Omosessualità
tratto
da Cristianità n.314 (2002)
di
Bruto Maria Bruti
Domande
e risposte sul problema dell’omosessualità
I.
Elementi per una definizione
1.
Che cos’è l’omosessualità?
Con
il termine "omosessualità" s’indica la
condizione di una persona, maschio o femmina, che prova
attrazione sessuale per persone del suo stesso sesso.
L’omosessualità
femminile viene indicata anche con i termini "lesbismo"
o "saffismo", con riferimento agli amori omosessuali
attribuiti alla poetessa Saffo, vissuta nell’isola greca
di Lesbo fra i secoli VII e VI a.C.
2.
Che cosa non è l’omosessualità?
L’omosessualità
non è dovuta a insufficienze ormonali o ad altri
fattori patologici organici, né va confusa con l’"ermafroditismo"
vero — coesistenza dei due sessi nella stessa persona —
o con lo "pseudo-ermafroditismo", connotato dalla
malformazione dei soli organi genitali esterni, che presentano
alcuni caratteri dei due sessi.
Diverso
dall’omosessualità è anche il "transessualismo",
atteggiamento psichico di non accettazione o, addirittura,
di odio verso i caratteri sessuali del proprio corpo.
3.
Qual è l’incidenza dell’omosessualità?
L’entomologo
e zoologo statunitense Alfred Charles Kinsey (1894-1956)
— studioso dei comportamenti sessuali umani, la cui agenda
segreta si proponeva di trasformare la società in
senso omosessuale, anch’egli omosessuale e favorevole alle
relazioni intime fra adulti e bambini — sostiene la tesi
secondo cui il 10% dell’umanità sarebbe omosessuale
o bisessuale, cioè sarebbe nella condizione di chi
prova attrazione sessuale per entrambi i sessi (1). Questa
tesi, accettata per lungo tempo in modo acritico, è
stata ormai confutata sia da una serie di studi internazionali
sia, soprattutto, da censimenti effettuati negli Stati Uniti
d’America e in Gran Bretagna (2). Al massimo, si può
sostenere che hanno tendenze omosessuali di qualche tipo
solo il 2% degli uomini e l’1% delle donne (3).
II.
Fra natura e vizio
4.
Il comportamento omosessuale è un comportamento biologico
innato?
L’esistenza
d’individui con tendenze bisessuali e l’esistenza di persone
che hanno mutato la loro inclinazione omosessuale indica
che il comportamento omosessuale non è un comportamento
biologico innato.
Inoltre,
contro l’ipotesi dell’omosessualità come condizione
biologica, è interessante lo studio realizzato sul
comportamento sessuale dei gemelli omozigoti, cioè
con tutti i caratteri ereditari uguali e con la stessa struttura
biologica. Tale studio, fatto per dimostrare questa incidenza
genetica, ha evidenziato che, fra i gemelli omozigoti, vi
è una concordanza del 52% nei rari casi in cui un
gemello ha scelto un comportamento di tipo omosessuale.
Tuttavia il dato più importante emerso da questi
studi è che il 48% dei gemelli omozigoti, pur essendo
stati allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti
anche in quei casi rari. Perché circa la metà
dei gemelli omozigoti presenta una discordanza per quanto
riguarda l’orientamento sessuale? Il dato sottolinea l’insufficienza
e i limiti delle teorie biologiche sull’omosessualità
(4).
5.
L’omosessualità è un vizio o una malattia
della psiche?
Il
vizio è l’abitudine di comportarsi in modo disordinato
e tale abitudine è la conseguenza di una prolungata
ripetizione di atti disordinati. Esiste spesso un rapporto
d’interdipendenza fra vizio e malattia. Si pensi al caso
dell’alcolismo. Alcune persone possono giungere all’alcolismo
per libera scelta, ma poi si crea uno stato di dipendenza
psicologica, si hanno alterazioni ingravescenti della personalità
e nascono anche patologie di tipo organico dovute all’abuso
dell’alcol: dipendenza biologica, turbe neurologiche, turbe
dell’apparato digerente e di quello cardio-vascolare. Quindi
molte scelte, libere all’inizio, alla fine rendono schiavi.
Invece
molte scelte apparentemente libere non lo sono totalmente,
ma fortemente condizionate da situazioni di "disordine"
familiare e sociale, dalle quali la persona è contagiata
o che subisce senza sua colpa. Tali situazioni di disordine
nascono dall’accumulazione e dalla concentrazione degli
effetti prodotti dal cattivo uso della libertà da
parte di tante persone, che interagiscono negativamente
con la libertà del singolo e che riducono notevolmente
la sua consapevolezza e la sua responsabilità spingendolo
su strade sbagliate.
Infatti
alcune persone giungono — per esempio — all’alcolismo in
conseguenza di ferite della psiche; in certi casi abusano
dell’alcol nel tentativo illusorio di vincere il senso di
solitudine e d’isolamento, ma finiscono, senza volerlo,
per dare maggiore consistenza ai propri problemi e per aggiungere,
alle vecchie sofferenze della psiche, le nuove, che nascono
dalla dipendenza e dalle patologie determinate dall’abuso
dell’alcol.
Dunque
il vizio può portare alla malattia e la malattia
al vizio: spesso essi si fondono e si confondono fino a
costituire un "circolo vizioso", una spirale senz’apparente
via d’uscita, in cui le diverse componenti si alimentano
reciprocamente.
Ricerche
scientifiche dimostrano che esiste negli omosessuali:
a.
un complesso d’inferiorità nei confronti del proprio
sesso (5);
b.
una mancata identificazione con il modello del genitore
del medesimo sesso. L’identificazione non avviene perché
il genitore è "inadeguato", oppure perché
il soggetto — bambino o bambina —, per aspetti caratteriologici
suoi, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova
in lui quanto va cercando (6);
c.
un attaccamento infantile non consapevole al genitore complementare
(7);
d.
un precoce condizionamento dovuto ad atti sbagliati e ripetuti
a un punto tale da trasformarsi in abitudini (8).
6.
L’omosessualità è un comportamento "naturale"
perché si verifica anche fra gli animali?
Un
errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di
poter confrontare il comportamento umano con quello puramente
animale, come se si trattasse di realtà omogenee.
Per
esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita
ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli, degl’individui
più deboli o del partner dopo l’accoppiamento, ciò
non significa che gli uomini debbano regolare la propria
vita con le stesse modalità degli esseri viventi
non dotati di autocoscienza e di ragione. Le leggi con cui
vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa
e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè
nella natura umana.
Gli
atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono
verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione
e gli studi in materia sono soltanto agl’inizi.
Nelle
specie che hanno uno scarso dimorfismo sessuale — cioè
all’interno delle quali esistono sì due tipi differenti
per morfologia, fisiologia o comportamento, ma questa differenza
è ridotta — esiste l’incapacità di riconoscere
il sesso del partner e questo induce ad approcci e a corteggiamenti
di tipo omosessuale e porta i maschi a montare altri individui
dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie
(9).
In
molti uccelli e pesci, specie che non hanno grandi differenze
fra i due sessi, l’essere dominante — dice il medico austriaco
Konrad Zacharias Lorenz (1903-1989), fondatore dell’etologia,
la disciplina biologica che studia le abitudini e i costumi
degli animali e l’adattamento delle piante all’ambiente
— reprime, fino al limite della soppressione, la sessualità
femminile e l’essere dominato reprime la sessualità
maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza
della femminilità consiste nell’essere sottomesso,
cioè "messo sotto" in senso propriamente
fisico (10).
Molti
pesci — per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum
— iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di
sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene
tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore
e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è
capace di fecondare. Fra i pesci pagliaccio — Amphiprion
— una coppia dominante inibisce la crescita degli altri
membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo compagno
si trasforma in femmina e dal gruppo d’individui indifferenziati
un pesce si sviluppa in maschio (11).
Fra
i piccioni possono formarsi coppie di tipo omosessuale:
il piccione dominante impersona la parte maschile e quello
dominato la parte femminile (12).
Anche
fra le oche i sessi non presentano grandi differenze esterne;
così si può dare un legame fra due maschi
che si comportano come una coppia, ma con una particolarità:
a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi
rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi
fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia
di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà
superiore in combattimento alle coppie normali perché
il potenziale di combattimento di due maschi è superiore
a quello di una coppia (13).
7.
Qual è il significato degli atti di tipo omosessuale
che si verificano nei mammiferi?
L’etologo
austriaco Irenäus Eibl-Eibesfeldt spiega che nei mammiferi,
animali che presentano un elevato grado di specializzazione
e di dimorfismo sessuale, l’atto di montare un individuo
dello stesso sesso ha il significato di una minaccia d’aggressione
o vuol essere un’affermazione di superiorità di rango.
Fra i macachi, per esempio, tale azione ha anche il significato
di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che
serve a rafforzarne i vincoli. Il macaco superiore di rango
è in genere il primo a montare, ma spesso anche gl’individui
di rango inferiore lo montano a loro volta: lo zoologo statunitense
Carl Buckingham Koford (1915-1979) paragona queste manifestazioni
al saluto militare (14).
La
zoologa Isabella Lattes Coifmann spiega che, quando due
babbuini maschi s’incontrano, si salutano voltando il posteriore
al compagno: si tratta di un’offerta sessuale di tipo femminile
con funzione di acquietare l’altro, d’ingraziarselo e di
assicurarsi la sua protezione in caso di necessità
(15).
La
stessa zoologa riferisce che i bonobo — detti anche scimpanzé
nani — praticano accoppiamenti normali, incestuosi e omosessuali
in tutte le circostanze della vita. Queste manifestazioni
sono continue, ma rappresentano una strategia per bloccare
l’aggressività altrui, per allentare le tensioni
che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione:
infatti, i maschi giungono all’eiaculazione solo se hanno
per partner una femmina sessualmente matura (16).
Il
comportamento sessuale animale è determinato anche
dalle fasi dell’imprinting, cioè della formazione
comportamentale, e le esperienze dell’imprinting possono
essere "errate": per esempio, alcuni uccelli,
allevati fin da piccoli da esseri umani, tentano l’accoppiamento
con essi anche a dispetto d’intervenute convivenze con congeneri
(17).
Inoltre,
non bisogna dimenticare che certi meccanismi comportamentali
animali non sono sempre finalizzati alla sopravvivenza dell’individuo
o della specie, ma possono manifestare patologie e devianze
da eccesso o da carenza di funzione, le quali portano anche
a squilibri distruttivi (18).
8.
Una lettura teologica delle analogie e delle differenze
fra l’uomo e l’animale relativamente a comportamenti devianti.
San
Tommaso d’Aquino (1225 ca.-1274) spiega che il male non
ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione
di un bene, che si può presentare in due forme: come
mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento
di un fine.
Le
creature inferiori e corruttibili come gli animali sono
soggette alla lotta fra loro e alla morte, e questo rientra
nell’ordine universale delle cose, come una parte in ordine
al tutto.
L’ordine
dell’universo comporta che alcuni esseri possano essere
colpiti da qualche male, ma da questi mali procedono, per
la provvidenza divina, altri beni, finendo per contribuire
all’armonia dell’insieme: la disuguaglianza, che conferisce
all’universo maggiore ricchezza di contenuto, implica che
vi siano anche esseri corruttibili come gli animali (19).
