Omosessualità
La
persona omosessuale e l'autentica libertà
tratto
da www.catholic.net
di
Mark lowery
Il
tragico impasse che esiste nella nostra cultura sulla questione
dell'omosessualità è causato da due errori:
da una parte l'uomo moderno ha abbracciato una visione autonoma
della realtà: "Posso fare ciò che voglio
fintanto che non danneggio qualcun'altro."
Secondo
tale relativismo gli atti omosessuali sono perfettamente
legittimi fintanto che avvengono tra due adulti consenzienti.
Come reazione a questo soggettivismo altri abbracciano un
moralismo che facilmente diviene velenoso quando umilia
e demonizza: " L'omosessualità è sbagliata
perché Dio dice così" (e niente altro).
La distinzione fra atti omosessuali e condizione omosessuale
non è presa in considerazione. Questa visione, opposta
a quella dell'autonomia, potrebbe essere definita eteronomia
perché la legge divina è concepita come esterna
all'uomo e in qualche modo a lui imposta con un apparente
disinteresse per la reale esperienza delle persone coinvolte.
Papa
Giovanni Paolo II nella sua enciclica Veritatis Splendor
(art. 41) distingue la visione morale cattolica da queste
due erronee posizioni. Egli definisce la visione cattolica
come una "teonomia partecipata". Se per l'autonomia
non c'è nessuna legge e se per l'eteronomia la legge
deve essere rispettata perché Dio comanda così,
per la teonomia partecipata la legge morale è qualcosa
di intimo al nostro essere, una cosa creata per la nostra
vera realizzazione e per la nostra autentica libertà.
La legge non è vera perché Dio la comanda,
ma Dio la comanda perché è vera. Quando usiamo
la nostra libera volontà per conformare le nostre
vite a questa verità noi possediamo l'autentica libertà.
Cosa significa tutto questo per il dibattito sull'omosessualità?
Significa che la verità sulla sessualità umana
è qualcosa che in definitiva offre una vera libertà
alla persona omosessuale, aiutandola a fuggire la schiavitù
delle sue passioni derivanti dal cattivo uso della sua libera
volontà. Questa è una verità che, con
sincera compassione, allunga una mano alla persona omosessuale
nella sua disperazione. Sebbene questa persona possa non
esserne consapevole sta disperatamente cercando la verità
. Quando la risposta che riceve dalla nostra cultura è
eteronoma , quindi di tipo moralistico, egli fugge e trova
un falso conforto in una visione del mondo che sposa la
visione dell'autonomia. La chiesa e la società devono
offrire la verità ed offrirla nel giusto modo, attraverso
la teonomia partecipata.
L'approccio pastorale: la teonomia partecipata
Gli
argomenti logici offerti dalla ragione e dalla rivelazione
occupano una posizione centrale nell'approccio cattolico
al problema, e questo articolo non fa eccezione, ma devono
essere proposti solo dopo che un compassionevole approccio
pastorale abbia gettato le giuste fondamenta.
Come
Frank Sheed ha detto una volta, " Vinci una discussione,
perdi un convertito". Dobbiamo sempre iniziare con
la persona nella sua esperienza esistenziale.1
Prima
di tutto dobbiamo stare molto attenti alla nostra terminologia.
Cerchiamo di non usare la parola "omosessuale"
come se questa definisse una persona. Usiamo piuttosto la
frase "persona con orientamento omosessuale" oppure
"persona omosessuale" 2
Usare
sempre la parola "persona" evidenzia che stiamo
parlando di qualcuno che possiede una dignità inviolabile.
Ancora più importante, non usiamo mai la parola "gay"
riferendoci alla persona omosessuale. Nessuno è "gay",
"gay" è il termine (infelice) coniato per
coloro che hanno scelto un particolare stile di vita. Tale
scelta implica un abuso della libertà personale,
un abuso che mette la persona in una situazione disperata.
Ci sono vie d'uscita da questa disperazione - nessuno è
costituito come "gay".
