Castità
Castità
consacrata
Pio
XII
Enciclica
Sacra
Virginitas
INTRODUZIONE
La sacra verginità e la castità perfetta consacrata al servizio
di Dio sono certamente, per la chiesa, tra i tesori più
preziosi che il suo Autore le abbia lasciato, come in eredità.
Per questo motivo i santi padri sottolineavano che la verginità
perpetua è un bene eccelso di carattere essenzialmente cristiano.
Essi osservano a buon diritto che, se i pagani dell'antichità
richiedevano dalle vestali un tale tenore di vita, questo
era temporaneo;(2)
e quando nell'Antico Testamento si comanda di conservare
e praticare la verginità, si trattava soltanto di una condizione
preliminare al matrimonio (cf. Es 22,16-17; Dt 22,23-29;
Eccle 42,9); sant'Ambrogio(3)
aggiunge: «Noi leggiamo che anche nel tempio di Gerusalemme
vi erano delle vergini. Ma che cosa dice l'apostolo? "Tutte
queste cose avvenivano ad essi in figura" (1Cor 10,11)
per preannunciare il futuro».
E, certamente,
fin dai tempi apostolici questa virtù cresce e fiorisce
nel giardino della chiesa. Quando negli Atti degli apostoli
(At 21,9) si dice che le quattro figlie del diacono Filippo
furono vergini, più che la loro giovinezza, si vuole indicare
uno stato di vita. Non molto tempo dopo, Sant'Ignazio di
Antiochia ricorda nel suo saluto le vergini,(4)
che costituivano già, insieme con le vedove, un elemento
importante della comunità cristiana di Smirne. Nel II sec.
- come attesta s. Giustino - «molti e molte, di sessanta
e settant'anni, si conservano intatti sin dall'infanzia,
per l'insegnamento di Cristo».(5)
Poco alla volta si accrebbe il numero di uomini e donne
che avevano consacrato a Dio la loro castità; e nello stesso
tempo il loro compito nella chiesa acquistò importanza maggiore,
come più diffusamente abbiamo esposto nella Nostra costituzione
apostolica Sponsa Christi.(6)
Inoltre i santi padri - come Cipriano, Atanasio, Ambrogio,
Giovanni Crisostomo, Girolamo e Agostino e non pochi altri
- nei loro scritti celebrarono la verginità con altissimi
elogi. Questa dottrina dei santi padri, arricchita nel corso
dei secoli dai dottori della chiesa e dai maestri dell'ascetica
cristiana, influisce certo molto tra i cristiani d'ambo
i sessi nel suscitare e confermare il proposito di consacrarsi
a Dio con la perfetta castità e di perseverare in essa fino
alla morte.
Il numero dei fedeli così consacrati a Dio, dall'origine
della chiesa fino ai nostri giorni, è incalcolabile: gli
uni hanno conservato intatta la loro verginità, gli altri
hanno votato al Signore la loro vedovanza dopo la morte
del consorte; altri, infine, hanno scelto una vita casta
dopo aver fatto penitenza dei loro peccati; ma tutti hanno
questo di comune tra loro: che si sono impegnati ad astenersi
per sempre, per amore di Dio, dai piaceri della carne. Ciò
che i santi padri hanno proclamato circa la gloria e il
merito della verginità, sia a tutte queste anime consacrate
di invito, di sostegno e di forza a perseverare fermamente
nel sacrificio e a non sottrarre e prendere per sé una parte
anche minima dell'olocausto offerto sull'altare di Dio.
La castità perfetta è la materia di uno dei tre voti che
costituiscono lo stato religioso(7)
ed è richiesta nei chierici della chiesa latina ordinati
negli ordini maggiori(8)
e nei membri degli istituti secolari,(9)
ma è praticata pure da numerosi laici, uomini e donne che,
pur vivendo al di fuori dello stato pubblico di perfezione,
rinunziano completamente, di proposito o per voto privato,
al matrimonio e ai piaceri della carne per poter servire
più liberamente il loro prossimo e unirsi a Dio più facilmente
e intimamente.
A tutti i dilettissimi figli e figlie, che in qualsiasi
modo hanno consacrato a Dio il loro corpo e la loro anima,
rivolgiamo il Nostro cuore paterno e li esortiamo vivamente
a confermarsi nel loro santo proposito e a restarvi diligentemente
fedeli.
Vi sono, però, oggi alcuni che, allontanandosi in questa
materia dal retto sentiero, esaltano tanto il matrimonio
da anteporlo alla verginità; essi disprezzano la castità
consacrata a Dio e il celibato ecclesiastico. Per questo
crediamo dovere del Nostro apostolico ufficio proclamare
e difendere, al presente in modo speciale, l'eccellenza
del dono della verginità, per difendere questa verità cattolica
contro tali errori.
I.
VERA IDEA DELLA CONDIZIONE VERGINALE
Anzitutto vogliamo
osservare che la parte essenziale del suo insegnamento circa
la verginità, la chiesa l'ha ricevuta dalle labbra stesse
dello Sposo divino.
Quando infatti i discepoli si mostrarono colpiti dai gravissimi
obblighi e fastidi del matrimonio che il Maestro aveva loro
esposto, gli dissero: «Se tale è la condizione dell'uomo
verso la moglie, non conviene sposarsi» (Mt 19,10). Gesù
Cristo rispose che non tutti capiscono questa parola, ma
solo coloro ai quali è concesso; alcuni infatti sono impossibilitati
al matrimonio per difetto di natura, altri per la violenza
e la malizia degli uomini, altri invece si astengono da
esso spontaneamente e di propria volontà «per il regno dei
cieli»; e concluse: «Chi può comprendere, comprenda» (Mt
19,11-12).
Il Maestro divino allude non agli impedimenti fisici per
il matrimonio ma al proposito della libera volontà di astenersi
per sempre dalle nozze e dai piaceri del corpo. Facendo
il paragone tra coloro che spontaneamente rinunciano ai
piaceri
del corpo e quelli che sono costretti a rinunciarvi dalla
natura o dalla violenza umana, non c'insegna forse il divin
Redentore che la castità deve essere perpetua, affinché
sia realmente perfetta?
I santi padri, inoltre, e i dottori della chiesa hanno insegnato
apertamente che la verginità non è una virtù cristiana se
non la si abbraccia «per il regno dei cieli» (Mt 19,12),
cioè per poter attendere più facilmente alle cose celesti,
per conseguire più sicuramente l'eterna salvezza, per poter
condurre infine più speditamente, con diligente operosità,
anche gli altri al regno dei cieli.
Non possono,
quindi, arrogarsi il merito della verginità quei cristiani
e quelle cristiane che si astengono dal matrimonio o per
egoismo o per sfuggirne gli oneri, come avverte sant'Agostino,(10)
o anche per ostentare con superbia farisaica l'integrità
dei loro corpi: il concilio di Gangra (Asia Minore) condanna
chi si astiene dal matrimonio come da uno stato abominevole,
e non per la bellezza e la santità della verginità.(11)
L'apostolo delle genti, ispirato dallo Spirito Santo, ammonisce:
«Chi non è sposato, è sollecito delle cose di Dio, del modo
di piacere a lui... E la donna non sposata e vergine pensa
alle cose di Dio per essere santa di corpo e di spirito»
(1Cor 7,32.34). Ecco lo scopo principale, la prima ragione
della verginità cristiana: aspirare unicamente alle cose
divine e dirigervi la mente e lo spirito; voler piacere
a Dio in tutto; pensare a lui intensamente, e consacrargli
totalmente corpo e spirito.
I santi padri
hanno sempre interpretato in questa maniera la parola di
Cristo e la dottrina dell'apostolo delle genti: fin dai
primi tempi della chiesa si stimava verginità la consacrazione
fatta a Dio del corpo e dell'anima. San Cipriano richiede
dalle vergini «che, per essersi consacrate a Dio, si astengano
da ogni piacere carnale, consacrino a Dio il corpo e l'anima
... e non siano sollecite di abbigliarsi o di piacere ad
alcuno, tranne che al loro Signore».(12)
Il vescovo di Ippona precisa: «La verginità non
è onorata perché tale, ma perché consacrata a Dio ... e
noi non lodiamo le vergini perché tali, ma perché sono vergini
consacrate a Dio con devota continenza». (13)
I prìncipi dei teologi, san Tommaso d'Aquino(14)
e san Bonaventura(15)
si richiamano all'autorità di sant'Agostino per insegnare
che la verginità non ha la fermezza della virtù, se non
si fonda sul voto di conservarla sempre illibata. Difatti
la dottrina di Cristo intorno all'astinenza perpetua del
matrimonio viene praticata nel modo più ampio e perfetto
da coloro che si obbligano con voto perpetuo alla sua osservanza:
né si può giustamente affermare che sia migliore e più perfetto
il proposito di coloro che intendono riservarsi la possibilità
di liberarsi dall'impegno.