Il
mondo corporeo ha in sé un’armonia: dal punto di
vista della natura "universale" certi fenomeni
sono naturali — come uccidere un animale per procurarsi
il cibo —, ma nello stesso tempo si oppongono a una natura
"particolare": nessun corpo, infatti, tende naturalmente
alla propria distruzione ma, al contrario, vi si oppone
attivamente.
Certe
devianze, poi, da cui sono colpiti gli animali all’interno
della loro natura particolare — che vanno distinte dai comportamenti
propri delle varie specie, finalizzati alla loro sopravvivenza
—, non farebbero parte dell’ordine della creazione, cioè
dei "progetti" del Creatore, ma sarebbero il risultato,
come insegna la Rivelazione, di una misteriosa, ma non per
questo meno reale, ferita originale che ha sconvolto non
solo l’uomo ma tutta la natura intesa in senso biologico
e materiale (20).
L’uomo,
però, è sostanzialmente diverso dall’animale
perché, a differenza di esso, è capace di
conoscere con la ragione le finalità della natura
e può guidare l’istinto con la volontà; solo
lui è in grado di capire ciò che è
male e può intervenire per cercare di rimediare alla
privazione di un bene. Solo nell’uomo si manifesta la consapevolezza
e l’angoscia per la malattia e per la morte, solo in lui
vi è l’esigenza di una felicità perfetta,
che rivela la sua insopprimibile tendenza verso l’assoluto
e la sua nostalgia per il paradiso perduto.
III. Condizione umana e omosessualità: il problema
della felicità
9.
L’omosessuale è felice?
L’attrazione
omosessuale è "narcisistica", nel senso
che è basata sul tentativo illusorio e momentaneo
di compensare le proprie carenze affettive, il proprio senso
d’inferiorità e d’insicurezza, di affermare sé
stessi, di sentirsi più completi, di colmare le carenze
nella propria identità, cercando di appropriarsi
delle qualità dell’altro individuo dello stesso sesso,
continuamente ricercato come un mistero da comprendere e
da assorbire.
Nell’omosessuale
il bisogno sessuale si fa più intenso in presenza
di delusioni, di solitudine e in ogni situazione vissuta
con un senso di debolezza interiore, ma il comportamento
omosessuale è una falsa soluzione che, invece di
sanare la ferita originaria, finisce per rafforzare un’immagine
di sé negativa e incompleta.
Vi
sono psicoterapeuti secondo i quali anche molti eterosessuali
possono avere fantasie omosessuali nei momenti in cui sono
sopraffatti dalle loro responsabilità o sentono di
aver perso il controllo della situazione (21).
Gli
atti omosessuali possono rappresentare un’occasione di piacere
sensibile, momentaneo e disordinato, ma non risolvono i
problemi più profondi della persona e impediscono
la sua vera realizzazione, cioè impediscono la felicità
(22).
10.
Che cos’è la felicità?
"Felice"
deriva da "fertile". E una pianta per essere fertile,
per dare frutto, presuppone il compimento di un itinerario,
lo svolgimento di un processo: la semina, la coltivazione,
lo sviluppo, la potatura e la raccolta. Per un uomo essere
fertile significa vivere in armonia con le leggi fondamentali
della realtà e con la propria natura, cioè
in armonia con tutte le componenti della propria personalità.
Questo presuppone un cammino perfettibile e mai perfetto,
attraverso il quale l’uomo cerca di conoscere sempre meglio
la verità e di metterla in pratica. Presuppone un
itinerario attraverso il quale la persona cerca di riportare
a unità e a disporre secondo un ordinamento gerarchico
le potenze dell’anima, entrate in conflitto a causa del
peccato originale. In ogni uomo vi è il bisogno d’integrare
e di coordinare le passioni con la volontà, la volontà
con la ragione e la ragione con la verità. E da questo
processo, che intende ordinare tutte le potenze dell’anima
fra di loro e nei confronti della verità, nasce propriamente
la condizione chiamata "felicità".
San
Tommaso d’Aquino spiega che la felicità consiste
primariamente nell’attività intellettuale, propria
dell’essere umano, e risulta soprattutto dalla contemplazione
della verità; secondariamente che la felicità
ha carattere affettivo, perché, rendendo l’uomo felice
in quanto gli è essenziale, tutto l’uomo diventa
felice in ogni sua dimensione e attività (23).
La
"felicità-fertilità" è dunque
uno stato, una condizione incipiente e perfettibile, fondata
su un processo che si concluderà in Paradiso, con
uno stato di felicità perfetta.
Dal
canto suo, il piacere è propriamente la quiete che
si ha nel raggiungere e nel possedere l’obiettivo del proprio
desiderio, mentre il desiderio è il movimento verso
un obiettivo. I piaceri sono buoni solo quando sono il risultato
e la conseguenza della realizzazione di obiettivi giusti
e adeguati. Il piacere e il desiderio sono fattori da ordinare
e da vivere all’interno del processo che intende integrare
e coordinare gerarchicamente le potenze dell’anima fra loro
e nei confronti della verità.
11.
Che cos’è il piacere disordinato?
Il
piacere disordinato è il piacere momentaneo di una
facoltà che entra in conflitto con le altre componenti
della personalità, con i bisogni di natura spirituale
che, nell’uomo, si trovano sempre mescolati con forme inferiori
e biologiche di bisogni ed entra in conflitto con le leggi
fondamentali della natura, che l’uomo è in grado
di conoscere mediante la ragione.
Vi
è sempre la possibilità, per ciascuno, di
usufruire di un piacere momentaneo e disordinato, che contrasta
con quanto è giusto, ma che, prima o poi, danneggia
e impedisce la realizzazione e la felicità.
Secondo
Giuseppe Cesari, ordinario di Psicologia Clinica all’università
di San Diego in California, negli Stati Uniti d’America,
l’aspetto specifico della natura umana è il bisogno
di significato, e così egli introduce in psicologia
il concetto di fecondità analogo a quello di felicità:
"felice" è il termine corradicale di "fecondo".
Sempre secondo Cesari, per esempio, nel campo sessuale la
genitalità risulta pienamente soddisfacente solo
se è vissuta all’interno di un’autentica relazione
d’amore perché, altrimenti, rimane inappagato il
bisogno fondamentale, vero basic need, "bisogno di
base", consistente nell’essere in una vera relazione
con l’altro. Cesari, che si serve anche di analisi e di
concetti ricavati dall’opera del medico austriaco Sigmund
Freud (1856-1939), fondatore della psicoanalisi, afferma
che l’affetto omosessuale non è vero amore, ma una
forma di regressione al narcisismo primario pre-edipico:
"omofilia" vuol dire essenzialmente "egofilia"
(24).
L’omosessuale,
sia maschio sia femmina, ha patito qualche mancanza nella
relazione con il genitore dello stesso sesso; ha un bisogno
morboso di attenzione e di affetto da parte delle persone
dello stesso sesso rispetto alle quali si è costruito
un complesso d’inferiorità riguardante la propria
identità sessuale; ha mantenuto un attaccamento infantile
verso il genitore complementare, attaccamento quasi sempre
abilmente e inconsciamente mascherato. Quindi gli atti omosessuali
non sono manifestazioni di un amore autentico, ma manifestazioni
di una strategia sbagliata e nevrotica, con cui la persona
omosessuale cerca di difendersi da problemi più o
meno inconsci, che non è riuscito a risolvere: incompletezza,
solitudine, inferiorità e infantilismo (25).
Gli
atti omosessuali possono portare un sollievo momentaneo
alla persona ma, a lungo andare, non risolvono mai i suoi
problemi più profondi. Gli atti sessuali vengono
ridotti a una prestazione, fruiti con modalità simili
a quelle ossessive e con comportamenti sostanzialmente masturbatori;
manca una vera relazione interpersonale e, pertanto, il
breve piacere legato all’ordine fisico non è in grado
di coinvolgere e di appagare la persona nella sua totalità.
12.
Perché molti psicologi contemporanei non considerano
più l’omosessualità come un comportamento
sessualmente disordinato?
In
campo psicologico, molti considerano l’omosessualità
come un disordine soltanto quando non è voluta dalla
persona, cioè quando è ego-distonic: questo
è, per esempio, l’approccio del Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Disorders (26), voluto dal consiglio direttivo
dell’APA, l’Associazione Psichiatrica Americana, anche quando
un sondaggio indipendente, realizzato fra gli psichiatri
statunitensi — mentre il Manual era in preparazione —, mostrava
che la maggioranza di essi considerava l’omosessualità
come un disordine del comportamento sessuale (27).
La
posizione accolta dal Manual non è di carattere scientifico,
ma espressione del relativismo nel campo della psicologia,
dal momento che, nella sua prospettiva, ogni considerazione
sull’omosessualità — e non solo — dev’essere non
di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo. Se il soggetto,
cioè, si sente gratificato dagli atti omosessuali
esso è da considerarsi normale: è come dire
che, se il tossicodipendente, l’alcolizzato, lo zoofilo,
il voyeur, il sadico, il masochista si sentono gratificati
dalle loro azioni disordinate, sono da considerarsi normali
e vanno incoraggiati a proseguire nella loro scelta di vita.
Nel 1994 il consiglio direttivo dell’APA ha tolto dal settore
delle patologie del Manual anche la pedofilia, e con le
stesse motivazioni: la pedofilia sarebbe un disordine soltanto
se il pedofilo soffre per la sua pedofilia (28).
13.
Perché vi sono omosessuali che desiderano rimanere
nella loro condizione?
Anche
molti tossicodipendenti e alcolizzati desiderano rimanere
nella loro condizione. Infatti, ogni abitudine sbagliata
crea uno stato di schiavitù.
Già
il filosofo e sociologo tedesco Herbert Marcuse (1898-1979),
rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato
condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua
condizione, ma si tratta di un’alienazione e lo schiavo,
al pari di ogni persona condizionata, dev’essere aiutato
per poter ricuperare la libertà (29).
Nel
caso degli omosessuali, la mancata soluzione delle difficoltà
psicologiche iniziali, le abitudini sbagliate, i condizionamenti
psichici, fisici e comportamentali, l’ideologizzazione della
deviazione consolidano il comportamento sessuale disordinato
rendendone sempre più arduo e difficile il cambiamento.
Fra
l’uomo e le passioni disordinate, fra l’uomo e le cattive
abitudini si può creare un rapporto e si può
attivare un meccanismo analogo a quello che s’instaura nel
caso delle tossicodipendenze. Ogni abitudine sbagliata,
anche se impedisce la felicità dell’individuo, ne
determina uno stato di schiavitù, un circolo vizioso
fatto di delusioni e di ricerca ossessiva di piaceri momentanei
e disordinati, ottenuti aumentando la "dose" o
attraverso la ricerca di nuovi oggetti di "perversione".
Rollo May (1909-1994), padre della psicologia esistenzialista
statunitense, spiega che ogni atteggiamento sbagliato porta
con sé la sua sofferenza e la sua delusione ma, quando
s’instaura una forma di dipendenza, la persona non riesce
più a utilizzare la sofferenza e la delusione in
modo costruttivo, e cioè mettendole in relazione
con l’atteggiamento sbagliato ma, a causa dell’abitudine
e dell’illusione, finisce per trasformarle negli elementi
di un circolo vizioso (30).
