O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te!

 

 

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Castità

 

Opere dei Santi

 

Sant'Alfonso Maria de'Liguori

Le Glorie di Maria

PARTE SECONDA

DELLE VIRTÙ DI MARIA SANTISSIMA

Della castità di Maria

 

(...)

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§ 6. - Della castità di Maria.

Dopo la caduta di Adamo, essendosi il senso ribellato alla ragione, la virtù della castità agli uomini è la virtù più difficile a praticarsi. Inter omnia certamina, dice S. Agostino, duriora sunt praelia castitatis, ubi quotidiana est pugna et rara victoria.1 Sia sempre non per tanto lodato il Signore, che in Maria ci ha dato un grande esemplare di questa virtù. - A ragione Maria, parla il B. Alberto Magno, dicesi Vergine delle vergini, poich'ella offerendo la prima, senza consiglio né esempio d'altri, la sua verginità a Dio, gli ha date poi tutte le vergini che l'hanno imitata: Virgo virginum, quae sine consilio, sine exemplo munus virginitatis Deo obtulit, et per sui imitationem omnes virgines germinavit (Mar., pag. 9),2 come già predisse Davide: Adducentur... virgines post eam... in templum regis (Ps. XLIII).3 Senza consiglio e senza esempio; sì, poiché le dice S. Bernardo: O Virgo, quis te docuit Deo placere virginitate et in terris angelicam ducere vitam? (Hom. 4, sup. Miss.).4


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Ah che a questo fine, risponde Sofronio, Dio si elesse per Madre questa purissima Vergine, acciocché ella fosse esempio a tutti di castità: Christus matrem Virginem elegit, ut ipsa omnibus esset exemplum castitatis (Ap. Parav., p. 2, c. 1).5 E perciò da S. Ambrogio vien chiamata Maria la Confaloniera della verginità: Quae signum virginitatis extulit.6

Per ragione di questa sua purità fu anche chiamata la S. Vergine dallo Spirito Santo bella come la tortorella: Pulchrae sunt genae tuae sicut turturis (Cant. I, 9). Turtur pudicissima Maria, commenta Aponio.7 E perciò ancora fu detta giglio: Sicut lilium inter spinas, sic amica mea inter filias (Cant. II, 2). Dove avverte S. Dionisio Cartusiano ch'ella fu chiamata giglio tra le spine perché: Omnes aliae virgines spinae fuerunt vel sibi vel aliis; B. Virgo nec sibi nec aliis.8


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Poich'ella col solo farsi vedere infondeva a tutti pensieri ed affetti di purità: Intuentium corda ad castitatem invitabat (Id. S. Dion.).9 E lo conferma S. Tommaso: Pulchritudo B. Virginis intuentes ad castitatem excitabat (Ap. Parav., loc. cit.).10 Asserisce S. Girolamo esser egli di parere che S. Giuseppe si mantenne vergine per la compagnia di Maria; poiché contro l'eretico Elvidio, che negava la verginità di Maria, il santo così scrive: Tu dicis Mariam virginem non permansisse; ego mihi plus vindico, etiam ipsum Ioseph virginem fuisse per Mariam (Ap. Par., loc. cit.).11 Dice un autore che la B. Vergine fu così amante di questa virtù, che per conservarla sarebbe stata pronta a rinunziare anche la dignità di Madre di Dio.12


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E ciò ricavasi dalle stesse parole che rispose all'arcangelo: Quomodo fiet istud, quoniam virum non cognosco? (Luc. I, [34]), e dalle parole che in fine soggiunse: Fiat mihi secundum verbutum tuum; significando con ciò ch'ella dava il consenso secondo l'angelo l'aveva accertata, che dovea divenir madre non per altr'opera che dello Spirito Santo.

