Intervista
con Melid demone impuro
OLDINO
MALTES
Don Giuseppe Tomaselli
Sua
Eminenza, il Cardinale CORRADO URSI, Arcivescovo di Napoli
ha dato il suo giudizio sul presente libretto: E’ uno scritto
che non contiene errori. E’ interessante. Si diffonda che
farà tanto bene.
Napoli,
24 – 5- 84
INTRODUZIONE
Il
Sommo Pontefice Paolo VI, in uno dei suoi illuminanti discorsi,
il 15 novembre 1972, accennò al demonio ed al male
che esso produce nel mondo. Contro il detto Papa ci fu una
levata di scudi, certamente da parte di ignoranti e degli
irreligiosi: ma ancora la Chiesa parla del demonio? Ancora
si crede a certe dicerie dei secoli scorsi? Il demonio,
come persona non esiste; è la semplice personificazione
ideale del male in genere.
E’ in circolazione un libretto, dal titolo “Interviste col
maligno”. Ho pensato che potrei scrivere anch’io un libretto
sul delicato argomento, in quanto da cinquant’anni in qua
(1934 – 1984) ho esercitato il compito di esorcista ed anzi
ho avuto non poche volte l’occasione di vedere il demonio,
in forma umana, di lottare direttamente con lui, anzi di
essere stato preso più volte per il collo e maltrattato.
Ho potuto studiarlo, come si vedrò in questo scritto,
nelle varie manifestazioni. Inoltre sono stato e sono Direttore
Spirituale di anime mistiche, le quali sogliono essere bersaglio
diretto e terribile del demonio in persona e come Direttore
di tali anime ho potuto constatare fatti, che sembrerebbero
inimmaginabili, eppure io sono stato testimonio per decine
e decine di volte. Per svolgere il tema ho dovuto impostare
l’intervista in forma ideale, né potrebbe farsi diversamente;
però quanto si verrà esponendo corrisponde
ai detti ed ai fatti, di cui io sono stato testimonio oculare,
auricolare e parte direttamente interessata.
-
Melid, intratteniamoci in conversazione, per fare un’intervista.
- So per studio e per esperienza che tu operi sempre per
il male, poiché sei confermato nel male e non puoi
volere altro che il male. Ma so anche che pur volendo sempre
il male, indirettamente, contro tua voglia, per disposizione
divina puoi cooperare al bene, così avviene che tante
volte tenti al male e chi vince le tue tentazioni si arricchisce
di meriti eterni.
- Quest’intervista potrà operare molto bene, ed io
prego Dio che ti costringa a rispondere ai quesiti che ti
presento.
- Ebbene, Pretaccio, cosa chiedi? Non dimenticare che tu
parli con Melid! E dimmi: come sai che io mi chiamo Melid?
- Me lo dicesti tu stesso al nostro primo incontro tanti
anni or sono. Anzi allora eravate in due, tu ed il tuo aiutante
Ofar. Allora ti chiesi: Come mai siete in due? Voi di solito
andate in giro per il mondo o in uno o in tre o in sette
e tu mi rispondesti indispettito: Cosa sai tu di questi
numeri? – Prima di andare avanti con l’intervista, ti rivolgo
una domanda in apparenza inutile, anzi piuttosto sciocca:
Tu, Melid, in qualità di demonio, esisti o no?
- Ignorante! E come potrei non esistere?
- Bugiardo! Quando ti conviene, dici che esisti; in caso
contrario fai dire sfacciatamente che non esisti. Quando
in quella seduta spiritica i curiosi chiamano l’anima di
un defunto e dicesti: Il demonio non esiste. Sono i Preti
che v’insegnano queste corbellerie.
- Dimmi Melid, prima di essere demonio chi eri?
- Ero un alto ufficiale della Corte Angelica, un Cherubino,
ed ora sono un ufficiale di Satana.
- Ma come ti sei deciso a lasciare il Paradiso ed a piombare
nell’Inferno? Non sapevi che c’era preparato l’inferno,
perché ti sei azzardato a ribellarti a Dio?
- Lui, l’Altissimo, disse a me ed ai miei compagni che ci
avrebbe messi alla prova, non ci disse che ci avrebbe punito
con l’inferno, nel fuoco eterno; ed è fuoco, fuoco!
- E quale fu la prova, alla quale foste messi tutti gli
Angeli?
- Accettare che il figlio dell’Altissimo avrebbe presa la
natura umana e noi, di natura angelica, che è di
gran lunga più nobile di quella umana, avremmo dovuto
umiliarci davanti a Lui ed adorarlo.
- Lucifero, che splendeva come il sole nel firmamento, si
ribellò – Se si farà uomo, disse, non lo servirò,
sarò a lui superiore! – Apparve durante la prova
la figura di un uomo.
- La figura di quest’uomo era coronata di spine, o era in
croce?
- No; era la figura d’un semplice uomo. Grandi schiere di
Angeli eravamo del parere di Lucifero. S’ingaggio una lotta
terribile tra Michele e Lucifero e tra fuoco e zolfo d’un
colpo precipitammo nel pozzo infernale.
- Bel guadagno facesti quel giorno, infelice angelo ribelle!
Ora sei pentito del male fatto?
- Pentito? Giammai! … Lui, l’Altissimo, non doveva umiliarsi
così! Io odio e odierò per sempre il Cristo,
perché per Lui mi trovo nell’inferno. Come è
ingiusto questo Dio! Un solo peccato io ho fatto e sono
condannato nel fuoco eterno; mentre voi contanti peccati
ed assai gravi avete quella Donna (…la Madonna…) L’avessimo
avuto anche noi!…
- Nell’inferno come siete organizzati?
- Il Cristo vi diede qualche idea, quando gli fu rinfacciato
che scacciava i demoni per l’appoggio di Belzebub, dicendo:
Come può Satana andare contro Satana. Un regno diviso
in se stesso va in rovina, mentre il regno di Satana perdura.
Nell’inferno c’è il vero regno di Satana; Lucifero
ne è il capo, il despota. Quelli che eravamo ufficiali
di Corte Angelica, ora siamo ufficiali delle schiere infernali.
Ero un cherubino ed oggi sono un alto ufficiale del regno
di Satana, con il compito più lucroso ed interessante,
che è quello di spingere all’impurità.
- Voi demoni non avete bisogno di dormire, di procurarvi
il pane quotidiano e non potete sentire il peso della stanchezza.
Come svolgete la vostra attività?
- Odiando Dio e rodendoci di rabbia e di gelosia contro
le creature umane. Sfogando l’odio verso Dio, dovremmo sentire
del piacere; invece tutto aumenta la nostra sofferenza.
- Chiede un’altra delucidazione. I demoni state sempre nel
pozzo della fornace ardente o potete anche uscirne?