Un
approccio pastorale riconosce che proprio questa "disperazione"
è il nucleo dell'esperienza vissuta dalla persona
omosessuale. Spesso questa disperazione è nascosta
dietro i proclami di liberazione di coloro che, tratti in
inganno dai movimenti per i diritti dei gay, hanno fatto
"outing". Spesso è nascosta dietro i falsi
proclami di questo movimento che "gay è normale"
e dall'attivismo politico.3
Invece
che rispondere a questa sfrontatezza è molto meglio
vederla come una vera e propria richiesta di aiuto.
Gerard
J.M. van den Aardweg ha mostrato come l'attrazione omosessuale
non sia semplicemente una variante dell'attrazione eterosessuale.
E' qualcosa di genere diverso accompagnata da depressione,
gelosia e inquietudine.4
Non
c'è la minima evidenza che l'omosessualità
abbia una base genetica, anche se potrebbe esservi una predisposizione
genetica . Come Christopher Wolfe ha notato, " ....Se
l'omosessualità fosse veramente genetica si sarebbe
quasi certamente estinta o almeno sarebbe in continua diminuzione.
Gli omosessuali si riproducono a livelli molto più
bassi della popolazione generale... Così se l'omosessualità
fosse un tratto genetico...si riscontrerebbe in una percentuale
via via più bassa della popolazione." E, "...se
l'omosessualità fosse genetica in tutte le coppie
di gemelli omozigoti in cui uno è omosessuale anche
l'altro dovrebbe esserlo."5
E'
vero che non è possibile provare che l'orientamento
omosessuale sia causato dall'ambiente, ma l'evidenza punta
in quella direzione 6
Questa
evidenza risulta essere una buona notizia, una notizia liberante.
Con il giusto aiuto molte persone possono riparare il loro
orientamento, completamente o parzialmente. Un bel libro
della Ignatius Press - The Battle for Normality di Van Den
Aardweg — propone alle persone omosessuali un metodo per
la loro lotta personale e una organizzazione chiamata NARTH
(National Association for Reparative Therapy for Homosexual
Persons) si dedica ad aiutare le persone a trovare un aiuto
professionale competente .
Ci
sono molte teorie sulle cause ambientali, teorie confermate
dalla pratica clinica. Queste teorie non sono tutte uguali
ma hanno molti elementi in comune e sono compatibili le
une con le altre.7
Prima
di tutto, l'omosessualità sembra risultare dalla
divisione all'interno della relazione bambino/padre/madre
e il bisogno più profondo della persona omosessuale
è di riparare questa divisione. Come ha scritto Joseph
Nicolosi: " Quando ci rendiamo conto dei veri bisogni
che si nascondono dietro i nostri comportamenti indesiderati
raggiungiamo una nuova consapevolezza....Il percorso riparativo
- il tentativo inconscio di riparare l'incompletezza maschile-
è la svolta più profonda. Il cliente riconosce:
" Non voglio veramente fare sesso con un uomo. Quello
che desidero veramente è guarire la mia identità
maschile."8
La
terapia riparativa tuttavia non dovrebbe assolutamente essere
presentata come una necessità per la persona omosessuale.
E' un'opzione. Ciò che è richiesto è
un nobile sforzo di vivere castamente. Padre John Harvey
ha fondato Courage, una vasta rete di gruppi di supporto,
proprio per aiutare le persone in questo obbiettivo. E'
importante rendersi conto che tutti hanno delle dure lotte
nella vita e che abbiamo bisogno gli uni degli altri per
affrontarle. Tutti noi, a causa del peccato originale, siamo
disordinati in qualche modo e in qualche misura nella nostra
natura umana - quando psicologicamente, quando fisicamente
e quando spiritualmente.9 Questi sono i cosiddetti disordini
oggettivi, uno dei quali è l'inclinazione omosessuale.10
Siamo
liberi di decidere come correggere la nostra natura limitata,
se attraverso una terapia o un intervento medico. Ma siamo
tutti consapevoli che non possiamo attraverso la psicoterapia
o attraverso la medicina costruire una natura umana perfetta.
E' un'utopia. Facciamo bene a meditare sulla riconoscenza
di S. Paolo verso Dio per avergli messo una "spina
nella carne" che gli ricordava costantemente la sua
completa dipendenza da Dio.