Quando
l’oggetto del proprio desiderio è inadeguato — in
quanto non naturale e non conforme alla giustizia —, il
possesso è imperfetto rispetto alle aspettative per
colpa dell’inadeguatezza della cosa posseduta nei confronti
delle esigenze più profonde della persona. Il piacere
momentaneo viene frustrato perché l’uomo si sente
insoddisfatto e diviso, contemporaneamente schiavo del male
fatto e deluso dal piacere ottenuto; il movimento del desiderio
non cessa, ma diventa ossessivo e non si ha il vero piacere,
che è la quiete di tutte le facoltà dell’uomo
nel bene amato.
Dal
movimento ossessivo del desiderio nasce il "culto"
della novità e del cambiamento perché quando
la realtà, con il suo ordine e le sue finalità,
viene sostituita e deformata dall’immaginazione, l’intelligenza,
privata dell’oggetto suo proprio, non è mai sazia
del nutrimento inconsistente che le viene offerto e ne reclama
subito un altro perché, quando ci s’indirizza verso
un falso obiettivo, si può continuare a sognare,
ma quando ci si ferma per possederlo esso delude le aspettative.
Nel caso della genitalità, per esempio, quando il
sesso viene privato del suo ordine e della sua finalità,
quando viene separato dall’amore autentico e dalla tenerezza,
gli atti sessuali — disordinati — producono assuefazione,
ma non attenuano il bisogno sessuale il quale, a ogni ripetizione,
viene esaltato. L’innalzamento della soglia del desiderio
richiede l’aumento continuo dello stimolo sessuale, la ricerca
della novità e del cambiamento, la ricerca di nuove
perversioni per ottenere lo stesso effetto.
Una
conferma emblematica si può trovare nell’opera dello
psicoterapeuta statunitense Jack Morin che, nella ricerca
di nuove perversioni da giustificare e da propagandare,
introduce alla pratica del fisting. Per chi è ormai
abituato all’uso sessuale contro natura dell’ano e del retto,
ora sta diventando oggetto d’interesse particolare il colon.
Infatti, la pratica del fisting consiste nell’introdurre
gradualmente — l’autore parla di molte ore di pratica —
la mano intera e lo stesso avambraccio attraverso l’ano
per raggiungere il colon. Morin, che segue i meccanismi
di un desiderio ormai separato dalla ragione e dalla realtà,
afferma che chi mette in atto questa forma di perversione,
resta affascinato dalla sensazione data dall’esplorazione
all’interno del corpo del partner e afferma che alcuni descrivono
questa esperienza come una forma di meditazione (31).
IV.
Omosessualità, alienazione e natura
14.
La condizione omosessuale è una situazione di alienazione?
Molte
deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà:
l’essere umano va aiutato ad avere un giusto rapporto fra
il pensiero e la realtà, perché la liberazione
da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui la
persona non si pone più in contrasto con l’ordine
fondamentale delle cose, giunge ad accettare il mondo reale
e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie
esigenze all’interno della medesima realtà.
La
tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo
disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo:
si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la
realtà. Chi ha un comportamento di tipo omosessuale
è una persona alienata dalla propria natura e dalla
propria identità.
Per
la loro intima struttura gli organi genitali servono a unire
l’individuo maschile con l’individuo femminile e questa
unione li rende atti alla generazione di nuove vite, perché
è finalizzata all’incontro dello spermatozoo con
l’ovulo.
Secondo
leggi inscritte nella natura stessa, l’atto sessuale presenta
sempre due significati fra loro connessi: il significato
unitivo e quello procreativo.
Anche
se nella donna esistono naturali periodi d’infecondità,
la "disposizione" procreativa resta intatta e
presente nella sua natura. Questo rende lecito, e in alcuni
casi doveroso per i coniugi, quando le circostanze lo richiedono
— salute fisica e psicologica, condizioni socio-economiche
ed educative —, l’uso della sessualità senza scopi
procreativi.
Per
le leggi inscritte nella natura l’atto omosessuale sarà
sempre e soltanto una simulazione del rapporto sessuale
naturale fra l’uomo e la donna, un comportamento disordinato
rispetto ai progetti e alle finalità del Creatore.
15.
Perché l’uomo deve rispettare le leggi della natura?
La
natura è tutto quanto esiste, la cui esistenza non
dipende dalla volontà degli uomini, e la sua essenza
— che solo l’intelletto può penetrare, anche se mai
in modo esaustivo e completo — consiste nelle idee direttrici,
nelle finalità e nei progetti del Creatore.
Nella
natura non vi è solo il dato materiale, ma in essa
si nasconde anche l’idea direttrice, la ragione ultima e
profonda delle cose, della loro "costruzione".
I sensi hanno il compito di registrare come si presentano
le cose, ma l’intelletto ha la capacità di cercare
e di comprendere il progetto che ha creato e ha dato forma
alla materia informe.
La
natura è come l’opera di un artista: anche quando
l’opera è stata danneggiata, l’intelletto può
rintracciare, conoscendo l’autore, la ragion d’essere dell’opera
e può intuirne le caratteristiche perdute o perturbate.
È quanto fa il medico quando distingue fra fisiologia
e patologia e quanto fa l’etologo quando distingue fra comportamento
proprio di una specie, finalizzato alla sua sopravvivenza,
e comportamento deviante.
Se
è vero che l’uomo è un essere capace di dominare
la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare
solo conoscendone le leggi e applicandole. Per esempio,
l’uomo può volare solo se conosce le leggi del volo
e le rispetta, altrimenti è destinato a un insuccesso
violento; chi va contro la natura trova la natura contro
di sé. I sensi possono registrare le cose così
come si presentano, ma solo l’intelletto può estrarre
queste leggi, che altrimenti resterebbero invisibili e nascoste.
Il
dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma
relativo, cioè non può andare oltre il limite
costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale:
gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno
di questi limiti.
V.
Fra morale e terapia
16.
Che differenza vi è fra tendenza omosessuale e atto
omosessuale?
Un
uomo può sentire in sé la tendenza alla disonestà
e all’omicidio, ma non per questo è costretto a rubare
o a uccidere.
La
persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona
e, pur essendo condizionata da un punto di vista emotivo,
ha in sé la libertà della volontà,
che gli consente di resistere all’inclinazione disordinata
e di essere padrona dei propri atti.
La
tendenza omosessuale è espressione di un disordine
emotivo e tradurre la tendenza in atto omosessuale significa
aggravare questa situazione di disordine (32).
17.
Si può guarire dalla tendenza omosessuale?
Dalla
letteratura scientifica si ricava che circa un terzo dei
pazienti omosessuali, che si sottopongono a un’idonea terapia
riparativa, guarisce; un altro terzo cambia progressivamente,
nel senso che questi soggetti possono ancora avere, nel
corso della vita, sporadiche fantasie omosessuali, ma l’attrazione
per l’altro sesso prevale e il modo di relazionarsi con
gli individui dello stesso sesso è corretto (33).
L’ultimo
terzo non cambia perché è costituito da persone
forzate a sottoporsi alla terapia o non sufficientemente
motivate (34). Fra i fattori che influenzano positivamente
la prognosi sono fondamentali motivazione al cambiamento,
fede religiosa vissuta in modo positivo, forti legami familiari,
valori di base tradizionali, pazienza con sé stessi
e accettazione della natura continuativa della lotta, chiarezza
mentale sulle differenze fra quanto è femminile e
quanto è maschile (35). Esperti nella cura dell’omosessualità
dimostrano che i complessi omosessuali possono essere curati
se la persona con tendenze omosessuali vuole sottoporsi
a opportune terapie psicologiche (36). Ma, soprattutto,
i complessi omosessuali possono essere prevenuti durante
l’infanzia con una giusta educazione.
Lo
psicologo olandese Gerard J. M. van den Aardweg, uno dei
massimi studiosi della terapia dell’omosessualità,
afferma che un’educazione dei giovani mirante ad annullare
le specificità maschili e femminili e la mancanza,
in famiglia, dei ruoli materno e paterno può aver
effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l’insorgere
dei complessi nevrotici omosessuali (37).
Tuttavia
terapie psicologiche idonee e prolungate possono guarire
le inclinazioni emotive disordinate, che inducono a un comportamento
sessuale deviato. Infatti, una rilevante scoperta scientifica
per certo è quella del cosiddetto "encefalo
plastico": nel cervello umano vi sono aree che rispondono
unicamente al codice genetico, ma vi sono "zone plastiche",
che possono modificarsi.
Le
aree che vengono modificate dalle abitudini, dall’apprendimento,
sono quelle frontali e le zone anteriori dell’area temporo-parietale.
Se
oggi Freud chiedesse qual è la sede dell’inconscio,
potremmo rispondere che si trova nei lobi frontali collegati
con il sistema limbico. Essi sono la sede della cognitività
e dell’apprendimento, come pure della creatività
e dei sogni. Ma i lobi frontali sono modificabili dall’esperienza,
così come può subire l’influenza dell’ambiente
e modificarsi anche il sistema limbico — cioè gran
parte di quello che, un tempo, veniva indicato come "rinencefalo"
—, il complesso di strutture encefaliche che occupano la
parte mediale e ventrale degli emisferi, del quale l’ipotalamo
è uno degli elementi centrali e che è implicato
nel comportamento sessuale e in varie emozioni. Ogni esperienza
nuova, a lungo ripetuta, ogni attività cognitiva
e ogni apprendimento svolge una vera e propria azione biochimica
sull’encefalo plastico e modifica le strutture biologiche
cerebrali (38).
18.
Perché sono frequenti i casi di omosessualità
fra gli adolescenti?
L’uomo
è un essere eterosessuale, ma non bisogna mai dimenticare
che tutto quanto si deve sviluppare e formare è sempre
soggetto al rischio di deformazioni e di alterazioni.
Ogni
sviluppo armonico non è automatico, ma sottoposto
a innumerevoli tensioni e aggressioni che, se non sono adeguatamente
controbilanciate, corrette, indirizzate e combattute, possono
dar luogo a deformazioni. Questo vale sia per la psiche
sia per il corpo.
Si
consideri, per esempio, il caso della colonna vertebrale,
che, durante lo sviluppo, può deformarsi dando origine
alla condizione patologica della scoliosi.
L’adolescenza
è una fase delicata dello sviluppo della persona,
che deve raggiungere l’indipendenza su tutti i piani; soprattutto
deve realizzare il distacco psicologico dai propri genitori,
deve liquidare l’egocentrismo infantile, deve cominciare
ad agire autonomamente sul mondo circostante e a scegliere
la parte che deve svolgervi. La crisi d’identità
nell’adolescente riguarda non solo i ruoli all’interno della
società, ma anche il ruolo legato al sesso.
L’adolescente
deve accettare coscientemente la sessualità e deve
imparare ad acquisire progressivamente un controllo sul
proprio istinto sessuale — ancora rivolto soprattutto al
proprio corpo e alla propria persona — per indirizzarlo
verso la persona di sesso complementare e per unirlo alla
tenerezza e all’affetto.
Ugualmente,
deve imparare a controllare sempre meglio il proprio istinto
di aggressività, che non è fondamentale solo
per difendersi, ma anche per "aggredire", nel
senso più vasto, un compito o un problema. Deve imparare
ad adattarlo alle circostanze, deve metterlo al servizio
della giustizia e dei diritti degli altri, deve orientarlo
verso la realizzazione di un progetto. Tutti sanno, per
esempio, quanto siano impazienti i giovani e come sia difficile,
per loro, rimandare a più tardi un obiettivo, anche
quando lo esige la situazione.
