La
Contraccezione
Preservativo
e HIV
di
Tommaso Scandroglio tratto da Il Timone
- n. 1 Maggio/Giugno 1999
Lo spacciano per sicuro ma non è vero! Il virus dell'Hiv
può trasmettersi anche se il preservativo è
correttamente usato. Perché non informano i giovani
di questo pericolo? Forse per non mettere in pericolo il
business di certe lobbies. Una propaganda interessata, cui
non mancano ingenti mezzi economici, sostiene, in assenza
quasi totale di voci contraddittorie, che l'uso del preservativo
garantisce totalmente dal contagio del virus Hiv, impedendo
la diffusione della peste del secolo, dell'AIDS.
Ovviamente,
peste e corna nei confronti della Chiesa cattolica, la cui
morale retrograda e oscurantista si ostina a negare liceità
all'uso dei contraccettivi, anche in epoca così a
rischio di contagio mortale per larghe fasce di popolazione,
soprattutto nei Paesi più poveri. Chiesa senz'anima,
arroccata su principi insostenibili, crudele, inamovibile
persino di fronte al pericolo di morte che circonda i nostri
giovani. E cosi`, ancora una volta sul banco degli imputati,
la Chiesa ed i cattolici, per lo meno quelli che ancora
seguono le indicazioni del Magistero in materia di morale
sessuale, vengono additati a incoscienti, se non colpevoli,
complici della propagazione del virus letale. Costretti
in difesa, non sappiamo quasi che cosa balbettare di fronte
all'indice puntato di questi giustizieri dal giudizio inappellabile.
Ma si è proprio certi che le cose stiano veramente
cosi`? Si è sicuri che il profilattico protegga totalmente
dal virus dell'AIDS? Facciamo il punto della situazione.
1.
Chi è sieropositivo ha una malattia mortale di cui
l'AIDS non è che lo stadio finale. 2. Chi è
sieropositivo può contagiare gli altri. 3. Attualmente
non esiste alcuna medicina o vaccino che guarisca da questa
malattia e dunque l'unico mezzo per non contrarre questo
virus è la prevenzione. Ma oggi, quando si parla
di prevenzione, viene alla mente una parolina magica: 'preservativo'.
Lo dice il nome: preserva. Preserva la donna dal rimanere
incinta, preserva giovani e meno giovani dal mortale contagio
dell'Hiv.
Ma
qualcuno - ci limitiamo a prenderne atto - dubita che il
preservativo sia realmente uno strumento che garantisca
di non essere contagiati dal virus. La cosa è risaputa,
circola negli ambienti scientifici, ma si preferisce non
divulgarla. Tra i dubbiosi va annoverato il professor Joannes
.P.M. Lelkens, emerito di anestesiologia all'Università
di Maastricht e docente di fisiologia all'Istituto "MEDO"
di Kerkrade (paesi Bassi) per la famiglia e l'educazione.
La tesi del professor. Lelkens parte innanzitutto da una
constatazione: la probabilità di rimanere incinta
utilizzando costantemente, in ogni rapporto sessuale, il
preservativo varia il 9% e il 14%. Vale a dire che, se 100
coppie, per un anno intero usano esclusivamente il preservativo
come anticoncezionale, circa 12 donne rimangono incinte.
Il dato, sconosciuto al popolo dei fruitori di contraccettivi,
è confermato anche da una recente indagine condotta
dall'Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri
italiani (Aogoi).
Anche
questa indagine, ovviamente, passata sotto silenzio quasi
totale. Ma proseguiamo. E' dunque provato scientificamente
che gli spermatozoi possono passare attraverso il preservativo.
Lo stesso professore ci informa che il virus dell'AIDS è
più piccolo degli spermatozoi (0,1 micron) e perciò
ha più facilità a passare attraverso il profilattico.
Quanto afferma il professor Lelkens è confermato
da uno studio compiuto da C.M. Roland, capo della sezione
"Proprietà dei polimeri" del Naval Research
Laboratory di Washington, apparso in un articolo della rivista
specializzata Rubber World del giugno del 1993. "Sulla
superficie del preservativo - scrive Roland - la struttura
originale appare al microscopio come un insieme di crateri
e di pori. Più importante per la trasmissione dei
virus è la scoperta di canali del diametro medio
di 5 micron, che trapassano la parete da parte a parte.
Ciò significa un collegamento diretto tra l'interno
e l'esterno del preservativo attraverso un condotto grande
50 volte il virus".
La
notizia va presa con estrema attenzione: il preservativo
presenta fori 50 volte più grandi del virus dell'AIDS
e quindi questo virus può benissimo attraversare
la parete di gomma del profilattico. La maniera migliore
per verificare la veridicità di questi dati era testare
nella realtà la presunta sicurezza offerta dai preservativi.
