Castità
Castità
matrimoniale
Di
seguito riportiamo alcuni estratti dell'Enciclica di Giovanni
Paolo II,
Evangelium
vitae
riguardanti il tema della castità.
L'intero
documento è consultabile presso il sito del Vaticano
-->
Evangelium
vitae
N.B.
Le parti in grassetto (titoli esclusi)
non fanno parte del testo originale né hanno riferimento
alle opinioni dell'autore del brano, ma sono commenti
e sottolineature grafiche della Redazione di questo
web.
Giovanni
Paolo II
Enciclica
Evangelium
vitae
(...)
13.
Per facilitare la diffusione dell'aborto, si sono investite
e si continuano ad investire somme ingenti destinate alla
messa a punto di preparati farmaceutici, che rendono possibile
l'uccisione del feto nel grembo materno, senza la necessità
di ricorrere all'aiuto del medico. La stessa ricerca scientifica,
su questo punto, sembra quasi esclusivamente preoccupata
di ottenere prodotti sempre più semplici ed efficaci
contro la vita e, nello stesso tempo, tali da sottrarre
l'aborto ad ogni forma di controllo e responsabilità
sociale.
Si
afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura
e accessibile a tutti, è il rimedio più efficace
contro l'aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire
di fatto l'aborto perché continua ostinatamente a
insegnare l'illiceità morale della contraccezione.
L'obiezione,
a ben guardare, si rivela speciosa. Può essere,
infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell'intento
di evitare successivamente la tentazione dell'aborto. Ma
i disvalori insiti nella «mentalità contraccettiva»
— ben diversa dall'esercizio responsabile della paternità
e maternità, attuato nel rispetto della piena verità
dell'atto coniugale — sono tali da rendere più forte
proprio questa tentazione, di fronte all'eventuale concepimento
di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista
è particolarmente sviluppata proprio in ambienti
che rifiutano l'insegnamento della Chiesa sulla contraccezione.
Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista
morale, sono mali specificamente diversi: l'una contraddice
all'integra verità dell'atto sessuale come espressione
propria dell'amore coniugale, l'altro distrugge la vita
di un essere umano; la prima si oppone alla virtù
della castità matrimoniale, il secondo si oppone
alla virtù della giustizia e viola direttamente il
precetto divino «non uccidere».
Ma
pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto
spesso in intima relazione, come frutti di una medesima
pianta. È vero che non mancano casi in cui
alla contraccezione e allo stesso aborto si giunge sotto
la spinta di molteplici difficoltà esistenziali,
che tuttavia non possono mai esonerare dallo sforzo di osservare
pienamente la Legge di Dio. Ma in moltissimi altri casi
tali pratiche affondano le radici in una mentalità
edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità
e suppongono un concetto egoistico di libertà che
vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della
propria personalità. La vita che potrebbe scaturire
dall'incontro sessuale diventa così il nemico da
evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta
risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita.
Purtroppo
la stretta connessione che, a livello di mentalità,
intercorre tra la pratica della contraccezione e quella
dell'aborto emerge sempre di più e lo dimostra in
modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici,
di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti
con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono
in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo
della vita del nuovo essere umano.
(...)
In
questa prospettiva, accogliendo anche il suggerimento offerto
dai Cardinali nel Concistoro del 1991, propongo che si celebri
ogni anno nelle varie Nazioni una Giornata per la Vita,
quale già si attua ad iniziativa di alcune Conferenze
Episcopali. È necessario che tale Giornata venga
preparata e celebrata con l'attiva partecipazione di tutte
le componenti della Chiesa locale. Suo scopo fondamentale
è quello di suscitare, nelle coscienze, nelle famiglie,
nella Chiesa e nella società civile, il riconoscimento
del senso e del valore della vita umana in ogni suo momento
e condizione, ponendo particolarmente al centro dell'attenzione
la gravità dell'aborto e dell'eutanasia, senza tuttavia
trascurare gli altri momenti e aspetti della vita, che meritano
di essere presi di volta in volta in attenta considerazione,
secondo quanto suggerito dall'evolversi della situazione
storica.
86.
Nella logica del culto spirituale gradito a Dio (cf. Rm
12, 1), la celebrazione del Vangelo della vita chiede di
realizzarsi soprattutto nell'esistenza quotidiana,
vissuta nell'amore per gli altri e nella donazione di se
stessi. Sarà così tutta la nostra esistenza
a farsi accoglienza autentica e responsabile del dono della
vita e lode sincera e riconoscente a Dio che ci ha fatto
tale dono. È quanto già avviene in tantissimi
gesti di donazione, spesso umile e nascosta, compiuti da
uomini e donne, bambini e adulti, giovani e anziani, sani
e ammalati.
È
in questo contesto, ricco di umanità e di amore,
che nascono anche i gesti eroici. Essi sono la celebrazione
più solenne del Vangelo della vita, perché
lo proclamano con il dono totale di sé; sono la manifestazione
luminosa del grado più elevato di amore, che è
dare la vita per la persona amata (cf. Gv 15, 13); sono
la partecipazione al mistero della Croce, nella quale Gesù
svela quanto valore abbia per lui la vita di ogni uomo e
come questa si realizzi in pienezza nel dono sincero di
sé. Al di là dei fatti clamorosi, c'è
l'eroismo del quotidiano, fatto di piccoli o grandi gesti
di condivisione che alimentano un'autentica cultura della
vita. Tra questi gesti merita particolare apprezzamento
la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili,
per offrire una possibilità di salute e perfino di
vita a malati talvolta privi di speranza.
A
tale eroismo del quotidiano appartiene la testimonianza
silenziosa, ma quanto mai feconda ed eloquente, di «tutte
le madri coraggiose, che si dedicano senza riserve alla
propria famiglia, che soffrono nel dare alla luce i propri
figli, e poi sono pronte ad intraprendere ogni fatica, ad
affrontare ogni sacrificio, per trasmettere loro quanto
di meglio esse custodiscono in sé».111 Nel
vivere la loro missione «non sempre queste madri eroiche
trovano sostegno nel loro ambiente. Anzi, i modelli di civiltà,
spesso promossi e propagati dai mezzi di comunicazione,
non favoriscono la maternità. Nel nome del progresso
e della modernità vengono presentati come ormai superati
i valori della fedeltà, della castità, del
sacrificio, nei quali si sono distinte e continuano a distinguersi
schiere di spose e di madri cristiane... Vi ringraziamo,
madri eroiche, per il vostro amore invincibile! Vi ringraziamo
per l'intrepida fiducia in Dio e nel suo amore. Vi ringraziamo
per il sacrificio della vostra vita... Cristo nel Mistero
pasquale vi restituisce il dono che gli avete fatto. Egli
infatti ha il potere di restituirvi la vita che gli avete
portato in offerta».112
(...)