Castità
Opere
dei Santi
San
Tommaso d'Aquino
Summa
Theologica
Temperanza
Questione
145
l'Onestà
Veniamo
ora a parlare dell'onestà.
In proposito si pongono quattro quesiti: 1. Che relazione
esista tra onestà e virtù; 2. Quale tra l'onesto
e il bello; 3. Quale rapporto abbia l'onesto con l'utile
e il dilettevole; 4. Se l'onestà sia parte della
temperanza.
ARTICOLO
1
Se
l'onestà s'identifichi con la virtù
SEMBRA
che l'onestà non s'identifichi con la virtù.
Infatti:
1. Cicerone afferma che è onesto ciò che "si
cerca per se stesso". Ora, la virtù non si cerca
per se stessa, ma per la felicità: infatti, come
nota il Filosofo, la felicità è "premio
e fine della virtù". Dunque l'onestà
non s'identifica con la virtù.
2. A detta di S. Isidoro, onestà suona quasi "stato
di onore". Ma oltre che alla virtù l'onore è
dovuto a molte altre cose: ché "alla virtù
propriamente si deve la lode", come dice Aristotele.
Perciò l'onestà non s'identifica con la virtù.
3. Stando al Filosofo, "l'elemento principale della
virtù sta nell'atto interno dell'elezione".
Invece l'onestà riguarda piuttosto il comportamento
esterno, come accenna S. Paolo: "Tutto si faccia tra
voi con onestà e con ordine". Dunque l'onestà
non s'identifica con la virtù.
4. L'onestà sembra concretarsi nelle ricchezze esteriori,
stando alle parole dell'Ecclesiastico: "Beni e mali,
vita e morte (povertà e "onestà")
vengono dal Signore". Ma la virtù non consiste
in ricchezze esterne. Quindi l'onestà non s'identifica
con la virtù.
IN
CONTRARIO: Cicerone divide l'onestà nelle quattro
virtù cardinali, in cui si divide anche la virtù.
Dunque l'onestà s'identifica con la virtù.
RISPONDO:
Come scrive S. Isidoro, onestà significa "stato
di onore". Perciò una cosa è onesta in
quanto è degna di onore. E l'onore, come sopra abbiamo
visto, è dovuto al valore di una cosa. Ma il valore
di un uomo si desume specialmente dalla virtù: essendo
questa, come dice Aristotele, "disposizione del perfetto
all'ottimo". Perciò a rigor di termini onestà
e virtù si riferiscono a un'identica cosa.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come nota il Filosofo, tra le
cose che sono cercate per se stesse alcune sono desiderate
solo per se stesse, e mai per altri scopi: così è
per la felicità, che è l'ultimo fine. Altre
invece sono bensì desiderate per se stesse, in quanto
hanno natura di bene, anche se non ci procurassero altro
bene; però sono desiderabili anche per altre cose,
in quanto ci portano a un bene più perfetto. E le
virtù sono desiderabili in questo modo. Infatti Cicerone
afferma che "certe cose ci allettano col loro valore,
e ci attirano con la loro nobiltà", come la
virtù, la verità, e la scienza. E questo è
quanto si richiede per costituire l'onestà.
2. Tra le cose che, oltre la virtù, vengono onorate,
alcune sono superiori alla virtù: tali sono Dio e
la beatitudine. E queste non sono a noi così note
per esperienza come le virtù, che esercitiamo invece
ogni giorno. Perciò specialmente la virtù
rivendica per sé la qualifica di bene onesto. - Le
altre cose poi che sono inferiori alla virtù vengono
onorate in quanto cooperano alle azioni virtuose: p. es.,
la nobiltà, la potenza e le ricchezze. Infatti, a
detta del Filosofo, queste cose "sono onorate da alcuni;
ma in verità solo chi è buono dev'essere onorato".
E la bontà dipende dalla virtù. Perciò
la virtù merita la lode in quanto è desiderabile
in ordine a un altro bene; e merita l'onore in quanto è
desiderabile per se stessa. Di qui la sua onestà.
3. Come sopra abbiamo detto, l'onestà implica onore.
Ma l'onore, come si è visto, è la testimonianza
del valore di una persona. E la testimonianza non si dà
se non di cose note. Ora, l'atto interiore dell'elezione
non viene conosciuto dagli uomini che dagli atti esterni.
Ecco perché il comportamento esterno ha l'aspetto
di onestà in quanto dimostra la rettitudine interiore.
Perciò radicalmente l'onestà risiede nell'atto
interiore dell'elezione: essa però si esprime nel
comportamento esterno.
4. Secondo l'opinione del volgo l'abbondanza delle ricchezze
rende l'uomo degno di onore; ecco perché talora il
termine onestà viene applicato alla prosperità
materiale.