Questo è appunto ciò che ha fatto la dottoressa
Susan C. Weller che ha studiato la frequenza della trasmissione
del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra
coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due partners
è sieropositivo. In questo studio è emerso
che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell'arco
di un anno; ciò a dimostrare che questi soggetti,
nonostante l'uso continuato del preservativo, sono stati
contagiati dal loro coniuge. Una percentuale strabiliante
che, se confermata, inficia del tutto il comune pensare
di tanti promotori delle campagne del "sesso sicuro".
Sostenere, come fanno molti messaggi pubblicitari, che l'uso
del preservativo garantisca totalmente da rischi di contagio,
è del tutto falso. Se il messaggio fosse accolto
acriticamente - come purtroppo avviene spesso - dai nostri
studenti, in ogni classe 6-7 dei nostri ragazzi (appunto
circa il 30 %) rischierebbero pericolosamente di essere
sacrificati alle campagne del "sesso sicuro".
Vien da chiedersi quanti genitori sarebbero disposti a sottoscrivere
tali campagne.
E
quanti giovani, se informati della verità, sarebbero
disposte ad accoglierle acriticamente, come spesso oggi
avviene. Infine, oltre al fatto che il preservativo presenta
veri e propri tunnel che permettono il passaggio del virus
all'esterno dello stesso, non dimentichiamoci che il profilattico
durante il rapporto può subire lacerazioni (i preservativi
nuovi hanno una probabilità di lacerarsi del 3,6%,
quelli vecchi di qualche anno fino al 18,6%); può,
se non utilizzato correttamente, provocare passaggio di
liquido seminale, e con esso anche il virus Hiv, e, da ultimo,
può sfilarsi. Se sommiamo tutti questi rischi dobbiamo
necessariamente essere d'accordo con il parere autorevole
del professor Leopoldo Salmaso, medico epidemiologo e aiuto
infettivologo presso l'ospedale di Padova, parere confermato
dai risultati delle ricerche condotte dal Federal Drugs
Administration, l'ente che negli Stati Uniti controlla i
medicinali: "Il preservativo può ritardare il
contagio, ma non arrestarlo". La conclusione si impone:
contare sui preservativi è far la corte alla morte.
A questo punto sorge spontanea una domanda: perchè
i risultati di queste ricerche non sono noti all'opinione
pubblica? Forse per non ingenerare un panico di massa? Ma
quando c'è di mezzo la nostra salute, non abbiamo
tutti il diritto di sapere? Non sarà che la vendita
di preservativi fattura milioni di dollari in tutto il mondo
e simili notizie segnerebbero la fine di un cosi` imponente
business?
Domande
che attendo risposta. Tornando invece al problema di come
debellare l'AIDS, che cosa possiamo fare di realmente efficace
per fermare questa malattia, dato che i preservativi offrono
cosi` poche garanzie? Qual è la vera strada del sesso
sicuro? La sola strada che dà certezza di non contrarre
il virus attraverso rapporti sessuali è proprio quella
di non avere rapporti sessuali: la strada dell'astensione
sessuale, proprio quella tanto derisa, gabellata per retrograda,
qualificata come castrante la personalità dei nostri
giovani. Eppure, il ragionamento non fa una piega. Il professor
Salmaso ci aiuta con un esempio pubblicato su Avvenire:
"Se un bambino ha il morbillo, abbiamo due modi per
arginare l'infezione. Eliminare il rischio di contagio tenendolo
a casa, oppure mandarlo a scuola facendogli indossare una
mascherina. Va da sè che questo secondo criterio
è assai più insicuro rispetto al primo. Portando
la mascherina il bambino contagerebbe i compagni di scuola
in quindici giorni, anzichè in uno. Ma il risultato
sarebbe ugualmente quello di un'epidemia generalizzata".
Questo è quanto può accadere, fatte le debite
proporzioni, quando si una persona sieropositiva utilizza
il preservativo. Non è certa di evitare il contagio,
ma solo di ritardarlo. Naturalmente, soluzione efficace
e raccomandabile è la fedeltà reciproca nel
matrimonio. Ma, guarda caso, qui torniamo al recupero di
quella visione monogamica della coppia, proclamata dalla
Chiesa sin dall'inizio della sua bimillenaria storia. Ancora
una volta questi cattolici. Che abbiano ragione anche quando
parlano di preservativo?
RICORDA:
Il preservativo presenta fori il cui diametro è 50
volte più grande della grandezza del virus dell'AIDS
L'astensione dai rapporti sessuali con persone sieropositive
e la fedeltà reciproca nel matrimonio sono l'unica
garanzia sicura contro il contagio. Studi epidemiologi,
scientificamente condotti, dimostrano come nel 7-15% dei
casi, fino al 30% in alcuni studi, l'infezione si verifichi
nonostante l'uso del preservativo.
