Castità
Opere
dei Santi
San
Tommaso d'Aquino
Summa
Theologica
Temperanza
Questione
149
La
sobrietà
Veniamo
ora a parlare della sobrietà, e del vizio contrario
che è l'ubriachezza.
A proposito della sobrietà si pongono quattro quesiti:
1. Quale ne sia la materia; 2. Se la sobrietà sia
una virtù speciale; 3. Se l'uso del vino sia lecito;
4. Chi siano quelli più tenuti alla sobrietà.
ARTICOLO
1
Se
materia propria della sobrietà sia la bevanda
SEMBRA
che materia propria della sobrietà non sia la bevanda.
Infatti:
1. S. Paolo ammonisce: "Non vogliate farvi sapienti
al di là del giusto, ma siate sapienti con sobrietà".
Dunque la sobrietà riguarda anche la sapienza, e
non le bevande soltanto.
2. Della sapienza di Dio sta scritto, che "insegna
la sobrietà e la prudenza, la giustizia e la fortezza";
e qui sobrietà sta per temperanza. Ma la temperanza
non ha per oggetto solo le bevande, bensì anche i
cibi e i piaceri venerei. Perciò la sobrietà
non si limita alle bevande.
3. Il termine sobrietà sembra derivare da un tipo
di misura. Ora, noi dobbiamo stare alla giusta misura in
tutte le cose che ci riguardano. Infatti nel commentare
le parole di S. Paolo: "Viviamo con sobrietà
e con giustizia", la Glossa precisa: "Con sobrietà
in noi". E altrove l'Apostolo comanda: "Le donne
si abbiglino in modo decoroso, con verecondia e sobrietà";
dal che si vede che la sobrietà riguarda persino
l'abbigliamento esterno. Quindi materia propria della sobrietà
non è la bevanda.
IN
CONTRARIO: Sta scritto: "Buona vita per gli uomini
è il vino con sobrietà".
RISPONDO:
Le virtù che prendono il nome da una condizione generale
della virtù, hanno come propria materia speciale
quella in cui è cosa più difficile e ottima
osservare tale condizione: la fortezza, p. es., ha per oggetto
i pericoli di morte, e la temperanza i piaceri del tatto.
Ora, il termine sobrietà deriva da una misura: come
se dicesse servans - briam. Perciò alla sobrietà
è riservata come materia speciale quella in cui è
sommamente lodevole rispettare la misura. Ebbene, tale è
appunto la bevanda inebriante: poiché il suo uso
moderato è di grande giovamento, mentre il più
piccolo eccesso è gravemente nocivo, perché
impedisce l'uso della ragione, molto più che l'eccesso
del cibo. Di qui le parole della Scrittura: "Salute
dell'anima e del corpo è il bere sobrio; il vino
bevuto con eccesso causa l'irritazione, lo sdegno e molte
rovine". Dunque la sobrietà come virtù
specifica ha per sua materia le bevande, e precisamente
quelle che possono coi loro fumi turbare la mente, come
il vino e ogni altro liquore inebriante. - Invece la sobrietà
come virtù generale si applica a qualsiasi materia:
come sopra abbiamo visto a proposito della fortezza e della
temperanza.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come il vino materiale inebria
corporalmente, così metaforicamente si chiama bevanda
inebriante la contemplazione della sapienza, perché
col suo piacere attrae l'animo, secondo l'espressione del
Salmista: "Il mio calice inebriante come è squisito!".
Ecco perché per una certa analogia si parla di sobrietà
a proposito del sapere.
2. Tutto ciò che si riferisce alla temperanza è
necessario alla vita presente e quindi ogni eccesso in questo
campo è nocivo. Perciò in tutte queste cose
bisogna rispettare la misura, il che è compito della
sobrietà. Per questo la temperanza prende il nome
di sobrietà. Ma un eccesso anche minimo nuoce più
nel bere che in altre cose. E quindi la sobrietà
propriamente ha per oggetto la bevanda.
3. Sebbene la misura si richieda in tutte le cose, non sempre
si può parlare in senso proprio di sobrietà;
ma solo in quelle cose in cui la misura è sommamente
necessaria.