I santi padri
hanno considerato questo vincolo di castità perfetta come
una specie di matrimonio spirituale fra l'anima e Cristo;
alcuni di essi, anzi, sono giunti fino a paragonare con
l'adulterio la violazione del voto fatto.(16)
Perciò sant'Atanasio scrive che la chiesa cattolica è solita
chiamare le vergini: spose di Cristo.(17)
E sant'Ambrogio, scrivendo concisamente della vergine esclama:
«La vergine è sposa di Dio».(18)
Gli scritti del dottore di Milano attestano,(19)
già al VI secolo, la grande somiglianza tra il rito della
consacrazione delle vergini e quello della benedizione nuziale,
ancora in uso oggi.(20)
Perciò i santi padri esortano le vergini ad amare il loro
Sposo divino più di quanto amerebbero il proprio marito
e a conformare sempre i loro pensieri e le loro azioni alla
sua volontà.(21)
«Amate di tutto cuore il più bello dei figli degli uomini
- scrive loro sant'Agostino - voi ne avete tutta la facoltà:
il vostro cuore è libero dai legami del matrimonio... Dal
momento che avreste dovuto portare un grande amore ai vostri
sposi, quanto più dovete amare Colui per amore del quale
voi avete rinunziato agli sposi? Sia fisso nel vostro cuore
Colui che per
voi è stato infisso sulla croce».(22)
Tali sono, d'altra parte, i sentimenti e le risoluzioni
che la chiesa stessa richiede dalle vergini il giorno della
loro consacrazione, quando le invita a pronunciare le parole
rituali: «Ho disprezzato il regno del mondo e tutto il fasto
del secolo per amore di nostro Signore Gesù Cristo, che
ho conosciuto, che ho amato, e nel quale ho amorosamente
creduto».(23)
È quindi solo l'amore di lui che spinge con dolcezza la
vergine a consacrare interamente il suo corpo e la sua anima
al divin Redentore, secondo le bellissime espressioni che
san Metodio d'Olimpo fa dire a una di esse: «O Cristo, tu
sei tutto per me. Io mi conservo pura per te e, portando
una lampada splendente, vengo incontro a te, o Sposo mio».(24)
Sì, è l'amore di Cristo che spinge la vergine a ritirarsi,
e per sempre, dentro le mura del monastero per contemplarvi
e amare con maggiore speditezza e facilità il suo Sposo
celeste, e la stimola potentemente a impegnarsi con tutte
le forze fino alla morte nelle opere di misericordia in
favore del prossimo.
FONT
size=3> Riguardo poi agli uomini «che non si sono contaminati
con donne, poiché sono vergini» (Ap 14,4) l'apostolo san
Giovanni afferma che essi seguono l'Agnello dovunque egli
vada. Meditiamo l'esortazione che fa loro sant'Agostino:
«Seguite l'Agnello, perché la carne dell'Agnello è anch'essa
vergine... voi avete ben ragione di seguirlo, con la verginità
del cuore e della carne, dovunque vada. Che cos'è infatti
seguire se non imitare? perché Cristo ha sofferto per noi,
lasciandoci un esempio, come dice san Pietro apostolo, "affinché
seguiamo le sue orme" (1Pt 2,21)».(25)
Tutti questi discepoli infatti e tutte queste spose di Cristo
hanno abbracciato lo stato di verginità, come dice san Bonaventura,
per la conformità allo Sposo Cristo, al quale esso rende
conformi i vergini».(26)
La loro ardente carità verso Cristo non poteva contentarsi
di semplici vincoli di affetto con lui: essa aveva assoluto
bisogno di manifestarsi con l'imitazione delle sue virtù
e, in modo speciale, con la conformità alla sua vita tutta
consacrata al bene e alla salvezza del genere umano. Se
i sacerdoti, se i religiosi e le religiose, se tutti quelli
che in un modo o nell'altro hanno consacrato la vita al
servizio di Dio, osservano la castità perfetta, questo è
in definitiva perché il loro divino Maestro è rimasto egli
stesso vergine fino alla morte. «È proprio il Figlio unico
di Dio - esclama san Fulgenzio - e Figlio unico della Vergine,
l'unico Sposo di tutte le sacre vergini, frutto, ornamento
e ricompensa della santa verginità, che lo ha dato alla
luce e spiritualmente lo sposa e dal quale è resa feconda
senza lesione dell'integrità, ornata per rimanere sempre
bella, incoronata per regnare gloriosa nell'eternità».(27)
Qui crediamo opportuno, venerabili fratelli, spiegare più
diffusamente e con maggiore accuratezza per quali ragioni
l'amore di Cristo spinga le anime generosamente a rinunciare
al matrimonio e quali legami segreti esistano fra la verginità
e la perfezione della carità cristiana. L'insegnamento di
Cristo, ricordato più sopra, faceva già capire che la perfetta
rinunzia al matrimonio libera gli uomini da oneri pesanti
e da gravi doveri. Ispirato dallo Spirito di Dio, l'apostolo
dei gentili ne dà la ragione in questi termini: «Io vorrei
che voi foste senza inquietudini... Chi invece è sposato,
si preoccupa delle cose del mondo, del modo di piacere alla
moglie ed è diviso» (1Cor 7,32-33). Si deve tuttavia notare
che l'apostolo non biasima gli uomini perché si preoccupano
delle loro consorti, né le spose perché cercano di piacere
al marito; ma afferma piuttosto che il loro cuore è diviso
tra l'amore del coniuge e l'amore di Dio e che sono troppo
oppressi dalle preoccupazioni e dagli obblighi della vita
coniugale, per potersi dare facilmente alla meditazione
delle cose divine. Poiché s'impone loro la legge chiara
e imperiosa del matrimonio: «saranno due in una carne sola»
(Gn 2,24; cf. Mt 19,5). Gli sposi infatti sono legati l'uno
all'altro negli avvenimenti tristi e in quelli lieti (cf.
1Cor 7,39). Si comprende quindi facilmente perché le persone,
che desiderano consacrarsi al servizio di Dio, abbraccino
lo stato di verginità come una liberazione, per potere cioè
servire più perfettamente Dio e dedicarsi con tutte le forze
al bene del prossimo. Per citare infatti alcuni esempi,
come avrebbero potuto affrontare tanti disagi e fatiche
quell'ammirabile predicatore dell'evangelo che fu san Francesco
Saverio, quel misericordioso padre dei poveri che fu san
Vincenzo de' Paoli, un san Giovanni Bosco, insigne educatore
dei giovani, una santa Francesca Saverio Cabrini, instancabile
«madre degli emigranti», se avessero dovuto pensare alle
necessità materiali e spirituali del proprio coniuge e dei
propri figli?
Vi è però un'altra ragione per la quale le anime che ardentemente
desiderano consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza
del prossimo, scelgono lo stato di verginità. Essa è addotta
dai santi padri, quando trattano dei vantaggi di una completa
rinunzia ai piaceri della carne allo scopo di gustar meglio
le elevazioni della vita spirituale. Senza dubbio - come
essi hanno chiaramente notato - tali piaceri, legittimi
nel matrimonio, non sono per sé da condannarsi; anzi il
casto uso del matrimonio è nobilitato e santificato da un
sacramento speciale. Tuttavia, bisogna egualmente riconoscere
che in seguito alla caduta di Adamo le facoltà inferiori
della natura resistono alla retta ragione e talora spingono
l'uomo ad agire contro i suoi dettami. Secondo l'espressione
del dottore angelico, l'uso del matrimonio «trattiene l'animo
dal darsi interamente al servizio di Dio».(28)
Proprio perché i sacri ministri possano godere di questa
spirituale libertà di corpo e di anima e per evitare che
si immischino in affari terreni, la chiesa latina esige
da essi che si assumano volontariamente l'obbligo della
castità perfetta.(29)
«Se poi una tale legge - come affermava il Nostro predecessore
d'immortale memoria Pio XI - non vincola nella stessa misura
i ministri della chiesa orientale, anche presso di essi
il celibato ecclesiastico è in onore, e in certi casi -
soprattutto quando si tratta dei gradi più alti della gerarchia
- è necessariamente richiesto e imposto».(30)
I
ministri sacri, però, non rinunciano al matrimonio unicamente
perché si dedicano all'apostolato, ma anche perché servono
all'altare. Se i sacerdoti dell'Antico Testamento già dovevano
astenersi dall'uso del matrimonio mentre servivano nel tempio
per non contrarre un'impurità legale, come gli altri uomini
(cf. Lv 15,16-17; 22,4; 1Sam 21,5-7),(31)
quanto maggiore non è la necessità della perpetua castità
per i ministri di Gesù Cristo, i quali offrono ogni giorno
il sacrificio eucaristico? Riguardo a questa perfetta continenza
dei sacerdoti ecco quanto dice in forma interrogativa san
Pier Damiani: «Se il nostro Redentore ha amato tanto il
fiore del pudore intatto che non solo volle nascere dal
seno di una Vergine, ma volle essere affidato anche alle
cure di un custode vergine, ciò quando, ancora fanciullo,
vagiva nella culla, a chi, dunque, ditemi, vuole egli confidare
il suo corpo, ora che egli regna, immenso, nei cieli?».(32)
Per questo motivo soprattutto, secondo l'insegnamento della
chiesa, la santa verginità supera in eccellenza il matrimonio.
