Castità
Castità
consacrata
Di
seguito riportiamo alcuni estratti dell'Esortazione Apostolica
di Giovanni Paolo II, Vita
Consacrata ,
riguardanti
il tema della castità.
L'intero
documento è consultabile presso il sito del Vaticano
-->
Vita
Consacrata
N.B.
Le parti in grassetto (titoli esclusi)
non fanno parte del testo originale né hanno riferimento
alle opinioni dell'autore del brano, ma sono commenti
e sottolineature grafiche della Redazione di questo
web.
Giovanni
Paolo II
Esortazione
Apostolica
Vita
Consacrata
(...)
L'Ordine
delle vergini, gli eremiti, le vedove
7.
È motivo di gioia e di speranza vedere che torna
oggi a fiorire l'antico Ordine delle vergini, testimoniato
nelle comunità cristiane fin dai tempi apostolici.
Consacrate dal Vescovo diocesano, esse acquisiscono un particolare
vincolo con la Chiesa, al cui servizio si dedicano, pur
restando nel mondo. Da sole o associate, esse costituiscono
una speciale immagine escatologica della Sposa celeste e
della vita futura, quando finalmente la Chiesa vivrà
in pienezza l'amore per Cristo Sposo.
Gli
eremiti e le eremite, appartenenti ad Ordini antichi o ad
Istituti nuovi, o anche dipendenti direttamente dal Vescovo,
con l'interiore ed esteriore separazione dal mondo testimoniano
la provvisorietà del tempo presente, col digiuno
e la penitenza attestano che non di solo pane vive l'uomo,
ma della Parola di Dio (cfr Mt 4, 4). Una tale vita «nel
deserto» è un invito per i propri simili e
per la stessa comunità ecclesiale a non perdere mai
di vista la suprema vocazione, che è di stare sempre
con il Signore.
Torna
ad essere oggi praticata anche la consacrazione delle vedove,
nota fin dai tempi apostolici (cfr 1 Tim 5, 5.
9-10; 1 Cor 7, 8), nonché quella dei vedovi.
Queste persone, mediante il voto di castità perpetua
quale segno del Regno di Dio, consacrano la loro condizione
per dedicarsi alla preghiera e al servizio della Chiesa.
(...)
Per
Filium: sulle orme di Cristo
18.
Il Figlio, via che conduce al Padre (cfr Gv 14, 6), chiama
tutti coloro che il Padre gli ha dato (cfr Gv 17, 9) ad
una sequela che ne orienta l'esistenza. Ma ad alcuni — le
persone di vita consacrata, appunto — Egli chiede un coinvolgimento
totale, che comporta l'abbandono di ogni cosa (cfr Mt 19,
27), per vivere in intimità con Lui e seguirlo dovunque
Egli vada (cfr Ap 14, 4).
Nello
sguardo di Gesù (cfr Mc 10, 21), «immagine
del Dio invisibile» (Col 1, 15), irradiazione della
gloria del Padre (cfr Eb 1, 3), si coglie la profondità
di un amore eterno ed infinito che tocca le radici dell'essere.
La persona, che se ne lascia afferrare, non può non
abbandonare tutto e seguirlo (cfr Mc 1, 16-20; 2, 14; 10,
21.28). Come Paolo, essa considera tutto il resto «una
perdita di fronte alla sublimità della conoscenza
di Cristo Gesù», a confronto del quale non
esita a ritenere ogni cosa «come spazzatura, al fine
di guadagnare Cristo» (Fil 3, 8). La sua aspirazione
è di immedesimarsi con Lui, assumendone i sentimenti
e la forma di vita. Questo lasciare tutto e seguire il Signore
(cfr Lc 18, 28) costituisce un programma valido per tutte
le persone chiamate e per tutti i tempi.