- Per permissione dell’Altissimo, Lucifero può mandare
demoni in giro per il mondo. Tu da Prete, sai che non si
possono scrutare i disegni divini. I demoni che vagano per
il mondo, continuano a soffrire, perché sono sempre
sotto la mano punitrice di Dio. Però andando in giro
per il mondo, possono avere dei sollievi.
- Comprendo in qualche modo questa situazione, perché
Gesù disse: Quando un demonio esce da un uomo, va
in giro in cerca di riposo. E poi tu stesso, Melid, me lo
facesti comprendere, quando durante un esorcismo mi chiedesti:
Dimmi dove devo andare e me ne vado! – Và in alto
mare nel corpo di qualche pesce. – Tu mi rispondesti: Io
cerco uomini – E tu soggiunsi: E perché non vuoi
andare nel corpo del pesce? – Mi rispondesti: e perché
non vai tu a riposare nel corpo delle bestie? –
- Dunque, voi demoni che andate vagando per il mondo, pur
soffrendo senza interruzione per il vostro stato di dannazione,
potete avere degli alti e bassi di sofferenza. Voi demoni,
quando andate in giro per il mondo, se Dio lo permette potete
impossessarvi di un corpo umano; ne sono prova gli ossessi;
nel Vangelo si parla spesso di questi infelici ossessi.
Quando non potete impossessarvi degli uomini, v’impossessate
delle bestie, come faceste a Gerasa, al tempo di Gesù,
entrando nel corpo di quei maiali che pascolavano. Potete
anche impossessarvi di certi luoghi, come potrebbe avvenire
nelle stanze ove si fanno le sedute spiritiche, ed ivi potete
produrre fenomeni strani e terrificanti, per cui si rende
necessaria l’opera sacerdotale con particolari benedizioni.
-
Hai altro da chiedere?
- Ancora sono all’inizio. Ti presento una mia constatazione,
frutto di esperienza, che riguarda l’ossessione di uomini
e di donne. Dato che nel corpo umano godi di un certo riposo,
quando ti è permessa l’ossessione, tu fai il possibile
per rimanere nel corpo umano e ricorri alle tue numerose
astuzie; prima di tutto fai il possibile per non farti riconoscere
come demonio, per non essere cacciato. Scegli corpi umani
che abbiano qualche malessere, così la gente invece
di badare all’ossessione bada alla malattia; nel corpo di
certi ossessi ci può essere quindi la malattia e
l’ossessione; per non farti cacciare, sovente dici: - Sono
uno spirito buono e son venuto per aiutare tutta la famiglia
Tu temi gli esorcismi e, quando sei scoperto, trai in inganno
il Sacerdote esorcista sforzandoti di far comprendere l’inutilità
degli scongiuri religiosi, cosicché il Sacerdote,
non vedendo alcun frutto, lascia gli esorcismi. Anche con
me talvolta hai usato questa tattica ed ho cercato di non
cadere nella tua rete. Ricordi Melid, quell’uomo che da
più di vent’anni tenevi nell’ossessione? Ebbene,
ogni giorno facevo l’esorcismo; tu resistevi; cominciai
a farlo due volte al giorno ed allora, irato, dicesti: -
Basta! Non ne posso più! Preferisco ritornare nel
pozzo infernale. Tra le insidie degli ossessi c’è
anche questa: quando vieni scoperto sovente dici: - Sono
l’anima della tale persona uccisa.
- Ricordi, Melid, quando in un esorcismo domandai: - Chi
sei? – Mi rispondesti: - Dono il maresciallo Bluetti di
Palermo, ucciso sedici anni fa. Man mano che incalzavano
le preghiere, ti rivelasti: - Si, sono il demonio! … E perché
vuoi cacciarmi? Che male faccio a questa creatura?
-
Melid, vorrei sapere perché voi demoni preferite
ritornare nell’inferno, anziché subire gli esorcismi?
–
-
Quando siamo nell’inferno la sofferenza è grande;
durante l’esorcismo la sofferenza è grandissima.
Nell’inferno siamo, per così dire, lontani da Dio;
durante l’esorcismo siamo vicini alla Divinità ed
aumenta la sofferenza, come quando c’è una fornace
ardente; più ci si avvicina e più aumenta
il calore.
- Chi l’avrebbe mai detto che tra te, Melid, e me avrebbero
dovuto attuarsi tanti rapporti, non di buona amicizia, ma
di vicendevole lotte? E che lotte! Più volte mi chiedo,
scherzando: Ma Melid come mai sente tanta attrattiva verso
di me? Mi segue di notte e di giorno per tormentarmi nello
spirito e nel corpo. Tu, o demonio sei tanto industrioso
nel disturbarmi, però essendo angelo delle tenebre,
preferisci molestarmi o apparirmi nelle ore notturne.
- Pretaccio, ci vuole poco a comprendere il motivo della
mia condotta nei tuoi riguardi. Io lavoro per strappare
anime a Dio e tu lavori per rubarmi anime. Spendi la tua
vita a scrivere e diffondere libretti religiosi popolati
ed i lettori credono ciò che tu scrivi.
- Ma se tu sei potente, allorché scrivo contro di
te libri e ne ho scritti quattro direttamente contro di
te, perché non mi paralizzi la mano?
- Non posso. Quel tale (Dio) non lo permette.
-
Ricordati, Melid, cosa facesti un paio di mesi addietro?
Stavo per levarmi letto, erano le ore sei, venisti nella
mia camera arrabbiato e mi afferrasti per il collo; avresti
voluto strozzarmi. Io sentivo le tue manacce al collo e
nelle altre parti del corpo. La lotta fu forte – Ma vincesti
tu, perché il Cristo ti ha dato un’arma alla quale
non posso resistere. E’ l’invocazione del Sangue di Cristo,
invocazione, che tu ininterrottamente ripeti quando sono
addosso a te. Quella mattina tu avevi pronti per la spedizione
due mila libri e per questo motivo ti piombai addosso.
- Mentre siamo nell’argomento delle tue manifestazioni dirette,
chiariscimi qualche circostanza un poco oscura.
- La notte dl 24 maggio 1963, venisti nella mia camera.
Eri sotto le sembianze di una donna, anzi un donnone. Ti
sei gettato addosso a me. Io cercai di resistere, come al
solito; in un dato momento mi rendesti del tutto immobile.
Allora mi toccò subire il tuo assalto. Tu sai che
quando noi due lottiamo, istintivamente ti do dei morsi
alle mani e alle braccia, con le mie mani ti tocco, però
quando ti do i morsi, coi denti non stringo nulla. Come
mai che con le mie mani ti tocco, ovvero sento le tue membra
che toccano me e con i denti non stringo nulla?