Già il divin Redentore ne aveva fatto un consiglio di vita
più perfetta ai discepoli (cf. Mt 19,10-11). E l'apostolo
san Paolo, dopo aver detto di un padre che dà a marito la
sua figlia «egli fa bene», aggiunge subito: «Chi però non
la dà a marito, fa meglio ancora» (1Cor 7,38). Nel corso
del suo paragone tra il matrimonio e la verginità, l'apostolo
più di una volta mostra il suo pensiero, soprattutto quando
dice: «Io vorrei che tutti voi foste come me... dico poi
ai celibi e alle vedove: è conveniente per essi restare
come sono io» (1Cor 7,7-8; cf.1 et 26). Se dunque la verginità,
come abbiamo detto, è superiore al matrimonio, questo avviene
senza dubbio, perché essa mira a conseguire un fine più
eccelso;(33) essa
poi è un mezzo efficacissimo per consacrarsi interamente
al servizio di Dio, mentre il cuore di chi è legato alle
cure del matrimonio resta più o meno «diviso» (cf. 1Cor
7,33).
L'eccellenza della verginità risalterà ancor maggiormente
se ne consideriamo l'abbondanza dei frutti: «poiché dal
frutto si riconosce l'albero» (Mt 12,33).
Il Nostro animo
si riempie di immensa e soave letizia al pensiero della
falange innumerevole di vergini e di apostoli
che, dai primi tempi della chiesa fino ai giorni nostri,
hanno rinunciato al matrimonio per consacrarsi più liberamente
e più completamente alla salvezza del prossimo per amore
di Cristo, e hanno sviluppato iniziative veramente mirabili
nel campo della religione e della carità. Non vogliamo certo
disconoscere i meriti di quelli che militano nell'Azione
cattolica, né i frutti del loro apostolato: con le loro
opere, essi possono spesso raggiungere delle anime che sacerdoti
e religiosi o religiose non avrebbero potuto avvicinare.
Ma, senza alcun dubbio, si deve far risalire a questi ultimi
la maggior parte delle opere di carità. Costoro, infatti,
con grande generosità seguono e dirigono la vita degli uomini
in ogni età e condizione; e quando vengono meno per la stanchezza
o per malattia, lasciano ad altri, come in eredità, la continuazione
della loro missione. Così avviene che il bambino, appena
nato, trova sovente delle mani verginali che l'accolgono
e non gli fanno mancare quanto l'intenso amore materno potrebbe
dargli; fatto grandicello e giunto all'età della ragione,
è affidato a educatori o educatrici che vegliano alla sua
istruzione cristiana, allo sviluppo delle sue facoltà e
alla formazione del suo carattere. Se si ammala, troverà
sempre qualcuno che, spinto dall'amore di Cristo, lo curerà
premurosamente. L'orfanello, il misero, il prigioniero,
non mancheranno di conforto e aiuto: i sacerdoti, i religiosi,
le sacre vergini vedranno in lui un membro sofferente del
corpo mistico di Gesù Cristo, memori delle parole del divin
Redentore: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo
sete e mi avete dato da bere, ero pellegrino e mi avete
ospitato, nudo e mi avete rivestito, malato e mi avete visitato,
prigioniero e siete venuti a trovarmi... In verità vi dico,
tutto ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli,
l'avete fatto a me» (Mt 25,35-36.40). Che diremo in lode
di tanti missionari, che si consacrano, a costo delle maggiori
fatiche e lontani dalla loro patria, alla conversione delle
masse infedeli? Che delle spose di Cristo, le quali dànno
loro una preziosa collaborazione? A tutti e a ciascuno di
essi ripetiamo volentieri le parole della Nostra
esortazione apostolica Menti Nostrae: «Per la legge
del celibato, il sacerdote, ben lontano dal perdere interamente
la paternità, l'accresce all'infinito, perché egli genera
figliuoli, non per questa vita terrena e caduca, ma per
la celeste ed eterna».(34)
La verginità non è solamente feconda per le opere esteriori
a cui permette di dedicarsi più facilmente e più pienamente;
essa lo è anche per le forme più perfette di carità verso
il prossimo, quali sono le ardenti preghiere e i gravi disagi
volontariamente e generosamente sopportati a questo scopo.
A ciò hanno consacrato tutta la loro vita i servi di Dio
e le spose di Cristo, quelli specialmente che vivono nei
monasteri.
Infine, la verginità consacrata a Cristo è per se stessa
una tale espressione di fede nel regno dei cieli e una tale
prova d'amore verso il divin Redentore, che non c'è da meravigliarsi
nel vederla arrecare frutti così abbondanti di santità.
Numerosissimi sono le vergini e gli apostoli, votati alla
castità perfetta, che sono l'onore della chiesa per l'alta
santità della loro vita. La verginità, infatti, dà alle
anime una forza spirituale capace di condurle fino al martirio
e questo è l'insegnamento della storia che propone alla
nostra ammirazione tante schiere di vergini, da Agnese di
Roma a Maria Goretti.
A tutta ragione la verginità è detta virtù angelica; san
Cipriano scrivendo alle vergini afferma giustamente: «Quello
che noi saremo un giorno, voi già cominciate ad esserlo.
Voi fin da questo secolo godete la gloria della risurrezione,
passate attraverso il mondo senza contagiarvene. Finché
perseverate caste e vergini, siete eguali agli angeli di
Dio».(35) All'anima
assetata di purezza e arsa dal desiderio del regno dei cieli,
la verginità viene presentata «come una gemma preziosa»,
per la quale un tale «vendette tutto ciò che aveva e la
comprò» (Mt 13,46). Coloro che sono sposati e perfino quelli
che stanno immersi nel fango dei vizi, quando vedono le
vergini, ammirano
spesso lo splendore della loro bianca purezza e si sentono
spinti verso un ideale che superi i piaceri del senso. Lo
afferma l'Aquinate scrivendo: «Alla verginità ... si attribuisce
la bellezza più sublime»,(36)
e questo è senza dubbio il motivo per cui le vergini sono
di esempio a tutti. Difatti tutti costoro, uomini e donne,
con la loro perfetta castità non dimostrano forse chiaramente
che il dominio dell'anima sul corpo è un effetto dell'aiuto
divino e un segno di provata virtù?
Ci piace ancora
sottolineare un altro frutto soavissimo della verginità:
le vergini manifestano e rendono pubblica la perfetta verginità
della stessa loro madre la chiesa, e la santità dei loro
vincoli strettissimi con Cristo. A ciò sapientemente si
ispirano le espressioni del pontefice nel rito della consacrazione
delle vergini e nelle preghiere rivolte al Signore: «Affinché
vi siano anime più sublimi che, disdegnando nel matrimonio
i piaceri della carne, ne cerchino il significato recondito,
e invece di imitare ciò che si fa nel matrimonio, amino
quanto in esso è simboleggiato».(37)
Gloria altissima per le vergini è, certo, l'essere delle
immagini viventi in quella perfetta integrità, che unisce
la chiesa al suo Sposo divino. Esse inoltre offrono un segno
mirabile della fiorente santità e di quella spirituale fecondità,
in cui eccelle la società fondata da Gesù Cristo, alla quale
è motivo di una gioia quanto mai intensa. A questo proposito
sono magnifiche le espressioni di san Cipriano: «La verginità
è un fiore che germoglia dalla chiesa, decoro e ornamento
della grazia spirituale, gioia della natura, capolavoro
di lode e di gloria, immagine di Dio che riverbera la santità
del Signore, porzione più eletta del gregge di Cristo. Se
ne rallegra la chiesa, la cui gloriosa fecondità in esse
abbondantemente fiorisce: e quanto più cresce lo stuolo
delle vergini tanto più grande è il gaudio della Madre».(38)
II.
