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San Tommaso d'Aquino

Summa Theologica


Temperanza

Questione 146

l'Astinenza

 

Rimangono ora da esaminare le parti soggettive della temperanza. In primo luogo quelle che riguardano i piaceri gastronomici; e in secondo luogo quelle riguardanti i piaceri venerei. Il primo argomento ci darà modo di parlare e dell'astinenza, che ha per oggetto cibi e bevande; e della sobrietà, che riguarda in particolare le bevande. A proposito poi dell'astinenza dobbiamo prendere in esame tre cose: primo, l'astinenza stessa; secondo, quel suo atto che è il digiuno; terzo, il vizio contrario che è la gola.
Sull'astinenza si pongono due quesiti: 1. Se l'astinenza sia una virtù; 2. Se sia una virtù specificamente distinta.

ARTICOLO 1

Se l'astinenza sia una virtù

SEMBRA che l'astinenza non sia una virtù. Infatti:
1. Come dice S. Paolo, "nella virtù consiste il regno di Dio e non nelle parole". Ma il regno di Dio, com'egli dichiara, non consiste nell'astinenza: "Il regno di Dio non è cibo né bevanda"; cioè, come spiega la Glossa, "la giustizia non sta nel mangiare o nel non mangiare". Dunque l'astinenza non è una virtù.
2. S. Agostino così parla al Signore: "Tu mi hai insegnato a prendere il pasto come una medicina". Ora, regolare la dose delle medicine non appartiene alla virtù, ma all'arte medica. Perciò anche il regolarsi nel mangiare non è atto di una virtù, ma di un'arte.
3. Ogni virtù, come dice Aristotele, "consiste nel giusto mezzo". Invece l'astinenza non consiste nel giusto mezzo, ma in una privazione, come dice il suo nome. Dunque l'astinenza non è una virtù.
4. Una virtù non ne esclude mai un'altra. L'astinenza invece esclude la pazienza: dice infatti S. Gregorio che "spesso l'impazienza scaccia dal porto della tranquillità le anime di coloro che praticano l'astinenza". E aggiunge, che "i pensieri degli astinenti talora sono colpiti dal vizio della superbia": e quindi viene così esclusa l'umiltà. Perciò l'astinenza non è una virtù.

IN CONTRARIO: S. Pietro ammonisce: "Ora voi unite alla fede vostra la virtù, alla virtù la scienza e alla scienza l'astinenza"; nelle quali parole l'astinenza è enumerata tra le altre virtù. Dunque l'astinenza è una virtù.

RISPONDO: Il termine astinenza implica sottrazione di alimenti. Esso perciò può avere due significati. Primo, può indicare la semplice sottrazione del cibo. E in tal senso l'astinenza non indica né una virtù, né un atto virtuoso, ma un atto indifferente. - Secondo, può indicare codesto atto in quanto è regolato dalla ragione. E allora astinenza può indicare, o l'abito, o l'atto di una virtù. Ciò risulta anche dal passo citato di S. Pietro, dove si dice che "l'astinenza va unita alla scienza": affinché ci si astenga dai cibi come si deve, "secondo le esigenze delle persone con le quali si vive, e i bisogni della propria persona, e della propria salute".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uso o l'astinenza del vitto, considerati in se stessi, non appartengono al regno di Dio; infatti l'Apostolo afferma: "Un cibo non ci renderà graditi a Dio: né se ce ne asteniamo abbiamo spiritualmente qualche cosa di meno, né se ne mangiamo abbiamo qualche cosa di più". Invece l'una e l'altra cosa appartengono al regno di Dio, in quanto a norma di ragione son praticate per fede e per amor di Dio.
2. Regolare il vitto nella quantità e nella qualità in ordine alla salute del corpo spetta alla medicina: ma spetta all'astinenza il farlo secondo disposizioni interiori, in vista del bene di ordine razionale. Di qui le parole di S. Agostino: rispetto alla virtù "non ha nessuna importanza la qualità e la quantità degli alimenti; purché uno ne usi secondo le esigenze delle persone con le quali convive, e secondo le esigenze della propria persona e della propria salute; ma interessa la facilità e la serenità con le quali uno ne sopporta la privazione quando la necessità, o il dovere lo impone".
3. È compito della temperanza tenere a freno quei piaceri che attirano troppo l'animo: come è compito della fortezza rafforzare l'animo contro i timori che spingono ad abbandonare il bene di ordine razionale. Perciò come il pregio della fortezza sta in una specie di eccesso, che si riflette nei nomi di tutte le virtù connesse; così il pregio della temperanza consiste in una specie di privazione, che si riflette nel suo nome e in tutte le sue parti. Perciò l'astinenza essendo una parte della temperanza, è denominata da una privazione. E tuttavia in rapporto alla retta ragione, essa consiste in un giusto mezzo.
4. I vizi ricordati provengono dall'astinenza in quanto essa non è conforme alla retta ragione. Infatti la retta ragione fa astenere "come si deve", cioè con l'animo ilare; e "per lo scopo dovuto", cioè per la gloria di Dio, e non per la propria gloria.

ARTICOLO 2

Se l'astinenza sia una speciale virtù

SEMBRA che l'astinenza non sia una speciale virtù. Infatti:
1. Ogni virtù è lodevole per se stessa. Ma l'astinenza non è lodevole per se stessa; poiché S. Gregorio afferma che "la virtù dell'astinenza non è lodevole che per le altre virtù". Perciò l'astinenza non è una speciale virtù.
2. S. Agostino scrive che i santi praticarono l'astinenza dai cibi e dalle bevande, non perché qualche creatura di Dio è cattiva, ma "solo per castigare il corpo". Ora questo spetta alla castità, come appare dal nome stesso. Dunque l'astinenza non è una virtù speciale distinta dalla castità.
3. Un uomo come deve essere moderato nel cibo, così deve esserlo nelle vesti, secondo le parole di S. Paolo: "Avendo di che mangiare e di che vestirci, di questo ci dobbiamo contentare". Ora, la moderazione nelle vesti non è una virtù speciale. Dunque non lo è neppure l'astinenza, che è la moderazione nel cibo.

IN CONTRARIO: Macrobio fa dell'astinenza una parte specifica della temperanza.

RISPONDO: Le virtù morali, come sopra abbiamo visto, difendono il bene di ordine razionale contro i moti delle passioni: perciò dove si riscontra il pericolo di subire l'attrattiva di una passione, è necessaria una speciale virtù. Ora, i piaceri della mensa son fatti per allontanare l'uomo dal bene di ordine razionale, sia per la loro forte attrattiva, sia per la necessità del vitto, richiesto per la conservazione della vita, che l'uomo sommamente desidera. Perciò l'astinenza è una speciale virtù.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le virtù, come sopra abbiamo notato, devono essere connesse. Ecco perché l'una è corroborata e raccomandata dall'altra: come la giustizia, p. es., dalla fortezza. Ed è in tal modo che l'astinenza è lodata per le altre virtù.
2. Il corpo viene castigato dall'astinenza non solo contro i piaceri della lussuria, ma anche contro quelli della gola: poiché con l'astinenza uno si rende più forte per vincere gli stimoli della gola, che sono tanto più esigenti quanto più sono assecondati. D'altra parte il fatto che essa aiuti la castità non toglie che l'astinenza sia una virtù speciale: poiché una virtù giova all'altra.
3. L'uso delle vesti è derivato dall'arte; mentre quello del vitto deriva dalla natura. Perciò una virtù speciale si richiede più per la moderazione nel vitto che per la moderazione nel vestito.