O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te!

 

 

Cerca nel Sito Cerca nel Web

powered by FreeFind

 

(Per qualsiasi tipo di info, suggerimento e richiesta)

Contattaci

 

^ torna all'inizio della pagina

 

Castità

 

Opere dei Santi

 

San Tommaso d'Aquino

Summa Theologica


Temperanza

Questione 148

La gola

 

E adesso parliamo della gola.
Sull'argomento si pongono sei quesiti: 1. Se la gola sia peccato; 2. Se sia peccato mortale; 3. Se sia il più grave dei peccati; 4. Quali siano le sue specie; 5. Se sia un vizio capitale; 6. Quali ne siano le figlie.

ARTICOLO 1

Se la gola sia peccato

SEMBRA che la gola non sia peccato. Infatti:
1. Il Signore ha affermato: "Non quel che entra nella bocca contamina l'uomo". Ora, la gola ha per oggetto i cibi, che entrano così nell'uomo. Perciò la gola non è peccato.
2. "Nessuno pecca nel fare ciò che è inevitabile". Ma la gola consiste in un eccesso di nutrimento che l'uomo non può evitare; infatti S. Gregorio ha scritto: "Poiché al mangiare è connesso necessariamente il piacere, non si riesce a distinguere ciò che è richiesto dalla necessità, da ciò che vi aggiunge il piacere"; e S. Agostino si domanda: "Chi è, o Signore, che non prenda il cibo trasgredendo un po' i limiti del necessario?". Dunque la gola non è peccato.
3. I primi moti in qualsiasi genere di peccato sono peccato. Invece il primo moto verso il cibo non è peccato: altrimenti sarebbero peccati anche la fame e la sete. Quindi la gola non è peccato.

IN CONTRARIO: S. Gregorio scrive, che "è impossibile vincere la battaglia spirituale, se prima non domiamo il nemico annidato dentro di noi, cioè l'appetito della gola". Ma il nemico interiore dell'uomo è il peccato. Dunque la gola è peccato.

RISPONDO: La gola non indica una qualsiasi brama di mangiare e di bere, ma una brama disordinata. Ora, un appetito si dice disordinato, perché si allontana dall'ordine della ragione, che costituisce la virtù morale. Ma una cosa è peccaminosa per il fatto che è contraria alla virtù. Perciò è evidente che la gola è peccato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli alimenti non possono contaminare spiritualmente l'uomo in forza della loro essenza o natura: mentre i Giudei, contro i quali il Signore parlava, e i Manichei ritenevano che certi cibi rendessero immondi, non per ciò che figuravano, ma per la loro stessa natura. Però la brama smodata del cibo contamina spiritualmente l'uomo.
2. Il peccato di gola, come abbiamo detto, non consiste nella materialità del cibo, ma nella brama di esso non regolata dalla ragione. Perciò se uno eccede nel mangiare, non per ingordigia, ma stimando necessaria quella quantità, questo non va attribuito alla gola, bensì a un errore. Alla gola va attribuito invece soltanto questo, che uno ecceda nel mangiare per la brama di un cibo gradevole.
3. L'appetito è di due specie. Il primo è l'appetito naturale che rientra nelle potenze dell'anima vegetativa: in cui non può esserci né virtù né vizio, non essendo esse soggette alla ragione. Cosicché la potenza appetitiva va enumerata accanto alle facoltà di ritenere, di digerire, e di evacuare. E a codesto appetito appartengono la fame e la sete. - Il secondo appetito è quello sensitivo, le cui brame smodate costituiscono il peccato di gola. Perciò i primi moti della gola implicano un disordine nell'appetito sensitivo, che non è mai senza peccato.

ARTICOLO 2

Se il peccato di gola sia mortale

SEMBRA che il peccato di gola non sia mortale. Infatti:
1. Qualsiasi peccato mortale si contrappone a qualche precetto del decalogo. Ma la gola non presenta questa opposizione. Dunque la gola non è peccato mortale.
2. Il peccato mortale è incompatibile con la carità, come sopra abbiamo visto. Ora, il peccato di gola non è incompatibile né con l'amore di Dio né con l'amore del prossimo. Quindi il peccato di gola non è mortale.
3. S. Agostino insegna: "Quando uno nel mangiare e nel bere prende più del necessario, sappia che la sua colpa è tra i peccati meno gravi". Ma questo è proprio il peccato di gola. Dunque il peccato di gola è tra i peccati meno gravi, o veniali.