CONTRO ALCUNI ERRORI
La dottrina
che stabilisce l'eccellenza e la superiorità della verginità
e del celibato sul matrimonio, come già dicemmo, annunciata
dal divin Redentore e dall'apostolo delle genti, fu solennemente
definita dogma di fede nel concilio di Trento(39)
e sempre concordemente insegnata dai santi padri e dai dottori
della chiesa. I Nostri predecessori, e Noi stessi, ogni
qualvolta se ne presentava l'occasione, l'abbiamo più e
più volte spiegata e vivamente inculcata. Tuttavia, poiché
di recente vi sono stati alcuni che hanno impugnato con
serio pericolo e danno dei fedeli questa dottrina tramandataci
dalla chiesa, Noi, spinti dall'obbligo del Nostro ufficio,
abbiamo creduto opportuno nuovamente esporla in questa enciclica,
indicando gli errori, proposti spesso sotto apparenza di
verità.
Anzitutto, si discostano dal senso comune, che la chiesa
ebbe sempre in onore, coloro che considerano l'istinto sessuale
come la più importante e maggiore inclinazione dell'organismo
umano e ne concludono che l'uomo non può contenere per tutta
la vita un tale istinto, senza grave pericolo di perturbare
il suo organismo, soprattutto i nervi, e di nuocere quindi
all'equilibrio della personalità.
Come giustamente
osserva san Tommaso, l'istinto più profondamente radicato
nel nostro animo è quello della propria conservazione, mentre
l'inclinazione sessuale viene in secondo luogo. Spetta inoltre
all'impulso direttivo della ragione, privilegio singolare
della nostra natura, regolare tali istinti fondamentali
e nobilitarli dirigendoli santamente.(40)
È vero, purtroppo, che le facoltà del nostro corpo e le
passioni, sconvolte in seguito al primo peccato di Adamo,
tendono al dominio non solo dei sensi ma anche dell'anima,
offuscando l'intelligenza e debilitando la volontà. Ma la
grazia di Gesù Cristo, principalmente attraverso i sacramenti,
ci viene data proprio perché, vivendo la vita dello spirito,
teniamo a freno il corpo (cf. Gal 5,25; 1Cor 9,27). La virtù
della castità non pretende da noi l'insensibilità agli stimoli
della concupiscenza, ma esige che la sottomettiamo alla
retta ragione e alla legge di grazia, tendendo con tutte
le forze a ciò che nella vita umana e cristiana vi è di
più nobile.
Per acquistare poi questo perfetto dominio sui sensi del
corpo, non basta astenersi solamente dagli atti direttamente
contrari alla castità, ma è assolutamente necessario rinunciare
volentieri e con generosità a tutto ciò che, anche lontanamente,
offende questa virtù: l'anima potrà allora regnare pienamente
sul corpo e condurre una vita spirituale tranquilla e libera.
Come non vedere, alla luce dei principi cattolici, che la
castità perfetta e la verginità, lungi dal nuocere allo
sviluppo e progresso naturale dell'uomo e della donna li
accrescono e li nobilitano?
Abbiamo recentemente
condannato con tristezza l'opinione che presenta il matrimonio
come il solo mezzo di assicurare alla personalità umana
il suo sviluppo e la sua perfezione naturale.(41)
Alcuni infatti sostengono che la grazia, concessa dal sacramento
ex opere operato, santifica l'uso del matrimonio
fino a farne uno strumento più efficace ancora che la verginità,
per unire le anime a Dio, poiché il matrimonio cristiano
è un sacramento, mentre la verginità non lo è. Noi denunziamo
in questa dottrina un errore pericoloso. Certo, il sacramento
accorda agli sposi la grazia d'adempiere santamente i loro
doveri coniugali e consolida i vincoli dell'amore reciproco
che li unisce, ma non fu istituito per rendere l'uso del
matrimonio quasi il mezzo in sé più atto ad unire a Dio
l'anima degli sposi col vincolo della carità.(42)
Quando l'apostolo san Paolo riconosce agli sposi il diritto
di astenersi per qualche tempo dall'uso del
matrimonio per attendere alla preghiera (cf. 1Cor 7,5),
non viene precisamente a dire che una tale rinunzia procura
all'anima maggiore libertà per attendere alle cose divine
e pregare?
Infine non
si può affermare - come fanno alcuni - che il «mutuo aiuto»(43)
ricercato dagli sposi nel matrimonio, sia un aiuto più perfetto
per giungere alla santità che la solitudine del cuore
delle vergini e dei celibi. Difatti, nonostante la
loro rinuncia a un tale amore umano, le anime consacrate
alla castità perfetta non impoveriscono per questo la propria
personalità umana, poiché ricevono da Dio stesso un soccorso
spirituale immensamente più efficace che il «mutuo aiuto»
degli sposi. Consacrandosi interamente a Colui che è il
loro principio e comunica loro la sua vita divina, non si
impoveriscono, ma si arricchiscono. Chi, con maggiore verità
che i vergini, può applicare a sé la mirabile espressione
dell'apostolo san Paolo: «Non sono più io che vivo, è Cristo
che vive in me»? (Gal 2,20).
Questa è la
ragione per cui la chiesa sapientemente ritiene che si deve
mantenere il celibato dei sacerdoti, poiché sa bene quale
sorgente di grazie spirituali esso costituisca per una sempre
più intima unione con Dio.
Crediamo opportuno
ricordare brevemente un altro errore ancora: alcuni allontanano
i giovani dai seminari e le giovani dagli istituti religiosi
sotto pretesto che la chiesa abbia oggi maggior bisogno
dell'aiuto e dell'esercizio delle virtù cristiane da parte
di fedeli uniti in matrimonio e viventi in mezzo agli altri
uomini, che non da parte di sacerdoti e di vergini, che
per il voto di castità vivono come appartati dalla società.
Tale opinione, venerabili fratelli, è evidentemente quanto
mai falsa e perniciosa.
Non è Nostra intenzione, certamente, negare che gli sposi
cattolici con una vita esemplarmente cristiana possano produrre
frutti abbondanti e salutari in ogni luogo e in ogni circostanza
con l'esercizio delle virtù. Chi però consigliasse, come
preferibile alla consacrazione totale a Dio, la vita matrimoniale,
invertirebbe e confonderebbe il retto ordine delle cose.
Senza dubbio, venerabili fratelli, Noi auspichiamo ardentemente
che si istruiscano convenientemente quanti aspirano al matrimonio
e i giovani sposi, non solo sul grave dovere di educare
rettamente e diligentemente i figli, ma anche sulla necessità
di aiutare gli altri, secondo le possibilità, con la professione
della fede e l'esempio della virtù. Dobbiamo, tuttavia,
per dovere del Nostro ufficio condannare energicamente coloro
che si applicano a distogliere i giovani dall'entrare in
seminario, negli ordini o congregazioni religiose o dall'emissione
dei santi voti, insegnando loro che sposandosi faranno un
bene spirituale maggiore con la pubblica professione della
loro vita cristiana, come padri e madri di famiglia. Si
farebbe molto meglio a esortare col maggiore impegno possibile
i molti laici sposati, affinché cooperino con premura alle
imprese d'apostolato laico, piuttosto che cercare di distogliere
dal servizio di Dio nello stato di verginità quei giovani,
troppo rari, purtroppo, oggi, che desiderano consacrarvisi.
Molto opportunamente scrive a questo proposito sant'Ambrogio:
«È stato sempre proprio della grazia sacerdotale spargere
il seme della castità e suscitare l'amore per la verginità».(44)
Inoltre giudichiamo opportuno avvertire che è completamente
falsa l'asserzione, secondo cui le persone consacrate a
una vita di castità perfetta diventano quasi estranee alla
società. Le sacre vergini che spendono tutta la loro vita
al servizio dei poveri e dei malati, senza distinzione di
razza, di condizione sociale e di religione, non partecipano
forse intimamente alle loro miserie e alle loro sofferenze,
e non li compatiscono forse con la tenerezza di una mamma?
E il sacerdote non è forse il buon pastore che, sull'esempio
del divin Maestro, conosce le sue pecorelle e le chiama
per nome? (cf. Gv 10,14; 10,3). Ebbene, è proprio in forza
della castità perfetta, da loro abbracciata, che questi
sacerdoti, religiosi e religiose possono dedicarsi interamente
a tutti gli uomini e amarli del medesimo amore di Cristo.
E anche quelli di vita contemplativa contribuiscono certamente
molto al bene della chiesa, con le supplici preghiere e
con l'offerta della loro immolazione per la salvezza altrui;
sono anzi sommamente da lodare perché, nelle circostanze
presenti, si consacrano all'apostolato e alle opere di carità
secondo le norme da Noi date nella lettera apostolica
Sponsa Christi,(45)
né possono quindi venir considerati come estranei alla società,
dal momento che doppiamente ne promuovono il bene spirituale.
III.