Durante
lo sviluppo verso la maturità biologica e psicologica
l’adolescente può avere sensazioni erotiche indefinite,
che possono essere associate nell’immaginazione con molteplici
oggetti e situazioni, anche i più stravaganti.
In
questo stadio, che alcuni definiscono "multisessuale"
(39), può esistere anche una tendenza omosessuale
transitoria, da non confondersi con l’omosessualità,
e questa tendenza può portare alcuni adolescenti
ad avere esperienze sessuali con giovani del proprio sesso:
si tratta di situazioni in cui il partner può funzionare
come sostituto di quello eterosessuale o può essere
usato come uno specchio per avere conferma di sé
stesso e per superare la paura dell’altro sesso.
Spesso,
in questo periodo, la scelta dell’amico segue un modello
narcisistico con una idealizzazione dell’altro, il quale
avrebbe le qualità che si vorrebbero avere personalmente
e che quindi si possiedono per procura.
L’attività
omosessuale transitoria può essere usata come prova
generale e come preparazione della normale attività
sessuale: una sorta di gioco che anticipa la realtà.
Ma in certi casi, in presenza di una particolare situazione
psicologica, per esempio un’accentuata insicurezza o una
mancata identificazione con il modello del genitore dello
stesso sesso, vi è il pericolo che l’adolescente
resti legato a questo tipo di soddisfacimento sessuale.
Il
periodo dell’adolescenza, appunto perché delicato
e difficile, richiede la presenza di educatori capaci di
tranquillizzare l’adolescente e, nello stesso tempo, in
grado di fornire spiegazioni adeguate e d’indicare gli obiettivi
giusti verso cui deve imparare a orientarsi.
Le
cattive compagnie e la mancanza di educatori possono indirizzare
l’adolescente verso la fissazione di comportamenti e d’idee
sbagliate, che possono generare, successivamente, le premesse
per un comportamento di tipo omosessuale o per comportamenti
condizionati da altre perversioni (40).
19.
È possibile cambiar sesso?
La
volontà di cambiare le caratteristiche sessuali del
proprio corpo nasce da un grave disturbo dell’identità
sessuale, indicato con il nome di "transessualità".
Gl’interventi chirurgici, a cui i soggetti si sottopongono,
non portano a un vero cambiamento di sesso, ma conferiscono
solo l’apparenza del sesso desiderato.
Gl’individui
vengono castrati e mutilati dei loro organi genitali normali
e gli organi finti "costruiti" sono privi della
capacità di procreare, incapaci di dar loro il piacere
sessuale e gli stessi rapporti sessuali sono spesso dolorosi
o impossibili.
VI.
Implicazioni sociali
20.
Quale atteggiamento deve avere la società verso gli
omosessuali?
La
società deve avere rispetto, compassione e delicatezza
verso le persone con tendenza omosessuale. Ma l’abitudine
omosessuale non deve essere né tutelata né
equiparata al comportamento sessuale naturale, che porta
a costituire una famiglia e ad adottare figli. Quindi la
società deve fornire ogni sostegno per aiutare le
persone omosessuali che vogliono compiere un cammino di
liberazione dal vizio.
Il
cammino di liberazione dal vizio trova conferma in fenomeni
sociali come la crescita del movimento internazionale "ex
gay": si tratta di veri movimenti di base, come Courage
(41) ed Exodus International (42), dove omosessuali ed ex
omosessuali si aiutano per promuovere un cambiamento di
vita in modo da liberarsi dal vizio dell’omosessualità.
I
comportamenti sessuali disordinati possono e devono essere
tollerati se attuati in privato — purché non costituiscano
forme di violenza sulle persone —, ma è giusta la
pubblica apologia del vizio, qualsiasi esso sia?
Oggi
vengono organizzate, incoraggiate e promosse pubbliche manifestazioni
di omosessuali favorevoli al comportamento omosessuale.
Sarebbe
giusta, per esempio, la pubblica apologia dell’alcolismo,
della zoofilia, dello "sballo" del sabato sera?
La pubblica apologia del vizio lede la libertà dei
più "piccoli" e dei più "deboli",
in special modo quella degli adolescenti, che attraversano
una fase delicata di sviluppo relativa a tutti gli aspetti
della personalità, con crisi d’identità, compresa
quella sessuale.
La
pubblica apologia del vizio ha un effetto contagioso e dannoso
su quanti hanno ferite psicologiche, che possono predisporre
al comportamento disordinato; ha un effetto negativo su
chi cerca di guarire dal vizio e non aiuta a motivare quanti
del vizio sono divenuti schiavi.
Sul
problema dell’omosessualità viene esercitata da più
parti una notevole pressione ideologica, favorevole ai comportamenti
omosessuali, che finisce per confondere la capacità
di giudizio.
Non
va dimenticato che una menzogna, se continuamente ripetuta,
finisce per venire confusa con la verità e diventa
un’idea-forza che "imbottisce" le menti (43).
21.
Non riconoscere legalmente l’unione fra omosessuali è
una discriminazione?
Non
riconoscere legalmente l’unione fra omosessuali non è
una discriminazione.
Un
comportamento disordinato e sbagliato non può avere
l’approvazione e l’aiuto della legge. Il malato che vuole
guarire dev’essere aiutato a curarsi, ma la malattia non
può essere aiutata.
La
persona malata possiede gli stessi diritti di ogni altra
persona, compreso il diritto di esser curata; la malattia,
invece, non ha diritti.
Se
ogni comportamento disordinato dovesse avere l’approvazione
e l’aiuto della legge, come impedire, per esempio, il "matrimonio"
fra uomini e animali nei casi di grave disordine del comportamento,
per cui l’uomo ha rapporti sessuali con gli animali, perversione
indicata con il termine di "zoofilia" o di "bestialità"?
Questa
possibilità non è lontana dalla realtà,
sia considerando l’esistenza di queste forme di deviazione,
sia considerando il fatto che alcuni gruppi di animalisti
sostengono la necessità dell’uguaglianza giuridica
fra l’uomo e l’animale.
Nelle
sale cinematografiche, per esempio, nella seconda metà
degli anni 1980 è stato messo in circolazione un
film che narra, in maniera del tutto seria, la storia di
una donna che abbandona il marito perché innamorata
di uno scimpanzé (44).
Ogni
disordine morale, quando è accettato e tutelato,
non solo tende a perpetuare e a diffondere sé stesso,
ma apre la porta ad altri comportamenti distorti e irrazionali
(45).
Per
poter arrivare al "matrimonio" omosessuale, i
movimenti gay cercano d’introdurre nella legislazione un
primo ponte verso tale "matrimonio" e cioè
i cosiddetti PACS, "patti civili di solidarietà",
ma nel caso la solidarietà ha una chiara funzione
strumentale destinata a equiparare la coppia gay alla famiglia.
Se, per esempio, voglio che il mio convivente diventi comproprietario
della mia casa, cosa c’entra lo Stato? Si tratta di azioni
che riguardano la contrattualità civile. Il PACS
invece implica l’intervento dello Stato che estende benefici
sociali e fiscali, di cui godono le coppie sposate, ai conviventi
omosessuali. Questa è un’evidente contraddizione:
il PACS non è civile ma statale.
Una
considerazione anche per quanto riguarda i conviventi eterosessuali:
come non è giusto concedere a nessuno di fare l’imprenditore
se non rispetta le regole che lo Stato ha previsto a tutela
degl’interessi di quanti sono coinvolti nel lavoro dell’impresa,
così non è conveniente estendere i benefici
del matrimonio a chi non intende o non può assumere
tutte le responsabilità del matrimonio stesso.
22.
I bambini adottati da una coppia omosessuale possono essere
educati in modo naturale?
Anzitutto
occorre aprire una breve parentesi sul problema delle cosiddette
coppie omosessuali. Il censimento della popolazione americana
del 1990 rivela che tali coppie omosessuali — 88.200 coppie
di uomini omosessuali e 69.200 di donne — costituiscono
meno di 1/20 delle coppie di fatto eterosessuali, pari a
3,1 milioni, e meno dello 0,0016% dei matrimoni (46).
Questi
soggetti non vanno considerati e trattati diversamente dai
pazienti che soffrono di anoressia nervosa, di nevrosi ossessiva
o di una qualsiasi forma di dipendenza. Hanno diritto alla
compassione e a essere incoraggiati a lottare contro le
loro tendenze disordinate. Inoltre l’instabilità
e la promiscuità sono la caratteristica delle coppie
omosessuali: il 28% dei maschi omosessuali aveva avuto più
di 1000 partner, il 10% delle femmine omosessuali aveva
avuto 24 partner e la metà degli omosessuali parlava
d’infedeltà solo oltre i 20 partner (47).
La
percentuale dei suicidi di gay e di lesbiche è superiore
alla media ed essi risultano causati soprattutto da frustrazioni
nella vita di coppia (48).
I
bambini adottati da coppie omosessuali sono privi dell’esempio
di relazioni normali uomo-donna e mancano di un’importante
premessa per lo sviluppo di legami eterosessuali. I primi
dati del 1996 sono allarmanti e le statistiche, effettuate
su campioni della popolazione urbana degli Stati Uniti d’America,
dicono che più della metà di quanti dichiarano
di essere stati educati da un genitore omosessuale, sono
omosessuali pure loro (49).
Non
va, poi, sottovalutato il fatto che i figli adottati da
omosessuali potrebbero subire attenzioni di tipo sessuale
da parte dei loro genitori adottivi, perché le statistiche
dicono che il 23% dei maschi omosessuali e il 6% delle lesbiche
avevano avuto qualche contatto sessuale con minorenni; e
questo secondo il Gay Report del 1979, che sicuramente non
nutre prevenzioni contro gli omosessuali, e secondo altre
fonti (50). Inoltre l’internazionale gay non può
negare gli stretti rapporti con le associazioni dei pedofili,
dal momento che l’associazione americana di pedofili NAMBLA,
North American Man-Boy Lovers Association, fa parte della
ILGA, International Lesbian and Gay Association, e nei Paesi
Bassi le associazioni omosessuali COC hanno voluto e ottenuto,
nel 1990, la depenalizzazione dei rapporti sessuali con
minorenni al di sopra dei 12 anni (51).
Nel
1993 l’ILGA è stata riconosciuta come organo consultivo
dall’ECSOC, Economic and Social Council, dell’Organizzazione
delle Nazioni Unite: l’emancipazione dell’omosessualità
e della stessa pedofilia, dunque, sembra avere notevoli
gruppi di pressione alle proprie spalle (52).
Per
esempio, la rete d’associazioni che si occupa di pianificazione
familiare IPPF, International Planned Parenthood Federation,
nel 1969, nella presentazione di un piano strategico all’organizzazione
non governativa Population Council, che pure si occupa di
pianificazione della popolazione, raccomandava d’incoraggiare
la diffusione dell’omosessualità (53). Queste organizzazioni
agiscono a livello di base, ma sono molto influenti anche
a livello di quanti hanno potere decisionale e operano per
divulgare tutti i metodi disponibili che permettono d’impedire
la trasmissione della vita umana (54). Fa parte di questa
strategia contraria alla procreazione anche l’introduzione
di "nuovi diritti", fra cui il diritto all’aborto
e il riconoscimento delle unioni omosessuali (55).