- La spiegazione l’avesti quella stessa notte. Subito dopo
l’assalto di quella donna, tu mi vedesti in forma umana
presso il tuo letto. Allora facesti uno studio su di me.
Ti fermasti ad osservare la mia carnagione, i nervi, le
vene e l’ossatura. Vedevi il corpo umano, in pelle ed ossa.
Ti venne l’istinto di toccarmi; appena la tua mano toccò
la mia mano, sull’istante io scomparvi e tu rimanesti solo
in camera. Noi demoni, sebbene ribelli, abbiamo conservata
la nostra natura angelica, con l’intelligenza, che supera
ogni intelligenza umana. Conosciamo tanti segreti di natura,
per cui possiamo prendere qualunque forma sensibile e possiamo
anche far vedere ciò che non esiste fisicamente o
non far vedere ciò che esiste oppure far provare
o no le varie sensazioni. Il corpo di quella donna che sentivi
addosso ed il corpo umano che vedesti, non esistevano come
tali, però agivano come se esistessero fisicamente.
- Perché questo assalto avvenne in quella notte?
- Per uno sfogo di rabbia contro di te, perché il
giorno precedente eri stato ricevuto dal Papa in udienza
privata ed avesti modo di fargli le tue confidenze, cosa
che mi era dispiaciuta.
- Mi pare che tanti assalti me li fai a proposito ed a sproposito.
Ricordi, Melid, che anni or sono mi assalisti nel cuore
della notte? Venisti nella mia stanzetta, al solito ti avventasti
al collo, ma potesti fare poco, perché come tu vedesti,
apparve una mano minacciosa sulla spalla del mio letto e
tu, dopo pochi minuti ti dovesti lasciarmi e partire. Ed
alla fine di luglio, 1983, quando ero a Fiuggi nella Pensione
Santa Chiara, perché venisti a lanciare una bomba
a mano nella mia stanza? Che colpo e che esplosione! Io
dissi: questa volta Melid avrà fracassato lavandino,
specchi ed altro! – Invece tutto rimase intatto.
- Volli disturbarti perché a Fiuggi con le tue quotidiane
conferenze vespertine, mi strappasti delle anime, che avevo
io e ritornarono a Cristo.
- Melid, ci fu un lungo periodo in cui i tuoi assalti erano
molto frequenti.
- Certamente, perché allora scrivevi libri senza
interruzione, stando nella quiete di una montagna. Ad ogni
libro che scrivevi, aumentava la mia rabbia, allora ti assalivo
anche in forma di ossessione.
- A proposito, in quel tempo, ebbi la voglia di constatare
come t’impossessavi di me. Gesù mi accontentò.
Una sera, mentre mi disponevo al riposo, trovandomi nella
mia stanzetta, all’improvviso udii come l’appressarsi di
un ciclone, preceduto da un sibilo acuto, all’altezza di
un metro dal letto. Contemporaneamente fui in tuo possesso
e mi trovai in un antro diffuso di penombra. Eravate in
tre, con la faccia nera. Gli altri due si misero a sedere
e guardavano la scena della lotta che si svolgeva tra noi
due. La lotta fu forte e si protrasse per dieci minuti poiché
appena mi lasciasti controllai l’orologio.
- Melid, quante seccature mi procuri e sotto quante forme
ti manifesti a me, anche lungo le vie, come facesti; in
questa mia città, proprio in piazza; nella nottata
a Firenze, nel ricovero, sotto forma di guardia notturna.
Vorrei sapere che vantaggio hai quando moltiplichi le seccature
su di me. Se sto a letto, ecco uno squillo di campanello
sotto le coperte, ovvero sotto forma di sparviero, batti
le ali fortemente e ripetutamente sul guanciale, oppure
ti corichi al mio fianco e mi fai sentire anche i tuoi respiri.
Ed inoltre che gusto quando lungo il giorno mi regali dei
pugni alle spalle, oppure come un ragno m’invadi la faccia
e ricordo anche quando mi facesti sentire un grosso ago,
che partendo dalla sommità del capo, mi traforò
testa e faccia fin sotto il mento! In realtà non
c’era nulla, ma mi facesti sentire il dolore di una vera
trafittura. E che gusto hai quando mi fai sentire la tua
vociaccia sguaiata?
- Pretaccio, ci vuole così poco a comprendere! Siccome
tu mi produci delle seccature con le varie forme di apostolato,
io mi disobbligo con altrettante seccature. Piuttosto, non
hai paura di me? Io sono Melid ed ho tanta possibilità
di ridurti un cencio!
- Veramente solo qualche volta ho avuto un po’ di tremarella
alla tua presenza, ma subito mi scomparve, pensando che
tu non sei libero e non puoi scostarti un palmo dalla volontà
di Dio. Difatti quando mi hai minacciato, ti ho detto sempre:
Non ho paura! Se Dio te lo permette, agisci pure; diversamente
non puoi farmi nulla. Ricordi la minaccia fattami l’altra
volta?
- Pretaccio, vedrai ciò che ti farò questa
notte! – la notte ti aspettavo e venisti, ma non potesti
entrare nella mia stanza; battevi alla porta, ma non potevi
entrare.
- Melid , entriamo in altro argomento. Tu sai come Gesù
si sceglie delle anime direttamente e le mette nello stato
mistico. Costoro sono il battaglione d’assalto contro voi
demoni. Hanno le stimmate, la corona di spine, godono di
tante visioni celesti. Soffrono però assai perché
devono salvare moltissime anime. Voi demoni le conoscete
una ad una queste anime privilegiate.
- E si che le conosciamo, le seguiamo singolarmente notte
e giorno, come conoscevamo e seguivamo Padre Pio. Se il
lavorio di Cristo in tali anime è di cento gradi,
il nostro lavorio diabolico è almeno di novanta gradi.
Noi lottiamo direttamente le anime mistiche ed indirettamente
lottiamo contro il Direttore Spirituale di ognuna di esse.
Io so che tu sei stato da lunghi anni e lo sei ancora Direttore
Spirituale di parecchie anime privilegiate. Questo tuo compito
deve farti comprendere la rabbia che sento verso di te.
Ed ora cosa vorresti sapere?
- Soltanto qualche delucidazione. Non ti accenno la storia
delle diverse anime mistiche; mi soffermo solo su di una
di esse, che seguo e dirigo da circa trentacinque anni.