LA VERGINITÀ È UN SACRIFICIO
Passiamo ora,
venerabili fratelli, alle conseguenze pratiche della dottrina
della chiesa circa l'eccellenza della verginità.
Innanzi tutto, bisogna dire chiaramente che, dalla superiorità
della verginità sul matrimonio, non segue che essa sia mezzo
necessario alla perfezione cristiana. È possibile giungere
alla santità anche senza consacrare a Dio la propria castità,
come lo prova l'esempio di tanti santi e sante, fatti oggetto
di culto pubblico dalla chiesa, i quali furono coniugi fedeli,
eccellenti padri e madri di famiglia; e non è raro incontrare
anche oggi persone coniugate, che tendono alla perfezione,
con grande impegno.
Si osservi, inoltre, che Dio non impone la verginità a tutti
i cristiani, come insegna l'apostolo san Paolo: «Intorno
alle vergini non ho nessun comando di Dio, ma do un consiglio»
(1Cor 7,25). La castità perfetta, quindi, non è che un consiglio,
un mezzo capace di condurre più sicuramente e più facilmente
alla perfezione evangelica e al regno dei cieli quelle anime
«a cui è stato concesso» (Mt 19,11). «Essa non è imposta,
ma proposta», nota sant'Ambrogio.(46)
La castità perfetta come, da parte dei cristiani, esige
una libera scelta prima della loro offerta totale al Signore,
così, da parte di Dio, richiede un dono e una grazia. Già
lo stesso divin Redentore l'aveva annunciato: «Non tutti
comprendono questa parola, ma solo quelli a cui è concesso.
... Chi può comprendere, comprenda» (Mt 19,11.12). Commentando
le parole di Cristo, san Girolamo invita «ciascuno a valutare
le proprie forze, e vedere se gli sarà possibile adempiere
gli obblighi della verginità e della castità. Di per sé,
infatti, la castità è soave e attira a sé tutti. Ma bisogna
ben misurare le forze, affinché chi può comprendere, comprenda.
È come se la voce del Signore chiamasse i suoi soldati e
li invitasse alla ricompensa della verginità. Chi può comprendere,
comprenda: chi può combattere, combatta, vinca e trionfi».(47)
La verginità è una virtù difficile. Perché la si possa abbracciare,
non basta solamente aver fatta la risoluzione ferma e decisa
d'astenersi per sempre dai piaceri leciti del matrimonio:
bisogna anche saper padroneggiare e domare con una vigilanza
e una lotta costanti le rivolte della carne e le passioni
del cuore; fuggire le allettative del mondo e vincere le
tentazioni del demonio. Aveva ben ragione san Giovanni Crisostomo
di affermare: «La radice e il frutto della verginità è una
vita crocifissa».(48)
Al dire di sant'Ambrogio, la verginità è quasi un sacrificio
e la vergine è «l'ostia del pudore, la vittima della castità».(49)
San Metodio d'Olimpo giunge a paragonare le vergini ai martiri(50)
e san Gregorio Magno insegna che la castità perfetta sostituisce
il martirio: «Il tempo delle persecuzioni è passato, ma
la nostra pace ha un suo martirio: anche se non mettiamo
più il nostro collo sotto il ferro, tuttavia noi uccidiamo
con la spada dello spirito i desideri carnali della nostra
anima».(51) La
castità consacrata a Dio esige, quindi, anime forti e nobili,
pronte al combattimento e alla vittoria, «per il regno dei
cieli» (Mt 19,12).
Prima di incamminarsi per questo arduo sentiero, chi per
propria esperienza si sentisse impari alla lotta, ascolti
umilmente l'avvertimento di san Paolo: «Coloro che non possono
contenersi, si sposino: è meglio sposarsi che bruciare»
(1Cor 7,9). Per molti, infatti, la continenza perpetua sarebbe
un peso troppo grave, per poterla ad essi consigliare. Così
i sacerdoti, direttori spirituali di giovani che credono
di avere una vocazione sacerdotale o religiosa hanno lo
stretto dovere di esortarli a studiare attentamente le loro
disposizioni e di non lasciarli entrare per tale via, qualora
presentino poche speranze di poter camminare fino alla fine
con sicurezza e buon esito. Tali sacerdoti esaminino prudentemente
le attitudini dei giovani e - se parrà opportuno - chiedano
il consiglio dei medici. Se, infine, restasse ancora qualche
serio dubbio, soprattutto nei riguardi della loro vita passata,
intervengano con fermezza per farli desistere dall'abbracciare
lo stato di castità perfetta o per impedire la loro ammissione
agli ordini sacri o alla professione religiosa.
Benché la castità consacrata a Dio sia una virtù ardua,
la sua pratica fedele, perfetta, è possibile alle anime
che, dopo aver bene considerato ogni cosa, hanno risposto
con cuore generoso all'invito di Gesù Cristo e fanno quanto
è loro possibile per conservarla. Infatti, per l'impegno
assunto nello stato di verginità o di celibato esse riceveranno
da Dio una grazia sufficiente per poter mantenere la loro
promessa. Perciò, se vi fosse qualcuno che non sentisse
d'aver ricevuto il dono della castità (anche dopo averne
fatto voto),(52)
non cerchi di mettere innanzi la sua incapacità di soddisfare
all'obbligazione assunta. «Perché "Dio non comanda
l'impossibile, ma, comandando, ammonisce di fare quanto
puoi e di chiedere quello che non puoi"(53)
e ti aiuta affinché possa».(54)
Ricordiamo questa verità, tanto consolante, anche a quei
malati che sentono infiacchita la loro volontà in seguito
ad esaurimenti nervosi e ai quali certi medici, talora anche
cattolici, consigliano troppo facilmente di farsi dispensare
dai loro obblighi, sotto pretesto di non poter osservare
la castità senza nuocere al proprio equilibrio psichico.
Quanto invece più utile e più opportuno sarebbe aiutare
tali infermi a rinforzare la volontà e convincerli che la
castità non è impossibile neppure per essi! «Fedele è Dio,
il quale non permetterà che siate tentati sopra le vostre
forze, ma con la tentazione provvederà anche il buon esito
dandovi il potere di vincere» (1Cor 10,13).
I mezzi raccomandati
dal divin Redentore stesso per difendere efficacemente la
nostra virtù sono: una vigilanza continua, con la quale
facciamo quanto ci è possibile da parte nostra e una costante
preghiera con la quale chiediamo a Dio ciò che noi non possiamo
fare a causa della nostra debolezza: «Vegliate e pregate,
per non entrare in tentazione, lo spirito è pronto, ma la
carne è debole» (Mt 26,41).
Una tale vigilanza,
che si estenda ad ogni tempo e circostanza della nostra
vita, ci è assolutamente necessaria: «la carne, infatti
ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito desideri
contrari alla carne» (Gal 5,17). Se alcuno cedesse, anche
leggermente, alle lusinghe del corpo, facilmente si sentirebbe
trascinato a quelle «opere della carne» (cf. Gal 5,19-21),
enumerate dall'apostolo, che costituiscono i vizi più abominevoli
dell'umanità.
Perciò dobbiamo anzitutto vigilare sui movimenti delle passioni
e dei sensi, dobbiamo dominarli anche con una volontaria
asprezza di vita e con le penitenze corporali, in modo da
renderli sottomessi alla retta ragione e alla legge di Dio:
«Quelli che sono di Cristo, hanno crocifisso la loro carne
con i suoi vizi e le sue concupiscenze» (Gal 5,24). Lo stesso
apostolo delle genti confessa di sé: «Maltratto il mio corpo
e lo rendo schiavo, perché non avvenga che, dopo aver predicato
agli altri, io stesso diventi reprobo» (1Cor 19,27). Tutti
i santi e le sante hanno vegliato attentamente sui movimenti
dei sensi e delle loro passioni e li hanno rintuzzati, talora
con somma asprezza, secondo il consiglio del divin Maestro:
«Ma io dico a voi, che chiunque avrà guardato una donna
con cattivo desiderio, in cuor suo ha già peccato con lei.
Se il tuo occhio destro ti scandalizza, stràppalo e bùttalo
via da te: è meglio per te che perisca una delle tue membra
piuttosto che mandare tutto il
tuo corpo all'inferno» (Mt 5,28-29). Con tale raccomandazione
è chiaro quello che richiede da noi il divin Redentore:
non dobbiamo, cioè, neppur col pensiero cedere mai al peccato
e dobbiamo allontanare energicamente da noi tutto ciò che
possa macchiare, anche leggermente, questa bellissima virtù.
E in questo nessuna diligenza è troppa; nessuna severità
è esagerata. Se la salute malferma o altre cause non permettono
a qualcuno maggiori austerità corporali, non lo dispensino
mai tuttavia dalla vigilanza e dalla mortificazione interiore.
