Castità
Opere
dei Santi
San
Tommaso d'Aquino
Summa
Theologica
Temperanza
Questione
156
L'Incontinenza
Ed
eccoci a parlare dell'incontinenza.
Sull'argomento studieremo quattro
problemi: 1. Se l'incontinenza riguardi l'anima o il corpo;
2. Se sia peccato; 3. Confronto tra incontinenza e intemperanza;
4. Se sia più vergognoso essere incontinenti nell'ira,
o nella concupiscenza.
ARTICOLO
1
Se
l'incontinenza riguardi l'anima o il corpo
SEMBRA
che l'incontinenza non riguardi l'anima, ma il corpo. Infatti:
1. La diversità di sesso non riguarda l'anima, bensì
il corpo. Ma la diversità di sesso impone una diversità
rispetto alla continenza: poiché, a detta del Filosofo,
le donne non sono né continenti né incontinenti.
Perciò l'incontinenza non riguarda l'anima, ma il
corpo.
2. Ciò che riguarda l'anima non segue la complessione
del corpo. Invece l'incontinenza dipende dalla complessione
del corpo: infatti il Filosofo afferma, che "i collerici
e i melanconici sono incontinenti per la loro sfrenata concupiscenza".
Dunque l'incontinenza riguarda il corpo.
3. La vittoria appartiene più a chi vince che a chi
è vinto. Ora, si dice che uno è incontinente
quando "la carne, che brama contro lo spirito",
riesce a vincerlo. Perciò l'incontinenza appartiene
più alla carne che all'anima.
IN
CONTRARIO: L'uomo si differenzia dalle bestie principalmente
per l'anima. Ora, egli ne differisce anche per la continenza
e l'incontinenza: poiché le bestie, a detta del Filosofo,
non possono dirsi né continenti, né incontinenti.
Dunque l'incontinenza riguarda soprattutto l'anima.
RISPONDO:
Un effetto qualsiasi va attribuito più alla sua causa
diretta, che alla causa occasionale. Ora, l'elemento corporeo
offre solo l'occasione all'incontinenza. Poiché dalle
disposizioni del corpo può capitare che insorgano
passioni violente nell'appetito sensitivo, che è
una facoltà organica; ma codeste passioni, per quanto
violente, non sono la causa efficace dell'incontinenza,
ma solo l'occasione; perché finché rimane
l'uso della ragione l'uomo è sempre in grado di resistere
alle passioni. Se poi le passioni crescono fino al punto
di togliere totalmente l'uso della ragione, come avviene
in chi finisce nella follia per la violenza delle passioni,
allora non c'è più né continenza, né
incontinenza: poiché in essi viene a mancare il giudizio
della ragione, che il continente asseconda e l'incontinente
trasgredisce. Rimane dunque che la causa diretta dell'incontinenza
è nell'anima, la quale con la ragione non resiste
alle passioni. E questo si presenta sotto due forme differenti,
come nota il Filosofo. Primo, quando l'anima cede all'impulso
delle passioni prima che la ragione abbia deliberato: e
si ha così "l'incontinenza sfrenata", ossia
"l'inconsiderazione". Secondo, quando uno non
sta alle deliberazioni prese, perché è poco
fermo in ciò che la ragione ha stabilito: e allora
si ha l'incontinenza per "debolezza". È
evidente quindi che l'incontinenza principalmente dipende
dall'anima.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'anima umana è forma
del corpo, ed ha delle facoltà che si servono di
organi corporei, le cui operazioni influiscono anche sulle
funzioni che l'anima esercita senza gli organi del corpo,
cioè sull'atto dell'intelletto e della volontà:
poiché l'intelletto riceve la conoscenza dai sensi,
e la volontà viene spinta dalle passioni dell'appetito
sensitivo. Ecco perché la donna, avendo una debole
complessione fisica, ordinariamente aderisce debolmente
alle cose cui aderisce, sebbene in casi rari avvenga diversamente,
come accennano quelle parole dei Proverbi: "Una donna
forte chi la troverà?". E poiché ciò
che è poco o debole si considera inesistente, il
Filosofo dice che le donne non hanno fermezza di giudizio;
sebbene in certe donne avvenga il contrario. E per questo
afferma che "le donne non sono continenti, perché
non guidano se stesse", mediante una solida ragione,
"ma si lasciano guidare", seguendo facilmente
le passioni.