Dice S. Ambrogio: Qui castitatem servavit angelus est, qui perdidit diabolus.13 Quelli che son casti diventano angeli, come già disse il Signore: Et erunt sicut angeli Dei (Matth. XXII, [30]); ma i disonesti diventano odiosi a Dio, come i demoni. E diceva S. Remigio che la maggior parte degli adulti per questo vizio si perde.14

È rara la vittoria di questo vizio, come si è detto con S. Agostino al principio;15 ma perché rara? Perché non si praticano i mezzi per vincere. Tre sono i mezzi, come dicono i maestri di spirito col Bellarmino: Ieiunium, periculorum evitatio et oratio.16 Per digiuno s'intende la mortificazione, specialmente degli occhi e della gola. Maria SS. benché fosse piena della divina grazia, pure fu così mortificata cogli occhi


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che li tenea sempre bassi e non mai li fissava in alcuno, come dicono S. Epifanio17 e S. Gio. Damasceno;18 e dicono che sin da fanciulla era così modesta che faceva stupore a tutti. E perciò nota S. Luca ch'ella nell'andare a visitare S. Elisabetta, abiit cum festinatione, per esser meno veduta in pubblico. Circa poi il cibo, narra Filiberto essere stato rivelato ad un romito nominato Felice, che Maria bambina prendeva latte una volta al giorno.19 E in tutta la sua vita attesta S. Gregorio Turonense che sempre digiunò: Nullo tempore Maria non ieiunavit.20 Asserendo S. Bonaventura: Numquam Maria tantam gratiam invenisset, nisi cibo temperantissima fuisset; non enim se compatiuntur gratia et gula.21 In somma fu Maria in ogni cosa mortificata, sicché di lei fu detto: Manus meae stillaverunt myrrham (Cant. V, 5).

Il secondo mezzo è la fuga delle occasioni: Qui autem cavet laqueos, securus erit (Prov. XI, 15). Onde dicea S. Filippo Neri: Nella guerra del senso vincono i poltroni,22 cioè


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quei che fuggono l'occasione. Maria fuggiva quanto potea la vista degli uomini: che però notò S. Luca ch'ella nella visita a S. Lisabetta abiit in montana cum festinatione. Ed avverte un autore che la Vergine si partì da Lisabetta prima che questa partorisse, come si ricava dallo stesso Vangelo dove si dice: Mansit autem Maria cum illa quasi mensibus tribus, et reversa est in domum suam. Elisabeth autem impletum est tempus pariendi et peperit filium (Cap. I, 56, [57]). E perché non aspettò il parto? Per isfuggire la conversazione e le visite, che al parto dovevano succedere in quella casa.

Il terzo mezzo è l'orazione. Et ut scivi, dice il Savio, quoniam aliter non possem esse continens nisi Deus det... adii Dominum et deprecatus sum illum (Sap. VIII, 21). E la S. Vergine rivelò a S. Lisabetta benedettina ch'ella non ebbe alcuna virtù senza fatica e continua orazione (Ap. S. Bon., de vit. Chr., c. 3).23 - Dice il Damasceno che Maria pura est et puritatem amans.24 Onde non può sopportare gl'impuri. Ma chi a lei ricorre certamente sarà liberato da questo vizio con nominare sol con confidenza il suo nome. E dicea il V. Giov. Avila che molti tentati contro la castità, col solo affetto a Maria immacolata hanno vinto.25


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O Maria, o purissima colomba, quanti sono nell'inferno per questo vizio! Signora, liberatecene; fate che nelle tentazioni sempre ricorriamo a voi e v'invochiamo, dicendo: Maria, Maria, aiutaci. Amen.


1 «Inter omnia enim Christianorum certamina sola duriora sunt praelia castitatis; ubi quotidiana est pugna, et rara victoria.» Sermo 293, n. 2: inter Opera S. Augustini, in Appendice, ML 39-2302. - Questo Sermone certamente non è di S. Agostino. Viene attribuito (ML 39-2301, nota b; ML 67-1041) a S. Cesario Arelatense (+ 542), con argomenti probabili, non già però del tutto convincenti. - Notisi che l'autore, chiunque esso sia, parla di chi finge di voler vincere nelle battaglie della castità, e non vuol fuggire il pericolo. Parla poi di vittoria decisiva, che metta il nemico fuori combattimento: Si vince, sì, ma la guerra non è finita. Quindi soggiunge immediatamente: «Gravem namque castitas sortita est inimicum qui quotidie vincitur, et timetur.»