A questo proposito giova anche ricordare quello che i santi
padri(55) e i
dottori della chiesa(56)
insegnano: è più facile vincere le lusinghe e le attrattive
della passione, evitandole con una pronta fuga, che affrontandole
direttamente. A custodia della castità, dice san Girolamo,
serve più la fuga che la lotta aperta: «Per questo io fuggo,
per non essere vinto».(57)
E tale fuga consiste non solo nell'allontanare premurosamente
le occasioni del peccato, ma soprattutto nell'innalzare
la mente, durante queste lotte, a Colui al quale abbiamo
consacrato la nostra verginità. «Rimirate la bellezza di
Colui che vi ama»,(58)
ci raccomanda sant'Agostino.
Tutti i santi
e le sante hanno sempre considerato la fuga e l'attenta
vigilanza per allontanare con diligenza ogni occasione di
peccato come mezzo migliore per vincere in questa materia:
purtroppo, però, sembra che oggi non tutti pensino così.
Alcuni sostengono che tutti i cristiani, e soprattutto i
sacerdoti, non devono essere segregati dal mondo,
come nei tempi passati, ma devono essere presenti al
mondo e, perciò, è necessario metterli allo sbaraglio
ed esporre al rischio la loro castità, affinché dimostrino
se hanno o no la forza di resistere. Quindi i giovani chierici
devono tutto vedere, per abituarsi a guardare tutto tranquillamente
e rendersi così insensibili ad ogni turbamento. Per questo
permettono loro facilmente di guardare
tutto ciò che capita, senza alcuna regola di modestia; di
frequentare i cinematografi, persino quando si tratta di
pellicole proibite dai censori ecclesiastici; sfogliare
qualsiasi rivista, anche oscena; leggere qualsiasi romanzo,
anche se messo all'Indice o proibito dalla stessa legge
naturale. E concedono questo perché dicono che ormai le
masse di oggi vivono unicamente di tali spettacoli e di
tali libri; e, chi vuole aiutarle, deve capire il loro modo
di pensare e di vedere. Ma è facile comprendere quanto sia
errato e pericoloso questo sistema di educare il giovane
clero per guidarlo alla santità del suo stato. «Chi ama
il pericolo, perirà in esso» (Eccli 3,27). Viene opportuno
l'avviso di sant'Agostino: «Non dite di avere anime pure,
se avete occhi immodesti, perché l'occhio immodesto è indizio
di cuore impuro».(59)
Un metodo di formazione così funesto, poggia su un ragionamento
molto confuso. Certo, Cristo nostro Signore disse dei suoi
apostoli: «Io li ho mandati nel mondo» (Gv 17,18); ma prima
aveva anche detto di essi: «Essi non sono del mondo, come
neppure io sono del mondo» (Gv 17,16), e aveva pregato con
queste parole il suo Padre divino: «Non ti chiedo che li
tolga dal mondo, ma che li liberi dal male» (Gv 17,15).
La chiesa quindi, che è guidata dai medesimi principi, ha
stabilito norme opportune e sapienti per allontanare i sacerdoti
dai pericoli in cui facilmente possono incorrere, vivendo
nel mondo;(60)
con tali norme la santità della loro vita viene messa sufficientemente
al riparo dalle agitazioni e dai piaceri della vita laicale.
A più forte ragione i giovani chierici, per essere formati
alla vita spirituale e alla perfezione sacerdotale e religiosa,
devono venire segregati dal tumulto secolaresco, prima di
essere inseriti nella lotta della vita; restino pure a lungo
nel seminario o nello scolasticato per ricevervi un'educazione
diligente e accurata, imparando poco alla volta e con prudenza
a prendere
contatto con i problemi del nostro tempo, conforme a quanto
scrivemmo nella Nostra esortazione apostolica Menti Nostrae.(61)
Quale giardiniere esporrebbe alle intemperie delle giovani
piante esotiche, col pretesto di sperimentarle? Ora, i seminaristi
e i giovani religiosi sono pianticelle tenere e delicate,
da tenersi ben protette e da allenare progressivamente alla
lotta.
Gli educatori del giovane clero faranno opera ben più lodevole
e utile, inculcando a questi giovani le leggi del pudore
cristiano. Non è forse il pudore la migliore difesa della
verginità, tanto da potersi chiamare la prudenza della castità?
Esso avverte il pericolo imminente, impedisce di esporsi
al rischio e impone la fuga in occasioni, a cui si espongono
i meno prudenti. Il pudore non ama le parole disoneste o
volgari e detesta una condotta anche leggermente immodesta;
fa evitare attentamente la familiarità sospetta con persone
di altro sesso, poiché riempie l'anima di un profondo rispetto
verso il corpo, che è membro di Cristo (cf. 1Cor 6,15) e
tempio dello Spirito Santo (cf. 1Cor 6,19). L'anima veramente
pudica ha in orrore il minimo peccato di impurità e tosto
si ritrae al primo risveglio della seduzione.
Il pudore inoltre
suggerisce e mette in bocca ai genitori e agli educatori
i termini appropriati per formare la coscienza dei giovani
in materia di purezza. «Pertanto - come in una recente allocuzione
abbiamo ricordato - tale pudore non deve essere spinto fino
ad un silenzio assoluto, sino ad escludere dalla formazione
morale qualsiasi prudente e riservato accenno a tale problema».(62)
Tuttavia, troppo spesso, ai giorni nostri, alcuni educatori
si credono in dovere di iniziare fanciulli e fanciulle innocenti
a segreti della procreazione, in una maniera che offende
il loro pudore. Ora proprio il pudore cristiano esige in
questa materia una giusta misura.
Esso poi è
alimentato dal timore di Dio, quel timore filiale che si
basa su una profonda umiltà e che ispira orrore per il minimo
peccato. San Clemente I, Nostro predecessore, già l'aveva
affermato: «Chi è casto nel suo corpo, non se ne vanti,
ben sapendo che da un altro gli viene il dono della continenza».(63)
Nessuno forse, meglio di sant'Agostino, ha dimostrato l'importanza
dell'umiltà cristiana per salvaguardare la verginità: «La
perpetua continenza, e molto più la verginità, sono uno
splendido dono dei santi di Dio; ma con somma vigilanza
bisogna vegliare che la superbia non lo corrompa... Quanto
maggiore è il bene che io vedo, tanto più temo che la superbia
non lo rapisca. Tale dono della verginità nessuno lo custodisce
meglio di Dio che l'ha concesso; e "Dio è carità"
(1Gv 4,8). La custode, quindi, della verginità è la carità,
ma l'abitazione di tale custode è l'umiltà».(64)
Un altro consiglio ancora è da ricordarsi: per conservare
la castità non bastano né la vigilanza né il pudore. Bisogna
anche ricorrere ai mezzi soprannaturali: alla preghiera,
ai sacramenti della penitenza e dell'eucaristia e ad una
devozione ardente verso la santissima Madre di Dio.
La castità perfetta, non dimentichiamolo, è un eccelso dono
di Dio. «Esso è stato dato (cf. Mt 19,11) - osserva acutamente
san Girolamo - a quelli che l'hanno chiesto, a quelli che
l'hanno voluto, a quelli che si sono preparati a riceverlo.
Perché a chi chiede sarà dato, chi cerca trova e a chi bussa
sarà aperto (cf. Mt 7,8)».(65)
Sant'Ambrogio aggiunge che la fedeltà delle vergini al loro
Sposo divino dipende dalla preghiera.(66)
E, come insegna sant'Alfonso de' Liguori, così ardente nella
sua pietà, nessun mezzo è più necessario e più sicuro per
vincere le tentazioni contro la bella virtù, che un ricorso
immediato a Dio.(67)
Alla preghiera, tuttavia, bisogna aggiungere la pratica
frequente del sacramento della penitenza: esso è una medicina
spirituale che ci purifica e ci guarisce. Così pure bisogna
nutrirsi del pane eucaristico: il Nostro predecessore d'immortale
memoria Leone XIII lo additava come il migliore «rimedio
contro la concupiscenza».(68)
Quanto più un'anima è pura e casta, tanto più ha fame di
questo Pane, da cui attinge forza contro ogni seduzione
impura e col quale si unisce più intimamente al suo Sposo
divino: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane
in me e io in lui» (Gv 6,57).