In
un certo senso questa prospettiva mette tutti sullo stesso
livello. La persona omosessuale non ha un disordine che
la mette in una categoria separata dagli altri esseri umani
fragili e limitati.11
Noi
tutti abbiamo le nostri croci da portare - tutti soffriamo
per l'originale disordine della concupiscenza - e tutti
abbiamo la capacità di portarle, particolarmente
con la grazia di Cristo. 12
"quello
che deve a tutti i costi essere evitato è il concetto
infondato e avvilente che il comportamento sessuale della
persona omosessuale sia sempre e totalmente compulsivo e
quindi senza colpa".13
C'è
un falso concetto di libertà secondo il quale noi
siamo liberi fintanto che tutto va bene, liberi di scegliere
cosa mangiare o come vestirci ad esempio, ma quando dobbiamo
affrontare delle difficoltà non siamo più
veramente liberi. Non saremmo veramente responsabili delle
nostre azioni poiché le difficoltà della vita
rendono impossibile questa responsabilità.
Al
contrario quando appare sul nostro cammino una tribolazione,
il grande dono della libertà grida per essere usato
e usato nel modo giusto. La nostra dignità umana
deriva dal giusto uso della libertà (autentica libertà)
specialmente nel mezzo delle peggiori tribolazioni della
vita. Queste tribolazioni devono essere affrontate con la
nostra natura umana danneggiata dal peccato. Ma indipendentemente
dall'avversità, noi troviamo la nostra vera dignità
nell'affrontarla, proprio nel nobile sforzo di allineare
le nostre vite con la legge naturale e con la rivelazione
divina.
La
parte successiva di questo articolo tratta rispettivamente
di queste due fonti della verità. Entrambe sono alla
portata della ragione e del buon senso - intime al nostro
essere - nella prospettiva della teonomia partecipata qui
sottolineata. Al di fuori di questa prospettiva gli argomenti
che seguono appariranno come imposizioni esterne che distruggono
l'unicità dell'individuo. All'interno della teonomia
partecipata questi argomenti possono giocare un ruolo determinante
sia nella terapia riparativa sia nel vivere la castità.
La legge naturale
Nel
dibattito contemporaneo sull'omosessualità molti
sono tentati di iniziare appellandosi alla rivelazione divina
sia da un punto di vista cattolico che protestante. Ma iniziando
da questo sarai giustamente criticato di "voler imporre
la tua religione", cosa che non è permessa in
un ordine come il nostro che valorizza la libertà
religiosa. Siamo liberi di praticare o meno una religione,
ma non possiamo violare la legge naturale, la legge morale
alla quale noi partecipiamo intuitivamente e che è
accessibile alla ragione.
Una
caratteristica della tradizione Cattolica è quella
di stimare il contributo della ragione umana.. Il principio
importante qui considerato, bene enunciato da S. Tommaso
D'Aquino, è che la grazia non cancella la natura
ma la perfeziona. La Rivelazione conferma la legge naturale
e vi aggiunge ulteriori informazioni. Queste informazioni
aggiuntive provenienti dalla doppia fonte della rivelazione
(Tradizione e Scrittura) sono imponenti e aggiungono una
giustificazione logica all' l'insegnamento contro gli atti
omosessuali. Ma anche senza queste informazioni una buona
argomentazione può essere quella di basarsi sulla
legge naturale.
Molte
persone dicono "voi non potete trasformare in legge
la moralità" oppure "lasciate le vostre
leggi fuori dal mio corpo". Tuttavia i documenti fondanti
la nostra nazione si appellano alla legge naturale quale
pietra angolare del nostro ordine politico (“nature and
nature’s God”-"natura e natura divina"; “We hold
these truths to be self-evident . . .”-"Noi consideriamo
queste verità evidenti"...) Noi desideriamo
una grande diversità negli Stati Uniti, ma una fondamentale
unità sui principi della legge naturale. “In God
We Trust”"In Dio noi crediamo" non impone una
religione a nessuno ma piuttosto ci ricorda che Dio ci ha
dato la natura e la legge naturale per salvaguardarla. Tutte
le buone leggi civili sono basate sulla legge naturale.