2. Per un impeto passionale può capitare che uno
segua subito la passione prima che la ragione abbia deliberato.
Ora, questo impeto di passione può provenire, o dalla
pronta irritabilità come nei collerici; o dalla violenza
come nei melanconici, i quali per la loro complessione terragna
s'infiammano in modo violentissimo. Al contrario può
capitare che uno non persista in ciò che ha deliberato,
aderendovi debolmente, per la delicatezza della sua complessione,
come si è detto a proposito delle donne. E questo
pare che avvenga anche nelle persone flemmatiche, per lo
stesso motivo che nelle donne. Ma questo influsso delle
complessioni fisiche non è che una causa occasionale
dell'incontinenza, e non è la causa adeguata, come
sopra abbiamo spiegato.
3. La concupiscenza della carne vince lo spirito in chi
è incontinente, ma non per necessità, bensì
per una certa negligenza dello spirito che non resiste con
fermezza.
ARTICOLO
2
Se
l'incontinenza sia peccato
SEMBRA
che l'incontinenza non sia peccato. Infatti:
1. Come insegna S. Agostino, "nessuno pecca in ciò
che non può evitare". Ora, nessuno da se stesso
può evitare l'incontinenza; poiché sta scritto:
"Io so di non poter essere continente, se Dio non lo
concede". Dunque l'incontinenza non è peccato.
2. Tutti i peccati dipendono dalla ragione. Ma in chi è
incontinente il giudizio della ragione viene sopraffatto.
Dunque l'incontinenza non è peccato.
3. Nessuno pecca per il fatto che ama Dio con violenza.
Ma per la violenza dell'amore di Dio qualcuno diviene incontinente:
infatti Dionigi ha scritto che "S. Paolo per l'incontinenza
del divino amore disse: Io vivo ma non più io".
Perciò l'incontinenza non è peccato.
IN
CONTRARIO: Essa da S. Paolo viene elencata con altri peccati,
là dove dice: "calunniatori, incontinenti, crudeli,
ecc.". Dunque l'incontinenza è peccato.
RISPONDO:
Tre sono le accezioni del termine incontinenza. La prima
è il vocabolo nel suo significato proprio e assoluto.
E in tal senso l'incontinenza, come l'intemperanza, si riferisce
alla brama dei piaceri del tatto, come sopra abbiamo detto.
Presa così l'incontinenza è peccato, per due
motivi: primo, perché l'incontinente si allontana
dal dettato della ragione: secondo, perché s'immerge
in piaceri vergognosi. Per questo il Filosofo scrive, che
"l'incontinenza è riprovevole non solo come
peccato", ossia come abbandono della ragione, "ma
anche come malvagità", ossia in quanto segue
delle concupiscenze depravate.
Nella seconda accezione l'incontinenza indica l'abbandono
di ciò che è conforme alla ragione, ma non
vale così in senso assoluto: e si usa nel caso di
chi passa i limiti della ragione nel desiderio degli onori,
delle ricchezze e di altri beni consimili, che per se stessi
sono dei beni; e quindi non è un'incontinenza in
senso assoluto, ma secundum quid, come abbiamo detto sopra
per la continenza. Anche in questo senso l'incontinenza
è peccato, ma non perché ci s'immerge in concupiscenze
riprovevoli, bensì perché non si rispetta
la misura della ragione nella brama di cose per se stesse
desiderabili.