I
consigli evangelici, con i quali Cristo invita alcuni a
condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente,
richiedono e manifestano, in chi li accoglie, il desiderio
esplicito di totale conformazione a Lui. Vivendo «in
obbedienza, senza nulla di proprio e in castità»,
i consacrati confessano che Gesù è il Modello
in cui ogni virtù raggiunge la perfezione. La sua
forma di vita casta, povera e obbediente, appare infatti
il modo più radicale di vivere il Vangelo su questa
terra, un modo — si può dire — divino, perché
abbracciato da Lui, Uomo-Dio, quale espressione della sua
relazione di Figlio Unigenito col Padre e con lo Spirito
Santo. È questo il motivo per cui nella tradizione
cristiana si è sempre parlato della obiettiva eccellenza
della vita consacrata. Non si può inoltre
negare che la pratica dei consigli costituisca un modo particolarmente
intimo e fecondo di prendere parte anche alla missione di
Cristo, sull'esempio di Maria di Nazaret, prima discepola,
la quale accettò di mettersi al servizio del disegno
divino con il dono totale di se stessa. Ogni missione inizia
con lo stesso atteggiamento espresso da Maria nell'annunciazione:
«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me
quello che hai detto» (Lc 1, 38).
(...)
Nei
consigli il riflesso della vita trinitaria
21.
Il riferimento dei consigli evangelici alla Trinità
Santa e santificante rivela il loro senso più profondo.
Essi infatti sono espressione dell'amore che il Figlio porta
al Padre nell'unità dello Spirito Santo. Praticandoli,
la persona consacrata vive con particolare intensità
il carattere trinitario e cristologico che contrassegna
tutta la vita cristiana. La castità dei celibi
e delle vergini, in quanto manifestazione della dedizione
a Dio con cuore indiviso (cfr 1 Cor 7, 32-34), costituisce
un riflesso dell'amore infinito che lega le tre Persone
divine nella profondità misteriosa della vita trinitaria;
amore testimoniato dal Verbo incarnato fino al dono della
sua vita; amore «riversato nei nostri cuori per mezzo
dello Spirito Santo» (Rm 5, 5), che stimola ad una
risposta di amore totale per Dio e per i fratelli. La
povertà confessa che Dio è l'unica vera ricchezza
dell'uomo. Vissuta sull'esempio di Cristo che «da
ricco che era, si è fatto povero» (2 Cor 8,
9), diventa espressione del dono totale di sé che
le tre Persone divine reciprocamente si fanno. È
dono che trabocca nella creazione e si manifesta pienamente
nell'Incarnazione del Verbo e nella sua morte redentrice.
L' obbedienza, praticata ad imitazione di Cristo, il cui
cibo era fare la volontà del Padre (cfr Gv 4, 34),
manifesta la bellezza liberante di una dipendenza filiale
e non servile, ricca di senso di responsabilità e
animata dalla reciproca fiducia, che è riflesso nella
storia dell' amorosa corrispondenza delle tre Persone divine.
La vita consacrata, pertanto, è chiamata ad approfondire
continuamente il dono dei consigli evangelici con un amore
sempre più sincero e forte in dimensione trinitaria
: amore al Cristo, che chiama alla sua intimità;
allo Spirito Santo, che dispone l'animo ad accogliere le
sue ispirazioni; al Padre , prima origine e scopo supremo
della vita consacrata. Essa diventa così confessione
e segno della Trinità, il cui mistero viene additato
alla Chiesa come modello e sorgente di ogni forma di vita
cristiana. La stessa vita fraterna, in virtù della
quale le persone consacrate si sforzano di vivere in Cristo
con «un cuore solo e un'anima sola» (At 4, 32),
si propone come eloquente confessione trinitaria. Essa confessa
il Padre, che vuole fare di tutti gli uomini una sola famiglia;
confessa il Figlio incarnato, che raccoglie i redenti nell'unità,
indicando la via con il suo esempio, la sua preghiera, le
sue parole e soprattutto con la sua morte, sorgente di riconciliazione
per gli uomini divisi e dispersi; confessa lo Spirito Santo
quale principio di unità nella Chiesa, dove Egli
non cessa di suscitare famiglie spirituali e comunità
fraterne.