Il
SIECUS, Sex Information and Educational Council of the U.S.,
la holding-servizio informazioni di Planned Parenthood,
si è impegnato già negli anni 1970 a proporre
come naturali sia i contatti sessuali fra bambini, sia la
"sessualità intergenerazionale" (56).
Tornando
alla domanda iniziale, una coppia omosessuale prevedibilmente
educherà — anche con il comportamento palesemente
omosessuale — il bambino adottato a considerare normali
gli atteggiamenti e lo stile di vita omosessuali impedendogli,
in questo modo, di poter realizzare i naturali processi
d’identificazione psicologica riguardanti la differenza
sessuale e la complementarietà fra i sessi, e questo
non potrà che determinare, nel bambino stesso, le
premesse del comportamento omosessuale (57).
23.
Gli omosessuali sono soggetti a contrarre l’AIDS?
L’AIDS,
la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, è una
malattia infettiva che si trasmette soprattutto attraverso
i rapporti sessuali: la promiscuità sessuale — rapporti
con più partner — favorisce la diffusione della malattia
(58).
Luc
Montagnier, lo scienziato che ha scoperto e studiato il
virus che provoca l’AIDS, afferma che i rapporti omosessuali
sono più efficaci per la trasmissione del virus:
infatti i rapporti ano-genitali costituiscono il fattore
di rischio più importante (59).
Il
genetista francese Jérôme Lejeune (1926-1994)
— scopritore della trisomia 21, il difetto cromosomico responsabile
della sindrome di Down — spiega che la mucosa intestinale
non ha difese contro i virus trasmessi tramite rapporti
sessuali. Se un uomo non usa adeguatamente il proprio corpo,
la natura punisce il trasgressore (60).
L’uomo
è costruito in un certo modo, come un’automobile
— per usare una metafora di tipo meccanico —, e, se non
segue le regole fissate dal costruttore, si producono guasti.
L’uso
del preservativo riduce il rischio di contrarre la malattia,
ma non lo elimina.
Alcuni
ricercatori inglesi hanno reso noti i risultati di una loro
indagine condotta sull’uso del preservativo fra gli omosessuali
(61). Anzitutto il preservativo risulta inefficace nel 7%
dei casi, anche quando è stato escluso un suo uso
non appropriato. Inoltre, il 30% degli omosessuali ha constatato
la rottura del preservativo nel corso del rapporto: questo
vuol dire che il 30% degli omosessuali, che utilizza il
preservativo, è esposto alla possibilità del
contagio (62).
24.
I bambini che hanno un insegnante "dichiaratamente"
omosessuale possono essere educati in modo naturale?
Se
essere omosessuale "dichiarato" significa fare
pubblica ostentazione e pubblica apologia dell’omosessualità,
se significa fare dell’omosessualità una proposta
educativa e presentarla come un bene, in questo caso il
diritto del minore — a essere educato secondo i valori dei
genitori — e il diritto dei genitori — a orientare il figlio
verso i propri valori educativi — vengono prima del diritto
della persona a manifestare pubblicamente le proprie scelte
sessuali.
I
genitori devono essere liberi di poter scegliere i valori
educativi che vogliono trasmettere ai propri figli. Se la
"tolleranza" è il rispetto di tutte le
diversità, bisogna rispettare anche il diritto dei
genitori che vogliono per i propri figli un’educazione sessuale
rispettosa dell’ordine e delle finalità della natura
e conforme ai propri modelli familiari.
Se
la scuola pubblica, in una situazione di diffuso relativismo,
vuole proporre, in tema di educazione sessuale, un comportamento
moralmente disordinato com’è quello omosessuale,
i genitori hanno il diritto di richiedere, per rispetto
di un pluralismo educativo che non può essere negato,
un’informazione sessuale rispettosa della natura e delle
finalità dell’amore umano e conforme ai propri modelli
familiari, un’informazione che spieghi ai figli che l’omosessualità
è un comportamento sessuale disordinato, frutto di
abitudini sbagliate e di problemi psicologici irrisolti.
Considerazioni
analoghe possono esser svolte per il mondo dello sport e
per quello militare, dove vige un rapporto gerarchico fra
chi istruisce e chi è istruito (63).
VI.
Chiesa cattolica e omosessuali
25.
Secondo la Chiesa cattolica che cosa dovrebbe fare un omosessuale?
La
Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla
faccia della terra ha problemi e difficoltà personali,
ma anche opportunità di crescita.
Anche
nelle persone omosessuali dev’essere riconosciuta la libertà
fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a
questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto
dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone
di liberarsi progressivamente dal comportamento omosessuale,
anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta.
Van
den Aardweg ha potuto constatare il caso di alcune persone
— delle quali ha accuratamente analizzato le sensazioni
e gli atteggiamenti —, la cui guarigione si è progressivamente
realizzata senza psicoterapia, ma mediante una profonda
conversione religiosa attraverso la quale il soggetto, sottomettendo
la propria volontà alla legge di Dio, è stato
liberato dal suo egocentrismo, è stato ri-orientato
e liberato da sé stesso, dal suo "io" infantile,
emotivamente indirizzato in senso omosessuale (64).
Per
la dottrina della Chiesa cattolica le persone omosessuali
sono chiamate, come quanti hanno problemi e difficoltà,
a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza
al sacrificio della Croce del Signore Gesù. Ogni
rinnegamento di sé, vissuto nell’abbandono alla volontà
di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace.
Il
cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia
plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto
di Dio, mantiene vivo l’amore per le verità indicate
nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro
le illusioni del peccato — il verbo greco amartanô,
usato per "peccare", significa "sbagliare
strada", "mancare il bersaglio" — e, attraverso
molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa
migliore.
Lo
stesso Van den Aardweg ha notato che, durante il trattamento
psicoterapico, i pazienti omosessuali, che vivono la loro
fede religiosa in modo positivo, hanno maggiori possibilità
di un cambiamento radicale perché la pratica dei
sacramenti — in particolare della confessione —, la speranza,
l’umiltà e l’amore del prossimo hanno un effetto
antinevrotico.
La
psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia
è per l’apparato locomotore. Per guarire da un handicap
fisico, però, non basta la fisioterapia, ma occorre
la volontà di guarire. Infatti questa volontà
è un elemento determinante per il buon esito della
cura, ma per voler guarire è indispensabile sentirsi
amati e, fra l’altro, amare la guarigione.
Secondo
lo psichiatra statunitense William Glasser — iniziatore
di un indirizzo psicoterapeutico definito "terapia
della realtà" — uno dei bisogni fondamentali
dell’essere umano è quello di sentirsi amato. Glasser
dice che un uomo, abbandonato su un’isola deserta o in una
cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene
della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato
a perdere il contatto con la realtà e può
anche diventare pazzo, a meno che non riesca a mantenere
la convinzione che qualcuno ancora lo ama (65). Le persone
che hanno fede, attraverso la preghiera — la vita di preghiera
è la ricerca dell’unione con Dio nei pensieri e nelle
azioni —, e il cattolico anche attraverso l’aiuto particolare
dei sacramenti, sentono nella loro vita l’amore di Dio che
li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà
più gravi.
Le
terapie psicologiche, da sole, spesso non sono sufficienti
per guarire un individuo da una nevrosi. Secondo lo psicologo
tedesco Albert Görres (1918-1996) uno dei principali
ostacoli al superamento del male sta nella mancanza di una
motivazione che illumini e che incoraggi (66).
Quale
motivazione può essere così forte da poter
superare le stesse forze umane, da poter superare l’angoscia
della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei
confronti di cose, persone e idee a cui l’individuo si è
fisicamente e psicologicamente attaccato? Certamente l’amore
di Dio rappresenta la più grande forza in grado di
motivare la persona.
La
tendenza a difendere gli orientamenti e gli atti omosessuali,
che trova echi anche nel mondo scientifico, deriva da un
atteggiamento culturale che privilegia l’importanza della
gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell’individuo,
intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento
culturale coinvolge anche altre questioni come l’aborto,
la castità prematrimoniale, il divorzio e la fedeltà
coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale
della Chiesa cattolica è contestata.
In
questo clima culturale di diffuso relativismo difendere
la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa
difendere le famiglie del futuro e quanti non vogliono arrendersi
alle loro tendenze disordinate (67).
VII.
L’omosessualità nell’antichità classica
26.
Come sostengono alcuni intellettuali, favorevoli al vizio
omosessuale, il comportamento omosessuale nell’antichità
classica era considerato normale e solo il cristianesimo
ha introdotto il concetto di comportamento sessualmente
disordinato per l’omosessualità?
La
storia dei costumi sessuali, in realtà, non è
così semplice. Nella Grecia antica, per esempio,
non era ammessa l’omosessualità fra adulti, ma solo
la "pederastia", cioè il rapporto fra l’adulto
e l’adolescente, il ragazzo dai 12 ai 16 anni.
Non
erano ammesse relazioni con i più piccoli o con gli
adulti. Il legislatore ateniese Solone (640-560 a.C.) aveva
imposto la pena di morte da applicare a qualsiasi maschio
adulto sorpreso, senza autorizzazione, nei locali di una
scuola dove i ragazzi erano al di sotto dell’età
pubere.
L’omosessualità
fra adulti era considerata depravazione e comportamento
depravato era giudicato l’atteggiamento sessualmente "passivo"
dell’adulto. Quindi il ruolo "passivo" era considerato
normale solo per le donne e per gli adolescenti.
La
pederastia era tollerata solo se non si protraeva oltre
i limiti di età previsti: il giovane poi, una volta
superata l’adolescenza, doveva assumere un atteggiamento
sessualmente "attivo"; inoltre — come si deduce
dal dialogo Simposio di Platone (427-347 a.C.) —, tale giudizio
positivo sulla pederastia non era condiviso da tutta la
società ateniese; una parte di essa, anzi, la considerava
una manifestazione di "spudoratezza". Probabilmente
la pederastia era circoscritta ad ambienti intellettuali
(68).
Alla
base del giudizio favorevole sulla pederastia, vi era l’idea
che tale relazione preparasse l’adolescente alla maturità
intellettuale e psicologica: la si potrebbe qualificare
come una "pederastia pedagogica" (69).
Una
tale convinzione si trova anche presso alcune popolazioni
selvagge, convinzione dovuta, probabilmente, a un pensiero
di tipo magico, nato da meccanismi mentali di pura e semplice
associazione di idee.
Come
nella magia detta "contagiosa" — in quanto l’atto
compiuto su una parte diffonde il suo effetto sul tutto
— si finisce per credere che è possibile uccidere
il nemico compiendo atti ostili sulla sua immagine o su
ciocche dei suoi capelli, così, per contatto sessuale
con l’adulto, si pensa che il giovane possa assorbire la
virilità dell’adulto stesso. Inoltre, i tratti delicati
e non ancora virili dell’adolescente facilitano questa associazione
e facilitano pure l’instaurarsi verso di lui di meccanismi
attrattivi.
Presso
molte tribù la "pederastia pedagogica"
viene praticata nei rituali d’iniziazione, mentre è
vietata nella vita di tutti i giorni: così in Australia,
nella Polinesia, nelle isole Ebridi, nelle tribù
dei Marind-Anim e dei Keraki in Nuova Guinea. Casi analoghi
sono registrati in Marocco, in Siberia e in America Settentrionale.