ARTICOLO
2
Se
l'onesto s'identifichi col bello
SEMBRA
che l'onesto non s'identifichi col bello. Infatti:
1. La nozione di onestà si desume dall'appetito:
infatti onesto è "ciò che è desiderato
per se stesso". Invece il bello ha riferimento alla
vista, cui esso è gradito. Dunque il bello non coincide
con l'onesto.
2. Il bello richiede un certo splendore, il quale è
essenziale alla gloria. L'onesto invece dice rapporto all'onore.
E poiché, stando alle spiegazioni date sopra, onore
e gloria son cose distinte, è chiaro che sono distinti
anche l'onesto e il bello.
3. L'onestà, come sopra abbiamo detto, s'identifica
con la virtù. Ora, c'è una bellezza che è
contraria alla virtù; poiché in Ezechiele
si legge: "Orgogliosa della tua bellezza, ti sei resa
famosa nel fornicare". Dunque l'onesto non s'identifica
col bello.
IN
CONTRARIO: L'Apostolo ha scritto: "Le membra meno oneste
noi le circondiamo di maggior onore; mentre le parti oneste
non han bisogno di niente". Ora, egli chiama qui disoneste
le parti turpi, e oneste quelle decorose. Perciò
onestà e bellezza s'identificano.
RISPONDO:
Come si può rilevare dalle parole di Dionigi, il
bello viene costituito e dallo splendore e dalle debite
proporzioni: infatti egli afferma che Dio è bello
"come causa dello splendore e dell'armonia di tutte
le cose". Perciò la bellezza del corpo consiste
nell'avere le membra ben proporzionate, con la luminosità
del colore dovuto. Parimenti la bellezza spirituale consiste
nel fatto che il comportamento e gli atti di una persona
sono ben proporzionati secondo la luce della ragione. Ora,
questo, come abbiamo già detto, è il costitutivo
dell'onestà che s'identifica con la virtù,
la quale ultima modera tutte le cose umane. Dunque l'onestà
s'identifica con la bellezza spirituale. Infatti S. Agostino
ha scritto: "Chiamo onestà la bellezza intellettuale,
che noi propriamente diciamo spirituale". E quindi
aggiunge, che "ci sono molte cose sensibilmente belle,
che in senso improprio si dicono oneste".
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'oggetto che muove l'appetito
non è che il bene conosciuto. E ciò che alla
conoscenza stessa si presenta come bello, viene amato come
cosa buona e conveniente: ecco perché Dionigi afferma
che "il bello e il bene sono amabili a tutti".
Quindi anche ciò che è onesto, in quanto ha
una bellezza spirituale, è reso appetibile. Cosicché
Cicerone scriveva: "Ecco tu vedi la figura stessa e
come la faccia dell'onestà: che se si vedesse con
gli occhi, diceva Platone, susciterebbe amori mirabili verso
la sapienza".
2. La gloria, come sopra abbiamo detto, è effetto
dell'onore: poiché dal fatto che uno è onorato
o lodato è reso glorioso agli occhi degli altri.
Perciò come onorato coincide con glorioso, così
l'onesto coincide col bello.
3. La terza difficoltà vale per la bellezza fisica.
- Però uno potrebbe fornicare spiritualmente anche
per la bellezza spirituale, montando in superbia con la
propria onestà (seguendo l'esempio di Satana), secondo
le parole di Ezechiele: "Il tuo cuore s'innalzò
nella tua bellezza; e nella tua bellezza hai perduto la
tua sapienza".
ARTICOLO
3
Se
l'onesto differisca dall'utile e dal dilettevole
SEMBRA
che l'onesto non differisca dall'utile e dal dilettevole.
Infatti:
1. Si dice onesto "ciò che è desiderato
per se stesso". Ma il piacere è desiderato per
se stesso; poiché a detta del Filosofo, "è
ridicolo chiedersi perché uno vuol gustare il piacere".
Dunque l'onesto non differisce dal dilettevole.
2. Le ricchezze rientrano tra i beni utili; scrive infatti
Cicerone: "C'è qualche cosa che non va cercata
per la sua natura e valore, ma per i suoi frutti e la sua
utilità, vale a dire il denaro". Ma le ricchezze
sono essenzialmente oneste; poiché si legge nella
Scrittura: "Povertà e onestà", leggi
ricchezza, "vengono da Dio"; e ancora: "Porta
un peso superiore alle sue forze chi si mette con chi è
più onesto", cioè più ricco di
lui. Dunque l'onesto non si distingue dall'utile.
3. Cicerone dimostra che niente può essere utile,
se non è onesto. Lo stesso ripete S. Ambrogio. Perciò
non ci può essere differenza tra l'utile e l'onesto.
IN
CONTRARIO: Scrive S. Agostino: "Onesto si dice ciò
che va desiderato per se stesso; utile invece ciò
che va ordinato a un fine superiore".
