Mode
indecenti
La
cura del corpo
di
Mario Palmaro tratto da Il Timone - n. 10 Novembre/Dicembre
2000
Tatuaggi, capelli alla "moicana", parolacce, moda
trasandata, stravaganze variopinte. Perché? un cattolico
non è indifferente di fronte a questi fenomeni giovanili.
Il coraggio di un giudizio cristiano controcorrente.
Salire
su un autobus urbano di buon mattino può essere un'esperienza
molto istruttiva: anche lo sguardo più distratto
non può ignorare le stravaganze che affliggono la
varia umanità giovanile che si accalca per raggiungere
le scuole di ogni ordine e grado. Capelli rossi e tagli
alla moicana; orecchini multipli alle orecchie, sul naso,
sulle labbra; tatuaggi stile vecchio lupo di mare; abbigliamento
trasandato, sciatto, ma spesso "firmato"; linguaggio
pieno zeppo di volgarità che farebbero impallidire
uno scaricatore di porto. Ciò che più colpisce
in questo scenario sono due aspetti inquietanti: da un lato,
l'omologazione verso il basso dei due sessi. Le ragazze
vestono, si muovono, parlano, dicono parolacce ne più
ne meno dei loro coetanei. Si direbbe si siano lasciate
convincere che quello è l'unico "passaporto"
per entrare nel gruppo, per essere notate dal ragazzino
verso il quale nutrono segrete simpatie adolescenziali.
L'altro elemento allarmante di questo "ritratto"
della gioventù è che, salvo eccezioni sempre
più rare e isolate, l'armamentario negativo che abbiamo
descritto è diventato una vera e propria divisa dei
ragazzi di questo nuovo millennio. L'aspetto più
desolante e meno "giovanile" di questa situazione
è che stiamo coltivando una generazione di conformisti:
portano tutti le stesse scarpe (rigorosamente di ginnastica,
poveri piedi), gli stessi pantaloni (rigorosamente jeans),
vestono il taglio d'abito all'ultima moda che si restringe
e si allarga ciclicamente, si acconciano i cappelli all'unisono,
usano il medesimo linguaggio sboccato. Qualche decennio
fa, certi modi di vestire e certi atteggiamenti pur deprecabili
avevano almeno qualche significato di rottura, di sincera
contestazione dell'esistente; adesso questi poveri ragazzi
si sono lasciati ritagliare addosso una divisa, un po' come
i tristissimi "pigiami" della Rivoluzione culturale
comunista cinese. Hanno dato in affitto, poveretti, i loro
corpi, lasciando che altri scelgano per loro che cosa mettersi,
come pettinarsi, dove e quanto bucarsi il corpo con pezzettini
di metallo, come parlare, dove divertirsi, quando impasticcarsi.
L'importante è che pensino poco, male, e tutti uguale.
Di
fronte a questa realtà, i cattolici che cosa hanno
da dire? Vediamo di mettere insieme qualche buona idea da
tradurre in pratica.
1.
Innanzitutto, evitiamo di ascoltare i "cattolici
modello struzzo", quelli che preferiscono non
affrontare la realtà. Per costoro "i giovani
non sono tutti come quelli che abbiamo descritto, anzi la
maggioranza sono bravi, i nostri figli saranno diversi".
Un settimanale di ispirazione cristiana riportava il mese
scorso un'indagine condotta su un campione di 150 giovani
tra i 20 e i 24 anni, per conoscere le loro idee in materia
di sessualità: ne è venuto fuori che il 50%
non considera essenziale la fedeltà di coppia, che
il 65% ritiene il sesso sia disgiunto dall'affettività,
che il 70% giudica l'omosessualità "eticamente
e socialmente ammissibile", e che la stragrande
maggioranza predica e pratica i rapporti prematrimoniali.
Il settimanale in questione concludeva che "converrà
in ogni caso evitare di porsi di fronte a questo quadro
utilizzando giudizi di valore". Che è, appunto,
la "legge dello struzzo".
2.
Il Timone, invece, crede che il nostro compito
di cristiani pensanti sia proprio quello di formulare "giudizi
di valore" alla luce del Vangelo e del Magistero ecclesiale.
Facile comprendere che in questo scenario sarà sempre
più diffìcile educare i nostri ragazzi a uno
stile di vita sano, se tutte le loro principali compagnie
dalla scuola, all'oratorio, alla squadra di calcio hanno
stili diametralmente opposti: "Se loro lo fanno,
papà, perché io no?".