(...)
La
nuova e speciale consacrazione
30.
Nella tradizione della Chiesa la professione religiosa viene
considerata come un singolare e fecondo approfondimento
della consacrazione battesimale in quanto, per suo mezzo,
l'intima unione con Cristo, già inaugurata col Battesimo,
si sviluppa nel dono di una conformazione più compiutamente
espressa e realizzata, attraverso la professione dei consigli
evangelici. Questa ulteriore consacrazione, tuttavia, riveste
una sua peculiarità rispetto alla prima, della quale
non è una conseguenza necessaria. In realtà,
ogni rigenerato in Cristo è chiamato a vivere,
con la forza proveniente dal dono dello Spirito, la castità
corrispondente al proprio stato di vita, l'obbedienza a
Dio e alla Chiesa, un ragionevole distacco dai beni materiali,
perché tutti sono chiamati alla santità, che
consiste nella perfezione della carità. Ma
il battesimo non comporta per se stesso la chiamata al celibato
o alla verginità, la rinuncia al possesso dei beni,
l'obbedienza ad un superiore, nella forma propria dei consigli
evangelici. Pertanto la professione di questi ultimi suppone
un particolare dono di Dio non concesso a tutti, come Gesù
stesso sottolinea per il caso del celibato volontario (cfr
Mt 19, 10-12). A questa chiamata corrisponde, peraltro,
uno specifico dono dello Spirito Santo, affinché
la persona consacrata possa rispondere alla sua vocazione
e alla sua missione. Per questo, come testimoniano le liturgie
dell'Oriente e dell'Occidente, nel rito della professione
monastica o religiosa e nella consacrazione delle vergini,
la Chiesa invoca sulle persone prescelte il dono dello Spirito
Santo e associa la loro oblazione al sacrificio di Cristo.
La professione dei consigli evangelici è uno sviluppo
anche della grazia del sacramento della Confermazione, ma
va oltre le esigenze normali della consacrazione crismale
in forza di un particolare dono dello Spirito, che apre
a nuove possibilità e frutti di santità e
di apostolato, come dimostra la storia della vita consacrata.
Quanto ai sacerdoti che fanno professione dei consigli evangelici,
l'esperienza stessa mostra che il sacramento dell'Ordine
trova una peculiare fecondità in questa consacrazione,
dal momento che essa pone e favorisce l'esigenza di una
appartenenza più stretta al Signore. Il sacerdote
che fa professione dei consigli evangelici è particolarmente
favorito nel rivivere in sé la pienezza del mistero
di Cristo, grazie anche alla spiritualità peculiare
del proprio Istituto e alla dimensione apostolica del relativo
carisma. Nel presbitero infatti la vocazione al sacerdozio
e alla vita consacrata convergono in profonda e dinamica
unità. Di incommensurabile valore è anche
il contributo recato alla vita della Chiesa dai religiosi
sacerdoti integralmente dediti alla contemplazione. Specialmente
nella celebrazione eucaristica essi compiono un atto della
Chiesa e per la Chiesa, al quale uniscono l'offerta di se
stessi, in comunione con Cristo che si offre al Padre per
la salvezza del mondo intero.
(...)
Lo
speciale valore della vita consacrata
32.