RISPONDO:
L'onesto può identificarsi in concreto con l'utile
e col dilettevole, ma razionalmente è distinto da
essi. Infatti una cosa si dice onesta, come abbiamo notato,
in quanto ha una certa bellezza dalla sua conformità
con la ragione. Ora, ciò che è conforme alla
ragione conviene all'uomo per natura. Ma ogni essere si
diletta in ciò che naturalmente gli conviene. Dunque
ciò che è onesto è naturalmente dilettevole
per l'uomo; come il Filosofo dimostra per gli atti delle
virtù. Però non ogni cosa dilettevole è
onesta: poiché una cosa può essere conveniente
secondo i sensi, e non secondo la ragione; ma questo è
un piacere estraneo alla ragione umana, che è l'elemento
costitutivo dell'uomo. - D'altra parte la virtù stessa,
che è essenzialmente onesta, viene ordinata a un
fine superiore, cioè alla felicità.
Ecco quindi che in concreto l'onesto, l'utile e il dilettevole
coincidono: ma sono formalmente distinti. Infatti una cosa
si dice onesta in quanto ha una certa nobiltà che
la rende degna di onore per la sua bellezza spirituale;
si dice dilettevole, perché quieta l'appetito; e
si dice utile in quanto è ordinata a uno scopo ulteriore.
Il dilettevole però è più esteso dell'utile
e dell'onesto: poiché tutto ciò che è
utile ed onesto è in qualche modo dilettevole, ma
non viceversa.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Ciò che è desiderato
per se stesso dall'appetito razionale, il quale tende così
a quanto è conforme alla ragione, si dice che è
onesto. Si chiama invece dilettevole ciò che è
desiderato per se stesso dall'appetito sensitivo.
2. Le ricchezze son dette oneste stando all'opinione dei
più, i quali le onorano: oppure perché sono
ordinate come strumenti agli atti virtuosi.
3. Cicerone e S. Ambrogio intesero dire che niente può
essere utile veramente e in senso assoluto, se è
incompatibile con l'onestà, perché incompatibile
con l'ultimo fine dell'uomo, che è un bene di ordine
razionale: quantunque possa essere utile in senso relativo,
cioè in rapporto a un fine particolare. Ma essi non
intesero dire che qualsiasi cosa utile sia per se stessa
onesta.
ARTICOLO
4
Se
l'onestà si debba includere tra le parti della temperanza
SEMBRA
che l'onestà non si debba includere tra le parti
della temperanza. Infatti:
1. Non è possibile che una cosa sotto il medesimo
aspetto sia insieme parte e tutto. Ora, la temperanza è
parte dell'onestà, a detta di Cicerone. Dunque l'onestà
non è parte della temperanza.
2. In Esdra si legge che "il vino rende vistosi e onesti
i sentimenti". Ma l'uso del vino, specialmente se esagerato,
cui si accenna in quel testo, rientra più nell'intemperanza
che nella temperanza. Perciò l'onestà non
è parte della temperanza.
3. Onesto è ciò che è degno di onore.
Ma a detta del Filosofo, "i più onorati sono
i giusti e i forti". Quindi l'onestà non appartiene
alla temperanza, bensì alla giustizia e alla fortezza.
Infatti Eleazaro ebbe a dire: "Con coraggio incontrerò
una morte onorata (honesta), per leggi così venerabili
e sante".
IN
CONTRARIO: Macrobio mette l'onestà tra le parti della
temperanza. E anche S. Ambrogio attribuisce l'onestà
specialmente alla temperanza.
RISPONDO:
L'onestà, come abbiamo già visto, è
una certa bellezza spirituale. Ora, il bello si contrappone
al deturpato. Ma gli opposti risaltano soprattutto nella
loro contrapposizione. Perciò l'onestà appartiene
specialmente alla temperanza, la quale esclude ciò
che nell'uomo vi è di più turpe e di indecente,
cioè i piaceri animaleschi. Cosicché già
nel termine temperanza è incluso con somma evidenza
il bene proprio della ragione, che è quello di moderare,
o di temperare le concupiscenze depravate. Perciò
l'onestà, in quanto è attribuita per un motivo
speciale alla temperanza, è parte di essa; ma non
parte soggettiva, e neppure virtù annessa, bensì
parte integrante a modo di condizione necessaria.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La temperanza si considera come
parte soggettiva dell'onestà, in quanto quest'ultima
è presa come virtù in generale. Ma non è
in questo senso che essa è posta tra le parti della
temperanza.
2. Negli ubriachi il vino "rende onesto o vistoso il
sentimento", secondo le loro impressioni; poiché
ad essi sembra di essere grandi ed onorabili.
3. Giustizia e fortezza meritano maggior onore della temperanza,
per la superiorità del loro oggetto. Ma la temperanza
merita un onore più grande perché essa, come
abbiamo spiegato, reprime i vizi più vituperevoli.
E in tal senso l'onestà appartiene maggiormente alla
temperanza, seguendo la norma dell'Apostolo, che "le
membra meno oneste vanno circondate di un onore più
grande", mediante l'esclusione di ciò che vi
è di disonesto.