Sempre da un pensiero di tipo magico nasce, per esempio,
in alcune società il "sulamitismo", ovvero
la credenza che attraverso il congiungimento con un fanciullo
si possa allungare la propria vita, assorbendo l’essenza
vitale del giovane (70). In Marocco, per esempio, è
stata registrata l’esistenza di una credenza secondo cui
le relazioni omosessuali con un uomo conosciuto per la sua
baraka — "fortuna", "potere" —, permettono
al soggetto sessualmente passivo di ricevere la sua fortuna
(71).
Nella
Grecia antica, dunque, l’omosessualità fra adulti
e il ruolo sessualmente passivo del maschio erano proibiti;
ugualmente proibito era il cosiddetto "matrimonio"
omosessuale.
Nel
mondo romano classico il padrone poteva abusare sessualmente
dello schiavo o della schiava, ma fra uomini liberi la legge
proibiva la pederastia, anche se gli adolescenti erano consenzienti:
si parlava di "stuprum cum puero".
Fra
gli uomini liberi, inoltre, la legge puniva anche la passività
sessuale del maschio: così la lex Scatinia (72).
VIII.
Appendice sul problema degl’istinti e dei bisogni umani
Gl’istinti dell’uomo non sono, in sé stessi, né
buoni né cattivi: sono componenti naturali dello
psichismo umano, che devono essere integrati e coordinati
con la volontà e la ragione e posti al servizio di
quanto è buono.
In
ogni esperienza specificamente umana dell’istinto in quanto
tale, accanto a forme "inferiori" e biologiche
di bisogni, coesistono sempre forme "superiori"
di bisogni e l’essere umano può spostare, mediante
l’intervento della volontà e della ragione, la spinta
ad agire, l’energia, determinata da un bisogno, verso altre
forme di bisogno. Questo lavoro della volontà e della
ragione, quando è coscientemente finalizzato, provoca,
nel tempo, una progressiva integrazione e sottomissione
delle forme inferiori di bisogno a quelle superiori e può
anche determinare la volontaria diminuzione di alcune forme
d’interesse verso realtà ritenute d’importanza secondaria.
Questa
diminuzione lascia via libera all’azione di altri "dinamismi",
quali la grazia e l’ispirazione divina e promuove la crescita
dell’interesse verso attività superiori e più
nobili, verso cui diventa progressivamente più facile
spostare l’energia determinata dai bisogni "inferiori":
questa è la nozione corretta della "mortificazione"
nell’ascetismo cristiano. Non si tratta, come sostiene la
psicoanalisi freudiana, della "sublimazione",
cioè del processo che attua la trasformazione dell’energia
sessuale, o libido, in attività superiori, spirituali
o culturali, ma della sottomissione dell’"inferiore"
al "superiore", dello spostamento volontario dell’energia
dall’"inferiore" al "superiore", della
liberazione e dello sviluppo d’interessi più alti,
di disposizioni interiori superiori. Lo sviluppo di motivazioni
superiori determina l’"atrofia" degl’interessi
verso realtà considerate d’importanza secondaria.
Ho parlato di lavoro della volontà e della ragione,
che devono intervenire nella gestione degl’istinti, degl’interessi
e dei bisogni "umani".
Infatti,
la pura e semplice "repressione" di un istinto,
di un’idea o di un interesse finisce per ossessionare e
per tormentare chi li reprime. La repressione può
essere solo la fase iniziale di un processo, che porta l’uomo
a costruire e a sviluppare la sua personalità, altrimenti
non si ha una vera "mortificazione" nel senso
cristiano, ma una pseudo-mortificazione, che è un
surrogato, una contraffazione di quella vera. Per distinguere
una mortificazione vera da una pseudo-mortificazione un
buon metro di misura è la pace del cuore e l’umiltà,
con l’assenza delle manie di perfezionismo.
Il
perfezionismo nasce dalla confusione fra il modello ideale
verso cui camminare e l’impeccabilità, cioè
il proprio "io" idealizzato. Nel perfezionismo
vi è la continua preoccupazione che nasce dal pensiero
dei propri difetti, vi è il rifiuto di sé
stessi e il desiderio di essere un altro. Il perfezionista
non sa accettare la crescita progressiva che, in quanto
progressiva, non sarà mai perfettamente compiuta
in questo mondo; per questo il perfezionista si rattrista
spesso, ma la tristezza non nasce mai dall’amore di Dio
ma dall’amor proprio che agisce camuffandosi dietro le apparenze
dell’umiltà. Un maestro di spiritualità come
sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) ricorda che, nella via
dello spirito, la tristezza, i tormenti di coscienza, i
dubbi, lo scoraggiamento e ogni atteggiamento che toglie
la pace non provengono mai da Dio, che è pace, gioia,
certezza, serenità, ma provengono dall’amor proprio
o dall’azione demoniaca.
Ho
detto che la repressione può essere solo la fase
iniziale di un processo, che porta l’uomo a costruire e
a sviluppare la sua personalità.
Quando
si guida un’automobile, per esempio, non basta non andare
in una certa direzione, ma occorre imboccare un’altra strada
e bisogna amare la meta da raggiungere. Non fare qualcosa
di negativo è soltanto la condizione indispensabile
e iniziale per poter fare qualcosa di positivo.
Così,
non si può soltanto rinunciare a un piacere ritenuto
sbagliato, perché il desiderio per questo piacere
aumenterebbe e finirebbe per ossessionarci.
Dopo
aver detto no, bisogna cercare di diventare sempre più
consapevoli dei motivi per cui l’oggetto del desiderio al
quale abbiamo rinunciato è sbagliato, sempre più
consapevoli della sua illusorietà, del fatto che
rappresenta soltanto un soddisfacimento momentaneo, che
non risolve i problemi più profondi della persona
e che, alla lunga, impedisce la propria realizzazione e
felicità, in modo analogo a quanto succede nel caso
del fenomeno della tossicodipendenza.
Questo
itinerario di progressiva consapevolezza presuppone — con
l’aiuto della grazia divina, che, ordinariamente, svolge
un’azione sussidiaria illuminante e incoraggiante, facendoci
amare la strada da percorrere, ma senza sostituirsi all’impegno
che dobbiamo profondere — non solo il fuggire le cattive
occasioni, non solo il non fare il male, ma richiede di
fare il bene prima di tutto all’interno del proprio cuore.
Queste opere buone, da svolgere all’interno del proprio
cuore, consistono nel ragionamento, nell’osservazione oggettiva,
nella contemplazione del reale e nel dissolvimento critico
delle illusioni.
Nostro
Signore Gesù Cristo afferma che la sorgente del male
che affligge l’uomo sta dentro la sua personalità:
"Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi,
gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti,
le false testimonianze, le bestemmie" (Mt. 15, 19).
La
cultura ebraica concepisce il cuore come l’interno dell’uomo
in un senso molto ampio. Oltre ai sentimenti il cuore comprende
anche i ricordi, le idee, i progetti e le decisioni: il
cuore è il centro dell’essere, dove l’uomo dialoga
con sé stesso e assume le proprie responsabilità
(73).
All’interno
dell’uomo avviene il conflitto fra le passioni, la volontà
e la ragione; all’interno nascono i tentativi di riportare
ordine fra queste potenze dell’anima e sempre dal cuore
hanno origine i dialoghi che l’uomo intraprende con sé
stesso, dialoghi interiori che lo portano prima a interpretare
i "messaggi" interni ed esterni, poi a decidere
e ad agire.
Solo
dopo un corretto lavoro svolto nel proprio cuore — cioè
dopo un continuo e perseverante dialogo interiore, finalizzato
a dissolvere in maniera critica le illusioni e a diventare
consapevoli della realtà — la rinuncia a un piacere
disordinato si trasforma nella "preferenza" verso
un altro piacere, un piacere ordinato che non contrasta
con la verità e con la giustizia. Solo allora la
rinuncia si trasforma nella scelta di un altro obiettivo
e di un’altra direzione di marcia.
In
questo modo la persona progredisce dirigendo, regolando,
mettendo in equilibrio e utilizzando costruttivamente tutte
le proprie energie. Si tratta di un’opera simile a quella
che l’essere umano svolge nei confronti delle forze della
natura, come quando incanala verso una centrale di energia
le acque torrenziali.
Nessuno
può progredire senza conservare l’indicazione di
una direzione valida in cui muoversi. La ragione, dopo il
peccato originale, può sbagliare nei suoi giudizi
sia per difetto di conoscenza sia perché il conflitto
fra le passioni e la volontà può ostacolare
e confondere l’itinerario della ragione, con il rischio
continuo e reale che le nostre debolezze diventino la misura
del bene e del male in modo da farci ritenere falso quanto
non vorremmo fosse vero.
Il
cattolico, attraverso la guida e il sostegno della fede,
può conservare l’indicazione valida delle strade
in cui inserire la ricerca razionale. Il razionalismo —
la ragione senza la fede —, che non riconosce l’importanza
della fede come guida e sostegno, finisce per dimenticare
che la ragione non è una facoltà dotata d’infallibilità
ma che, al pari delle altre facoltà umane, è
soggetta all’imperfezione e al limite; pertanto, nella sua
ricerca, non riesce a rimanere per molto tempo nella giusta
direzione senza incontrare ostacoli che possono, gradualmente,
portarla fuori strada.
Non
è forse vero che tanti sistemi di pensiero, nati
con l’intenzione di aiutare l’uomo, hanno finito per costruire
strutture oppressive per l’uomo stesso e tanti itinerari
della ragione sono giunti a negare valore alla ragione stessa?
(74).
Non
basta conservare la fede, che dev’essere pienamente vissuta,
deve svilupparsi insieme a tutte le facoltà dell’uomo,
deve accompagnare tutte le fasi e le vicende della sua vita.
Se
la fede viene separata dalla vita e dalla cultura dell’uomo,
diventa inutile e viene persa. Per sviluppare il dono della
fede il credente deve meditare sulla Sacra Scrittura e sul
Magistero della Chiesa e deve inserire costantemente la
ricerca della ragione nell’orizzonte fornito dalla fede,
in modo da amare Dio con l’intelletto, con la volontà
e con le opere. Questo lavoro ha bisogno di essere sostenuto
dal continuo dialogo con Dio, che il cattolico incontra
attraverso la preghiera e, in modo speciale, attraverso
i sacramenti, forze vive che escono dal corpo di Cristo
per nutrire l’anima e per curarla. Tornando al problema
degl’istinti, giova ripetere che la loro corretta gestione
è fondamentale per la costruzione della personalità.
L’istinto
di aggressività, per esempio, non solo è fondamentale
per difendersi, ma l’energia, da esso prodotta, può
venire utilizzata, grazie al controllo e all’orientamento
della volontà e della ragione, per "aggredire",
nel senso più lato, un compito o un problema e può
essere messa al servizio della giustizia e dei diritti degli
altri. Il bisogno sociale e il bisogno di giustizia sono
forme superiori di bisogni, che sempre accompagnano nell’uomo
l’istinto puramente biologico di aggressività. L’istinto
sessuale non solo è fondamentale per unire l’uomo
e la donna fisicamente, ma l’energia da esso determinata
può essere utilizzata, grazie al controllo, all’orientamento
e alla consapevolezza della volontà e della ragione
per integrare l’impulso copulativo con il bisogno di tenerezza
e di affetto, in modo che l’unione genitale diventi segno
e strumento di reciproca donazione fra due persone di sesso
complementare e possa soddisfare il bisogno d’amore.