2 «Beata Virgo est mater omnium virginitate (Mariale: in virginitate), quia (Mariale: quae prima) sine praecepto, consilio, exemplo (Mariale: vel exemplo), et sola prima omnium (mancano queste parole nel Mariale), gloriosum munus virginitatis Deo obtulit; per quod et omnes virgines per imitationem in virginitate genuit. Ergo ei soli convenit quod sit Virgo virginum, id est, mater omnium virginum. Item, si notetur ibi excellentia, excellit omnes virgines in fomitis exstinctione et in summa puritate; ergo similiter convenit ipsi soli omnes citra Deum excellere in virginitate.» S. ALBERTUS MAGNUS, Quaestiones super «Missus», quaestio 143, Contra, 1, 2, pag. 97, col. 1. - Mariale, cap. 182, pag. 400, col. 1. - Vedi sopra Discorso IV, nota 40 pag. 95.

3 Adducentur regi virgines post eam: proximae eius afferentur tibi. Afferentur in laetitia et exsultatione: adducentur in templum regis. Ps. XLIV, 15, 16.

4 «O Virgo prudens, o Virgo devota, quis te docuit Deo placere virginitatem? Quae lex, quae iustitia, quae pagina Veteris Testamenti, vel praecipit, vel consulit, vel hortatur in carne non carnaliter vivere, et in terris angelicam ducere vitam?» S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, hom. 5 super «Missus», n. 7. ML 183-74.

5 «Habetis namque, sanctae virgines, sponsum virginem, virginitatis et castitatis amatorem, qui matrem virginem ideo elegit, ut ipsa omnibus esset exemplum castitatis, in qua velut in speculo refulget forma virtutis.» SOPHRONIUS, Epistola 9, ad Paulam et Eustochium, De Assumptione B. M. V., n. 16. ML 30-140: inter Opera S. Hieronymi. - PARAVICINO, Barnabita, Il vero figlio adottivo di Maria, Napoli, 1700, Parte 2, cap. 1, § 4, pag. 133.

6 «Egregia igitur Maria, quae signum sacrae virginitatis extulit, et intemeratae integritatis pium Christo vexillum erexit.» S. AMBROSIUS, Liber de institutione virginis, cap. 5, n. 35. ML 16-314.

7 «Nam sicut natura turturum deserti habitacula diligit, et advocans comparem dulci resonat voce; ita illae supradictae personae (Maria et Ioannes Baptista): illa, dicendo: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum (Luc. I, 38): et ille clamando: Post me venit qui ante me factus est, cuius non sum dignus calceamenta portare (Io. I, 27). Iusta ergo ratione, turturi castissimae avi virginitas comparatur; quae in Ioanne vel Maria obtinet principatum: quae semel Verbo Dei, vel Spiritui Sancto coniuncta, numquam aliquem alium cogitat comparem nec alteri desiderium sui amoris communicat, nisi illi, cui semel conglutinata probatur; sed ad illum semper promissionis vocem et mentis emittit affectum cui promisit servare quod nata est, sicut turturum amor erga comparem suum immutabilem fertur servare dilectionis affectum; quae mortuo compare numquam alii, a physiologis, iungi narratur; sed eum omnibus diebus vitae suae, cui semel fuerat coniuncta, desiderando requirit.» APONIUS, Explanatio in Canticum Cant., lib. 4, in II, 12, Romae, 1843, pag. 79, 80.