In questo armonioso insieme di doni, a ciascuno dei fondamentali
stati di vita è affidato il compito di esprimere,
nel suo proprio ordine, l'una o l'altra dimensione dell'unico
mistero di Cristo. Se nel far risuonare l'annuncio evangelico
all'interno delle realtà temporali ha una particolare
missione la vita laicale, nell'ambito della comunione ecclesiale
un insostituibile ministero è svolto da coloro che
sono costituiti nell'Ordine sacro , in modo speciale dai
Vescovi. Questi hanno il compito di guidare il Popolo di
Dio con l'insegnamento della Parola, l'amministrazione dei
Sacramenti e l'esercizio della sacra potestà a servizio
della comunione ecclesiale, che è comunione organica,
gerarchicamente ordinata. Quanto alla significazione della
santità della Chiesa, un'oggettiva eccellenza è
da riconoscere alla vita consacrata, che rispecchia lo stesso
modo di vivere di Cristo. Proprio per questo, in essa si
ha una manifestazione particolarmente ricca dei beni evangelici
e un'attuazione più compiuta del fine della Chiesa
che è la santificazione dell'umanità. La vita
consacrata annuncia e in certo modo anticipa il tempo futuro,
quando, raggiunta la pienezza di quel Regno dei cieli che
già ora è presente in germe e nel mistero,i
figli della risurrezione non prenderanno né moglie
né marito, ma saranno come angeli di Dio (cfr Mt
22, 30). In effetti, l'eccellenza della castità
perfetta per il Regno,a buon diritto considerata la «porta»
di tutta la vita consacrata,è oggetto del costante
insegnamento della Chiesa. Essa peraltro tributa grande
stima alla vocazione al matrimonio, che rende i coniugi
«testimoni e cooperatori della fecondità della
madre Chiesa, in segno e in partecipazione di quell'amore,
col quale Cristo ha amato la sua Sposa e si è dato
per lei». In questo orizzonte comune a tutta la vita
consacrata, si articolano vie distinte tra loro ma complementari.
I religiosi e le religiose integralmente dediti alla contemplazione
sono in modo speciale immagine di Cristo che prega sul monte.
Le persone consacrate di vita attiva lo manifestano mentre
«annuncia il regno di Dio alle folle, o risana i malati
e i feriti e converte a miglior vita i peccatori o benedice
i fanciulli e fa del bene a tutti». Un particolare
servizio all'avvento del Regno di Dio rendono le persone
consacrate negli Istituti secolari, che uniscono in una
specifica sintesi il valore della consacrazione e quello
della secolarità. Vivendo la loro consacrazione nel
secolo e a partire dal secolo,esse «si sforzano di
permeare ogni realtà di spirito evangelico per consolidare
e far crescere il Corpo di Cristo». Partecipano a
tal fine alla funzione evangelizzatrice della Chiesa mediante
la personale testimonianza di vita cristiana, l'impegno
perché le realtà temporali siano ordinate
secondo Dio, la collaborazione nel servizio della comunità
ecclesiale, secondo lo stile di vita secolare che è
loro proprio.
(...)
Fedeltà
al carisma
36.
Nella sequela di Cristo e nell'amore per la sua persona
vi sono alcuni punti concernenti la crescita della santità
nella vita consacrata, che meritano di essere messi oggi
in speciale evidenza. Anzitutto è richiesta la fedeltà
al carisma fondazionale e al conseguente patrimonio spirituale
di ciascun Istituto. Proprio in tale fedeltà all'ispirazione
dei fondatori e delle fondatrici, dono dello Spirito Santo,
si riscoprono più facilmente e si rivivono più
fervidamente gli elementi essenziali della vita consacrata.
