Castità
Opere
dei Santi
San
Tommaso d'Aquino
Summa
Theologica
Temperanza
Questione
152
La
verginità
Passiamo
quindi a considerare la verginità.
Sull'argomento tratteremo cinque problemi: 1. In che consista
la verginità; 2. Se sia lecita; 3. Se sia una virtù;
4. La sua superiorità sul matrimonio; 5. La sua eccellenza
rispetto alle altre virtù.
ARTICOLO
1
Se
la verginità consista nell'integrità fisica
SEMBRA
che la verginità non consista nell'integrità
fisica. Infatti:
1. S. Agostino ha scritto, che "la verginità
è lo studio costante di conservarsi incorrotti nella
carne corruttibile". Ma lo studio non riguarda il corpo.
Dunque la verginità non consiste in un fatto fisico.
2. La verginità implica una certa pudicizia. Ma S.
Agostino afferma che la pudicizia risiede nell'anima. Quindi
la verginità non consiste nell'integrità materiale.
3. L'integrità fisica si riduce al segno del pudore
verginale. Ma talora questo diaframma si rompe senza pregiudicare
la verginità. Infatti S. Agostino ha scritto, che
"questi organi possono essere feriti e violentati per
vari accidenti; i medici, p. es., talora per motivi di salute
vi compiono operazioni orribili; e certe ostetriche tolgono
l'integrità mentre tentano di sincerarsene con il
contatto". E aggiunge: "Penso che nessuno sia
tanto stolto da ritenere perduto qualche cosa della santità
del corpo medesimo, per la perdita di questa integrità
fisica". Dunque la verginità non consiste in
questa integrità materiale.
4. La corruzione della carne si ha specialmente nel distacco
del seme; il che può avvenire anche senza copula,
o nel sonno, o da svegli. Ma senza copula non sembra che
si perda la verginità: poiché, come dice S.
Agostino, "l'integrità verginale, come l'immunità
da ogni copula mediante la continenza, è retaggio
degli angeli". Perciò la verginità non
consiste nell'integrità fisica.
IN
CONTRARIO: S. Agostino insegna, che la verginità
è "la continenza che offre in voto, consacra
e riserva al Creatore l'integrità dell'anima e del
corpo".
RISPONDO:
Il termine verginità sembra che derivi da virente.
E come si dice virente ciò che non ha provato scottature
per eccesso di calore, così la verginità implica
che la persona in cui essa risiede sia immune dalla scottatura
della concupiscenza, che si ha nello sperimentare il più
forte piacere corporale, che è il piacere venereo.
S. Ambrogio infatti afferma, che "la castità
verginale è l'integrità senza contaminazione".
Ma nel piacere venereo si devono distinguere tre cose. La
prima è di ordine fisico, e cioè la violazione
del segno della verginità. La seconda è comune
all'anima e al corpo: cioè l'emissione del seme che
provoca un piacere sensibile. La terza poi riguarda l'azione
soltanto: ed è il proposito di conseguire questo
piacere. La prima di queste tre cose è solo accidentale
nell'atto morale, il quale propriamente va considerato solo
per le cose che riguardano l'anima. La seconda poi è
solo materia dell'atto morale: infatti le passioni della
sensibilità sono materia degli atti morali. La terza
invece ne è l'elemento formale e costitutivo: poiché
l'essenza degli atti morali sta nell'essere compiuti dalla
ragione.
Ora, siccome la verginità si definisce come essenza
della suddetta corruzione, è chiaro che l'integrità
fisica è accidentale nella verginità. Invece
l'assenza del piacere, connesso con l'emissione del seme,
è la verginità solo materialmente. Ma il proposito
di astenersi per sempre da tale piacere ne è come
la forma e il costitutivo.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quella definizione di S. Agostino
esprime in retto ciò che è formale nella verginità;
infatti col termine "studio" s'intende il proposito
della ragione. Però l'aggettivo "costante"
non va inteso nel senso che una vergine deve avere sempre
un tale studio: ma deve avere il proposito di perseverarvi
in perpetuo. L'elemento materiale è espresso in caso
obliquo dicendo: "di conservarsi incorrotti nella carne
corruttibile". E questo per mostrare la difficoltà
della verginità: poiché se la carne non fosse
così corruttibile, non sarebbe difficile lo studio
costante di rimanere incorrotti.