IN CONTRARIO: S. Gregorio ha scritto: "Se prevale il vizio della gola, gli uomini perdono tutto il bene compiuto; cosicché mancando la moderatezza del ventre, crollano insieme tutte le virtù". Ma la virtù non viene eliminata che dal peccato mortale. Quindi la gola è peccato mortale.

RISPONDO: Il peccato di gola, come sopra abbiamo notato, consiste propriamente in una brama disordinata. Ora, in due modi si può guastare l'ordine della ragione che deve guidare il desiderio. Primo, rispetto ai mezzi, col renderli non proporzionati al fine. Secondo, rispetto al fine stesso: cioè in quanto il desiderio, o concupiscenza distoglie l'uomo dal debito fine. Perciò se il peccato di gola consiste in un disordine della concupiscenza che distoglie dal fine ultimo, allora è peccato mortale. E ciò avviene quando uno è attaccato ai piaceri della gola come al suo ultimo fine, per cui disprezza Dio: nel senso che è disposto ad agire contro i suoi comandamenti pur di conseguire codesti piaceri. - Se invece il disordine della concupiscenza nel peccato di gola si limita ai soli mezzi, e cioè al fatto che uno brama troppo i piaceri dei cibi, ma non al punto da mettersi per questo contro la legge di Dio, allora il peccato di gola è veniale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il peccato di gola è mortale in quanto distoglie dall'ultimo fine. E sotto quest'aspetto esso può ridursi a una trasgressione del terzo comandamento riguardante la santificazione del sabato, nel quale si comanda di cercare il riposo nell'ultimo fine. Infatti non tutti i peccati mortali sono direttamente contrari ai precetti del decalogo, ma solo quelli che implicano un'ingiustizia: poiché, come sopra abbiamo detto, i precetti del decalogo riguardano specialmente la giustizia e le virtù connesse.
2. La gola, in quanto distoglie dal fine ultimo è incompatibile con l'amore di Dio, che va amato sopra tutte le cose come ultimo fine. E sotto questo aspetto il peccato di gola è mortale.
3. Le parole di S. Agostino valgono per i peccati di gola, che si limitano al disordine della concupiscenza rispetto ai mezzi.
4. Si dice che la gola distrugge le altre virtù non tanto per se stessa, quanto per i vizi che ne derivano. Di qui le parole di S. Gregorio: "Allorché il ventre si dilata per la voracità, le virtù dell'anima sono distrutte dalla lussuria".

ARTICOLO 3

Se la golosità sia il più grave dei peccati

SEMBRA che la golosità sia il più grave dei peccati. Infatti:
1. La gravità di un peccato risulta dalla gravità della sua punizione. Ora, il peccato di gola è punito in maniera gravissima; ché a detta del Crisostomo: "L'intemperanza del mangiare cacciò Adamo dal paradiso terrestre; e fu essa che al tempo di Noè provocò il diluvio". Ed Ezechiele afferma: "Ecco l'iniquità di Sodoma, tua sorella, fu questa: ...la sazietà del pane, ecc.". Dunque il peccato di gola è il più grave dei peccati.
2. In ogni genere di cose la causa occupa il primo posto. Ma il vizio della gola è causa degli altri vizi, poiché nel commentare il detto del Salmista "Lui che percosse gli Egizi nei loro primogeniti", la Glossa afferma: "Lussuria, concupiscenza, e superbia sono le figlie generate dall'ingordigia". Dunque la gola è il più grave dei peccati.
3. Come sopra abbiamo notato, l'uomo è tenuto ad amare se stesso più di ogni altra cosa dopo Dio. Ora, col vizio della gola l'uomo fa danno a se stesso, secondo le parole dell'Ecclesiastico: "Per l'ingordigia molti perirono". Perciò la gola è il più grave dei peccati: per lo meno di quelli che non sono contro Dio.

