La
Contraccezione
La
pillola che uccide
di
Mario Palmaro tratto da Il Timone - n.
35, Luglio 2004.
Inventata negli anni Cinquanta da Gregory Pinkus,
è diventata il contraccettivo usato da milioni di
donne in tutto il mondo. Che però non sanno tutta
la verità: la pillola provoca una serie impressionante
di aborti precoci, che nessuna statistica ufficiale potrà
mai descrivere con precisione.
È
il contraccettivo più conosciuto. Ha l’aspetto di
una normalissima pastiglia ed è considerato lo strumento
più semplice e sicuro per evitare di avere figli.
Da quando, nel 1955, Gregory Pinkus l’ha messa a disposizione
delle donne di tutto il mondo, la pillola e diventata il
simbolo della liberazione sessuale, dell’emancipazione femminile,
della possibilità di avere rapporti senza preoccuparsi
delle conseguenze. La Chiesa cattolica non si è lasciata
impressionare dal successo commerciale di questo ritrovato
della scienza moderna, e nel 1968 ha solennemente riaffermato
— nella enciclica di Paolo VI Humanae vitae — il
suo “no” senza se e senza ma all’uso del contraccettivi,
pillola compresa. Ciò non ha impedito a molti cattolici
di assumere un atteggiamento assai diverso nei confronti
della pillola: non é raro ascoltare amici o conoscenti
che sull’argomento prendono le distanze dal Magistero, magari
sostenendo che è sempre meglio usare la pillola piuttosto
che abortire. Ed è qui che — sia detto senza offesa
per nessuno — casca l’asino. Perché dietro all’apparenza
di un’innocua pastiglia che sembra fare male, tutt’al più,
all’anima di chi la usa, la pillola nasconde un volto sconosciuto
ma micidiale.
Occhio
non vede, cuore non duole?
Non
tutti sanno che la pillola, la regina dei contraccettivi,
ha tra le sue conseguenze anche un effetto abortivo. Per
molte persone, soprattutto per le donne che da anni ne fanno
uso, questa notizia è del tutto inaspettata e sconvolgente.
È anche per questa ragione che tra gli addetti ai
lavori - e perfino da parte di certi movimenti per la vita,
e di alcuni confessori, moralisti, teologi, educatori in
genere — questa verità scomoda sulla pillola viene
taciuta, giustificandosi con argomentazioni suggestive ma
profondamente sbagliate: per non turbare la psiche dei fedeli;
per evitare un duro scontro su un terreno cosi impopolare;
per non mettere sullo stesso piano la contraccezione e l’aborto.
Il Timone ritiene invece che la verità vada sempre
affermata, senza omissioni, soprattutto quando è
così ricca di implicazioni morali ed umane. Non sarà
inutile ricordare che, per essere responsabili di un atto
oggettivamente grave — come ad esempio un aborto - occorrono
sempre la piena avvertenza e il deliberato consenso; cioè,
è necessario sapere che l’azione che si sta compiendo
provoca un determinato effetto. Dunque, fermo restando che
l’uso della contraccezione costituisce sempre un grave disordine
morale, non si può desumere automaticamente che chi
ha fatto uso della pillola sia “colpevole” di un aborto
procurato. Ma è necessario avvertire l’opinione pubblica,
con la massima chiarezza possibile, che la pillola contraccettiva
ha certamente fra i suoi effetti quello di provocare Ia
morte di un essere umano concepito nelle primissime fasi
del suo sviluppo.
Contraccezione
o aborto?
La
pillola appartiene alla categoria dei cosiddetti “contraccettivi
ormonali”, che sono definiti tali in maniera impropria poiché
essi esercitano oggettivamente un’attività abortiva.
Un vero contraccettivo, infatti, si caratterizza per il
fatto che agisce impedendo il concepimento, e per il fatto
che nello stesso tempo — nel caso in cui lo strumento fallisca
il suo scopo — esso non provoca alcun danno al nuovo essere
umano. Appartengono a questa categoria, ad esempio, il diaframma,
il preservativo maschile a femminile, gli spermicidi; tutti
mezzi moralmente inaccettabili, ma che non possono essere
in alcun modo considerati degli abortivi.
