Castità
Castità
matrimoniale
Di
seguito riportiamo alcuni estratti della Costituzione Pastorale
di Paolo VI, Gaudium
et spes
riguardanti il tema della castità.
L'intero
documento è consultabile presso il sito del Vaticano
-->
Gaudium
et spes
N.B.
Le parti in grassetto (titoli esclusi)
non fanno parte del testo originale né hanno riferimento
alle opinioni dell'autore del brano, ma sono commenti
e sottolineature grafiche della Redazione di questo
web.
Paolo VI
Costituzione
Pastorale
Gaudium
et spes
(...)
49.
L'amore coniugale
I
fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio
a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore
casto, e gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto
senza incrinature. Anche molti nostri contemporanei annettono
un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che
si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi
dei popoli e dei tempi. Proprio perché atto eminentemente
umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento
che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il
bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità
di arricchire di particolare dignità le espressioni
del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi
e segni speciali dell'amicizia coniugale.
Il
Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare
questo amore con uno speciale dono di grazia e carità.
Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce
gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime
mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta
quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto
e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio. È
ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica
che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce.
Questo
amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare
dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio.
Ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono
in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in
modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che
essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella
gioia e nella gratitudine gli sposi stessi. Quest'amore,
ratificato da un impegno mutuo e soprattutto consacrato
da un sacramento di Cristo, resta indissolubilmente fedele
nella prospera e cattiva sorte, sul piano del corpo e dello
spirito; di conseguenza esclude ogni adulterio e ogni divorzio.
L'unità del matrimonio, confermata dal Signore, appare
in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale
che bisogna riconoscere sia all'uomo che alla donna nel
mutuo e pieno amore.
Per
tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione
cristiana si richiede una virtù fuori del comune;
è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia
per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza
dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio
e li domanderanno nella loro preghiera. Ma l'autentico
amore coniugale godrà più alta stima e si
formerà al riguardo una sana opinione pubblica, se
i coniugi cristiani danno testimonianza di fedeltà
e di armonia nell'amore come anche di sollecitudine nell'educazione
dei figli, e se assumono la loro responsabilità nel
necessario rinnovamento culturale, psicologico e sociale
a favore del matrimonio e della famiglia.
I
giovani siano adeguatamente istruiti, molto meglio se in
seno alla propria famiglia, sulla dignità dell'amore
coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così
che, formati nella stima della castità, possano ad
età conveniente passare da un onesto fidanzamento
alle nozze.
50.
La fecondità del matrimonio
Il
matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura
alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti
sono il dono più eccellente del matrimonio e contribuiscono
grandemente al bene dei genitori stessi. Dio che disse:
« non è bene che l'uomo sia solo» (Gn
2,18) e «che creò all'inizio l'uomo maschio
e femmina » (Mt 19,4), volendo comunicare all'uomo
una speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse
l'uomo e la donna, dicendo loro: «crescete e moltiplicatevi»
(Gn 1,28). Di conseguenza un amore coniugale vero e ben
compreso e tutta la struttura familiare che ne nasce tendono,
senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a rendere
i coniugi disponibili a cooperare coraggiosamente con l'amore
del Creatore e del Salvatore che attraverso di loro continuamente
dilata e arricchisce la sua famiglia.
I
coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio
Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere
la vita umana e di educarla; ciò deve essere considerato
come missione loro propria.
E
perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana
responsabilità e, con docile riverenza verso Dio,
di comune accordo e con sforzo comune, si formeranno un
retto giudizio: tenendo conto sia del proprio bene personale
che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli
che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali
che spirituali della loro epoca e del loro stato di vita;
e, infine, tenendo conto del bene della comunità
familiare, della società temporale e della Chiesa
stessa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare,
davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro
linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli
che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre
essere retti da una coscienza che sia con forme alla legge
divina stessa; e siano docili al magistero della Chiesa,
che interpreta in modo autentico quella legge alla luce
del Vangelo.
Tale
legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale,
lo protegge e lo conduce verso la sua perfezione veramente
umana.
Così
quando gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza
e coltivando lo spirito di sacrificio, svolgono il loro
ruolo procreatore e si assumono generosamente le loro responsabilità
umane e cristiane, glorificano il Creatore e tendono alla
perfezione cristiana.
Tra
i coniugi che in tal modo adempiono la missione loro affidata
da Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che,
con decisione prudente e di comune accordo, accettano con
grande animo anche un più grande numero di figli
da educare convenientemente.
Il
matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto
per la procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile
tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo
amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si
sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche
se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non
c'è, il matrimonio perdura come comunità e
comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la
sua indissolubilità.
51.
Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita
Il
Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre
armoniosamente la loro vita coniugale, sono ostacolati da
alcune condizioni della vita di oggi, e possono trovare
circostanze nelle quali non si può aumentare, almeno
per un certo tempo, il numero dei figli; non senza difficoltà
allora si può conservare la pratica di un amore fedele
e la piena comunità di vita. Là dove, infatti,
è interrotta l'intimità della vita coniugale,
non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo
e possa venir compromesso il bene dei figli: allora corrono
pericolo anche l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne
altri.
C'è
chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste,
anzi non rifugge neppure dall'uccisione delle nuove vite.
La Chiesa ricorda, invece, che non può esserci vera
contraddizione tra le leggi divine, che reggono la trasmissione
della vita, e quelle che favoriscono l'autentico amore coniugale.
Infatti
Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima
missione di proteggere la vita: missione che deve essere
adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita,
una volta concepita, deve essere protetta con la massima
cura; l'aborto e l'infanticidio sono delitti abominevoli.
La sessualità propria dell'uomo e la facoltà
umana di generare sono meravigliosamente superiori a quanto
avviene negli stadi inferiori della vita; perciò
anche gli atti specifici della vita coniugale, ordinati
secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati
con grande stima. Perciò, quando si tratta
di mettere d'accordo l'amore coniugale con la trasmissione
responsabile della vita, il carattere morale del comportamento
non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione
dei motivi, ma va determinato secondo criteri oggettivi,
che hanno il loro fondamento nella dignità stessa
della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano,
in un contesto di vero amore, il significato totale della
mutua donazione e della procreazione umana; cosa che risulterà
impossibile se non viene coltivata con sincero animo la
virtù della castità coniugale. I figli della
Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione,
non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero
nella spiegazione della legge divina. Del resto, tutti sappiamo
che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono
limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano
né la loro piena dimensione, né il loro pieno
senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini.
(...)