L’energia
generata dall’istinto copulativo può anche essere
messa a servizio d’amore verso i fratelli e verso la verità.
Lo sviluppo di una forma superiore e spirituale di bisogno,
come quella che spinge verso i significati più alti
della stessa sessualità umana — l’amore per gli altri
e la donazione di sé stessi agli altri — fa diminuire
l’interesse verso la relazione coniugale e in questo caso
è più facile spostare l’energia determinata
dall’istinto copulativo su di un piano più alto.
Insegna
Papa Giovanni Paolo II che "nella verginità
e nel celibato la castità mantiene il suo significato
originario, quello cioè di una sessualità
umana vissuta come autentica manifestazione e prezioso servizio
all’amore di comunione e di donazione interpersonale"
(75). Il bisogno di affetto, di amore e di donazione sono
forme superiori di bisogni, che sempre accompagnano nell’uomo
l’istinto puramente biologico della sessualità.
Significative
del bisogno di amore sono le parole di un poeta, che ha
fatto della lussuria una ragione di vita. Scrive Gabriele
D’Annunzio (1863-1938):
"Tristezza
atroce de la carne immonda
"quando la fiamma del desìo nel gelo
"del disgusto si spegne e nessun velo
"d’amor l’inerte nudità circonda!
"(E
tu sorgi ne l’anima profonda,
"pura Imagine. Come su lo stelo
"èsile piega un funebre asfodelo,
"su’l collo inclini la tua testa bionda).
"Tristezza
immensa de la carne bruta
"quando nel petto il cor fievole batte
"lontano e solo come in una tomba!
"(E
tu guardi, tu sempre guardi, o muta
"Imagine, tu pura come il latte,
"con i tuoi teneri occhi di colomba)" (76).
Lo
psicologo belga don Joseph Nuttin (1909-1988) afferma che
ogni bisogno dà origine a un’energia di tipo generico,
a uno stato di generica tensione energetica dell’organismo,
che può essere momentaneamente dissolta attraverso
una qualsiasi soddisfazione o attività organica,
e ciò anche nei confronti di bisogni vitali.
Certo,
esistono meccanismi riflessi automatici, per esempio l’istinto
di evacuare e di respirare, che non possono essere repressi
oltre una certa soglia critica. Ma l’uomo mostra una grande
possibilità di scelta anche nei confronti degl’istinti
di necessità vitale individuale, come la fame e la
sete. L’essere umano può esercitare verso questi
istinti anche una repressione totale, fino a giungere alla
morte e senza bisogno di ricorrere all’uso di mezzi coercitivi
esterni alla sua persona.
Nell’uomo,
a differenza dell’animale, attraverso il controllo della
volontà e della ragione, l’energia originata da un
bisogno inferiore può anche essere messa a disposizione
di una finalità superiore. Tale finalità nasce
da motivazioni intellettuali e spirituali che, nell’essere
umano, si trovano sempre mescolate con bisogni di natura
inferiore.
Questo
provoca la graduale integrazione e sottomissione dei bisogni
inferiori a quelli superiori e anche, se necessario, l’atrofia
di certe forme d’interesse verso realtà secondarie,
che provoca la liberazione e lo sviluppo di altre disposizioni
interiori più elevate e più nobili. Il concetto
di sublimazione, nel senso della psicoanalisi freudiana,
è erroneo perché non esiste un’energia specifica
di tipo sessuale che si converte in attività di altro
genere, ma esiste il fenomeno della trasposizione, cioè
dello spostamento dell’energia insita in un bisogno, la
sottomissione dei bisogni inferiori ai superiori e anche
l’atrofia d’interessi secondari e la conseguente liberazione
e crescita di forme superiori d’interesse e di motivazione
(77).
Don
Nuttin sostiene che in una stessa attività umana
forme "inferiori" di bisogni si trovano sempre
mescolate a forme "superiori": si tratta di manifestazioni
di uno stesso dinamismo trapassante i diversi piani della
vita psichica. Gli elementi spirituali costituiscono vere
"componenti" di un’esperienza specificamente umana
dell’istinto in quanto tale. A questo proposito scrive:
"[...] uno psicologo ci ha detto, descrivendo la sua
esperienza personale: "Ho costatato spesso che la soddisfazione
e il piacere, provati nel corso delle relazioni coniugali,
sono infinitamente più intensi e più ‘ricchi’
ogni volta che realizzo i legami umani e spirituali che
mi uniscono alla moglie, e cioè quando mi rendo conto
di ciò che ‘significa’ per me la ‘persona’ con cui
mi unisco.
"Tutte
le volte, invece, che tali relazioni si svolgono su un piano
più esclusivamente sessuale e istintivo, il piacere
è meno intenso e duraturo"" (78).
Lo
psichiatra monsignor Joan Baptista Torelló afferma
che lo studio del comportamento umano "[...] ha permesso
alla psicologia più recente di riconoscere, nella
repressione e nella soddisfazione dei cosiddetti istinti,
fenomeni ugualmente propri e confacenti alla natura dell’essere
umano, che solo in rapporto ad un’altra serie di valori
umani sono in grado di causare salute o malattia, serenità
o tensione, piacere o disagio. Ciò che decide la
loro positività o negatività, la loro sanità
o azione patogena è il quadro d’insieme in cui s’inseriscono,
l’atteggiamento fondamentale dell’esistente, le motivazioni
libere dello spirito.
"Per
quanto si riferisce concretamente al cosiddetto "istinto"
sessuale, decisivo sarà il ruolo dell’"amore":
continenza per amore è rasserenante e soddisfacente,
così come rasserenante e soddisfacente è il
rapporto sessuale per amore" (79).
Bruto
Maria Bruti
***
(1)
Cfr. Gerard J. M. van den Aardweg, "Matrimonio"
omosessuale & affidamento a omosessuali, in Studi Cattolici.
Mensile di studi e di attualità, anno XLII, n. 449/50,
Milano luglio-agosto 1998, pp. 499-509 (pp. 500 e 502).
(2)
Cfr. ibid., p. 500.
(3)
Cfr. ibidem.
(4)
Cfr. il mio Omosessualità: vizio o programmazione
biologica?, in Cristianità, anno XXIII, n. 243-244,
luglio-agosto 1995, pp. 5-12 (pp. 5-7); Simon LeVay e Dean
H. Hamer, Le componenti biologiche dell’omosessualità
maschile, in Le Scienze. Edizione italiana di Scientific
American, anno XXVII, vol. LIII, n. 311, Milano luglio 1994,
pp. 18-23; William Byne, I limiti dei modelli biologici
dell’omosessualità, ibid., pp. 24-30; e John Horgan,
L’eugenetica rivisitata, ibid., anno XXVI, vol. LII, n.
300, Milano agosto 1993, pp. 80-88 (p. 88).
(5)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità &
speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno
psicologo, con introduzione di Paul C. Vitz, trad. it.,
Ares, Milano 1999, pp. 55-89; Idem, L’omosessualità
si può curare?, in 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo,
anno IV, n. 11, Roma dicembre 1986, pp. 40-43 (pp. 41-42);
e Idem, Omosessualità: verso la liberazione, in Studi
Cattolici. Mensile di studi e di attualità, anno
XXXVII, n. 394, Milano dicembre 1993, pp. 809-812 (p. 810).
(6)
Cfr. Giuseppe Cesari, Aspetti psicologici dell’educazione
della sessualità, in Idem e Maria Luisa Di Pietro,
L’educazione della sessualità, con presentazione
di S. E. mons. Elio Sgreccia, La Scuola, Brescia 1996, pp.
15-54 (pp. 46-47).
(7)
Cfr. ibid., p. 48; G. J. M. van den Aardweg, L’omosessualità
si può curare?, cit. pp. 41-42; Bartholomew Kiely
S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota
psicologica, in Congregazione per la Dottrina della Fede,
Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1°
ottobre 1986). Testo e commenti, con prefazione di S. E.
mons. Tarcisio Bertone S.D.B. e introduzione di S. Em. il
cardinale Joseph Ratzinger, Libreria Editrice Vaticana,
Città del Vaticano 1995, pp. 50-60 (pp. 52-55).
(8)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità &
speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno
psicologo, cit., pp. 49-51; e B. Kiely S.J., La cura pastorale
delle persone omosessuali. Nota psicologica, cit., pp. 55-56.
(9)
Cfr. Francesco Le Moli, voce Omosessualità, in Danilo
Mainardi (diretto da), Dizionario di etologia, Einaudi,
Torino 1992, pp. 528-530.
(10)
Cfr. Konrad Lorenz, Lorenz allo specchio. Autoritratto inedito
del padre dell’etologia, con introduzione di Richard I.
Evans, trad. it., con presentazione di Vittorio Somenzi,
Armando, Roma 1989, pp. 61-62.
(11)
Cfr. Irenäus Eibl-Eibesfeldt, I fondamenti dell’etologia.
Il comportamento degli animali e dell’uomo, trad. it., nuova
ed. ampliata, Adelphi, Milano 1995, p. 614.
(12)
Cfr. K. Lorenz, op. cit., p. 64.
(13)
Cfr. ibidem.
(14)
Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, I fondamenti dell’etologia, il
comportamento degli animali e dell’uomo, cit., p. 247; e
Idem, Amore e odio. Per una storia naturale dei comportamenti
elementari, trad. it., Adelphi, Milano 1996, p. 46.
(15)
Cfr. Isabella Lattes Coifmann, L’amore? Gli animali lo fanno
così, Rizzoli, Milano 1995, p. 8; e I. Eibl-Eibesfeldt,
I fondamenti dell’etologia, il comportamento degli animali
e dell’uomo, cit., pp. 242-243.
(16)
Cfr. I. Lattes Coifmann, op. cit., p. 236.
(17)
Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Amore e odio. Per una storia naturale
dei comportamenti elementari, cit., pp. 43 e 123 in nota.
(18)
Cfr. K. Lorenz, L’ostilità tra generazioni e le sue
probabili cause etologiche, in Idem, op. cit., pp. 175-212
(pp. 183-184).
(19)
Cfr. san Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, Ia, q. 48;
e Idem, Commentum in Libros Sententiarum magistri Petri
Lombardi, I, d. 44. q. 1, a. 2, ad 5.
(20)
Cfr. Rom. 8, 19-22.
(21)
Cfr. Roberta Dabbene, La terapia riparativa dell’omosessualità
maschile, in Studi Cattolici. Mensile di studi e di attualità,
anno XLIII, n. 463, Milano settembre 1999, pp. 626-630 (p.
627), che espone e sintetizza Joseph Nicolosi, Reparative
Therapy of Male Homosexuality, A New Clinical Approach,
Jason Aronson, Northvale (New Jersey)-Londra 1991.
(22)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità &
speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno
psicologo, cit., pp. 55-116; Idem, Omosessualità:
verso la liberazione, cit., pp. 810-811; Idem, L’omosessualità
si può curare?, cit., pp. 41-42; Idem, "Matrimonio"
omosessuale & affidamento a omosessuali, cit., p. 508;
G. Cesari, op. cit., pp. 44-52; B. Kiely S.J., La cura pastorale
delle persone omosessuali. Nota psicologica, cit., n. 2,
3, 4, pp. 52-55, e n. 6, pp. 56-57; R. Dabbene, art. cit.;
e Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla
cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986,
n. 7, in Eadem, Lettera sulla cura pastorale delle persone
omosessuali (1° ottobre 1986). Testo e commenti, cit.,
pp. 14-41 (pp. 24-25).