2. La pudicizia, come pure la verginità, è
essenzialmente nell'anima, ma è materialmente nella
carne. Cosicché, a detta di S. Agostino, "sebbene
la verginità sia conservata nel corpo", e sia
quindi cosa materiale, "tuttavia è spirituale,
per il fatto che a farne voto e a conservarla è la
continenza dettata dalla pietà".
3. L'integrità fisica, come abbiamo spiegato, è
solo accidentale nella verginità: cioè nel
senso che essa normalmente risulta dal proposito della volontà
di astenersi dai piaceri venerei. Perciò se per altri
motivi in qualche caso questa integrità si perde,
non pregiudica la verginità più della lesione
di una mano o di un piede.
4. Il piacere derivante dall'emissione del seme può
avvenire in due modi. Primo, di proposito. E allora esso
toglie la verginità, sia che lo si ottenga con la
copula, sia in altra maniera. S. Agostino parla della copula,
perché è questa la maniera più naturale
e comune. - Secondo, questa emissione può avvenire
in maniera preterintenzionale, o nel sonno, o per un atto
di violenza, subito senza il consenso della volontà,
sebbene la carne provi il piacere; oppure per malattia,
come avviene in quelli che subiscono perdite di sangue o
di sperma. E allora non si perde la verginità: poiché
questa polluzione non è dovuta all'impudicizia che
è incompatibile con la verginità.
ARTICOLO
2
Se
la verginità sia illecita
SEMBRA
che la verginità sia illecita. Infatti:
1. Tutto ciò che è contrario alla legge naturale
è illecito. Ma come c'è un precetto di legge
naturale per la conservazione dell'individuo, secondo le
parole della Genesi: "Mangia il frutto di qualunque
albero del paradiso"; così c'è un precetto
di legge naturale per la conservazione della specie: "Crescete
e moltiplicatevi, e riempite la terra". Perciò,
come peccherebbe contro il bene dell'individuo chi si astenesse
da qualsiasi cibo, così pecca chi si astiene del
tutto dall'atto della generazione, perché agisce
contro il bene della specie.
2. Ogni agire che si allontana dal giusto mezzo è
qualche cosa di peccaminoso. Ma la verginità si allontana
dal giusto mezzo astenendosi da tutti i piaceri venerei:
dice infatti il Filosofo, che "chi gusta tutti i piaceri,
senza fare eccezioni, è un intemperante; però
chi tutti li fugge è rozzo e insensibile". Dunque
la verginità è qualche cosa di peccaminoso.
3. Il castigo non è dovuto che al peccato. Ma presso
gli antichi venivano puniti per legge quelli che passavano
celibi tutta la vita, come dice Valerio Massimo. Perciò,
come narra S. Agostino, "si dice che Platone abbia
fatto un sacrificio, per cancellare come un peccato la sua
perpetua continenza". Quindi la verginità è
peccato.
IN
CONTRARIO: Nessun peccato può essere oggetto di consiglio.
Ma la verginità è oggetto di consiglio; come
si rileva dalle parole di S. Paolo: "Rispetto alle
persone vergini non ho nessun precetto del Signore, ma do
un consiglio". Dunque la verginità non è
qualche cosa d'illecito.
RISPONDO:
Peccaminoso tra gli atti umani è quello che viene
compiuto trascurando la retta ragione. La retta ragione,
dunque esige che si usino i mezzi nella misura proporzionata
al fine. Ora, i beni dell'uomo sono di tre specie, come
nota Aristotele: i primi consistono nei beni esterni, tra
i quali le ricchezze; i secondi sono i beni del nostro corpo;
e i terzi sono i beni dell'anima, tra i quali i beni della
vita contemplativa son superiori a quelli della vita attiva,
stando all'insegnamento del Filosofo, e alle parole del
Signore: "Maria ha scelto la parte migliore".
Ma di tutti questi beni quelli esterni sono ordinati ai
beni del corpo; quelli del corpo ai beni dell'anima; e finalmente
quelli propri della vita attiva a quelli della vita contemplativa.
Perciò la rettitudine della ragione esige che si
usino i beni esterni nella misura richiesta dal corpo: e
così si dica degli altri beni. E quindi se uno si
astiene dal possedere certe cose, che pure sarebbe bene
possedere, per curare la salute del corpo, o la contemplazione
della verità, questo non sarebbe peccaminoso, ma
conforme alla retta ragione. Così è conforme
alla retta ragione, che si astenga dai piaceri del corpo
per attendere più liberamente alla contemplazione
della verità.