Il
"sesso sicuro" e il profilattico a confronto con
l’infezione da HIV
di
J. Suaudeau
tratto
da Medicina e Morale, 4 (1997), pp. 689 - 726
Per
prevenire la trasmissione sessuale da HIV, è stata
proposta la formula cosiddetta del "sesso sicuro",
associando a un cambiamento nel comportamento sessuale l’uso
del preservativo maschile di lattice. Le autorità
sanitarie hanno soprattutto promosso la diffusione del preservativo,
presentandolo spesso come un baluardo insuperabile per HIV.
Invece lo studio delle caratteristiche mostra che il preservativo
non offre affatto una tale barriera assoluta: presenta infatti
un fallimento del 15% quando viene usato come contraccettivo;
esso lascia passare virus responsabili di Malattie a Trasmissione
Sessuale (MST), quando è usato come profilattico.
La causa di questo fallimento è l’esistenza di micropori
nella membrana del lattice, la frequenza di rotture o di
scivolamento del dispositivo nel corso dell’atto sessuale,
particolarmente nel rapporto ano-genitale, la degradazione
del lattice, e la contaminazione della superficie esterna
del preservativo da parte di secrezioni pre-eiacularie che
contengono l’HIV. Le statistiche mostrano che, nel 10-15%
degli atti sessuali, il preservativo non impedisce la trasmissione
sessuale dell’HIV. Questo cresce fino al 20-30% quando i
rapporti sono omosessuali, quando la promiscuità
sessuale è forte o quando c’è una MST; diminuisce
solo il 10% nel caso di una coppia eterosessuale fedele,
senza MST. Il vero "sesso sicuro" si trova dunque
non nel preservativo ma nell’astinenza o nei rapporti sessuali
fedeli nel matrimonio.
Qual
è il grado effettivo di protezione dall’HIV del profilattico
?
di
K. April, R. Koster, G. Fantinacci, W. Schreiner
tratto
da Medicina e Morale 1994/5; 903–925
Finalità
degli studi:
in molte campagne per la prevenzione dell'HlV il preservativo
viene presentato come il principale mezzo di prevenzione.
Attraverso una panoramica della letteratura scientifica
vengono presentati gli studi più affidabili sulla
reale efficacia dell'uso del profilattico per proteggersi
dalla trasmissione dell'HlV.
Metodi:
gli studi che trattano il grado di protezione del profilattico
contro la trasmissione dell'HlV sono metodicamente insufficienti
(dati anamnestici incompleti; mancanza di informazioni sull'infeziosità
e sullo stadio dell'infezione da HIV; tempi di osservazione
troppo brevi; impossibilità di controllo di studi
in vivo per motivi etici). Presentiamo gli studi più
affidabili: andamento delle ricerche su coppie eterosessuali
monogame con un partner sieropositivo.
Risultati:
sono stati analizati 4 studi (dal 1987 fino al 1993) aventi
dai 18 ai 563 soggetti e per periodi di osservazione compresi
fra 6 mesi e 3 anni. In quelle coppie dove c'è stata
astinenza sessuale non si è riscontrata nessuna sieroconversione.
Fra quelle che hanno usato il profilattico la percentuale
di sieroconversione è stata fra lo z ero e il 22%,
tra quelle che non hanno fatto uso del profilattico fra
lo zero e 1'86%. L'indice di protezione (percentuale di
sieroconversioni nelle coppie con rapporti sessuali non
protetti diviso per la percentuale di sieroconversioni nelle
coppie che fanno uso del profilattico) oscilla tra 1 ( uno
studio mostra che non c'è nessuna differenza fra
i due gruppi) e circa 10 (due studi hanno mostrato che non
c'è stata nessuna sieroconversione nelle coppie che
usano il preservativo). Il valore medio di questi indici
di protezione è di 5.
Conclusioni:
I'ipotesi secondo la quale il profilattico costituisca una
misura efficace di prevenzione dall'infezione HIV non ha
valore scientifico. Comunque l'uso abituale del profilattico
riduce il rischio di un contagio HIV. L'indice di protezione
di 5 (valore medio) appare insufficiente in presenza di
una malattia infettiva letale. Da raccomandare sono principalmente
misure di prevenzione sicuri: rapporto monogamo fra partner
non infettati da HIV, il test HIV con consulenza e scelta
oculata del partner (evitare contatti sessuali con soggetti
HIV positivi). La raccomandazione dell'uso del profilattico
si limita solo a quei soggetti che rifiutano le misure di
prevenzione sicuri. E' da segnalare loro il rischio rimanente.