IN CONTRARIO: S. Gregorio insegna che i peccati carnali, tra i quali c'è anche la gola, sono di minore gravità.

RISPONDO: La gravità di un peccato si può considerare da tre differenti punti di vista. Prima di tutto in rapporto alla materia del peccato. E da questo lato i più gravi sono i peccati relativi alle cose di Dio. Perciò in base a questo il peccato di gola non può essere il più grave, avendo per oggetto il nutrimento del corpo. - Secondo, in rapporto al soggetto che pecca. E da questo lato il peccato di gola è più diminuito che aggravato, sia per la necessità che l'uomo ha di nutrirsi, sia per la difficoltà di scorgere e di misurare quello che si richiede in questa funzione. - Terzo, in rapporto agli effetti che ne derivano. E da questo lato il vizio della gola ha una certa gravità, in quanto da esso derivano occasionalmente diversi peccati.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quei castighi più che alla gola furono dovuti ai peccati provocati dalla gola, o alle radici della gola stessa. Infatti il primo uomo fu cacciato dal paradiso terrestre per la superbia, dalla quale derivò un atto di gola. Il diluvio poi e il castigo dei Sodomiti furono provocati dai peccati di lussuria, occasionati dalla gola.
2. Il secondo argomento vale per quei peccati che derivano dalla gola. Ma non è detto che una causa debba essere superiore ai suoi effetti, se non nelle cause dirette. Ora, la gola non è causa diretta di quei vizi, ma quasi solo accidentale e occasionale.
3. Il goloso non ha l'intenzione di nuocere al proprio corpo, ma solo di godersi il cibo: il fatto che ne segue un danno per il corpo è preterintenzionale. Perciò questo non incide sulla gravità del peccato di gola. Tuttavia questo peccato è più grave, se l'ingordigia arriva al punto di nuocere alla salute del corpo.

ARTICOLO 4

Se le specie del peccato di gola siano ben enumerate

SEMBRA che le specie del peccato di gola non siano ben enumerate da S. Gregorio, il quale ha scritto: "In cinque modi ci tenta il vizio della gola: ci fa anticipare il pasto prima del bisogno; ricerca cibi squisiti; li fa preparare con raffinatezza; talora passa i limiti della quantità richiesta; e qualche volta pecca per la voracità d'una brama insaziabile". Il tutto è racchiuso in questi termini: "Prima del tempo, lusso, superfluità, voracità, raffinatezza". Infatti:
1. Queste cose sono tra loro distinte in base a delle circostanze. Ma le circostanze, essendo accidenti, non danno diversità di specie. Dunque le specie del peccato di gola non sono distinte in questo modo.
2. Il luogo è una circostanza come il tempo. Perciò se il tempo determina una specie del vizio della gola, devono determinarne delle specie anche il luogo e le altre circostanze.
3. Anche le altre virtù morali, come la temperanza, devono badare alle circostanze. Ora, nei vizi contrari alle altre virtù morali le specie non vengono distinte secondo le varie circostanze. Dunque neppure nel vizio della gola.

IN CONTRARIO: Sta il passo citato di S. Gregorio.

RISPONDO: La gola indica, come abbiamo detto, la concupiscenza disordinata nel mangiare. Ora, in questo si possono considerare due cose: il cibo che si mangia e l'atto del mangiare. Perciò due possono essere i disordini di detta concupiscenza. Il primo riguardo al cibo stesso che si prende. E allora rispetto al valore del cibo si cercano cibi lauti, ovvero di lusso; e rispetto alla qualità si cercano cibi preparati con troppa accuratezza, cioè con raffinatezza; invece rispetto alla quantità si eccede mangiando il superfluo. - Il secondo disordine nella concupiscenza del mangiare riguarda l'atto medesimo del cibarsi: e si eccede, o anticipando il tempo debito, e cioè prima del tempo, oppure non osservando la debita maniera, con la voracità. - Invece S. Isidoro abbina i due primi eccessi, dicendo che il goloso esagera nel mangiare per "la qualità, la quantità, la maniera, e il tempo".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il disordine relativo alle varie circostanze produce nel vizio della gola una diversità di specie per la diversità dei motivi, che danno origine a una diversità di specie in campo morale. In chi cerca, p. es., cibi di lusso la concupiscenza è eccitata dalla specie stessa del cibo; invece in chi mangia prima del tempo il disordine sta nell'impazienza; e così via.
2. Il luogo e le altre circostanze non offrono un motivo, che nell'uso dei cibi possa costituire una specie particolare del vizio della gola.
3. Anche in altri vizi le specie vanno desunte dalle circostanze, quando le diverse circostanze costituiscono motivi diversi. Ma questo non si avvera in tutti i casi, come sopra abbiamo detto.