Ora, la verginità consacrata si astiene da tutti
i piaceri venerei, per attendere più liberamente
alla contemplazione di Dio, secondo le parole dell'Apostolo:
"La donna non maritata e la vergine si danno pensiero
delle cose del Signore, volendo esser sante e di corpo e
di spirito; ma la maritata è preoccupata delle cose
del mondo, e del come possa piacere al marito". Perciò
la verginità non è qualche cosa di peccaminoso,
ma di lodevole.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il precetto, come sopra abbiamo
visto, ha natura di cosa doverosa. Ora, una cosa può
essere doverosa in due maniere. Primo, come dovere dell'individuo:
e questo dovere non si può trascurare senza peccato.
Secondo, come dovere della società. E a compiere
questo dovere non è tenuto ciascun membro della società:
poiché molte sono le funzioni necessarie per la società,
che il singolo non può adempiere, ma che sono assolte
dalla collettività, con la divisione dei compiti.
- Perciò il precetto di legge naturale relativo al
cibo dev'essere soddisfatto da ciascuno: altrimenti non
potrebbe conservarsi l'individuo. Invece il precetto relativo
alla generazione riguarda tutta la società umana:
la quale non esige soltanto la propagazione materiale, ma
anche il progresso spirituale. Quindi alla società
umana viene efficacemente provveduto per il fatto che alcuni
attendono alla generazione, mentre altri, astenendosi da
essa, attendono alla contemplazione delle cose di Dio, per
il decoro e la salvezza di tutto il genere umano. Così
anche nella milizia alcuni soldati custodiscono l'accampamento,
altri portano le bandiere, e altri combattono con la spada:
e tuttavia tutte queste cose son necessarie per l'esercito,
ma ciascuno non le può compiere da solo.
2. Chi si astiene da tutti i piaceri contro la retta ragione,
aborrendoli per se stessi, è rustico e insensibile.
Ma chi è vergine non si astiene da tutti i piaceri,
bensì dai soli piaceri venerei: e se ne astiene,
come abbiamo visto, secondo la retta ragione. Però
il giusto mezzo non va determinato materialmente, ma razionalmente,
come nota il Filosofo. Infatti del magnanimo si dice, che
"la sua grandezza lo porta all'estremo; ma poiché
tale estremo è ciò che si richiede, rimane
nel giusto mezzo".
3. Le leggi son date per i casi più comuni. Ora,
presso gli antichi era un caso raro, che uno per la contemplazione
della verità si astenesse da tutti i piaceri venerei:
e si legge che l'abbia fatto solo Platone. Perciò
egli fece quel sacrificio non perché riteneva di
aver fatto peccato, ma "cedendo alla falsa opinione
dei suoi concittadini", come dice S. Agostino.
ARTICOLO
3
Se
la verginità sia una virtù
SEMBRA
che la verginità non sia una virtù. Infatti:
1. A detta del Filosofo, "nessuna virtù è
in noi per natura". Ma la verginità invece è
cosa innata: poiché nel nascere tutti son vergini.
Dunque la verginità non è una virtù.
2. Come sopra abbiamo dimostrato, chi ha una virtù
le deve aver tutte. Ma ci sono alcuni che hanno tutte le
virtù senza avere la verginità: altrimenti
nessuno potrebbe raggiungere il regno dei cieli, per cui
sono richieste le virtù, senza la verginità;
il che equivarrebbe a condannare il matrimonio. Dunque la
verginità non è una virtù.
3. Tutte le virtù vengono restaurate dalla penitenza.
Non così la verginità: poiché S. Girolamo
ha scritto: "Pur potendo fare Dio ogni altra cosa,
non può reintegrare una vergine dopo la caduta".
Perciò la verginità non è una virtù.
4. Una virtù non si perde che col peccato. Ma la
verginità si può perdere senza peccato, cioè
col matrimonio. Dunque la verginità non è
una virtù.
5. La verginità si contrappone alla vedovanza e alla
castità coniugale. Ma queste due ultime non sono
virtù. Dunque non lo è neppure la verginità.
IN
CONTRARIO: Scrive S. Ambrogio: "L'amore della verginità
c'invita a dirne qualche cosa: per non sembrare che si passi
sotto silenzio questa virtù che è una delle
principali".