8 «Sicut lilium inter spinas, sic amica mea inter filias (Cant. II, 2). Quamvis enim fuerint multae virgines sanctae, quarum quaedam martyrii gloriam sunt adeptae; tamen respectu huius unicae Virginis, singularis amicae sponsi, quasi spinae fuisse videntur, in quantum aliquid culpae habebant; et quamvis in se fuerint mundae, non tamen fuit in eis fomes prorsus exstinctus; fuerunt et aliis spinae, qui, ex earum intuitu, mucrone concupiscentiae pungebantur, quamvis ipsae virgines sanctae non fuerint in hoc ipso culpabiles. Porro haec unica Dei delectabilissima Virgo, totius superbeatissimae Trinitatis media et amica ac socia, ab omni culpa fuit prorsus immunis: fuit in ea fomes plene exstinctus; et tam intentissima castitate erat repleta, quod intuentium corda sic penetravit sua inaestimabili castitate virginea, quod a nullo potuit concupisci, imo potius exstinxit ad horam illorum libidinem.» D. DIONYSIUS CARTUSIANUS, Enarratio in Canticum Canticorum, art. 8, 2. Opera, VII, Monstrolii, 1898, p. 344, col. 2, 345, col. 1.

9 Vedi la nota precedente, verso la fine. Non crediamo ritrovarsi, su questo argomento, parole più espresse presso il Cartusiano. Lo stesso dice altrove, cioè Enarratio in Proverbia, art. 33, Opera, VIII, p. 206, col. 1: «Fuitque castimonia illa in conceptione Filii Dei mirabiliter aucta: quae sua virtute ac influentia intuentes sic penetravit, quod ipsa unica Dei numquam potuit ab aliquo, ut creditur, concupisci.»

10 «In beata Virgine, inclinatio fomitis (inde a prima sanctificatione) omnino sublata fuit, et quantum ad veniale, et quantum ad mortale; et quod plus est, ut dicitur, gratia sanctificationis non tantum repressit in ipsa motus illicitos, sed etiam in aliis efficaciam habuit, ita ut, quamvis esset pulchra corpore, a nullo umquam concupisci potuit.» S. THOMAS, In III Sent., dist. 3, qu. 1, art. 2, Ad primam quaestionem, ad 4. - «Afferma (l'Angelico)...: «Pulchritudo B. Virginis intuentes ad castitatem excitabat.» Giov. Matteo PARAVICINO, Barnabita, Il vero figlio adottivo di Maria, Napoli, 1700, parte 2, cap. 1, § 4, pag. 133, 134.

11 «Tu dicis Mariam virginem non permansisse: ego mihi plus vindico, etiam ipsum Ioseph virginem fuisse per Mariam, ut ex virginali coniugio virgo filius nasceretur. Si enim in virum sanctum fornicatio non cadit, et aliam eum uxorem habuisse non scribitur: Mariae autem, quam putatus est habuisse, custos potius fuit quam maritus: relinquitur, virginem eum mansisse cum Maria, qui pater Domini meruit appellari.» S. HIERONYMUS, Liber de perpetua virginitate B. Mariae, adversus Helvidium, n. 19. ML 23-203. - PARAVICINO, op. cit., l. c., pag. 134.

12 Allude forse S. Alfonso a quel discorso In diem natalem Christi, che si ritrova tra le Opere di S. Gregorio Nisseno, ma di cui si dubita se sia di quel Padre. L'autore, dopo aver riferito «quamdam historiam apocrypham» sull'infanzia di Maria nel tempio e sul suo sposalizio con Giuseppe, venendo all'apparizione e alle parole dell'Angelo a Maria, dice: «Quid autem Maria? Audi pudicam Virginis vocem. Angelus partum nuntiat; at illa virginitati inhaeret, et integritatem angelicae demonstrationi anteponendam iudicat, nec angelo fidem non habet, nec a proposito recedit suo. Interdixi, inquit, mihi consuetudine viri. Quomodo istud erit mihi, quoniam virum non cognosco? Haec Mariae vox declarat, ea quae ex historia incerti auctoris commemoravi, non esse penitus absurda. Si enim liberorum causa ducta fuisset a Ioseph, quomodo parituram angelo praenuntianti, se rem novam et alienam audire prae se tulisset...? Verum quia carnem Deo consecratam, tamquam sanctum aliquod oblatum munus oportebat intactam integramque praestare, idcirco, licet, inquit, angelus sis, licet e caelo venias, licet id quod ostenditur, naturam superet humanam, tamen me virum cognoscere nefas est. Quomodo sine viro mater ero? Ioseph enim sponsum novi, sed virum non cognosco.» MG 46-1139, 1142.