Tu sai di chi intendo parlarti , di quella donna, martire
della Vocazione Religiosa. Dall’infanzia Gesù si
manifestava e la scelse quale vittima straordinaria. Gesù
le ispirò il forte desiderio di divenire Suora, secondo
la foggia dei vari Monasteri; ma per la tua malvagia opera
non riusciva a professare e veniva cacciata senza pietà
da tutte le Comunità. Tu, Melid, ricordi ciò
che avvenne a Torino, nell’Istituto delle Suore di Sant’Anna,
nei pressi del Rondò? Nel periodo in cui aveva indossato
l’abito religioso, tu ogni sera, mentre la Comunità
era a riposo, aprendo le porte chiuse ed il portone di ingresso,
afferravi la giovane e con essa sulla motocicletta per qualche
ora andavi in giro per la città. Gli abitanti del
vicinato erano scandalizzati a vedere un giovanotto, che
eri tu, andare in giro con una giovane, vestita con l’abito
religioso. La storia si ripeteva ogni notte verso le ore
undici. Fu informata la Superiora, che non voleva credere,
finché un giorno davanti a molte persone presentò
tutta la Comunità, dicendo: indicatemi tra le presenti
la giovane che avete accusata. Tutti a dire: E’ quella!
E’ Quella! L’indomani un telegramma informò i parenti
della giovane, al quale fu cacciata. Ricordi ancora Melid,
come quella giovane fu accettata in prova nella Comunità
delle Suore a Castelfidardo? Anche lì facesti il
resto. Un giorno, mentre le Suore erano nel Coro per l’ufficiatura,
ti presentasti in forma umana e la Superiora ti poté
vedere. All’improvviso togliesti l’abito alla giovane e
la lasciasti nel Coro in mutandine. Tutte le Suore scapparono
inorridite ed al più presto la giovane fu mandata
a casa. Tu, Melid, t’incaponivi ed anch’io mi incaponivo
nell’ardua impresa, in qualità di Direttore Spirituale.
Cercai un Monastero di Clausura, informai di tutto l’Abbadessa,
la quale si decise ad ammetterla in Comunità. Anche
qui continuarono le vessazioni diaboliche, più forti
e più frequenti che altrove. Io moltiplicavo le mie
visite in questo Monastero. L’Abbadessa mi confidava tutto
e sembrava coraggiosa, anche quando tu ti facevi vedere
ad essa apertamente. La giovane era allenata ai tuoi malvagi
colpi e gliene preparavi uno piuttosto strano. Era stata
ammessa alla vestizione religiosa; alcuni giorni prima le
tagliasti la chioma dei capelli, che al presente io tengo
conservata come ricordo. Questo fatto mise in apprensione
l’Abbadessa, perché durante la funzione era prescritto
il taglio con le forbici di tre ciocche di capelli, cosicché
al momento prescritto dovette fingere di tagliare i capelli
che non c’erano. Dimmi Melid, che scopo avevi allorché
tagliasti la chioma?
- Un giorno la giovane aveva fatto un atto di vanità
per la sua bella chioma castana e l’Altissimo mi permise
quel taglio come riparazione all’atto di vanità.
- Ma non ti fermasti qui; la notte la portavi in giro per
la città. In conclusione la martire della Vocazione
Religiosa fu cacciata dal Monastero. Fu mio dovere interessarmi
al caso. Nella città di mia dimora conoscevo un ottimo
Sacerdote, Parroco. Lo informai di tutto, lui prese a cuore
il caso pietoso e l’affidai a lui, dicendogli; se capiteranno
fatti strani, mi chiami al telefono e subito verrò,
perché so il da fare. Non passò molto e duna
mattina il Parroco mi chiamò al telefono: venga subito
qui. Eravamo in due sacerdoti nella stanzetta della giovane,
la quale era a letto, distesa sulla coltre, vestita e ben
composta; il volto era sanguinante, con parecchie piaghe
una alla fronte, un’altra al mento, due agli zigomi della
faccia e le labbra bruciacchiate. Le mani erano legate strettissimamente
ai polsi, tanto che erano divenute nere. Non era la prima
volta che avveniva ciò e quindi non mi fece tanta
impressione. Chiesi alla giovane, che nell’assieme era serena:
cosa è capitato? – Ieri sera, verso le undici ero
in ginocchio presso il letto. Venne il demonio, mi afferrò
come suole fare sempre e mi portò in giro. Questa
mattina verso le ore cinque mi portò qui. Prima,
toccandomi, mi bruciò la faccia poi mi legò
le mani.
- Reverendo, io dissi al parroco, non si preoccupi; siccome
questi fatti si sono ripetuti tante volte, la signorina
sa come medicarsi; però sappia che dopo una settimana
il volto non avrà traccia di queste ferite e la carnagione
ritornerà fresca come quella di una bambina. Lui
stesso col coltellino tagliò il laccio che legava
le mani. E meno male che questa volta è stata legata
col lacci; tante volte è legata con catenelle d’acciaio
ed allora sono pasticci per romperle. Sapesse quanti di
questi lacci e catenelle d’acciaio io ho conservati nel
mio ufficio! Chiesi alla signorina: quando è sola
come si slega? – Prego il mio Angelo custode, il quale tocca
la catenella o il laccio e resto libera- Di tanti lacci
e catenelle cosa ne fa? – Li getto dalla finestra.
- Meno male che io ne ho conservati parecchi di questi talismani.
Ora Melid, ti chiedo: perché tratti così questa
giovane?
- Con la sua vita di vittima mi strappa tante anime ed io,
non potendo fare altro, le tormento notte e giorno. So che
vincerà il Cristo, ma almeno sfogo la mia rabbia.
-
Melid, hai dei potenti nemici e sono quelli che abitualmente
sono nell’intima amicizia con Dio e che compiono un fruttuoso
apostolato. Ma purtroppo hai tanti amici e spesso sono coloro
che negano la tua esistenza. Non credono in te, ma seguono
le tue direttive; negano l’inferno e vivono serenamente
in peccato, intenti solo ad appagare le loro passioni. Hai
anche un’altra categoria di amici e sono quelli che si mettono
in tua relazione con le sedute spiritiche, specialmente
i medium. Tu desideri che i medium ed il loro amici curiosi
ti chiamino. Costoro credono di chiamare l’anima di qualche
trapassato e d’ordinario non sanno che sei proprio tu a
rispondere alle loro domande. Tu hai interesse di camuffarti,
perché nelle sedute spiritiche intendi inculcare
la reincarnazione, fai credere che i defunti chiamati siano
persone extraterrestri, vaganti per la purificazione ed
andare dopo in Paradiso. Tu sai che accettando la reincarnazione,
resta annullato l’inferno. Ricordi Melid, come un giorno
io ti domandai: Melid, a nome di Dio, rispondi! Non è
vero che la reincarnazione che tu inculchi è un trucco?
– tu mi rispondesti: E se tu sai che è un trucco,
perché mi domandi? – Anche quando semino la menzogna
c’è chi mi crede.
-
Spiegami qualche cosa riguardo alle sedute spiritiche –
Il medium chiama un trapassato ed i presenti credono che
alle domande di curiosità risponda il dato defunto.