RISPONDO:
L'elemento formale e costitutivo della verginità,
come sopra abbiamo detto, è il proposito di astenersi
in perpetuo dai piaceri venerei; proposito che è
reso lodevole dal fine, che è quello di attendere
alle cose divine. Materia invece della verginità
è l'integrità della carne, mediante la privazione
assoluta del piacere venereo. Ora, è risaputo che
dove c'è una materia speciale di una particolare
eccellenza, deve trovarsi una speciale virtù: com'è
evidente nel caso della magnificenza, che ha per oggetto
le grandi spese, e per questo essa è una virtù
speciale distinta dalla liberalità, la quale ha per
oggetto l'uso del danaro in genere. Ebbene, conservarsi
immuni da ogni esperienza del piacere venereo ha un'eccellenza
superiore al conservarsi immuni da ogni piacere disordinato.
Perciò la verginità è una virtù
speciale, che sta alla castità come la magnificenza
sta alla liberalità.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli uomini devono alla loro
nascita ciò che è materiale nella verginità,
cioè l'integrità della carne immune dall'esperienza
del piacere venereo. Non devono invece alla natura l'elemento
formale, e cioè il proposito di conservare codesta
integrità per il Signore. Ma è da questo che
la verginità ha natura di virtù. Ecco perché
S. Agostino ha scritto: "Ciò che noi lodiamo
nelle vergini non è il fatto di esser vergini; ma
di essere vergini consacrate a Dio".
2. La connessione delle virtù va riscontrata nel
loro elemento formale, e cioè nella carità
o nella prudenza, come sopra abbiamo spiegato: non già
nella loro materia. Infatti niente impedisce che una persona
virtuosa abbia la materia di una virtù, senza avere
quella di un'altra: un povero, p. es., può avere
la materia della temperanza, senza avere quella della munificenza.
Parimenti uno può avere le altre virtù, senza
la materia propria della verginità, che è
l'integrità della carne. Tuttavia egli può
avere l'elemento formale della verginità: cioè
il proposito di conservare questa integrità come
preparazione d'animo, cioè nel caso che questo da
lui si esigesse. Così il povero può avere
in preparazione d'animo il proposito di fare spese munifiche,
nel caso che a lui fosse concesso: e chi è nella
prosperità può avere in preparazione d'animo
il proposito di sopportare con pazienza le avversità.
E senza questa preparazione d'animo nessuno può essere
virtuoso.
3. Le virtù vengono restaurate dalla penitenza nel
loro elemento formale; non già nel loro elemento
materiale. Poiché se una persona munifica dissipa
le sue ricchezze, la penitenza non gliele restituisce. Parimenti
chi perde col peccato la propria verginità, non può
recuperare con la penitenza ciò che forma la materia
di essa, ma solo il proposito di custodirla.
A proposito dell'elemento materiale della verginità
c'è qualche cosa che può essere riparata da
Dio, cioè l'integrità fisica, che è
accidentale nella verginità, come sopra abbiamo visto.
Ma c'è qualche cosa che non si può riparare
neppure con un miracolo, e cioè il fatto che uno
ha sperimentato il piacere venereo: poiché Dio non
può fare che non siano avvenute le cose che sono
avvenute, come sopra si disse.
4. La verginità in quanto virtù implica il
proposito, confermato con voto, di custodire la propria
integrità: infatti S. Agostino ha scritto, che mediante
la verginità "si vota, si consacra e si serba
al Creatore dell'anima e del corpo l'integrità della
carne". Dunque la verginità in quanto virtù
non si può perdere che col peccato.
5. La castità coniugale merita lode solo perché
si astiene dai piaceri illeciti: essa perciò non
si distingue in nulla dalla castità comune. La vedovanza
aggiunge qualche cosa alla castità comune: però
non raggiunge ciò che è perfetto in questa
materia, cioè l'immunità da tutti i piaceri
venerei, il che è proprio della verginità.
Ecco perché soltanto la verginità si considera
una virtù speciale, che eccelle sulla castità,
come la munificenza sulla liberalità.
ARTICOLO
4
Se
la verginità sia superiore al matrimonio
SEMBRA
che la verginità non sia superiore al matrimonio.
Infatti:
1. S. Agostino afferma: "Il merito della continenza
non è diverso in S. Giovanni, che rimase sempre celibe,
e in Abramo che generò dei figli". Ora, una
virtù superiore ha un merito più grande. Dunque
la verginità non è superiore alla castità
coniugale.