Le cattive leggi sono basate su un diverso sistema morale,
come il relativismo o l'utilitarismo. In ogni caso noi facciamo
leggi sulla moralità; l'unica questione è
quale moralità dovrebbe essere presa come punto di
riferimento per la legge. La nuova legge che permette le
"unioni civili" nel Vermont non è neutrale,
ma legalizza un codice morale specifico- il puro relativismo.
Esattamente
qual'è l'argomentazione della legge naturale riguardo
al comportamento omosessuale? Bisogna tenere presenti diversi
punti. Primo, dobbiamo evidenziare che la legge naturale
è dentro di noi. Non è un'imposizione esterna,
ma una verità posta dal Creatore nel nostro essere
che ci permette di partecipare al progetto di Dio - quindi
la "teonomia partecipata". Secondo, non dovremmo
considerare la legge naturale come identica alle nostre
leggi biologiche. La "natura" della legge naturale
è la nostra natura umana.
Le
leggi che regolano la nostra natura biologica contribuiscono
alla comprensione della legge naturale, ma esse non sono
la somma della legge naturale. Se lo fossero saremmo ridotti
ad animali che devono seguire i loro istinti biologici.
Al contrario la legge naturale fa uso delle leggi biologiche
ma le personalizza, perché vede il profondo significato
personale che è nascosto nella nostra biologia.
L'Enciclica
Veritatis Splendor parla di indizi e indicazioni razionali
contenuti nella nostra biologia. 14
Come
persone siamo capaci di "estrarre" il profondo
significato personale che è racchiuso nel corpo.
Gli animali non possono farlo, e questa è una ragione
per cui possiamo sopprimere gli animali - essi non possono
scoprire e liberamente allinearsi con il profondo significato
personale che risiede all'interno del loro "orologio
biologico". Gli esseri umani sono in grado di farlo.
Noi scopriamo la nostra dignità nel fare questo.
Ecco perché lo slogan "morire con dignità"
è così inappropriato.
Allo
stesso modo è inappropriato per le persone omosessuali
"fare ciò che desiderano del loro corpo".
Il corpo parla un linguaggio che dobbiamo ascoltare; o viviamo
nella verità o viviamo nella menzogna. La capacità
generativa umana non è progettata per gli atti omosessuali
e tali atti causano gravi malattie. Questo ci fornisce l'indicazione
15, scritta nella nostra natura biologica, che c'è
un profondo significato nella nostra eterosessualità
biologica. Il significato personale è legato alla
realtà biologica- una visione integrale della persona
opposta ad una visione separatista
La
visione integrale vede la persona come una unità
di corpo e spirito, laddove la visione separatista vede
la persona superiore al corpo e contro di esso, con il corpo
che rappresenta il materiale grezzo che può essere
manipolato secondo i dettami individuali. Secondo quest'ultima
visione io posso trattare il corpo come ritengo più
opportuno - non è racchiuso in esso nessun significato
trascendente.
Le
nostre facoltà generative contengono sia un significato
personale che trascendente. Il linguaggio che esse esprimono
è che se noi viviamo in accordo con la nostra dignità,
dobbiamo utilizzare queste facoltà per esprimere
un amore stabile (il significato unitivo) e per creare bambini
(il significato procreativo) - in breve, relazione d'amore
e bambini. Gli atti omosessuali rompono questo fondamentale
legame tra il significato unitivo e procreativo. Proprio
a causa di questa connessione, la contraccezione, l'adulterio
e la fornicazione così come le nuove tecnologie procreative
quali la maternità surrogata e l'inseminazione artificiale
violano la legge naturale.
Consideriamo
il significato unitivo. Quando noi escludiamo l'indissolubilità
trattiamo l'altro come se fosse "usa e getta"
invece che insostituibile. Solo una unione stabile e esclusiva
si addice alla dignità di ciascuno sposo. Una unione
stabile ed esclusiva dice chiaramente che l'altro non è
un oggetto che possa essere rimpiazzato o sostituito ma
una persona dall'inviolabile valore. Quando una coppia si
impegna nel matrimonio gli sposi si dicono l'un l'altro,
e i loro atti coniugali dicono l'uno all'altro, "sei
insostituibile per me" e "solo a te voglio donare
tutto me stesso". Il divorzio o l'adulterio o la poligamia
asseriscono quindi che il partner non è insostituibile
e in questo modo l'inviolabile dignità dell'altro
è violata.