13 «Castitas etiam angelos facit. Qui eam servavit, angelus est: qui perdidit, diabolus.» S. AMBROSIUS, De Virginibus, ad Marcellinam sororem suam, libri tres, lib. 1., cap. 8. ML 16-203.

14 «Unde B. Remigius: «Demptis, inquit, parvulis, ex adultis propter hoc vitium pauci salvantur.» S. THOMAS A VILLANOVA, De S. Ildephonso concio altera, n. 2. Conciones, II, Mediolani, 1760, col. 624. - Facciamo nostra l'osservazione dell'editore di S. Tommaso da Villanova, P. Lorenzo da S. Barbara, O. S. Aug. (l. c., col. 623, nota b): «Frequens est huius sententiae allegatio apud scriptores,» persino coll'indicazione di più luoghi; «sed tum in his, tum aliis in locis eam mihi hactenus non licuit invenire.»

15 Vedi sopra, nota 1.

16 S. ROBERTUS BELLARMINUS, S. I., Conciones habitae Lovanii; Coloniae Agrippinae, poco prima della fine, pag. 202, col. 2: «Cum ipse (Deus) nobis multa adiumenta polliceatur, multa remedia instituerit, quis ore blasphemo dicere audebit: Non possum caste vivere? Quae sunt igitur ista remedia? Primum, ieiunium et oratio... Addere debes lectionem piorum librorum... Postremo sacramenta...» - Concio 6 super Ps. XC, pars prima, in fine, pag. 700, col. 1: «Quid enim mirum, si casti esse non possunt, qui ieiunium et orationem, arma castitatis, oderunt? qui non solum occasiones et pericula non fugiunt, sed etiam ea diligenter quaerunt? qui oculos defigunt in omnes feminas quas vident, qui nihil magis cupiunt quam conviviis et potationibus interesse, qui magnam artem esse ducunt scire agere cum mulierculis? qui, hoc sacro tempore, ad Calvariae montem ad memoriam nostram redemptionis profecturi non sunt, nisi ut mulierculas comitentur? Atque ego tamen serio illos admoneo, numquam eos castos futuros, etiamsi millies peccata sua confiteantur, nisi sobrietatem prius addiscant, et feminarum conspectum, colloquium, consuetudinem fugiant.»

17 «Gravis atque augusta erat (Maria) in omnibus actionibus, parum loquebatur, cito obediebat, affabilis erat, modesta cum omnibus viris, risu abstinens et strepitu ac ira, libenter adorans, et honorans ac venerans omnes viros, adeo universi ipsius intelligentiam et sermonem admirentur (sic).» (Non già S. Epifanio ma) EPIPHANIUS monachus ac presbyter Hagiopolita (Hierosolymitanus), (visse tra il secolo XI ed il secolo XIII, probabilmente nel secolo XII: altri però lo dicono del secolo VIII), Sermo de vita SS. Deiparae, n. 6. ML 120-191, 194.

18 «Oculi semper ad Dominum, perenne et inaccessum lumen intuentes.» S. IO. DAMASCENUS, In Nativitatem B. M. V., hom. 1, n. 9. ML 96-675.

19 «Vix ortam Maiam, ieiunio, qua poterat ratione, sese afflixisse censet Poza (I. B. Poza, Elucidarium Mariae, Lugduni, 1627, lib. 3, tract. 13, cap. 7, p. 990 et seq.), verisimillimum esse monens, ita abstinuisse illam a sumendo lacte, ut grave ieiunium lactescens adhuc Maria aggressa fuerit... Quod ex revelatione desumit Poza, hoc est: Fulibertus, Felici eremi Thebaidis incolae expresse revelatum affirmat, Mariam statis quibusdam hebdomadae diebus materna ubera non suxisse. Id porro refertur a Francisco Ximenio Hierosolymitano Patriarcha.» TROMBELLI, Can. Reg. SS. Salvatoris, Mariae SS. Vita, pars 1, dissertatio 9, cap. 1, n. 1, 2. Bonomiae, 1761, I, p. 286, 287.

