimo anniversario della Populorum progressio,
del 30-12-1987, n. 34.
(39)
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358.
(40)
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera
ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle
persone omosessuali, cit., nn. 3, 9, 10 e 17; ed Eadem,
Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte
di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali,
in LOsservatore Romano, 24-7-1992, nn. 10,
11 e 12, trascritto in Cristianità, anno XX,
n. 209-210, settembre-ottobre 1992, pp. 25-27 (p. 27).
(41)
Eadem, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla
cura pastorale delle persone omosessuali, cit., n. 16.
(42)
Ibid., nn. 11 e 12.
(43)
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2359.
(44)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità:
verso la liberazione, cit., p. 812.