Perché
due persone omosessuali non possono avere questa stabilità?
Considera: se nel matrimonio eterosessuale le violazioni
della stabilità sono l'eccezione e non la regola
perché nella relazione omosessuale le violazioni
della stabilità sono la regola invece che l'eccezione?
Questo non significa che le relazioni eterosessuali siano
immuni da tali divisioni; molte persone eterosessuali conducono
vite promiscue così come molte persone omosessuali.
Ma quando le persone eterosessuali dividono l'aspetto unitivo,
simultaneamente interferiscono con l'elemento procreativo,
usando la contraccezione o almeno agendo con una mentalità
contraccettiva, o ricorrendo all'aborto. Sarebbe meglio
per loro dire, "se non vogliamo avere bambini insieme
allora non dovremmo unirci sessualmente". Stabilità
e fecondità vanno insieme.
Gli
atti omosessuali per loro natura vanno contro la dimensione
procreativa. (Nota come l'argomento della legge naturale
presentato qui sia critico verso la contraccezione così
come verso l'omosessualità). In entrambi i casi l'atto
coniugale è trasformato in un atto di genere diverso;
le facoltà generative sono usate in un modo contrario
al loro fine naturale di unità/procreatività.
In breve, la stabilità è alimentata dalla
procreatività. Quando i bambini sono esclusi, l'unità
dei due si ripiega su se stessa invece di aprirsi all'esterno.
La relazione omosessuale non ha il carattere della stabilità
per questa particolare ragione. E' vero che la stabilità
è un valore in se per se stessa , ma è un
valore connesso alla procreatività.
Gli
sposi che combattono con la sterilità sono tristemente
consapevoli di quanto la dimensione procreativa sia intrinseca
al loro patto. Sono profondamente onesti nell'ascoltare
e nel rispondere al linguaggio del corpo e quindi sono testimoni
coraggiosi di quel linguaggio.
Ascoltiamoli:
essi ci dicono che l'unione indissolubile, che vale in se
stessa, è collegata ai figli. Alcuni fattori esterni,
al di fuori del loro controllo, gli impediscono di avere
figli. Ma la loro unione indissolubile è un unione
di tipo procreativo, i loro atti coniugali sono atti di
tipo procreativo. (In questo senso la loro progenie è
la procreatività stessa)
Essi
potrebbero rivolgersi alle nuove tecnologie procreative,
ma anche qui essi ascoltano e affermano il linguaggio del
corpo. L'atto coniugale, profondamente unitivo, è
un atto di tipo procreativo e il dono del figlio deve essere
profondamente collegato al dono di se stessi che avviene
nell'atto coniugale. Le coppie sterili possono stravolgere
il nostro autocompiacimento, la nostra tendenza a pensare
al figlio come ad un diritto. Essi sanno in modo eccelso
ciò che noi tendiamo a vedere confusamente, e cioé
che il figlio è un dono.
Ecco
come Dio opera attraverso la natura umana, e questa stessa
natura è un dono del creatore, per questo noi diciamo
che la natura del corpo parla un linguaggio trascendente.
Le coppie sterili vedono questa realtà di dono attraverso
la lente del loro dolore, perciò molto più
strenuamente di altri proclamano la verità della
teonomia partecipata.
La
condizione decaduta dell'uomo peccatore, che è la
radice di tutti i disordini, è definita in qualche
modo felix culpa, felice colpa; le distorsioni che provengono
da essa ci rendono più consapevoli che mai che tutto
è dono. La nostra caducità ci mette in guardia
e ci orienta verso la teonomia partecipata, la voce di Dio
che parla attraverso la natura, una voce profondamente rispettosa
della nostra dignità personale.