Nella terza accezione l'incontinenza non si applica in senso
proprio, ma solo per analogia: si applica cioè al
desiderio di cose che uno non può usare malamente,
ossia ai desideri virtuosi. A questo riguardo si può
dire per analogia che uno è incontinente, perché
come gli incontinenti sono trascinati completamente dalla
brama cattiva, così egli è preso totalmente
dal desiderio buono, che è conforme alla ragione.
Tale incontinenza non è peccato, ma contribuisce
alla perfezione della virtù.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo può evitare il
peccato e fare il bene, non però senza l'aiuto di
Dio, conforme alle parole evangeliche: "Senza di me
voi non potete far nulla". Quindi il fatto che l'uomo
ha bisogno dell'aiuto di Dio per essere continente, non
esclude che l'incontinenza sia peccato: poiché, a
detta di Aristotele, "ciò che possiamo con gli
amici in qualche modo lo possiamo da noi stessi".
2. Nell'incontinente il giudizio della ragione viene sopraffatto
non da una necessità, il che escluderebbe il peccato,
ma dalla negligenza di un uomo il quale non bada a resistere
con fermezza alla passione, usando il giudizio di cui è
provveduto.
3. La terza difficoltà parte dall'incontinenza di
semplice analogia, e non da quella in senso proprio.
ARTICOLO
3
Se
pecchi di più l'incontinente che l'intemperante
SEMBRA
che l'incontinente pecchi più dell'intemperante.
Infatti:
1. Uno pecca tanto più gravemente, quanto più
agisce contro coscienza, secondo quelle parole evangeliche:
"Il servo che ha conosciuto la volontà del padrone
e ha fatto cose degne di castigo, sarà aspramente
battuto". Ora, agisce più contro coscienza l'incontinente
che l'intemperante; poiché, come nota Aristotele,
il primo si abbandona alle concupiscenze sapendo che son
cose cattive, trascinato dalla passione; l'intemperante
invece giudica buone le cose che brama. Perciò l'incontinente
pecca più dell'intemperante.
2. Un peccato più è grave, più è
insanabile: cosicché i peccati contro lo Spirito
Santo, che sono i più gravi, sono senza remissione.
Ma il peccato di incontinenza è più insanabile
di quello d'intemperanza. Infatti il peccato di un uomo
si può sanare con l'ammonizione e la correzione,
che non giovano affatto all'incontinente, il quale sa di
agire male, e tuttavia agisce in quel modo: invece all'intemperante
sembra di agir bene, cosicché l'ammonizione potrebbe
giovargli. Dunque l'incontinente pecca più gravemente
dell'intemperante.
3. Più uno pecca con desiderio più pecca gravemente.
Ma l'incontinente pecca con un desiderio più ardente
dell'intemperante, avendo egli violente concupiscenze, che
non sempre si riscontrano in quest'ultimo. Perciò
l'incontinente pecca di più dell'intemperante.
IN
CONTRARIO: L'impenitenza aggrava qualsiasi peccato: cosicché
S. Agostino può affermare che l'impenitenza è
un peccato contro lo Spirito Santo. Ora, a detta del Filosofo,
"l'intemperante non è pronto al pentimento,
poiché si fonda su una scelta: invece l'incontinente
è pronto a pentirsi". Dunque l'intemperante
pecca più dell'incontinente.
RISPONDO:
Come dice S. Agostino, il peccato consiste soprattutto nella
volontà: "Infatti è con la volontà
che si pecca e si vive rettamente". Perciò il
peccato è più grave là dove c'è
maggiore inclinazione della volontà a peccare. Ora,
nell'intemperante la volontà piega al peccato per
propria deliberazione, derivante dall'abito vizioso acquistato
peccando. Invece nell'incontinente la volontà è
portata a peccare dalla passione. E poiché la passione
passa presto, mentre l'abito è una "qualità
che difficilmente si cambia", chi pecca d'incontinenza
subito si pente, allo svanire della passione: il che non
avviene in chi pecca di intemperanza, che anzi gode di aver
peccato, poiché l'atto peccaminoso gli è diventato
connaturale in forza dell'abito vizioso. Agli intemperanti
si applicano le parole della Scrittura: "Godono del
malfare e tripudiano nelle cose pessime". Perciò
è evidente che "l'intemperante è molto
peggiore dell'incontinente", come dice anche il Filosofo.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Talora l'ignoranza precede l'inclinazione
dell'appetito, e ne è la causa. E in tal senso quanto
maggiore è l'ignoranza, tanto più diminuisce
il peccato, fino a scusarlo totalmente, rendendolo involontario.