Tante volte tu, Melid, ti comporti da mansueto, istruendo
con menzogne i presenti. Talvolta ti dimostri irato. Perché?
Difatti più di una persona mi hai riferito ciò
che è avvenuto alla loro presenza. In questi giorni
venne a trovarmi un giovanotto, che era sbalordito. Mi disse:
sono stato a Vicenza. Con un gruppo di amici chiamammo l’anima
di un tale: Il medium cominciò a sentirsi male e
gettava bava dalla bocca. All’improvviso i quadri e ciò
che stava sulle pareti della stanza cominciarono ad agitarsi.
La scrivania, presso la quale stavano i giovanotti, si sollevò
da terra a più di un metro di altezza ed andò
ad attaccarsi a duna parete della stanza stando sospesa
da sola: dopo si rovesciò sul pavimento. Io ed i
miei compagni uscimmo spaventati. Eravamo quattordici ed
ognuno aveva la motocicletta sulla via. Nessuna delle moto
funzionava; erano tutte bloccate. Mi diceva quale giovanotto:
io non vorrò trovarmi più in simili circostanze.
Che spavento! In altre sedute spiritiche non era avvenuto
nessun disordine. –
- Dimmi Melid, perché avvenne quel putiferio?
- Potresti comprendere il motivo. Quantunque chi assiste
d’ordinario è poco religioso, o impuro, o da anni
lontano dai Sacramenti, casualmente c’è chi tiene
addosso qualche oggetto sacro o del Cristo o di quella Donna,
mia nemica, ed allora faccio pagare ai presenti la loro
invocazione con forti spaventi.
-
Melid, la nostra intervista non è completa, se non
rispondi ad altre domande più interessanti delle
precedenti – Rispondi: - tutti i demoni avete la stessa
forza?
- No; il Cristo ce l’insegnò, quando disse agli Apostoli
incapaci a scacciare il demonio da un ossesso – Questo genere
di demoni si vince con la preghiera e col digiuno. Il genere
più forte è quello dell’impurità. I
demoni impuri siamo i più potenti e ci è facile
vincere nella lotta. Uno dei capi di questa categoria di
demoni sono proprio io.
- So che uomini e donne hanno il dono della libertà.
Quindi se vogliamo, possiamo superare ogni vostro assalto.
- In teoria è così, ma in pratica no. Noi
abbiamo tanta intelligenza e conosciamo le tendenze umane.
Sappiamo prendere ciascuna creatura per il proprio verso
e con le nostre tentazioni impure ottenebriamo le intelligenze
e pieghiamo le volontà, come col fuoco si piega anche
l’acciaio. La tattica più efficace è saper
prendere donne e uomini con l’amo del cuore. Quando prendiamo
per il cuore, il novanta per cento di volte cantiamo vittoria.
- Io credo che voi demoni siate specializzati, come sono
specializzati i soldati dell’esercito terreno: chi combatte
in aria, chi a mare e chi sulla terra ferma. Quindi ci saranno
tra voi demoni coloro che per un nonnulla spingono alla
bestemmia, all’odio, al furto, all’ateismo, ecc. Però
penso anche che tante specie di peccati se si fanno poche
volte, si riesce facilmente a detestarli, mentre l’impurità,
dopo poche cadute, non si suole detestare ed è raro
il correggersi.
-
Melid, più volte ti ho chiesto negli esorcismi: qual
è il peccato che manda più anime all’inferno?
– Tu mi hai risposto: Non occorre che io te lo dica; tu
lo sai.
- Secondo me è l’impurità.
- Vedi che lo sai! Tutti coloro che stanno nel pozzo infernale,
vi si trovano per l’impurità. Hanno fatto anche altri
peccati, ma si sono dannati sempre per questo peccato o
anche con esso.
- Cosa pensi tu di tutti quelli che vivono nell’immoralità?
- Penso che sono già scritti nel registro dei dannati
e che solamente una grande grazia potrebbe cancellarli.
- Dunque sono scritti nel libro dei tuoi schiavi i divorziati
e le divorziate.
- L’Altissimo, davanti al quale tutto deve essere puro e
senza macchia non accetterà nel suo regno dei Beati
coloro che trascorrono la vita nel quotidiano peccato impuro.
Sono stato io ed altri miei compagni a convincere i capi
di Stato ad emettere la legge del divorzio, facendo comprendere
che questa legge è un’esigenza del progresso dei
popoli. I primi a pagare questa legge, che tu, Pretaccio,
chiami iniqua e che io invece chiamo tesoro del mio regno,
saranno i legislatori, responsabili dei peccati impuri dei
divorziati e poi sono responsabili uomini e donne che hanno
accettato la pessima legge.
- Sventurati i divorziati, che per una breve vita di piacere
passeggero, in eterno dovranno soffrire i tormenti che al
presente tu stesso devi subire!
- Io, Melid, faccio comprendere a costoro che le parole
del Cristo sono da disprezzare e non faccio riflettere che
con l’altissimo c’è poco da scherzare.
- E delle numerose prostitute cosa sarà?
- Le tengo strette al mio cuore, affinchè nessuna
mi lasci. La catena più forte per loro è il
piacere e la brama di denaro. L’inferno è ampio e
c’è il posto preparato per ciascuna di loro.
- A te, Melid, piacciono di più i peccati privati,
solitari, che non hanno ripercussioni sugli altri, oppure
i peccati che danno scandalo e spingono gli altri al male?
- Certamente io preferisco gli scandalosi, perché
con essi i peccati si moltiplicano. Il mondo è pieno
di scandali e perciò io ed i miei compagni stiamo
più vicini agli scandalosi, che sono i nostri migliori
aiutanti.
- Gesù Cristo dice: chi segue me, non cammina nelle
tenebre… Il Cielo e la Terra passeranno, ma le mie parole,
non passeranno; è impossibile che non avvengano scandali.
Ma guai al mondo per gli scandali e guai all’uomo per colpa
del quale avviene lo scandalo! Sarebbe meglio se si legasse
al collo dello scandaloso una macina da mulino e venisse
gettato nel profondo del mare. – Io mi domando: se le parole
di Gesù, Redentore e Giudice Supremo dell’umanità
sono così terribili, come possono gli scandalosi
vivere in tanta serenità? –
- Intervengo io; faccio l’anestesia spirituale, invisibile
ma reale. Come il medico, fatta l’anestesia, può
tagliare ed anche mutilare un corpo umano, senza che l’ammalato
senta dolore, così agisco io; non faccio riflettere
sulla responsabilità degli atti umani davanti al
Creatore e così resta annullato ogni rimorso; tutto
è considerato lecito.
- Venendo ai particolari, che sistema adoperi con le varie
categorie di persone immorali?