Vi
sono invece una serie di prodotti di largo uso, normalmente
conosciuti come contraccettivi dall’opinione pubblica, che
devono essere più correttamente definiti criptoabortivi,
cioè veri e propri strumenti che inducono aborti
nascosti, dei quali né a donna né la società
in genere avrà mai modo di accorgersi. Tra questi
sono spesso citati, ad esempio, la pillola del giorno dopo,
la spirale o IUD, e la Ru 486. Ma in genere si tace la verità
più imbarazzante, e cioè che anche la cosiddetta
pillola — a base di estrogeni e progestinici — e la minipillola
(un ritrovato a dosaggio più basso) provocano degli
aborti.
Come
avviene tutto questo? Quando una donna assume la pillola,
e ha dei rapporti, possono accadere due cose. Nella maggior
parte del casi, la pillola impedisce l’ovulazione e inibisce
la capacità spermatica, “funzionando” come un vero
e proprio contraccettivo. Il concepimento non può
verificarsi. Ma la pillola di uso comune ha sempre sul corpo
della donna anche un altro effetto: provoca alterazioni
dell’endometrio e del corpo iuteo, rendendo impossibile
l’impianto e lo sviluppo dell’embrione. Detto in termini
più semplici: non sempre la pillola impedisce il
concepimento, ma crea sempre condizioni inospitali nel corpo
della donna, determinando talvolta la morte per aborto del
figlio appena generato. Queste verità erano note
già negli anni ‘50, durante le prime sperimentazioni
della pillola. E la faccenda è talmente concreta
che è possibile anche quantificare — ovviamente in
termini statistici — il numero di aborti che possono verificarsi
durante l’uso di questo cosiddetto contraccettivo: una donna
che usa la pillola estroprogestinica per un periodo complessivo
di 15 anni, deve aspettarsi di distruggere almeno 1,5 embrioni,
cioè 1 ogni 10 anni di uso. A un osservatore superficiale,
sembrano numeri risibili; ma se per un momento si prova
a moltiplicare questo dato di partenza, assolutamente certo
e anzi prudenziale, per il numero di donne che fanno uso
della pillola in Italia, si scopre un risultato impressionante:
nel 1994, ad esempio, i criptoaborti da uso della pillola
si aggirano intorno ai 65.000. Ma il bilancio potrebbe essere,
secondo altri studi più attendibili (Ehmann) addirittura
molto più pesante, aggirandosi intorno ai 557.000
aborti per uso della pillola. Va anche ricordato che la
abortività è più elevata a seguito
della assunzione irregolare o della sospensione della pillola.
Tutto ciò che abbiamo appena scritto è ancora
più vero per la cosiddetta minipillola, così
chiamata perché a basso dosaggio di progestinico:
in una donna che la usa da 15 anni, essa provoca 3,2 aborti,
cioè 1 aborto ogni 5 anni d’uso.
Il
giudizio morale
Fermo
restando quanto dicevamo a proposito della responsabilità
morale di chi ancora non sa tutta la verità sulla
pillola, va detto con altrettanta chiarezza che, una volta
informata, la donna non può più ignorare la
gravita morale (e giuridica nel senso più autentico
del termine) dell’uso di un prodotto che provoca la morte
di un essere umano gia concepito. Il fatto che questo prodotto
sia assunto soggettivamente con intenzioni contraccettive
non è sufficiente a rimuovere la rilevanza del suo
effetto abortivo. Resta per altro vero e incontestabile
che l’insegnamento delta Chiesa, da sempre e a prescindere
dal potenziale omicida che è insito nella pillola,
insegna con ricchezza di motivazioni umane e soprannaturali
a vivere l’amore senza ricorrere alla strada umiliante e
falsa della contraccezione. Scoprire con orrore l’effetto
abortivo della pillola potrebbe essere per molti l’occasione
per scoprire la bellezza e l’umanità di questo impegnativo
insegnamento.
Bibliografia
Mafia
Luisa Di Pietro, Roberta Minacorl, Sull’abortività
della pillola estroprogestinica e di altri “contraccettivi”,
Medicina e Morale, n.5, 1996.
Angelo Francesco Filardo, La fecondità umana,
Centro Amore e Vita — Foligno.
Centro dl Bioetica dell’Università cattolica, Sulla
cosiddetta contraccezione d’emergenza, documento n.3
del 1997, Roma.
Olimpia Tarzia, L’aborto nascosto, Si alla vita,
1998/9.
Elio Sgreccia, Manuale di Bioetica, Vita e Pensiero
1988.
Marthi Rhonehimer, Etica della procreazione, Mursia
2000.