La
rivelazione divina
Fino
ad ora abbiamo parlato del significato trascendente racchiuso
nel corpo, particolarmente nelle facoltà generative.
La rivelazione - Scrittura e Tradizione così come
sono interpretate dal Magistero - ci portano un passo avanti
mettendo la relazione uomo/donna in un contesto liturgico.
Una ordinata relazione eterosessuale è un evento
liturgico -un sacramento- perché rispecchia il patto
fra Dio e il genere umano, fra Cristo e la Chiesa.
Molti
testi biblici indicano questa immagine (Osea; Isaia 62,4-5;
Geremia 7,34, 31,31; i salmi 88,26; Matteo 9,15; Giovanni
3, Efesini 5,32; ) L'unione degli sposi è immagine
dell'unione eterna ed esclusiva di Dio con il suo popolo,
e la procreatività degli sposi è immagine
della generosità di Dio, in modo particolare dell'effusione
della sua stessa vita trinitaria nel nostro essere (grazia).
In breve, il corpo parla il linguaggio dell'alleanza. Poiché
l'alleanza tra Dio e l'uomo culmina nell'opera redentrice
di Cristo, sacramentalmente reso presente dall'Eucarestia,
c'è una stretta reciprocità tra matrimonio
ed Eucarestia. L'Eucarestia è un matrimonio (Dio
sposa il suo popolo) e il matrimonio è eucaristico
(un sacramento dell'alleanza). Il linguaggio del corpo non
è solo naturale, ma è anche sacramentale.
E'
proprio per questo significato profondamente sacramentale
del corpo che possiamo trovare un consistente insegnamento
sull'omosessualità nella Bibbia (Gen 3; Gen 19,1-11;
Lev 18,22 e 20,13; 1Cor 6,9; Rom 1,18-32; 1Tim 1,10) e nella
tradizione cattolica, in cui questo insegnamento è
trasmesso in modo infallibile dal Magistero. Ma ripeto,
gli atti omosessuali non sono sbagliati a causa di questa
mole di insegnamenti; piuttosto si rende necessaria questa
mole di insegnamenti proprio perché gli atti omosessuali
non sono consoni alla nostra natura. Il nostro essere partecipa
al progetto di amore di Dio e la sua legge, invece che essere
arbitraria e imposta, rispecchia il suo progetto. La Tradizione
giudeo-cristiana deve essere letta attraverso la lente della
teonomia partecipata.
Alcuni
argomentano che non ci sia una condanna morale degli atti
omosessuali nella Bibbia, la condanna deve essere vista
alla luce della impurità rituale- l'omosessualità
è condannata per il suo uso nelle pratiche cultuali
come avveniva nelle religioni canaanite e poi riprese da
Israele. Il modo migliore di rispondere a questi argomenti
è di riconoscere per un momento che le proibizioni
dell'Antico Testamento si riferiscono alle pratiche di culto
idolatriche e che gli atti omosessuali sono sbagliati perché
sono usati liturgicamente per il culto di falsi dei.
E'
proprio questo il punto - gli atti omosessuali sono in se
stessi , in un certo senso, atti liturgici che rispecchiano
inesorabilmente l'idolatria. Questi atti sono sbagliati
proprio perché sono dei "sacramenti invertiti".
Così come la condotta morale in un matrimonio è
immagine dell'alleanza, allo stesso modo anche la condotta
immorale dell'omosessualità è una falsa immagine
dell'alleanza e riflette un concetto distorto della relazione
tra Dio e l'uomo. Possiamo quindi dire che l'Antico Testamento
non condanna l'uso rituale dell'omosessualità, lasciando
gli altri usi da parte.
La
sessualità parla un linguaggio "liturgico"
e quindi condannare l'uso rituale degli atti omosessuale
equivale a condannare gli atti in se stessi. Ancora più
importante, la condanna non è fine a se stessa; essa
ci mostra, lungo la via della teonomia partecipata, il frutto
sacramentale/liturgico del rispetto del linguaggio naturale
del corpo.
La dimensione sociale
I
movimenti per i diritti degli omosessuali domandano, "
Perché non ci lasciate fare quello che noi - adulti
consenzienti- vogliamo fare?" Qualsiasi critica dell'omosessualità
è presentata come l'equivalente di una ingiusta discriminazione.