-
Faccio travisare gli ordini del Creatore, il quale ha dato
un corpo umano quale strumento di procreazione. Lavorando
nella mente degli impuri, li persuado che la continenza
corporale non è possibile. Dopo questa convinzione,
sobillo le passioni secondo il sesso, l’età e le
varie circostanze che la vita presenta.
- Quali potrebbero essere tali circostanze?
- La esagerata ed imprudente familiarità tra uomini
e donne ed in generale gli spassi che sollecitano i latrati
delle passioni.
-
Credo che il televisore sia uno dei mezzi più efficaci
per il tuo lavoro diabolico. Usato in bene è fonte
di bene; usato male, è torrente d’iniquità.
Nelle tare ore della notte sono trasmesse scene più
immorali ed anche sconcertanti.
- Io eccito la curiosità agli adulti, ai giovani
ed ai ragazzi, saziando le loro brame immorali.
- Poi se la vedranno con Dio, giusto Giudice, i fautori
di tali perfide trasmissioni, i padroni del televisore e
coloro che vi assistono. Prima la scuola dell’immoralità
soleva essere fuori dell’ambiente familiare; oggi col televisore
male usato si trova in casa. E che dire dei films cattivi?
La massa degli spettatori si sazia d’impurità e voi,
demoni impuri, tenete nelle vostre reti infernali queste
masse di ambo i sessi, che non sempre si contentano degli
sguardi e dei pensieri e giungono anche più in là.
- Tutti costoro, come hai detto bene, stanno dentro la mia
rete, ma inebriati al piacere impuro non vedono la mia rete.
La vedranno in seguito, quando non avranno più rimedi
nella fornace ardente eterna. Tu, Pretaccio, pensi che televisori
e films siano i soli mezzi di cui mi servo per popolare
l’inferno? Come il pastore gode a vedere un grande prato
ricco di erbe fresche, così e più ancora godo
io a vedere la massa femminile con la moda moderna, specialmente
sulle spiagge. Con ansia noi demoni dell’impurità
aspettiamo il periodo estivo per legare più uomini
e donne alle nostre reti d’impurità.
- Melid, Gesù l’ha detto espressamente; se un uomo
guarda una donna con cattivo desiderio, ha già peccato
con lei nel suo cuore - Infelici donne incoscienti! Sappiate
che c’è l’impurità del corpo e quella del
pensiero: chi può numerare i cattivi pensieri e desideri
che suscita negli uomini dissoluti la vostra moda invereconda
lungo le vie e specialmente nelle spiagge, ove stanno schiere
di demoni impuri? Voi agite così sulle spiagge per
lavare il corpo ed imbrattare le vostre anime e quelle di
chi vi guarda maliziosamente! Volete evitare il calore della
stagione coi vostri bagni a mare e non pensate che vi preparate
il fuoco eterno! Voi al pensiero del fuoco eterno ci ridete
su, ma non ci ridono le donne che vi hanno precedute con
la morte e che al presente stanno pagando coi dannati!
-
Io sono molto intelligente e per riuscire nel mio compito
nel mondo, suscito la debolezza della correzione nei genitori
di tante giovani donne, i quali sono i primi responsabili
della moda indecente delle figlie. Alle donne immodeste
nel vestire faccio comprendere che non c’è nulla
di male a portare l’abito indecente, in quanto ormai sono
molte le donne che vestono così. Per la libertà
nelle spiagge insinuo la voglia di essere guardate ed ammirate.
Pretaccio, ti manifesto ciò che non sai. Nell0inferno
ci sono attualmente le donne più belle del mondo,
quelle che in vita si sono servite della loto bellezza fisica
per sedurre gli uomini.
- Ma perché queste donne immodeste nel vestire non
pensano che si ha da morire e che il loro corpo diventerà
pasto dei vermi?
- Sono io, Melid, che allontano dalla loro mente questi
pensieri, che potrebbero farle staccare da me. Lavorio simile
faccio con coloro che si dilettano con il ballo, nei veglioni
ed anche nelle famiglie.
- Certo che il tuo lavorio con gli amanti della danza non
è vuoto di frutti impuri, poiché la musica
lasciva ed i movimenti richiesti dai balli moderni sono
stati inventati per svegliare ed eccitare la concupiscenza.
Anche costoro appartengono al tuo regno diabolico. Sono
convinto che pure la lettura e la stampa pornografica siano
veleni dell’immoralità, di cui ti servi largamente
per rovinare le anime.
- Certamente! I libri che allettano le passioni e le immagini
scandalose sono armi potenti a mio servizio. Distolgo dalla
sana lettura, inoculando l’antipatia per essa ed eccito
la voglia delle cose impure. Gli scrittori sanno questo
e per amore del guadagno riversano nelle pagine dei romanzi
e dei rotocalchi i semi dell’impurità, che hanno
loro nel cuore; queste letture eccitano i sensi e la smania
del piacere nei lettori e così le mie prede aumentano
sempre di più.
-
Melid, fammi conoscere la tattica che hai per il cambiamento
di coscienza e di carattere in seno alle famiglie. Ragazzi
e ragazze, prima buoni, ubbidienti, studiosi, frequenti
alle sacre funzioni e facili a comunicarsi, appena chiuso
il periodo dell’infanzia molti di costoro, man mano che
crescono, lasciano i Sacramenti, disprezzano la preghiera
e sentono antipatia ed anche odio per tutto ciò che
riguarda la religione.
-
E tu, Pretaccio, non sei capace di comprendere il motivo
dei cambiamenti? Quando si è nel periodo d’infanzia,
d’ordinario le passioni non si fanno sentire o sono molto
deboli. Passata l’infanzia, comincia la pubertà con
il relativo risveglio della concupiscenza. Per uscire vittoriosi
da questo periodo occorre la grazia di Dio, che viene con
la preghiera, con la vigilanza e la buona volontà.
Non tutti si appigliano a questi mezzi, perché intervengo
io e brigo per far gustare la droga che si diffonde oggi
nel mondo, provata una o poche volte non si può più
tralasciare e , si direbbe, che diventi un bisogno impellente,
così e peggio ancora avviene quando si è assaggiata
la droga dell’immoralità. Si cade, si ricade e si
diventa abulici. Se poi sopraggiungono altri coefficienti,
può arrivarsi alla schizzofrenia, che la medicina
non può riuscire a curare. Quanti, specialmente del
sesso maschile, giungono alla pazzia e devono interrompere
lo studio o il lavoro, perché dominati dalla mania
dell’impurità. Non sempre la schizzofrenia è
causata dall’abuso delle passioni, ma una delle cause più
importanti è proprio questa. Naturalmente chi è
dominato dalla mania del sesso, giunge a rivoltarsi a Dio,
il quale prescrive il freno delle passioni.
- Melid, tempo fa ti chiesi: - Cosa mi dici riguardo alla
gioventù maschile? – Tu, festosamente mi rispondesti.