Ogni carisma ha infatti, alla sua origine, un triplice
orientamento: verso il Padre, innanzitutto, nel desiderio
di ricercarne filialmente la volontà attraverso un
processo di conversione continua, in cui l'obbedienza è
fonte di vera libertà, la castità esprime
la tensione di un cuore insoddisfatto di ogni amore finito,
la povertà alimenta quella fame e sete di giustizia
che Dio ha promesso di saziare (cfr Mt 5, 6). In
questa prospettiva il carisma di ogni Istituto spingerà
la persona consacrata ad essere tutta di Dio, a parlare
con Dio o di Dio, come si dice di san Domenico,per gustare
quanto sia buono il Signore (cfr Sal 34[33], 9) in tutte
le situazioni. I carismi di vita consacrata implicano anche
un orientamento verso il Figlio, col quale inducono a coltivare
una comunione di vita intima e lieta, alla scuola del suo
servizio generoso di Dio e dei fratelli. In tal modo, «lo
sguardo progressivamente cristificato impara a distaccarsi
dall'esteriorità, dal turbine dei sensi, da quanto
cioè impedisce all'uomo quella lievità disponibile
a lasciarsi afferrare dallo Spirito»,e consente così
di andare in missione con Cristo, lavorando e soffrendo
con Lui nel diffondere il suo Regno. Ogni carisma comporta,
infine, un orientamento verso lo Spirito Santo, in quanto
dispone la persona a lasciarsi guidare e sostenere da Lui,
sia nel proprio cammino spirituale che nella vita di comunione
e nell'azione apostolica, per vivere in quell'atteggiamento
di servizio che deve ispirare ogni scelta dell'autentico
cristiano. In effetti, è sempre questa triplice relazione
che emerge, pur con i tratti specifici dei vari modelli
di vita, in ogni carisma di fondazione, per il fatto stesso
che in esso domina «un profondo ardore dell'animo
di configurarsi a Cristo, per testimoniare qualche aspetto
del suo mistero»,aspetto specifico chiamato a incarnarsi
e svilupparsi nella più genuina tradizione dell'Istituto,
secondo le Regole, le Costituzioni e gli Statuti.
(...)
La
sfida della castità consacrata
88.
La prima provocazione è quella di una cultura
edonistica che svincola la sessualità da ogni norma
morale oggettiva, riducendola spesso a gioco e a consumo,
e indulgendo con la complicità dei mezzi di comunicazione
sociale a una sorta di idolatria dell'istinto. Le conseguenze
di ciò sono sotto gli occhi di tutti: prevaricazioni
di ogni genere, a cui s'accompagnano innumerevoli sofferenze
psichiche e morali per gli individui e le famiglie. La risposta
della vita consacrata sta innanzitutto nella pratica gioiosa
della castità perfetta, quale testimonianza della
potenza dell'amore di Dio nella fragilità della condizione
umana. La persona consacrata attesta che quanto è
creduto impossibile dai più diventa, con la grazia
del Signore Gesù, possibile e autenticamente liberante.
Sì, in Cristo è possibile amare Dio con tutto
il cuore, ponendolo al di sopra di ogni altro amore, ed
amare così, con la libertà di Dio, ogni creatura!
E' questa una testimonianza oggi più che mai necessaria,
proprio perché così poco compresa dal nostro
mondo. Essa è offerta ad ogni persona — ai giovani,
ai fidanzati, ai coniugi, alle famiglie cristiane — per
mostrare che la forza dell'amore di Dio può operare
grandi cose proprio dentro le vicende dell'amore umano.
E' una testimonianza che va incontro anche a un crescente
bisogno di limpidezza interiore nei rapporti umani. E' necessario
che la vita consacrata presenti al mondo di oggi esempi
di una castità vissuta da uomini e donne che dimostrano
equilibrio, dominio di sé, intraprendenza, maturità
psicologica ed affettiva. Grazie a questa testimonianza,
viene offerto all'amore umano un sicuro punto di riferimento,
che la persona consacrata attinge dalla contemplazione dell'amore
trinitario, rivelatoci in Cristo. Proprio perché
immersa in questo mistero, essa si sente capace di un amore
radicale e universale, che le dà la forza della padronanza
di sé e della disciplina necessarie per non cadere
nella schiavitù dei sensi e degli istinti. La castità
consacrata appare così come esperienza di gioia e
di libertà. Illuminata dalla fede nel Signore risorto
e dall'attesa dei cieli nuovi e della terra nuova (cfr Ap
21, 1), essa offre preziosi stimoli anche per l'educazione
alla castità doverosa in altri stati di vita.
(...)