Si commette un crimine odioso quale il razzismo o il sessismo.
La risposta a questa obiezione deve venire dall'interno
della teonomia partecipata.
Sebbene
sembri che stiamo parlando di attività liberamente
scelte tra adulti consenzienti, questa è solo una
faccia della medaglia. Chiunque soccomba ad attività
contrarie alla legge naturale in un certo senso non vuole
veramente fare ciò che fa e quindi lo fa "involontariamente",
usando questa parola nel senso più profondo. Naturalmente
la persona ha una libera volontà e il suo atto sarà
volontario nel senso che proviene da questa volontà.
Ma egli sta usando male la sua libera volontà, non
in sintonia con la sua natura. Questo abuso è nel
contesto del suo disordine, quindi nel senso di disperazione.
Egli
sente che desidera agire in contrasto con la natura, ma
non è ciò di cui ha bisogno; non è
nel suo interesse come persona; non può renderlo
autenticamente libero. E' per questo che noi diciamo ai
nostri amici, "Tu non vuoi realmente fare questo"
proprio mentre stanno facendo "volontariamente"
qualcosa contrario alla loro natura di persone. La teonomia
partecipata dissolve l'illusione con la quale noi diciamo
a noi stessi,"Gli adulti consenzienti possono fare
ciò che vogliono fintanto che lo desiderano e fintanto
che non danneggiano nessuno". Non c'è autentica
libertà ed è profondamente nocivo.
I
contributi sociali offerti alle coppie sposate devono essere
visti in questa luce. Come Michael Pakaluk sostiene:"Poiché
la relazione del matrimonio porta come frutto dei figli
e poichè educare dei figli è un onere e poichè
la società ne trae un grande beneficio quando questo
è fatto bene, è normale per la società
distinguere la relazione del matrimonio da altre relazioni,
per darle uno speciale riconoscimento e assegnargli dei
benefici distinti".16 Se la società desse dei
simili benefici alle persone omosessuali allora dovrebbe
dare gli stessi benefici a qualsiasi genere di relazione
! Invece la società cerca di proteggere il reale
interesse di tutti.
Riconoscere
diritti speciali alle persone omosessuali andrebbe contro
quei reali interessi. I crimini che violano i legittimi
diritti delle persone omosessuali sono intollerabili. "Ma
la giusta reazione ai crimini commessi contro le persone
omosessuali non dovrebbe essere di sostenere che la condizione
omosessuale non è disordinata. Quando si fa una simile
affermazione e quando di conseguenza l'attività omosessuale
è giustificata, o quando la legislazione civile è
introdotta per proteggere il comportamento al quale nessuno
ha un plausibile diritto, nè la Chiesa nè
la società in genere dovrebbero sorprendersi quando
altre nozioni e pratiche distorte guadagnano terreno ed
aumenta l'irrazionalità" 17
Non
c'è bisogno di dire che nessuno ha il diritto di
fare ciò che è sbagliato. "Ciò
che è sbagliato" è ciò che non
è consono alla nostra natura e ci impedisce di conseguire
il fine inscritto nella natura del nostro corpo. Le persone
omosessuali possono in un primo momento indietreggiare di
fronte ad una prospettiva come quella qui presentata, ma
questo succede perchè essi facilmente confondono
la natura umana con ciò che "sentono naturale"
e con ciò che "viene naturale" - nel loro
caso il potente desiderio di intraprendere una relazione
con qualcuno del loro sesso. Essi stanno solo seguendo il
suggerimento della cultura secolare che li ha bombardati
sin dall'adolescenza con la visione che la realizzazione
umana è connessa a qualsiasi forma di "soddisfazione"
sessuale e con la spontaneità. Seguendo abitualmente
ciò che "viene naturale" essi hanno usato
male la loro libertà e sono divenuti schiavi. La
via d'uscita a questa disperazione, verso l'autentica libertà,
viene dal prendere parte a quel piano di amore che Dio ha
disegnato nella nostra natura, e questo è reso possibile
dalla grazia di Cristo" che ci ha liberati dal dominio
della concupiscenza".18
Note
1
La strategia è analoga a quella della organizzazione
pro-life CareNet. La loro ricerca ha dimostrato che gli
eccellenti argomenti offerti dalla causa pro-life per il
riconoscimenti dell'identità del feto umano non rispondono
alla situazione esistenziale di molte donne intenzionate
ad abortire che percepiscono il nascituro, nonostante la
sua identità, come una minaccia per le loro vite
2
Questo è il suggerimento di Padre John Harvey un
vero eroe dei nostri giorni che si dedica ad assistere le
persone omosessuali. Il suo libro più recente è
The Truth About Homosexuality: The Cry of the Faithful (San
Francisco: Ignatius Press, 1996).