Eh, i giovani di oggi vanno in cerca di scrofe! E della
gioventù femminile? – Esultando dicesti : Eh, le
giovani fanno peggio dei giovanotti.
- La gioventù moderna in gran parte è bruciata
dall’impurità. E delle famiglie cosa hai da dire?
Il matrimonio è un Sacramento e perciò la
convivenza dell’uomo con la donna, quando è secondo
la legge di Dio, è apportatrice di bene.
-
Nelle famiglie intervengo anche io in mille modi e tu, Pretaccio,
ne sei a conoscenza. Quante miserie morali ci sono prima
del matrimonio! In questo cooperano spesso i genitori, i
quali lasciano i figli e le figlie nel fidanzamento con
poca o nessuna vigilanza, specie nelle ore della sera, andando
in giro in macchina o a piedi. Io colgo il momento opportuno
per tentarli e farli cadere. A loro interessa che il giorno
delle nozze la donna abbia l’abito bianco. Sfrutto la debolezza
e l’ignoranza di tanti genitori, che lasciano alle figlie
massima libertà di uscire di casa e di rincasare
quando vogliono. Il numero delle ragazze-madri aumenta sempre
più, perché a questo riguardo svolgo bene
il mio compito di tentatore. Durante la vita matrimoniale
i miei assalti non sono interrotti: sovente riesco a convincere
i genitori a non accettare i figli e se l’Altissimo ne fa
dono, li uccidono prima di nascere. Tante volte tendo insidie
per rallentare l’affetto e riesco a far legare il cuore
dell’uomo alla donna di un altro uomo e meglio ancora riesco
a legare il cuore della donna all’uomo di un’altra donna.
Per mezzo dello spirito d’impurità, giungo al punto
della separazione legale, distruggendo l’amore naturale
verso i figli.
- Quale altra insidia metti in atto?
- Faccio pensare che prima la separazione coniugale era
considerata motivo di disonore, mentre col progresso è
considerata una cosa necessaria, perché al cuore
non si comanda e la libertà non può essere
violata da nessuno. I frutti del mio lavoro diabolico sono
grandi, perché col pungolo dell’impurità trascino
uomini e donne dove voglio io.
- E così li trascini all’inferno.
- Certamente! Avvenuta la morte, avranno la mia sorte, là,
cove c’è in eterno pianto, rimorso e stridore di
denti.
-
Ora, Melid, ti comando di rispondere all’ultima richiesta.
So bene che non vorrai rispondere, ma te lo comando!
- E chi sei tu, Pretaccio che pretendi di darmi comandi?
- Io sono misera creatura, ma come Sacerdote e Ministro
di Dio, per l’autorità divina inerente al mio Sacerdozio,
ti ordino di rispondermi dicendo la verità. Secondo
le risposte che mi hai dato sinora, sembrerebbe che tutto
il mondo sia in tuo possesso a causa dell’immoralità.
Ma nel mondo oltre al tuo regno c’è anche il Regno
di Dio. Il male fa più rumore del bene, ma quanto
bene c’è anche oggi nell’umanità. Non si possono
contare le anime che con voto solenne e privato servono
Dio nel celibato! Quanti, uomini e donne, osservano la purezza
sino a farsi uccidere anziché peccare; quanti genitori
osservano con regolarità ammirevole i doveri della
continenza matrimoniale! Quanta gloria danno a Dio queste
schiere di anime! A proposito di anime buone, vittoriose
nelle tentazioni, dimmi quali cose odi e temi di più?
- Due cose: la prima è la preghiera e la seconda
è la fuga dalle cattive occasioni.
- E perché temi la preghiera?
- Essa è il primo passo verso Dio, attira le sue
grazie e mi riesce difficile attirare a me chi prega molto
e con fede e perseveranza. Tutti coloro che ora stanno all’inferno
non pregavano, o pregavano poco e piuttosto male. Odio specialmente
la preghiera rivolta a quella Donna, il cui nome noi demoni
non nominiamo mai. La seconda cosa che odio è la
fuga dalle occasioni cattive. I miei schiava motivo dell’impurità
non solo non fuggono le male occasioni, ma ne vanno a caccia,
cercandole avidamente.
- Melid, la nostra intervista è terminata, e credo
che me la farai pagare. Ciò importa poco: importa
invece convincere le anime che tu ed i demoni esistete e
lavorate indefessamente per la rovina delle anime.
A
comprova di quanto sinora è stato detto, può
giovare una parabola evangelica, uscita dal cuore e dalla
mente di Gesù Cristo, Redentore dell’umanità
e Figlio di Dio, il quale è Maestro infallibile di
ogni verità.
Il regno dei cieli è simile ad un uomo, che seminò
buon seme nel suo campo. Ma nel tempo che gli uomini dormivano,
venne il suo nemico a seminare del loglio nel suo campo
e se ne andò.
Come poi il seminato germogliò e granì, allora
apparve anche il loglio ed i servi del padrone di casa andarono
a dirgli. Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo,
come mai, ovunque c’è il loglio? Ed egli rispose
loro: qualche nemico ha fatto questo. Ed i servi gli dissero
Vuoi che andiamo ad estirparlo? Ma egli: No, che, cogliendo
il loglio, non sradichiate con esso anche il grano. Lasciate
che l’uno e l’altro crescano sino alla mietitura ed al tempo
della messe dirò ai mietitori: Raccogliete prima
il loglio e legatelo in fasci, per bruciarlo; il grano poi
riponetelo nel io granaio. –
I discepoli, udita la parabola, si avvicinarono a Gesù
e gli dissero: spiegaci la parabola del loglio nel campo.
Ed Egli rispondendo, disse loro: Colui che semina il buon
seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il
mondo; il buon seme sono i figli del regno; il loglio sono
i figli del maligno. Il nemico che ha seminato è
il demonio; la mietitura è la fine del mondo; i mietitori
sono gli Angeli. E siccome si raccoglie il loglio e si brucia
col fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi Angeli, che toglieranno
dal suo Regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di
iniquità e li getteranno nella fornace ardente, ove
sarà pianto e stridor di denti. Allora i giusti splenderanno
come sole nel Regno del loro Padre. Chi ha orecchi da intendere,
intenda!-
A
Firenze dimorava una nobile famiglia. Uno dei figli, abbandonando
la vita cristiana, si legò ad una giovane donna con
il libero amore. Quest’amante non voleva più rompere
la catena di peccato, certamente sobillata dal demonio impuro.