2. La lode delle persone virtuose dipende dalla loro virtù.
Se quindi la verginità fosse superiore alla continenza
coniugale, qualsiasi vergine sarebbe più da lodarsi
di qualsiasi donna sposata. Ma questo è falso. Quindi
la verginità non è superiore al matrimonio.
3. Il bene comune è superiore al bene privato, come
insegna il Filosofo. Ora, il matrimonio è ordinato
al bene comune; dice infatti S. Agostino: "Quello che
è il cibo per la vita dell'individuo, lo è
la copula per la vita del genere umano". Ma la verginità
è ordinata al bene particolare, e cioè ad
evitare, come dice S. Paolo, "la tribolazione della
carne", cui son soggetti gli sposati. Dunque la verginità
non è superiore alla continenza coniugale.
IN
CONTRARIO: S. Agostino insegna: "Possiamo riscontrare
con sicure ragioni, e con i testi della Scrittura, che il
matrimonio non è peccato, però senza raggiungere
in bontà né la continenza coniugale, né
quella vedovile".
RISPONDO:
Come risulta dagli scritti di S. Girolamo, fu questo l'errore
di Gioviniano, il quale riteneva che la verginità
non dovesse preferirsi al matrimonio. Il quale errore viene
confutato specialmente, e dall'esempio di Cristo, il quale
scelse una madre Vergine, e custodì egli stesso la
verginità; e dall'insegnamento di S. Paolo, che consigliò
la verginità come un bene migliore; e finalmente
dalla ragione. Sia perché il bene divino è
superiore al bene umano. Sia perché il bene dell'anima
va preferito a quello del corpo. Sia perché i beni
della vita contemplativa sono preferibili ai beni della
vita attiva. Ora, la verginità è ordinata
ai beni dell'anima secondo la vita contemplativa, che consiste
nel "pensare alle cose di Dio". Invece il matrimonio
è ordinato al bene del corpo, cioè alla materiale
moltiplicazione del genere umano: e appartiene alla vita
attiva, poiché l'uomo e la donna che vivono nel matrimonio
son costretti a "pensare alle cose del mondo",
come si esprime l'Apostolo. Perciò non c'è
dubbio che la verginità va preferita alla continenza
coniugale.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il merito non si misura soltanto
dall'atto compiuto, ma dalle disposizioni di chi lo compie.
Ora, Abramo aveva l'animo disposto a osservare la verginità,
se ai suoi tempi fosse stato doveroso. Ecco perché
il merito della sua continenza coniugale poté uguagliare
il merito della continenza verginale di S. Giovanni rispetto
al premio sostanziale: non già rispetto al premio
accidentale. Infatti S. Agostino ha scritto, che "il
celibato di Giovanni e il matrimonio di Abramo hanno militato
entrambi per Cristo, secondo l'opportunità dei tempi:
Giovanni però ebbe la continenza effettiva, mentre
Abramo l'ebbe solo come disposizione interiore".
2. Sebbene la verginità sia migliore della continenza
coniugale, tuttavia uno sposato può essere migliore
di un vergine, e questo per due motivi. Primo, dal lato
stesso della castità: nel caso che lo sposato abbia
una maggiore prontezza d'animo a conservare la verginità,
se le circostanze lo esigessero, di quanto non l'abbia chi
è vergine effettivamente. Ecco perché S. Agostino'
suggerisce a chi è vergine queste parole: "Io
non sono migliore di Abramo; però la castità
dei celibi è superiore alla castità degli
sposati". E porta la ragione: "Quello che ora
io faccio, egli l'avrebbe fatto meglio, se fosse stato opportuno:
e quello che han compiuto i Patriarchi io non l'avrei fatto
così bene, anche se avessi dovuto farlo adesso".
- Secondo, perché chi non è vergine può
avere altre virtù più eccellenti. Di qui le
altre parole di S. Agostino: "Una vergine, anche se
preoccupata interamente delle cose del Signore, come può
sapere di non essere preparata al martirio per un difetto
occulto; mentre la sposa cui essa si preferiva è
già pronta a bere il calice della passione del Signore?".
3. Il bene comune è superiore al bene privato, se
è del medesimo genere: ma talora il bene privato
è di natura superiore. È così che la
verginità consacrata a Dio è superiore alla
fecondità della carne. Ecco perché S. Agostino
afferma "non potersi credere che la fecondità
della carne, anche di quelle donne le quali nel tempo presente
altro non cercano nel matrimonio che una prole da consacrare
a Dio, possa compensare la verginità perduta".