3
Nel 1973 l' American Psychiatric Association eliminò
la definizione dell'omosessualità come disordine
emotivo sotto la pressione del National Gay Task Force.
Vedi Elizabeth Moberly, “Homosexuality and Hope,” First
Things 71 (March 1997), 30-33, at 30.
4
William Main, “Gay But Unhappy,” Crisis (March 1990), 32-37,
at 36, un eccellente sintesi della teoria di van den Aardweg
il cui libro maggiormente accessibile al grande pubblico
è OMOSESSUALITA' E SPERANZA - TERAPIA E GUARIGIONE
NELL'ESPERIENZA DI UNO PSICOLOGO Edizioni Ares, 1999 - pp.
192.
5
World, May 20, 2000, 51-54. Vedi l'opera di Jeffrey Satinover,
Homosexuality and the Politics of Truth (Grand Rapids: Baker,
1996), specialmente il capitolo 5 sui gemelli .
6
Jeffrey Satinover, “The Biology of Homosexuality: Science
or Politics?” in Christopher Wolfe, ed., Homosexuality and
American Public Life (Dallas: Spence, 1999), 3-61.
7
Vedi Padre John Harvey, The Truth About Homosexuality, capitolo
4
8
“The Cause and Treatment of Homosexuality,” Catholic World
Report (July, 1997), 51-52.
9
Vedi il bel capitolo in C.S. Lewis’ Mere Christianity intitolato
“Morality and Psychoanalysis.”
10
Congregazione per la dottrina della fede Sulla cura pastorale
delle persone omosessuali no. 11.
11
Questa consapevolezza potrebbe giocare un ruolo importante
nella stessa terapia riparativa come antidoto "all'autocommiserazione
nevrotica" che secondo alcuni è una delle cause
principali del disordine. Vedi Main, “Gay But Unhappy.”
12
Ibid, no. 11.
13
Ibid, no. 11.
14
Vedi Veritatis Splendor, no. 47-53,la risposta del Papa
a quei teologi i quali sostengono che la morale sessuale
soccombe a un bruto biologismo secondo cui le leggi morali
sono il semplice prolungamento delle leggi biologiche. Il
cuore dell'insegnamento cattolico non deduce una morale
solo dai dati biologici.
15
Come Richard John Neuhaus sostiene (“Love, No Matter What,”
in Wolfe, Homosexuality, p. 245), la maggior parte della
gente è disgustata intuitivamente, da "quello
che fanno gli omosessuali attivi" . Lo sono anche molti
fra il 2% della popolazione con orientamento omosessuale.
(Il 10% risultamte dal primoKinsey Report era sbagliato)
16
“The Price of Same-Sex Union,” Catholic World Report (July,
1997), 49. Vedi anche Famiglia, matrimonio e "unioni
di fatto" - Pontificio Consiglio per la Famiglia
17
Ibid, no. 10.
18
Veritatis Splendor, no. 103.
Mark
Lowery insegna teologia morale all'Università di
Dallas. I suoi articoli sono stati pubblicati su riviste
specialistiche come Communio, Faith and Reason, Catholic
Social Science Review, e Irish Theological Quarterly, e
su alcuni periodici popolari come New Oxford Review, The
Catholic Faith, Homiletic e Pastoral Review, e Social Justice
Review. Collabora regolarmente con la rivista Envoy.