Il giovane, per grazia di Dio, cominciò a sentire
il rimorso fino al punto di stabilire: - Andrò in
un convento e mi farò Frate. Fu accettato in un Convento
religioso di Firenze. –
Passato qualche tempo, mentre i Frati erano a tavola, si
notò l’assenza del giovane convertito ed il Superiore
mandò un frate a chiamarlo, pensando di trovarlo
in camera. La porta della camera era chiusa e dalla fessura
di base usciva fumo. Fu necessario forzare la porta e si
trovò il giovane a terra svenuto. Dopo rinvenuto
disse: da poco è venuta qui dentro una giovane donna,
dall’aspetto disperato ed orribile a guardarsi. Io ho chiesto:
chi sei tu? – Sono la tua antica amante. Mi ha colpito la
morte e sono piombata nell’inferno, ove brucio. Vuoi una
prova del fuoco che mi divora? – L’infelice dannata si è
avvicinata a questo inginocchiatoio che sta vicino al quadro
del Crocifisso, ove sono solito pregare; ha poggiato le
mani sull’inginocchiatoio e l’ha bruciato; dopo mise le
mani sul quadro e vi ha lasciato le impronte delle mani
infuocate. Dopo è sparita.
Lo spavento mi ha fatto svenire. –
Allorché il fatto cominciò ad essere pubblico,
il padre del giovane convertito voleva far scomparire ogni
traccia dell’accaduto e prese gli oggetti bruciati. Il Superiore
del convento riuscì a prendere il quadro e lo portò
a Napoli nella Comunità della Missione. Chi vuole,
può vedere il quadro dell’anima dannata, conservato
nella Casa della Missione – Via Vergini, 51 – Napoli.
Questo è uno dei mille fatti, che registra la storia.
FINE
Esorcismo
(questo
esorcismo, se si tratta d’indemoniati, può farlo
soltanto il Sacerdote autorizzato dal Vescovo. In tutti
gli altri casi…malattie, intemperie, cose avverse, ecc…
può farsi da qualunque fedele).
In
nome di Gesù Cristo nostro Dio e Signore, e con l'intercessione
dell'immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di san Michele
Arcangelo, dei santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti
i Santi, [e confidando nell'autorità del nostro sacro
ministero], fiduciosi intraprendiamo la battaglia contro
gli attacchi e le insidie del demonio.
Salmo
67
Sorga
Dio, i suoi nemici si disperdano * e fuggano davanti a lui
quelli che lo odiano.
Come si disperde il fumo, tu li disperdi; * come fonde la
cera di fronte al fuoco, periscano gli empi davanti a Dio.
Ecco
la croce del Signore, fuggite potenze nemiche.
Vinse il Leone della tribù di Giuda, il discendente
di David.
Discenda
su di noi, Signore, la tua misericordia.
Come abbiamo sperato in te.
Noi
ti imponiamo di fuggire, spirito immondo, potenza satanica,
invasione del nemico infernale, con tutte le tue legioni,
riunioni e sette diaboliche, in nome e potere di nostro
Signore Gesù + Cristo: sii sradicato dalla Chiesa
di Dio, allontanato dalle anime create a immagine di Dio
e riscattate dal prezioso Sangue del divino Agnello +. D'ora
innanzi non ardire, perfido serpente, di ingannare il genere
umano, di perseguitare la Chiesa di Dio, e di scuotere e
crivellare, come frumento, gli eletti di Dio +. Te lo comanda
l'altissimo Dio, al quale, nella tua grande superbia, presumi
di essere simile. Te lo comanda Dio Padre + te lo comanda
Dio Figlio + te lo comanda Dio Spirito Santo +. Te lo comanda
il Cristo, Verbo eterno di Dio fatto carne + che, per la
salvezza della nostra progenie perduta dalla tua gelosia,
si è umiliato e fatto obbediente fino alla morte;
che edificò la sua Chiesa sulla ferma pietra [di
Pietro] assicurando che le forze dell'inferno non avrebbero
mai prevalso contro di essa e che sarebbe con essa restato
per sempre fino alla consumazione dei secoli. Te. lo comanda
il segno sacro della Croce + e il potere di tutti i misteri
della nostra fede cristiana. Te lo comanda la eccelsa Madre
di Dio, la Vergine Maria + che dal primo istante della sua
Immacolata Concezione, per la sua umiltà, ha schiacciato
la tua testa orgogliosa. Te lo comanda la fede dei santi
Pietro e Paolo e degli altri Apostoli +. Te lo comanda il
sangue dei Martiri, e la potente intercessione di tutti
i Santi e Sante +.
Dunque, dragone maledetto, e ogni schiera diabolica, noi
ti scongiuriamo per il Dio + vivo, per il Dio + vero, per
il Dio + santo; per Dio, che ha tanto amato il mondo da
sacrificare per esso il suo Figlio unigenito, affinché,
chiunque crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna;
cessa di ingannare le umane creature e di propinare loro
il veleno della dannazione eterna: cessa di nuocere alla
Chiesa e di mettere ostacoli alla sua libertà. Vattene,
satana, inventore e maestro di ogni inganno, nemico della
salvezza dell'uomo. Cedi il posto a Cristo, sul quale nessun
potere hanno avuto le tue astuzie; cedi il posto alla Chiesa,
una, santa, cattolica e apostolica, che lo stesso Cristo
ha acquistato col suo sangue. Umiliati sotto la potente
mano di Dio, trema e fuggi all'invocazione che noi facciamo
del santo e terribile Nome di quel Gesù che fa tremare
l'inferno, a cui le Virtù dei le Potenze e le Dominazioni
sono sottomesse, che i Cherubini ed i Serafini lodano incessantemente,
dicendo: «Santo, Santo, Santo è il Signore,
Dio delle celesti milizie».
Se
è recitato da un sacerdote:
Il
nostro aiuto è nel nome del Signore
Che ha fatto cielo e terra.
Il
Signore sia con voi
E con il tuo spirito.
Se
è recitato da un fedele:
Signore,
ascolta la mia preghiera.
Il mio grido giunga a te.
Preghiamo
O
Dio del cielo, Dio della terra, Dio degli angeli, Dio degli
arcangeli, Dio dei patriarchi, Dio dei profeti, Dio degli
apostoli, Dio dei martiri, Dio dei confessori, Dio delle
vergini, Dio che hai il potere di donare la vita dopo la
morte, e il riposo dopo la fatica, giacché non vi
è altro Dio fuori di te, né ve ne può
essere se non tu, Creatore eterno di tutte le cose visibili
e invisibili, il cui regno non avrà fine; umilmente
ti supplichiamo di volerci liberare da ogni tirannia, laccio,
inganno e infestazione degli spiriti infernali, e a mantenercene
sempre incolumi. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Dalle insidie del demonio,
liberaci, Signore.
Affinché
la tua Chiesa sia libera nel tuo servizio, noi ti preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
Affinché
ti degni di umiliare i nemici della santa Chiesa, noi ti
preghiamo.
Ascoltaci, Signore.