Al contrario altre volte l'ignoranza segue l'inclinazione
della volontà. E tale ignoranza più è
grave, più aggrava il peccato: perché dimostra
la maggiore inclinazione dell'appetito. Ora, quest'ignoranza
dell'incontinente o dell'intemperante deriva dal fatto che
l'appetito, o volontà, è inclinato a qualche
cosa: o spinto dalla passione, come nell'incontinente; o
portato dall'abito, come nell'intemperante. Ma l'ignoranza
prodotta così nell'intemperante è più
grave che nell'incontinente. Primo, per la durata. Poiché
nell'incontinente questa ignoranza dura solo quanto la passione:
come l'accesso della febbre terzana dura quanto il turbamento
degli umori. L'ignoranza invece dell'intemperante dura di
continuo, per la stabilità del suo abito: cosicché
"viene paragonata all'etisia", o a qualsiasi malattia
cronica, come scrive il Filosofo. - Secondo, l'ignoranza
dell'intemperante è più grave anche per l'oggetto
ignorato. Infatti l'ignoranza dell'incontinente si limita
a delle scelte particolari, giudicando cioè che questo
piacere momentaneamente è da prendersi: l'intemperante
invece è nell'ignoranza dello stesso fine, in quanto
giudica cosa buona abbandonarsi sfrenatamente alla concupiscenza.
Ecco perché il Filosofo afferma, che "l'incontinente
è migliore dell'intemperante, poiché in lui
si salva il principio più importante", cioè
la netta valutazione del fine.
2. Per guarire dall'incontinenza non basta la sola cognizione,
ma si richiede l'aiuto interiore della grazia che mitighi
la concupiscenza, e anche dall'esterno si può prestare
il rimedio dell'ammonizione e della correzione, che smorza
la concupiscenza, come sopra abbiamo detto, per iniziare
la resistenza contro le concupiscenze. E con gli stessi
rimedi si può curare anche l'intemperante: ma la
sua guarigione è più difficile, per due motivi.
Primo, perché la sua ragione è viziata nella
valutazione dell'ultimo fine, che (in campo pratico) è
come il primo principio in campo speculativo: si sa infatti
che è più difficile ricondurre alla verità
chi sbaglia nei principi; e così in campo pratico
è chi sbaglia riguardo al fine. Secondo, perché
la cattiva inclinazione della volontà nell'intemperante
dipende da un abito, che difficilmente si può eliminare:
invece l'inclinazione dell'incontinente deriva da una passione,
che facilmente si può reprimere.
3. La brama della volontà che aumenta il peccato
è più ardente nell'intemperante che nell'incontinente,
come sopra abbiamo visto. Invece la brama e la concupiscenza
dell'appetito sensitivo talora è più forte
nell'incontinente: poiché egli non pecca se non per
una grave concupiscenza; mentre l'intemperante pecca anche
per una concupiscenza lieve, e talora la previene. Ecco
perché il Filosofo afferma, che noi condanniamo di
più l'intemperante, perché segue il piacere
"a mente calma e senza lo stimolo della concupiscenza",
cioè con una concupiscenza irrilevante. "Infatti
che cosa egli farebbe, se ci fosse la concupiscenza giovanile?".