ARTICOLO 5

Se la gola sia un vizio capitale

SEMBRA che la gola non sia un vizio capitale. Infatti:
1. Capitali si dicono quei vizi da cui, come da cause finali, ne nascono altri. Ora il cibo, che è oggetto della golosità, non ha l'aspetto di fine: poiché non è cercato per se stesso, ma per la nutrizione. Dunque la gola non è un vizio capitale.
2. Un vizio capitale ha una certa priorità come peccato. Ma questo non si addice alla gola, che per il suo genere è il più piccolo dei peccati, perché si avvicina più d'ogni altro a ciò che è secondo natura. Dunque la gola non è un vizio capitale.
3. Il peccato è provocato dal fatto che uno abbandona il bene onesto per un bene utile, o dilettevole. Ora, per i beni utili non c'è che un vizio capitale, cioè l'avarizia. Perciò anche per i piaceri ci deve essere un solo vizio capitale. Ma c'è già la lussuria: che è un vizio più grave della gola, e ha per oggetto piaceri più grandi. Dunque la gola non è un vizio capitale.

IN CONTRARIO: S. Gregorio enumera la gola tra i vizi capitali.

RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, si dice capitale quel vizio da cui nascono, come da causa finale, altri vizi, avendo esso un fine molto appetibile, cosicché desiderandolo gli uomini peccano in più modi. Ora, un fine è reso molto appetibile dal fatto che attua una delle condizioni della felicità, la quale è per natura desiderabile. Ebbene, il piacere rientra nell'essenza della felicità, come nota Aristotele. Perciò il vizio della gola, che ha per oggetto i piaceri del tatto, fra tutti i più vivaci, giustamente è posto tra i vizi capitali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il cibo certamente è ordinato a un fine: ma codesto fine, che è la conservazione della vita, essendo sommamente desiderabile, e non potendosi ottenere senza il cibo, ne viene che il cibo stesso è sommamente appetibile; cosicché quasi tutte le fatiche della vita umana sono ordinate ad esso, come dice la Scrittura: "Tutta la fatica dell'uomo è per la sua bocca". - Tuttavia la gola ha per oggetto più i piaceri gastronomici che il cibo stesso. Ecco perché S. Agostino afferma che "coloro che sperperano la loro salute preferiscono mangiare", per il piacere che vi trovano, "piuttosto che sentirsi sazi: poiché il non sentir più né sete né fame è la fine di questi piaceri".
2. Nei peccati il fine si desume da ciò che si cerca, non da ciò che si fugge. Perciò non è detto che il vizio capitale, avendo un fine sommamente appetibile, debba essere molto grave.
3. Il piacere è per se stesso appetibile. Ecco perché secondo le due specie che in esso si riscontrano si hanno due vizi capitali, cioè gola e lussuria. - Invece il bene utile non è appetibile per se stesso, ma per le cose cui è ordinato. Perciò in tutte le cose utili si riscontra un'unica ragione di appetibilità. Ecco perché in proposito non si ha che un solo vizio capitale.