ARTICOLO
2
Se
la sobrietà sia per se stessa una virtù speciale
SEMBRA
che per se stessa la sobrietà non sia una virtù
speciale. Infatti:
1. L'astinenza ha per oggetto il mangiare e il bere. Ma
per il mangiare non c'è una virtù speciale.
Dunque neppure la sobrietà, che riguarda il bere,
è una virtù specificamente distinta.
2. Astinenza e gola riguardano i piaceri del tatto quale
senso degli alimenti. Ora, cibo e bevanda rientrano entrambi
nell'alimento: poiché la nutrizione dell'animale
richiede l'elemento umido e quello secco. Perciò
la sobrietà, che ha per oggetto le bevande, non è
una virtù speciale.
3. Come nella nutrizione la bevanda si distingue dal cibo,
così si distinguono vari generi di cibi e di bevande.
Se quindi la sobrietà fosse una virtù speciale,
per qualsiasi differenza di bevanda o di cibo ci sarebbe
una virtù distinta: il che è impossibile.
Dunque la sobrietà non è una virtù
speciale.
IN
CONTRARIO: Macrobio fa della sobrietà una virtù
speciale annessa alla temperanza.
RISPONDO:
Le virtù morali hanno il compito, come abbiamo detto,
di salvaguardare il bene di ordine razionale contro quanto
potrebbe ostacolarlo: perciò dove si riscontra uno
speciale ostacolo alla ragione, deve esserci una virtù
speciale per rimuoverlo. Ora, le bevande inebrianti costituiscono
un ostacolo speciale per l'uso della ragione: in quanto
turbano con i loro fumi le funzioni cerebrali. Perciò
per togliere questo impedimento della ragione si richiede
una virtù speciale, che è appunto la sobrietà.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cibo e bevanda possono ugualmente
ostacolare il bene di ordine razionale sommergendo la ragione
con l'eccesso del piacere. E da questo lato per il cibo
e la bevanda insieme c'è la virtù dell'astinenza.
Ma la bevanda inebriante ostacola la ragione per un motivo
speciale, come abbiamo spiegato. Ecco perché si richiede
una virtù speciale.
2. L'astinenza non riguarda i cibi e le bevande in quanto
servono a nutrire, ma in quanto possono essere di ostacolo
all'ordine razionale. Perciò non è detto che
la virtù debba avere la sua specificazione in base
all'alimentazione.
3. In tutte le bevande inebrianti non si riscontra che un
unico e identico ostacolo per l'uso della ragione. E quindi
l'accennata diversità di bevande è del tutto
accidentale per la virtù. Ecco perché le virtù
non si distinguono in forza di essa. Lo stesso si dica per
la diversità dei cibi.
ARTICOLO
3
Se
l'uso del vino sia del tutto illecito
SEMBRA
che l'uso del vino sia del tutto illecito. Infatti:
1. Senza la sapienza non è possibile la salvezza;
poiché nella Scrittura si legge: "Dio non ama
se non chi coabita con la sapienza"; e ancora: "Per
mezzo della sapienza furon salvi tutti quelli che a te piacquero
sin da principio". Ora, l'uso del vino impedisce l'acquisto
della sapienza, come si legge nell'Ecclesiaste: "Proposi
di preservare la mia carne dal vino, per volgere la mia
anima alla sapienza". Dunque l'uso del vino è
del tutto illecito.
2. L'Apostolo insegna: "È bello non mangiar
carne, né bere vino, né far ciò in
cui il fratello tuo si scandalizza, o si offende".
Ma desistere dagli atti di virtù, come pure scandalizzare
i fratelli, è peccaminoso. Dunque è illecito
far uso del vino.
3. S. Girolamo scrive, che "il vino e la carne entrarono
in uso dopo il diluvio: ma alla fine dei tempi è
venuto il Cristo per ricondurre tutte le cose al loro principio".
Dunque sotto la legge cristiana l'uso del vino è
illecito.
IN
CONTRARIO: L'Apostolo consiglia a Timoteo: "Non bere
più soltanto acqua, ma fai uso di un po' di vino
per via del tuo stomaco e delle tue frequenti infermità".
E l'Ecclesiastico afferma: "Esultanza dell'anima e
del cuore è il vino bevuto moderatamente".