ARTICOLO
4
Se
chi non si contiene nell'ira sia peggiore di chi non si
contiene nella concupiscenza
SEMBRA
che chi non si contiene nell'ira sia peggiore di chi non
si contiene nella concupiscenza. Infatti:
1. Più è difficile resistere a una passione,
più è lieve l'incontinenza: in proposito ecco
come si esprime Aristotele: "Non è da fare le
meraviglie, ma da scusare, se uno viene sopraffatto da piaceri
o dolori violentissimi". Ma, "come diceva Eraclito,
è più difficile combattere la concupiscenza
che l'ira". Dunque è meno grave non contenersi
nella concupiscenza che nell'ira.
2. Se la passione con la sua violenza toglie del tutto il
giudizio della ragione, uno è scusato totalmente
dal peccato: com'è evidente in chi per la passione
diventa pazzo. Ora, in chi non si contiene nell'ira l'esercizio
della ragione rimane più efficiente che in chi non
si contiene nella concupiscenza: poiché a detta di
Aristotele, "l'irato ascolta in parte la ragione, non
così il lussurioso". Perciò l'iracondo
è peggiore dell'incontinente.
3. Un peccato tanto è più grave, quanto è
più pericoloso. Ma l'incontinenza nell'ira è
più pericolosa: perché porta l'uomo a un peccato
più grave, cioè all'omicidio, che è
un peccato più grave dell'adulterio, al quale conduce
l'incontinenza nella concupiscenza. Quindi la prima è
peggiore di quest'ultima.
IN
CONTRARIO: Il Filosofo insegna che "l'incontinenza
in materia d'ira è meno vergognosa dell'incontinenza
in materia di concupiscenza".
RISPONDO:
Il peccato d'incontinenza si può considerare sotto
due aspetti. In primo luogo dal lato della passione dalla
quale la ragione viene sopraffatta. E da questo lato l'incontinenza
più vergognosa è quella relativa alla concupiscenza,
e non quella relativa all'ira: perché i moti della
concupiscenza sono più disordinati che i moti dell'ira.
E ciò per quattro motivi, cui accenna il Filosofo
nell'Etica. Primo, perché i moti dell'ira partecipano
in qualche modo della ragione, in quanto l'irato tende a
vendicare l'ingiuria ricevuta, e la vendetta a suo modo
è suggerita dalla ragione; ma non ne partecipano
direttamente, perché l'ira non si attiene alla giusta
misura nella vendetta. Invece i moti della concupiscenza
seguono in tutto i sensi, e non la ragione. - Secondo, perché
il moto dell'ira segue maggiormente la complessione fisica,
data l'immediatezza dei moti di collera, che portano all'ira.
Perciò è più facile che si arrabbi
chi è fisicamente predisposto all'ira, che chi è
così predisposto alla concupiscenza faccia atti d'incontinenza.
Infatti è anche più frequente il caso che
da persone iraconde nascano iracondi, piuttosto che da persone
sensuali nascano dei sensuali. Ora, ciò che deriva
dalle predisposizioni fisiche è più degno
di compatimento. - Terzo, perché l'ira tende ad agire
apertamente. Invece la concupiscenza cerca l'oscurità,
ed entra con l'inganno. - Quarto, perché il sensuale
gode nel suo agire; mentre l'iracondo vi è come costretto
da un dispiacere subito in precedenza.
In secondo luogo un peccato d'incontinenza si può
considerare in rapporto al male che deriva scostandosi dalla
ragione. E da questo lato il non contenersi nell'ira, nella
maggior parte dei casi, è una cosa più grave;
perché conduce ad atti nocivi al prossimo.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È più difficile
combattere assiduamente contro il piacere che contro l'ira,
perché la concupiscenza è più continua:
ma sul momento è più difficile resistere all'ira,
data la sua violenza.
2. Si dice che la concupiscenza è del tutto irrazionale,
non perché elimina del tutto il giudizio della ragione;
ma perché non si regola affatto sul giudizio della
ragione. E per questo è più riprovevole.
3. La terza difficoltà è valida, perché
si fonda sulle conseguenze cui possono condurre i vari tipi
d'incontinenza