ARTICOLO 6

Se siano ben determinate le cinque figlie della gola

SEMBRA che non siano ben determinate le cinque figlie della gola, che sono: "sciocca allegria, scurrilità, sporcizia, multiloquio, ottusità della mente nell'intendere". Infatti:
1. La sciocca allegria accompagna qualsiasi peccato, come si legge nei Proverbi: "Essi godono del malfare e tripudiano nelle cose più cattive". Così pure si riscontra in ogni peccato l'ottusità della mente, come si dice nel medesimo libro: "Errano quelli che operano il male". Dunque non è giusto mettere queste due cose tra le figlie della gola.
2. La sporcizia che più dipende dalla gola è il vomito, come accenna Isaia: "Tutte le mense sono piene di vomito e di lordure". Ma questo non è una colpa, bensì un castigo; oppure è un rimedio utile e da suggerirsi, stando a quelle parole dell'Ecclesiastico: "Se sarai stato costretto a mangiar troppo, levati di mezzo, vomita e n'avrai sollievo". Perciò la sporcizia non va posta tra le figlie della gola.
3. S. Isidoro considera la scurrilità figlia della lussuria. Quindi non va posta tra le figlie della gola.

IN CONTRARIO: S. Gregorio insegna che queste sono le figlie della gola.

RISPONDO: La gola ha per oggetto i piaceri smodati del mangiare e del bere. Perciò vanno poste tra le sue figlie quei vizi che derivano dal piacere disordinato del mangiare e del bere. I quali vizi possono riguardare, o l'anima, o il corpo. L'anima può esserne colpita in quattro modi. Primo, rispetto alla ragione, il cui acume si ottunde per l'eccesso del mangiare e del bere. E in proposito abbiamo tra le figlie della gola l'ottusità della mente nell'intendere, per i vapori dei cibi che salgono alla testa. Mentre l'astinenza, al contrario, aiuta a conoscere la sapienza, poiché sta scritto: "Proposi nel mio cuore di tener la mia carne lontana dal vino, per guidare la mia anima alla sapienza". - Secondo, rispetto all'appetito, che in più modi può essere sconvolto dall'esagerazione nel mangiare e nel bere, per l'assopimento della ragione che ne abbandona il comando. Abbiamo così la sciocca allegria: poiché tutte le altre passioni disordinate sono indirizzate alla gioia, o alla tristezza, come dice Aristotele. A ciò corrispondono le parole di Esdra: "Il vino volge tutte le menti alla sicurezza e all'allegria". - Terzo, per il disordine delle parole. E allora abbiamo il multiloquio: poiché a detta di S. Gregorio, "se i golosi non fossero anche sciocchi, il ricco epulone che pranzava lautamente ogni giorno, non avrebbe sofferto tanta arsura nella lingua". - Quarto, per il disordine degli atti. Ecco perché si parla di scurrilità, cioè di buffoneria, che deriva da una deficienza della ragione, la quale, come non può frenare le parole, così non può frenare i gesti esterni. Infatti a proposito di quel testo paolino, "O buffonerie, o scurrilità...", la Glossa spiega: "La scurrilità, o buffoneria deriva dalle sciocchezze fatte per muovere al riso". - Sebbene queste due ultime si possano entrambe riferire alle parole; in cui si può peccare, o perché si parla troppo, cioè con il multiloquio, oppure col parlare disonesto, che si dice scurrilità.
Per quanto riguarda il corpo abbiamo la sporcizia. La quale può indicare, o l'emissione ingiustificata di qualsiasi superfluità; ovvero in particolare l'emissione dello sperma. Ecco perché nel commentare le parole di S. Paolo, "Fornicazione poi e qualsiasi sporcizia, ecc.", la Glossa spiega: "Cioè qualsiasi incontinenza che in qualsiasi modo appartiene alla libidine".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La contentezza che nasce dall'atto o dal fine peccaminoso accompagna tutti i peccati, e specialmente quelli che derivano da un abito. Invece l'allegria scomposta e generica, denominata sciocca, nasce specialmente dall'ingordigia nel mangiare e nel bere.
Parimente in ogni peccato si riscontra una certa ottusità nell'atto del deliberare. Ma l'ottusità della mente dipende soprattutto dalla gola, per i motivi indicati.
2. Sebbene dopo un eccesso nel mangiare il vomito possa essere utile, è però peccaminoso doversi sottoporre a questa necessità per un eccesso del genere. - Si può invece procurare il vomito senza nessuna colpa dietro consiglio della medicina, come rimedio di qualche infermità.
3. La scurrilità deriva da un atto di gola: ma non dall'atto, bensì da desideri di lussuria. Ecco perché essa può appartenere all'uno e all'altro vizio.