20 Attribuisce queste parole a S. Gregorio Turonense il Novarino, Umbra Virginea, Excursus 38, n. 375, con altri. - Il Marracci, Bibliotheca Mariana, v. Gregorius Turonensi, dice attribuirsi a questo santo vescovo un Libellus de Salutatione angelica, citato da più autori. Ma tutte queste autorità sembrano ridursi a «Franciscus Ximenius, Patriarcha Hierosolymitanus, De vita Christi, lib. 2, cap. 47,» il quale, come insinua il Novarino, l. c., l'avrebbe avuto manoscritto tra le mani.

21 CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., Lectio 4: «Numquam Maria tantam gratiam invenisset, nisi gratia Mariam in cibo et potu temperatissimam invenisset. Non enim se compatiuntur gratia et gula.» Inter Op. S. Bonav., Lugduni, 1668, iuxta ed. Rom. et Mogunt., VI, 435, col. 2, C.

22 «Sopra tutto ricordava del continuo ai suoi quella dottrina tanto inculcata dai Santi: che dove le altre tentazioni si vincono combattendo, altre disprezzandole, questo sol vizio vien superato fuggendo; che però il Santo era solito dire: «Alla guerra del senso, vincono i poltroni.» BACCI, Vita, lib. 2, cap. 13, n. 18.

23 «Imo dico tibi quod nullam gratiam, donum vel virtutem habui a Deo sine magno labore, continua oratione, ardenti desiderio, profunda devotione, multis lacrimis, et multa afflictione.» Meditationes vitae Christi, cap. 3. Inter Op. S. Bonav., Lugduni, 1668, (iuxta ed. Rom. et Mogunt.), pag. 336, col. 2, A. - Se questa rivelazione sia stata fatta a S. Elisabetta d'Ungheria o a S. Elisabetta di Schoenau, vedi Appendice, 5, p. 528.

24 «In omnibus orbis finibus illud (donum, cioè beneficia Mariae) se copiose diffundit. Ac proinde curemus, ut mens memoriaque nostra Dei Genitricis promptuarium fiat. Quo autem pacto id assequemur? Virgo ipsa est, et virginum amans; casta est, et castitatis amans. Quocirca, si cum corporis, tum etiam memoriae castitatem colamus, gratiam ipsius adipiscemur. Lutum siquidem omne fugit...» S. IO. DAMASCENUS, In Dormitionem B. V. M., hom. 2, n. 19. MG 96-751.

25 «Non solo dobbiamo chiamare Dio, che ci favorisca, ma ancora i suoi Santi... e più di nessuno deve principalmente esser invocata la purissima Vergine Maria, importunata con servizi ed orazioni, che impetri questa grazia per noi: le quali ella ode e riceve molto di buona voglia, come vera amatrice di quel che domandiamo. Ed ho veduto specialmente esser venuto giovamento notabile per mezzo di questa Signora, a persone molestate di debolezza di carne, riducendole qualche cosa a memoria della purità con la quale fu concetta senza peccato, e della purità verginale con la quale fu da lei concetto il Figliuolo senza peccato. Questa Signora dunque prendete per particolare avvocata, la quale impetri per voi, e vi conservi con le sue orazioni, questa purità. E pensate, che se noi troviamo fra le donne di questo mondo tanto amiche dell'onestà, che aiutano con tutte le sue forze chi vuole allontanarsi dalla viltà di questo vizio e camminare per la bianchezza delle castità: quanto più si deve sperare di questa purissima Vergine delle vergini, che porgerà gli occhi e le orecchie sue al servizio ed alle orazioni di chi vorrà osservare la castità, la quale è amata da lei tanto di cuore?» B. GIOVANNI AVILA, Trattato spirituale sopra il verso «Audi, filia», cap. 14. Roma, 1610, pag. 40.

(...)