Ma per custodire
illibata e perfezionare la castità, esiste un mezzo la cui
meravigliosa efficacia è confermata dalla ripetuta esperienza
dei secoli: e, cioè, una devozione solida e ardentissima
verso la vergine Madre di Dio. In un certo modo, tutti gli
altri mezzi si riassumono in tale devozione: chiunque vive
la devozione mariana sinceramente e profondamente, si sente
spinto certamente a vegliare, a pregare, ad accostarsi al
tribunale della penitenza e all'eucaristia. Perciò esortiamo
con cuore paterno i sacerdoti, i religiosi e le religiose
a mettersi sotto la speciale protezione della santa Madre
di Dio, Vergine delle vergini; ella, che - secondo la parola
di sant'Ambrogio(69)
- è «la maestra della verginità» e la madre potentissima
soprattutto delle anime consacrate al servizio di Dio.
Sant'Atanasio osserva che la verginità è entrata nel mondo
per Maria,(70)
e sant'Agostino insegna: «La dignità verginale ebbe i suoi
esordi con la Madre di Dio».(71)
Seguendo il pensiero di sant'Atanasio,(72)
sant'Ambrogio propone alle vergini la vita di Maria vergine
come modello: «O figliuole, imitate Maria!(73)
La vita di Maria rappresenti per voi, come in un quadro,
la verginità; in tale vita contemplate la bellezza della
castità e l'ideale della virtù. Prendetene l'esempio per
la vostra vita: poiché in essa, come in un modello, sono
espresse le lezioni della santità; vedrete ciò che avete
da correggere, copiare, conservare... Essa è l'immagine
della verginità. Maria, infatti, fu tale che basta la vita
di lei sola a formare l'insegnamento per tutti...(74)
Sia, dunque, Maria a regolare la vostra vita».(75)
«Tanto grande fu
la grazia sua, che ella non riservava solo per sé il dono
della verginità, ma anche a quelli che vedeva conferiva
il pregio dell'integrità».(76)
Sant'Ambrogio aveva ben ragione di esclamare: «O ricchezze
della verginità di Maria!».(77)
A motivo di tali ricchezze, ancora oggi alle sacre vergini,
ai religiosi e ai sacerdoti è quanto mai utile contemplare
la verginità di Maria, per osservare con più fedeltà e perfezione
la castità del loro stato.
La meditazione
delle virtù della beata Vergine non vi basti, tuttavia,
dilettissimi figli e figlie: ricorrete a lei con una confidenza
assoluta, e seguite il consiglio di san Bernardo che esorta:
«Chiediamo la grazia e chiediamola per mezzo di Maria».(78)
In modo particolare durante quest'anno mariano affidate
a Maria la cura della vostra vita spirituale e della perfezione,
seguendo l'esempio di san Girolamo che asseriva: «Per me
la verginità è una consacrazione in Maria e in Cristo».(79)
IV.
TIMORI E SPERANZE
Nelle gravi difficoltà, che la chiesa sta attraversando,
è di grande consolazione al Nostro cuore di pastore supremo,
venerabili fratelli, vedere la stima e l'onore tributati
alla verginità, che fiorisce nel mondo intero, anche oggi,
come sempre nel passato, nonostante gli errori ai quali
abbiamo accennato e che vogliamo credere passeggeri.
Non nascondiamo, tuttavia, che alla Nostra gioia fa ombra
una certa tristezza, perché vediamo che, in non poche nazioni,
va man mano diminuendo il numero di coloro che, rispondendo
alla chiamata divina, abbracciano lo stato della verginità.
Ne abbiamo già accennato sufficientemente le cause principali,
e non c'è motivo di ripeterle. Confidiamo piuttosto che
gli educatori della gioventù, caduti in questi errori, si
ravvedano al più presto, li ripudino e si sforzino di ripararli.
Essi aiuteranno con tutto l'impegno i giovani che si sentono
chiamati da una forza soprannaturale al sacerdozio o alla
vita religiosa e li assisteranno del loro meglio perché
possano raggiungere questo alto ideale della loro vita.
Piaccia al Signore che novelle e folte schiere di sacerdoti,
di religiosi e di religiose sorgano al più presto proporzionate
in numero e santità ai bisogni presenti della chiesa, per
coltivare la vigna del Signore.
Inoltre, come esige la coscienza del Nostro ministero apostolico,
esortiamo i genitori ad offrire volentieri al servizio di
Dio quei loro figli che vi si sentissero chiamati. Se questo
costa a loro, se ne provano tristezza o amarezza, meditino
le riflessioni indirizzate da sant'Ambrogio alle madri di
famiglia di Milano: «Parecchie fanciulle io ho conosciuto,
che volevano essere consacrate vergini, ma le loro madri
vietavano loro perfin di uscire... Se le vostre figlie volessero
amare un uomo, potrebbero legittimamente scegliersi chi
loro piace. E così, chi ha il diritto di scegliere un uomo,
non ha il diritto di scegliere Dio?».(80)
Ripensino, quindi, i genitori al grande onore di avere un
figlio sacerdote o una figlia che ha consacrato allo Sposo
divino la sua verginità. «Voi avete capito, o genitori!
- esclama ancora sant'Ambrogio a riguardo delle sacre vergini
-. La vergine è un dono di Dio, un'oblazione del padre;
è il sacerdozio della castità. La vergine è l'ostia della
madre, il cui sacrificio quotidiano placa la collera divina».(81)
Non vogliamo terminare questa lettera enciclica, venerabili
fratelli, senza volgere in modo speciale il Nostro pensiero
e il Nostro cuore verso le anime consacrate a Dio che, in
non poche nazioni, soffrono dure e terribili persecuzioni.
Prendano esse esempio da quelle vergini della primitiva
chiesa, che con invitto coraggio subirono il martirio per
la loro verginità.(82)
Perseverino tutti con fortezza d'animo nella loro santa
risoluzione di servire a Cristo «fino alla morte» (Fil 2,8).
Si ricordino del grande valore che le loro sofferenze fisiche
e morali e le loro preghiere hanno al cospetto di Dio per
l'avvento del suo regno nelle loro nazioni e nella chiesa
intera. Si confortino, infine, nella certezza che «chi segue
l'Agnello ovunque vada» (Ap 14,4), canterà eternamente un
«cantico nuovo» (Ap 14,3), che nessun altro potrà cantare.
Il Nostro cuore paterno si volge con paterna commozione
verso quei sacerdoti, quei religiosi e quelle religiose,
che coraggiosamente confessano la loro fede fino al martirio.
Noi preghiamo per essi come anche per tutte le anime consacrate,
in ogni parte del mondo, al servizio divino, perché Dio
le confermi, le fortifichi, e le consoli, e vi invitiamo
ardentemente, venerabili fratelli, insieme con i vostri
fedeli, a pregare in unione con Noi, al fine di ottenere
a tali anime le consolazioni celesti e i soccorsi divini.
Frattanto, a voi, venerabili fratelli, a tutti i sacerdoti
e religiosi, a tutte le sacre vergini, in modo speciale
a tutti quelli «che soffrono persecuzioni per la giustizia»
(Mt 5,10), e a tutti i vostri fedeli, impartiamo di gran
cuore l'apostolica benedizione, come pegno delle grazie
divine e attestato della Nostra paterna benevolenza.
Roma, presso San Pietro, nella festa dell'Annunciazione
della santissima Vergine, il 25 marzo 1954, anno XVI del
Nostro pontificato.
PIO PP.
XII
(1)
PIUS PP. XII,
Litt. enc. Sacra virginitas de sacra virginitate,
[Ad venerabi les Fratres Patriarchas, Primates, Archiepiscopos,
Episcopos aliosque locorum Ordinarios, pacem et communionem
cum Apostolica Sede habentes], 25 martii 1954: AAS
46(1954), pp. 161-191.
Introduzione: Una candida legione; Elogio paterno.
- I. Vera idea della condizione verginale: Per il regno
dei cieli; «Spose di Cristo»; Seguire l'Agnello; Verginità
e apostolato; Spirituale libertà; Superiorità morale; Onore
della chiesa. -
II. Contro alcuni errori: Dominio dei sensi, Operai
della chiesa, Verginità feconda. - III. La verginità
è un sacrificio: Virtù difficile; Aiuti divini; Vigilare
e pregare; Fuggire le occasioni; Il pudore cristiano; Mezzi
soprannaturali; L'esempio di Maria. - IV. Timori e
speranze: Dare figli alla chiesa; Nuovi martiri cristiani.
(2) Cf. S. AMBROSIUS,
De virginibus, lib. I, c. 4, n.15: PL 16,193;
De virginitate, c. 3, n. 13: PL 16, 269.
(3)
S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. I, c. 3, n. 12:
PL 16, 192.
(4)
S. IGNATIUS ANTIOCH., Ep. ad Smyrn., c. 13: ed.
Funk-Diekamp, Patres Apostolici, vol. I, p. 286.
(5)
S. IUSTINUS, Apol. I pro christ., c. 15: PG
6, 349.
(6) Cf. Const. apost.
Sponsa Christi: AAS 43(1951), pp. 5-8.