ARTICOLO
5
Se
la verginità sia la più grande di tutte le
virtù
SEMBRA
che la verginità sia la più grande di tutte
le virtù. Infatti:
1. S. Cipriano ha scritto: "Ora, ci rivolgiamo alle
vergini, di cui tanto maggior cura dobbiamo avere, quanto
ne è più grande la gloria. Questo è
il fiore della pianta della Chiesa, il decoro e l'ornamento
della grazia spirituale, la parte più eletta del
gregge di Cristo".
2. Un premio maggiore si deve a una virtù più
grande. Ma alla verginità, secondo la Glossa, si
deve il premio più cospicuo, cioè il centuplo
di cui parla il Vangelo. Quindi la verginità è
la più grande delle virtù.
3. Una virtù è tanto più grande, quanto
con essa ci si conforma maggiormente a Cristo. Ora, uno
si rende massimamente conforme a Cristo mediante la verginità:
poiché si legge nell'Apocalisse che i vergini "seguono
l'Agnello dovunque vada"; e "cantano un cantico
nuovo che nessun altro può cantare". Perciò
la verginità è la più grande delle
virtù.
IN
CONTRARIO: Scrive S. Agostino: "Per quanto io sappia,
nessuno ha mai osato preferire la verginità alla
vita monastica". E ancora: "L'autorità
della Chiesa dà questa chiara testimonianza, mostrando
ai fedeli dove nei sacri misteri dell'altare vanno recitati
i nomi del martiri, e dove i nomi delle vergini defunte".
Dalle quali parole si può desumere che il martirio
e lo stato religioso sono da preferirsi alla verginità.
RISPONDO:
Una cosa può essere considerata la più grande
in due maniere. Primo, in un genere determinato. E in tal
senso, ossia nell'ambito della castità, la verginità
è la virtù più sublime: perché
è superiore alla castità vedovile e coniugale.
E poiché alla castità si attribuisce per antonomasia
la bellezza, è chiaro che alla verginità va
attribuita la più splendida bellezza. Di qui le parole
di S. Ambrogio: "Quale bellezza si può stimare
più grande di quella di una vergine, che è
amata dal Re, ha la compiacenza del Giudice, è dedicata
al Signore, e consacrata a Dio?".
Secondo, una cosa può essere la più grande
in maniera assoluta. E in tal senso la verginità
non è la più grande delle virtù. Il
fine infatti è sempre superiore ai mezzi ad esso
ordinati: e tra i mezzi sono migliori quelli più
direttamente ordinati al fine. Ora, il fine che rende lodevole
la verginità è l'attendere alle cose di Dio,
come sopra abbiamo notato. Perciò le virtù
teologali, e la stessa virtù di religione, che si
esercitano occupandosi direttamente delle cose di Dio, sono
da preferirsi alla verginità. - Parimenti, per aderire
a Dio agiscono con più ardore i martiri, che a tale
scopo rinunziano alla vita; e così pure le persone
che vivono in monastero, le quali rinunziano per questo
alla propria volontà e a quanto potrebbero avere,
che non le vergini, le quali hanno rinunziato ai piaceri
venerei. Perciò la verginità non è
in modo assoluto la più grande delle virtù.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le vergini sono "la parte
più eletta del gregge di Cristo", e "la
loro gloria è più grande", in confronto
alle vedove e alle donne sposate.
2. S. Girolamo attribuisce il centuplo alla verginità
per la sua eccellenza rispetto alla vedovanza, cui si attribuisce
il sessanta, e al matrimonio, cui si attribuisce il trenta
per uno. Invece S. Agostino afferma, che "il centuplo
si ha nel martirio, il sessanta per uno nella verginità
e il trenta nello stato matrimoniale". Perciò
da quel testo non segue che la verginità sia la più
grande delle virtù in senso assoluto, ma solo in
rapporto alle altre specie di castità.
3. I vergini "seguono l'Agnello dovunque vada",
perché imitano Cristo non solo con l'integrità
dello spirito, ma anche con l'integrità della carne,
come dice S. Agostino: perciò essi seguono l'Agnello
in più cose. Però non è detto che lo
seguano più da vicino: poiché altre virtù
fanno più intimamente aderire a Dio con una imitazione
spirituale. - "Il cantico nuovo" poi, che i soli
vergini possono cantare, è la gioia che essi hanno
della loro perfetta integrità.