RISPONDO:
Nessun cibo e nessuna bevanda, considerati in se stessi,
sono illeciti, secondo le parole del Signore: "Niente
di ciò che entra nella bocca contamina l'uomo".
Perciò bere il vino di suo non è illecito.
Ma può divenire illecito indirettamente: o per la
condizione di chi beve, il quale talora è troppo
esposto a subirne i cattivi effetti, ovvero si è
obbligato a non berlo con un voto speciale; oppure perché
si passa la misura, o anche perché gli altri si scandalizzano.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La sapienza si può possedere
in due modi. Primo, in modo ordinario, cioè nella
misura che è necessario per la salvezza. E per tale
sapienza non si richiede l'astensione totale dal vino, ma
solo dall'uso esagerato di esso. - Secondo, in maniera tendenzialmente
perfetta. E in tal senso, per raggiungere perfettamente
la sapienza, alcuni, secondo certe condizioni di luogo e
di persona, son tenuti ad astenersi completamente dal vino.
2. L'Apostolo dice che è bene astenersi dal vino
non in assoluto, ma nei casi in cui qualcuno può
scandalizzarsi.
3. Cristo proibisce certe cose perché del tutto illecite:
e altre perché sono di ostacolo alla perfezione.
È in tal senso che egli sconsiglia il vino ad alcuni
per indirizzarli alla perfezione, come sconsiglia le ricchezze
e altri beni consimili.
ARTICOLO
4
Se
la sobrietà sia richiesta di più nelle persone
ragguardevoli
SEMBRA
che la sobrietà sia richiesta di più nelle
persone ragguardevoli. Infatti:
1. La vecchiaia conferisce autorità, come si rileva
dalla Scrittura: "Innanzi a un capo canuto alzati in
piedi, e onora la persona del vecchio". Ma l'Apostolo
diceva a Tito che si devono esortare alla sobrietà
specialmente i vecchi: "Che i vecchi siano sobri".
Dunque la sobrietà è richiesta specialmente
nelle persone ragguardevoli.
2. Nella Chiesa il vescovo occupa il grado più eminente.
Ebbene, a lui l'Apostolo impone la sobrietà: "Il
vescovo bisogna che sia irreprensibile, marito di una sola
donna, sobrio, prudente, ecc.". Perciò la sobrietà
è richiesta specialmente nelle persone ragguardevoli.
3. La sobrietà implica l'astensione dal vino. Ora,
la Scrittura proibisce il vino ai re, che occupano il primo
posto nella società, mentre lo permette agli oppressi:
"Ai re no, non dare vino... Date da bere agli afflitti
e vino a quelli che hanno il cuore amareggiato". Dunque
la sobrietà si richiede maggiormente nelle persone
altolocate.
IN
CONTRARIO: L'Apostolo a Timoteo scriveva: "Le donne
siano caste, sobrie, ecc."; e a Tito: "Esorta
i giovani ad essere sobri".
RISPONDO:
La virtù dice relazione a due cose: primo, ai vizi
contrari che esclude e alle concupiscenze che tiene a freno;
secondo, al fine che tende a raggiungere. Ora, in certe
persone una virtù può richiedersi in modo
speciale per due motivi. Primo, perché in esse è
più forte la propensione ai vizi e alle concupiscenze
che quella data virtù tiene a freno. E in tal senso
la sobrietà è maggiormente richiesta nei giovani
e nelle donne: perché nei giovani sovrabbonda la
concupiscenza dei piaceri per l'ardore della loro età;
e nelle donne scarseggia il vigore della mente per resistere
alle concupiscenze. Ecco perché, come dice Valerio
Massimo, in antico presso i romani le donne non bevevano
vino.
Secondo, la sobrietà in certe persone è più
richiesta, perché più necessaria alle loro
funzioni. Ora, l'eccesso nell'uso del vino impedisce soprattutto
l'uso della ragione. Ecco perché in modo speciale
la sobrietà è raccomandata ai vecchi, in cui
la ragione deve essere gagliarda per l'istruzione degli
altri; ai vescovi e a tutti i ministri della Chiesa, che
devono attendere con devozione alle loro funzioni spirituali;
e finalmente ai re, i quali devono governare con saggezza
il loro popolo.
Sono così risolte anche le difficoltà.