(23)
Cfr. san Tommaso d’Aquino, Commentum in Libros Sententiarum
magistri Petri Lombardi, II, d. 4, q. 1, a. 1; e Idem, Summa
Theologiae, Ia-IIae, q. 3, a. 4.
(24)
Cfr. G. Cesari, op. cit., pp. 27, 37, 49, 50.
(25)
Ibid., p. 48.
(26)
APA. American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical
Manual of Mental Disorders, 3a ed., Washington D.C. 1980,
pp. 281-282.
(27)
Cfr. B. Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali.
Nota psicologica, cit., n. 1, pp. 50-52.
(28)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, "Matrimonio" omosessuale
& affidamento a omosessuali, cit., p. 507.
(29)
Cfr. Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione. L’ideologia
della società industriale avanzata, trad. it., con
introduzione di Luciano Gallino, Einaudi, Torino 1999, pp.
53-54.
(30)
Cfr. Rollo May, L’arte del counseling. Il consiglio, la
guida, la supervisione, trad. it., Astrolabio-Ubaldini,
Roma 1991, pp. 98-102.
(31)
Cfr. Jack Morin, Il piacere negato. Fisiologia del rapporto
anale. Manuale per uomini e donne, trad. it., Editori Riuniti,
Roma 1994, pp. 111-112.
(32)
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai
Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle
persone omosessuali, cit., nn. 3 e 11, pp. 18-19 e 28-31.
(33)
Cfr. R. Dabbene, art. cit., p. 629.
(34)
Cfr. ibidem.
(35)
Cfr. ibid., pp. 628- 629; e G. J. M. van den Aardweg, L’omosessualità
si può curare?, cit., p. 43.
(36)
Cfr. R. Dabbene, art. cit., pp. 628- 629; e G. J. M. van
den Aardweg, L’omosessualità si può curare?,
cit., p. 43.
(37)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, L’omosessualità si
può curare?, cit., p. 43; e Idem, Omosessualità
& speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza
di uno psicologo, cit., pp. 80-83.
(38)
Cfr. Vittorino Andreoli, E vivremo per sempre liberi dall’ansia,
intervista a cura di Marina Terragni, Rizzoli, Milano 1997,
pp. 85-90 e 98.
(39)
G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità & speranza.
Terapia & guarigione nell’esperienza di uno psicologo,
cit., p. 50.
(40)
Cfr. Simona Argentieri, La sessualità, in Stefania
Rossini (a cura di), Dieci psicanalisti spiegano i temi
centrali della vita, Rizzoli, Milano 1987, pp. 113-123;
Marc Bourgeois, Psicologia sessuale dell’adolescente, in
Robert Volcher (diretto da), Dizionario di sessuologia,
ed. it. a cura di Mario V. Rossi, Cittadella, Assisi (Perugia)
1975, pp. 270-286; Charles Jamont, I problemi sessuali dell’adolescenza,
in Andre Willy e Idem (a cura di), Enciclopedia della sessualità,
nuova edizione con XVIII tavole fuori testo, trad. it.,
3a ed. riveduta e aggiornata, Borla, Bologna 1974, pp. 217-226;
E. Thompson, La sessualità del bambino, ibid., pp.
165-170; e G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità
& speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza
di uno psicologo, cit., pp. 49-51.
(41)
Cfr. <http://couragerc.net/>, visitato l’11-11-2002.
(42)
Cfr. <http://www.exodusintl.org/>, visitato l’11-11-2002.
(43)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità: verso
la liberazione, cit., p. 812; Catechismo della Chiesa Cattolica,
n. 2358; Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune
considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge
sulla non discriminazione delle persone omosessuali, trad.
it., in Eadem, Lettera sulla cura pastorale delle persone
omosessuali (1° ottobre 1986). Testo e commenti, cit.,
pp. 83-88, soprattutto nn. 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15
e 16; e Gino Concetti O.F.M., Diritti degli Omosessuali,
Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1997, p. 42.
(44)
Cfr. Max mon amour (Francia, 1986). Regista: Nagisa Ôshima.
Interpreti principali: Charlotte Rampling, Anthony Higgins,
Diana Quick, Milena Vukotic; sull’uscita in Italia, cfr.
Valerio Cappelli, La Rampling fidanzata con lo scimpanzé,
in Corriere della Sera, 5-4-1987.
(45)
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni
concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione
delle persone omosessuali, cit., nn. 6, 7, 9, 14, 15 e 16,
pp. 85-88; e G. Concetti O.F.M., op. cit., pp. 50 e 73.
(46)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, "Matrimonio" omosessuale
& affidamento a omosessuali, cit., p. 500.
(47)
Cfr. ibid., p. 501.
(48)
Cfr. ibidem, che rimanda ad A. P. Bell e M. S. Weinberg,
Homosexualities: A study of diversity among men and women,
Simon & Schuster, New York 1978; P. Cameron e altri,
The longevity of homosexuals: before and after the Aids
epidemic, in Omega. Journal of Death and Dying, anno 29,
n. 3, 1994, pp. 249-272; e H. Hendin, Suicide in America,
Norton, New York 1995.
(49)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, "Matrimonio" omosessuale
& affidamento a omosessuali, p. 504, che rimanda a P.
Cameron e K. Cameron, Homosexual parents, in Adolescence,
anno 31, n. 124, 1996, pp. 757-776.
(50)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, "Matrimonio" omosessuale
& affidamento a omosessuali, p. 504, che rimanda anche
ad A. P. Bell e M. S. Weinberg, Homosexualities: A study
of diversity among men and women, cit.
(51)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, "Matrimonio" omosessuale
& affidamento a omosessuali, p. 504, pp. 506-507.
(52)
Cfr. ibid., p. 499.
(53)
Cfr. ibidem.
(54)
Cfr. don Michel Schooyans, Nuovo disordine mondiale. La
grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla
tavola dell’umanità, trad. it., con prefazione del
Card. J. Ratzinger, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano)
2000, pp. 32-34.
(55)
Cfr. ibid., pp. 94-95.
(56)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, "Matrimonio" omosessuale
& affidamento a omosessuali, cit., p. 506.
(57)
Cfr. ibid., pp. 501, 503, 505, 507 e 508; Congregazione
per la Dottrina della fede, Alcune considerazioni concernenti
la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione
delle persone omosessuali, cit., n. 11, p. 86; e G. Concetti
O.F.M., op. cit., p. 58.
(58)
Cfr. Luc Montagnier, AIDS l’uomo contro il virus, la lotta
alla "peste del 2000" nella cronaca dello scienziato
che l’ha scoperta, con 16 tavole a colori fuori testo, trad.
it., con presentazione di Fernando Aiuti, Giunti, Firenze
1995, p. 103.
(59)
Cfr. ibid., p. 106.
(60)
Cfr. Jérôme Lejeune, Per me non esiste, intervista
a cura di Alessandro Banfi, in Il Sabato. Fatti e commenti
della settimana, anno VIII, n. 40, Milano 5-10-1985, p.
4.
(61)
Cfr. Antonio G. Spagnolo, AIDS: e se partissimo dalla verità
scientifica?, in Avvenire, Milano 2-11-1989, che fa stato
del Journal of Immune Deficiency Syndromes, n. 4, New York
1989, pp. 404-409.
(62)
Cfr. A. G. Spagnolo, art. cit.
(63)
Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni
concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione
delle persone omosessuali, cit., n. 11, p. 86.
(64)
Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità &
speranza. Terapia & guarigione nell’esperienza di uno
psicologo, cit., pp. 140-152.
(65)
Cfr. William Glasser, Terapia della realtà, trad.
it., Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971, pp. 24-27.
(66)
Cfr. Albert Görres, Il male e il superamento del male
nella psicoterapia e nel cristianesimo, in Idem e Karl Rahner
S.J. (1904-1984), Il Male. Le risposte della psicoterapia
e del cristianesimo, trad. it., Edizioni Paoline, Cinisello
Balsamo (Milano) 1986, pp. 11-219 (pp. 16-17).
(67)
Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi
della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone
omosessuali, cit., soprattutto nn. 2, 3, 6, 7, 8, 9, 10,
11, 12, 15, 16 e 17, pp. 16-39; Catechismo della Chiesa
Cattolica, nn. 2357, 2358 e 2359; G. Concetti O.F.M., op.
cit.; e mons. Dionigi Tettamanzi et alii, Antropologia cristiana
e omosessualità, con presentazione di Giuseppe Dalla
Torre, Quaderni de "L’Osservatore Romano", Città
del Vaticano 1997, soprattutto B. Kiely S.J., Gli antecedenti
dell’omosessualità: scienza e valutazione morale,
ibid., pp. 97-102.
(68)
Cfr. Sergio Musitelli, Maurizio Bossi e Remigio Allegri,
Storia dei costumi sessuali in Occidente. Dalla preistoria
ai nostri giorni, Rusconi, Santarcangelo di Romagna (Rimini)
1999, pp. 84-85; cfr. pure Platone, Simposio, VIII, 192
A, con testo greco a fronte, introduzione, traduzione, note
e apparati di Giovanni Reale, e appendice bibliografica
di Enrico Peroli, Bompiani, Milano 2000, p. 91, dove si
parla di "impudenza".
(69)
S. Musitelli, M. Bossi e R. Allegri, op. cit., p. 85.
(70)
Cfr. V. Andreoli, Dalla parte dei bambini, per difendere
i nostri figli dalla violenza, Rizzoli, Milano 1999, pp.
20-21; e Roger Bastide, Comportamento sessuale e religione,
in Robert Volcher (diretto da), Dizionario di sessuologia,
cit., pp. 616-628 (pp. 618-619).
(71)
Cfr. Roger-Marie Palem, Omosessualità maschile e
femminile, in R. Volcher (diretto da), Dizionario di sessuologia,
cit., pp. 461-478 (p. 468).
(72)
Cfr. Angelo Di Berardino O.S.A., L’omosessualità
nell’antichità classica, in mons. D. Tettamanzi et
alii, op. cit., pp. 17-24.
(73)
Cfr. Jean de Fraine S.J. (1914-1966) e Albert Vanhoye S.J.,
voce Cuore, in Xavier Léon-Dufour S.J. et alii (sotto
la direzione di), Dizionario di Teologia Biblica, trad.
it., Marietti, Genova 2002, pp. 242-246 (pp. 242-243).
(74)
Cfr. Giovanni Paolo II, Enciclica "Fides et ratio"
circa i rapporti tra fede e ragione, del 14-9-1998, nn.
16, 45 e 46.
(75)
Cfr. Idem, Esortazione Apostolica Post-Sinodale "Pastores
dabo vobis" circa la formazione dei Sacerdoti nelle
circostanze attuali, del 25-3-1992, n. 29.
(76)
Gabriele D’Annunzio, L’Imagine, in Idem, Tutte le opere,
vol. II, Femmine e muse, Mondadori, Verona 1929, p. 61.
(77)
Cfr. don Joseph Nuttin, Psicanalisi e personalità,
trad. it., San Paolo, Roma 1984, pp. 85-87.
(78)
Ibid., p. 312.
(79)
Monsignor Joan Baptista Torelló, dell’Opus Dei, Dalle
Mura di Gerico. Temi di psicologia spirituale, trad. it.,
Ares, Milano 1987, pp. 116-117.