(7) Cf. CIC,
can. 487.
(8) Cf. CIC,
can. 132 § 1.
(9)
Cf. Const. apost. Provida Mater, art. III, § 2: AAS
39(1947), p. 121.
(10) S. Augustinus,
De sancta virginitate, c. 22: PL 40, 407.
(11) Cf. can.
9: Mansi, Coll. concil., II, 1096.
(12)
S. CYPRIANUS, De habitu virginum, 4: PL
4, 443.
(13)
S. AUGUSTINUS, De sancta virginitate, cc. 8 et 11:
PL 40, 400 et 401.
(14)
S. THOMAS, Summa theol., II-II, q. 152, a. 3, ad 4.
(15)
S. BONAVENTURA, De perfectione evangelica, q. 3,
a. 3 sol. 5.
(16)
Cf. S. CYPRIANUS, De habitu virginum, c. 20:
PL 4, 459.
(17) Cf. S. ATHANASIUS,
Apol. ad Constant. 33: PG 25, 640.
(18)
S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. I, c. 8, n. 52:
PL 16, 202.
(19)
Cf. S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. III, cc. 1-3,
nn. 1-14: PL 16, 219-224; De institutione virginis,
c. 17, nn. 104-114: PL 16, 333-336.
(20)
Cf. Sacramentarium Leonianum, XXX: PL 55,
129; Pontificale Romanum, De benedictione et consecratione
virginum.
(21) Cf. S. CYPRIANUS,
De habitu virginum, cc. 4 et 22: PL 4, 443-444
et 462; S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. I, c.
7, n. 37: PL 16, 199.
(22)
S. AUGUSTINUS, De sancta virginitate, cc. 54-S5:
PL 40, 428.
(23)
Pontificale Romanum, De benedictione et consecratione
virginum.
(24)
S. METHODIUS OLYMPI, Convivium decem virginum, orat.
XI, c. 2: PG 16, 209.
(25)
S. AUGUSTINUS, De sancta virginitate, c. 27:
PL 40, 411.
(26)
S. BONAVENTURA, De perfectione evangelica, q. 3,
a. 3.
(27)
S. FULGENTIUS, Epist. 3, c. 4, n. 6: PL 65,
326.
(28)
S. THOMAS, Summa theol., II-II, q. 186, a. 4.
(29)
Cf. CIC. can. 132 § 1.
(30)
Cf. Litt. enc. Ad catholici sacerdotii: AAS
28(1936), pp. 24-25; EE 5/1042.
(31)
Cf. S. SIRICIUS Papa, Ep. ad Himer., 7: PL
56, 558-559.
(32)
S. PETRUS DAM., De coelibatu sacerdotum, c. 3:
PL 145, 384.
(33)
Cf. S. THOMAS, Summa theol., II-II, q. 152, aa.
3-4.
(34)
AAS 42(1950), pp. 663; EE 6/1819.
(35)
S. CYPRIANUS, De habitu virginum, 22: PL
4, 462; cf. S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. I.
c. 8. n. 52: PL 16, 202.
(36)
S. THOMAS, Summa theol., II-II, q. 152, a. 5.
(37) Pontificale
Romanum, De benedictione et consecratione virginum.
(38)
S. CYPRIANUS, De habitu virginum, 3: PL
4, 443.
(39) Sess. XXIV,
can. 10: COD 755.
(40)
Cf. S. THOMAS, Summa theol., I-II, q. 94, a. 2.
(41)
Cf. Allocutio ad Moderatrices supremas Ordinum et Institutorum
Religiosarum, 15 sept. 1952: AAS 44(1952), p. 824.
(42)
Cf. Decretum S. Officii De matrimonii finibus, 1
apr. 1944: AAS 36 (1944), p. 103; DS 3838.
(43) Cf. CIC,
can. 1013 § 1.
(44) S. AMBROSIUS,
De virginitate, c. 5, n. 26: PL 16, 272.
(45)
Cf. AAS 43(1951), p. 20.
(46)
S. AMBROSIUS, De viduis, c. 12, n. 72: PL
16,256; cf. S. CYPRIANUS, De habitu virginum, c.
23: PL 4, 463.
(47)
S. HIERONYMUS, Comment. in Matth., XIX, 12: PL
26,136.
(48)
S. IOANNES CHRYSOSTOMUS, De virginitate, 80:
PG 48, 592.
(49)
S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. I, c. 11, n. 65:
PL 16,206.
(50)
Cf. S. METHODIUS OLYMPI, Convivium decem virginum,
orat. VII, c. 3: PG
18, 128-129.
(51) S. GREGORIUS
MAGNUS, Hom. in Evang., lib. I, hom. 3, n. 4:
PL 76, 1089.
(52)
Cf. CONC. TRID., sess. XXIV, can. 9: COD 755(12-13).
(53)
Cf. S. AUGUSTINUS, De natura et gratia, c. 43, n.
50: PL 44, 271.
(54)
CONC. TRID., sess. VI, c. 11: COD 675(16-18).
(55)
f. S. CAESARIUS ARELAT., Sermo 41: ed. G. Morin,
Maredsous 1937, vol. I, p. 172.
(56)
Cf. S. THOMAS, In Ep. I ad Cor. , VI, lect. 3; S.
FRANCISCUS SALESIUS, Introduction à la vie dévote,
part. IV, c. 7; S. ALPHONSUS A LIGUORI, La vera sposa
di Gesù Cristo, c. 1, n. 16; c. 15, n. 10.
(57)
S. HIERONYMUS, Contra Vigilant., 16: PL
23, 352.
(58)
S. AUGUSTINUS, De sancta virginitate, c. 54:
PL 40, 428.
(59)
S. AUGUSTINUS, Epist. 211, n. 10: PL 33,
961.
(60)
Cf. CIC, cann. 124-142. Cf. PIUS X, Exhort. ad clerum
cath. Haerent animo: ASS 41(1908), pp. 565-573;
EE 4/app.; PIUS XI, Litt. enc. Ad catholici
sacerdotii: AAS 28(1936), pp. 23-30; EE
5/1038-1051; PIUS XII, Adhort. apost. Menti Nostrae:
AAS 42(1950), pp. 692-694; EE 6/1899-1907.
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(61) Cf. AAS
42(1950), pp. 690-691; 6/1894-1897.
(62)
Alloc. Magis quam mentis, 23 sept. 1951: AAS
43(1951), p. 736.
(63)
S. CLEMENS ROM., Ad Corinthios, XXXVIII, 2: ed.
Funk-Diekamp, Patres Apostolici, vol. I, p. 148.
(64) S. AUGUSTINUS,
De sancta virginitate, cc. 33 et 51: PL
40, 415 et 426; cf. cc. 31-32 et 38: PL 40, 412-415
et 419.
(65)
S. HIERONYMUS, Comm. in Matth., XIX, 11: PL
26, 135.
(66)
Cf. S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. III, c. 4,
nn. 18-20: PL 16, 225.
(67)
Cf. S. ALPHONSUS A LIG., Pratica di amar Gesù Cristo,
c. 17, nn. 7-16.
(68)
LEO XIII, Enc. Mirae caritatis, 28 maii 1902:
Acta Leonis XIII, XXII (1902-03), p. 124; EE
3.
(69)
S, AMBROSIUS, De institutione virginis, c. 6, n.
46: PL 16, 320.
(70)
Cf. S. ATHANASIUS, De virginitate: ed. Th. Lefort,
Muséon, XLII, 1929. p. 247.
(71)
S. AUGUSTINUS, Serm. 51, c. 16, n. 26: PL
38, 348.
(72)
S. ATHANASIUS, De virginitate: ed. Th. Lefort, Muséon,
XLII, p. 244.
(73)
S. AMBROSIUS, De institutione virginis, c. 14, n.
87: PL 16,328.
(74) S. AMBROSIUS,
De virginibus, lib. II, c. 2, nn. 6 et 15: PL
16, 208 et 210.
(75)
S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. II, c. 3, n. 19:
PL 16, 211.
(76)
S. AMBROSIUS, De institutione virginia, c. 7, n.
50: PL 16, 319.
(77)
S. AMBROSIUS, De institutione virginia, c. 13, n.
81: PL 16, 339.
(78)
S. BERNARDUS, In nativitate B. Mariae Virginia,
Sermo de aquaeductu, n. 8:
PL 183, 341-342.
(79)
S. HIERONYMUS, Epist. 22, n. 18: PL 22, 405.
(80)
S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. I, c. 10, n. 58:
PL 16, 205.
(81) S. AMBROSIUS,
De virginibus, lib. I, c. 7, n. 32: PL 16,
198.
(82)
Cf. S. AMBROSIUS, De virginibus, lib. II, c. 4,
n. 32: PL 16, 215-216.