3.
Un altro pericolo da evitare è concludere come farebbe
il "cattolico modello struzzo", che "comunque,
non c'è nulla di male a tingersi i capelli di rosso
e a mettersi l'orecchino al naso, anzi...". Il
problema vero, seno, è che invece c'è molto
di male a "maltrattare" il proprio corpo, perché
questo è il sintomo di una malattia mortale per la
fede: il disprezzo verso se stessi. Come sempre, la verità
cristiana è una verità paradossale, che si
presenta ribaltata rispetto all'immagine che ne fornisce
il mondo. Una di queste leggende sostiene e riesce a far
credere che la Chiesa di Cristo nega valore e significato
al corpo dell'uomo, riducendone il valore alla dimensione
spirituale. Nulla di più falso. Anzi: chi afferma
che il cristianesimo detesta e disprezza il corpo dell'uomo,
dice un'eresia.
4.
Basterebbe a sciogliere ogni dubbio in proposito il modo
con cui Gesù si presenta ai suoi discepoli dopo la
resurrezione: "Guardate le mie mani e i miei piedi:
sono proprio io!" (Le 24.39). La fede dei cristiani
è la fede dell'incarnazione, di Dio che si fa uomo
non semplicemente rivestendosi di un involucro antropomorfo
come vorrebbe il manicheismo ma diventando autenticamente
e pienamente uomo, fuorché nel peccato. Soffermiamoci
a pensare per qualche istante: Gesù ebbe fame e sete
nel deserto, gustò i cibi prelibati delle nozze di
Cana, pianse lacrime calde sulla tomba di Lazzaro, ebbe
paura e sudò sangue nel Getsemani, soffrì
l'atroce umiliazione dei soldati romani e la terribile agonia
della croce. Certo, la Chiesa ci insegna che non esiste
un materialismo sano: l'uomo è il suo corpo e la
sua anima. Ma si potrebbe dire che il cristiano è
portatore sano di un materialismo, cioè della consapevolezza
che tutta la sua vita, compresa quella eterna, si gioca
e si manifesta attraverso il corpo.
5.
Pensiamo, se ancora non bastasse, alla "materialità"
che caratterizza i sacramenti: senza un po' di pane e un
po' di vino, fatti da mani d'uomo, non vi può essere
Eucaristia. Gesù fatto pane viene ad abitare dentro
il nostro cuore, il nostro corpo. E ancora: pensiamo al
Gesù-medico dei Vangeli che si curva a curare e guarire
migliaia di malati. Certo, senza mai dimenticare che il
vero grande male è il peccato, ma rivelando che l'amore
si manifesta attraverso un gesto, una carezza, un abbraccio,
un bacio. Attraverso il nostro corpo.
6.Dunque,
oggi il nemico più agguerrito del cristianesimo sembra
non essere più il materialismo, ma lo spiritualismo:
il separare fittiziamente l'anima dal corpo, per cui posso
tenere comportamenti immorali e contrari alla dignità
della mia persona, ma ritenere l'anima preservata dal male
compiuto dal corpo. Ciò è impossibile. Come
insegna Gesù, dal nostro cuore escono i peccati,
cioè la volontà al male; ma è con le
nostre azioni sia della mente che del corpo che il male
prende forma corrodendo il nostro corpo, che è tempio
dello Spirito Santo.
7.
Tutte queste considerazioni sembrano averci portato lontano.
E invece siamo stati ricondotti all'interno del nostro autobus
delle 7 e 20, pieno zeppo di ragazzi mal vestiti e mal consigliati.
Il modo con cui maltrattano il loro corpo rivela che non
hanno capito il tesoro che hanno a disposizione, anzi, il
tesoro che sono. Normale poi che svendano se stessi sulla
strada del sesso facile, della contraccezione, del matrimonio
a termine, di qualche droga che faccia evadere verso la
felicità. La felicità: sarebbe in realtà
nelle loro mani, nei loro sguardi, nella pulizia delle loro
facce, nei loro corpi vestiti con tanta semplicità
e conformemente agli impegni della giornata. Mostriamo loro
il volto incarnato di Gesù, sveliamo loro che la
fede è vita, che Cristo è vicinissimo e non
un dio lontano e inafferrabile. Questa nuova evangelizzazione
essi si attendono da noi; questa franchezza gli educatori
cristiani devono ai loro ragazzi. Oggi, subito. Perché
domani potrebbe essere troppo tardi.