Castità
Castità
consacrata
Di
seguito riportiamo alcuni estratti dell'Enciclica di Giovanni
XXIII, Sacerdotii
Nostri primordia,
riguardanti
il tema della castità.
L'intero
documento è consultabile presso il sito del Vaticano
-->
Sacerdotii
Nostri primordia
N.B.
Le parti in grassetto (titoli esclusi)
non fanno parte del testo originale né hanno riferimento
alle opinioni dell'autore del brano, ma sono commenti
e sottolineature grafiche della Redazione di questo
web.
Giovanni
XXIII
Enciclica
Sacerdotii
Nostri primordia
(...)
La
sua castità angelica
San
Giovanni Maria Vianney, povero di beni, fu ugualmente mortificato
nella carne. " Non vi è che una maniera di darsi
a Dio nell'esercizio della rinunzia e del sacrificio - egli
diceva - darsi cioè interamente ". E in tutta
la sua vita praticò in grado eroico l'ascesi della
castità.
Il
suo esempio su questo punto sembra particolarmente opportuno,
perché in molte regioni, purtroppo, i sacerdoti sono
costretti a vivere, a motivo del loro ufficio, in un mondo
in cui regna un'atmosfera di eccessiva libertà e
sensualità. Ed è troppo vera per essi la espressione
di San Tommaso: " E' alquanto difficile vivere bene
nella cura delle anime a causa dei pericoli esteriori ".
Spesso, inoltre, essi sono moralmente soli, poco compresi,
poco sostenuti dai fedeli, cui si dedicano. A tutti, specialmente
ai più isolati e ai più esposti, Noi rivolgiamo
qui un caldissimo appello perché la loro vita intera
sia una chiara testimonianza resa a questa virtù
che San Pio X chiamava " ornamento insigne
dell'Ordine nostro ". E vi raccomandiamo con
viva insistenza, Venerabili Fratelli, di procurare ai vostri
sacerdoti, nel miglior modo possibile, condizioni di vita
e di lavoro tale da sostenere la loro generosità.
Bisogna cioè ad ogni costo combattere i pericoli
dell'isolamento, denunciare le imprudenze, allontanare le
tentazioni dell'ozio o i rischi dell'esagerata attività.
Ci si ricordi ugualmente a questo riguardo dei magnifici
insegnamenti del Nostro Predecessore nell'enciclica Sacra
virginitas.
"
La castità brillava nel suo sguardo ", è
stato detto del Curato d'Ars. Realmente
chi si pone alla sua scuola è colpito non solo dall'eroismo
con cui questo sacerdote ridusse in servitù il suo
corpo (cf 1 Cor 9,27), ma anche dall'accento
di convinzione con cui egli riusciva a trascinare dietro
di sé la moltitudine dei suoi penitenti.
Egli conosceva, attraverso una lunga pratica del confessionale,
le tristi rovine dei peccati della carne: " Se non
ci fossero alcune anime pure per ricompensare Dio, sospirava...,
vedreste come saremmo puniti! ". E parlando per esperienza,
aggiungeva al suo appello un incoraggiamento fraterno: "
La mortificazione ha un balsamo e dei sapori di cui non
si può fare a meno quando li si abbia una volta conosciuti...
In questa via quello che costa è solo il primo passo!
".
Questa
ascesi necessaria della castità, lungi dal chiudere
il sacerdote in uno sterile egoismo, rende il suo cuore
più aperto e più pronto a tutte le necessità
dei suoi fratelli: " Quando il cuore è puro
- diceva ottimamente il Curato d'Ars - non può fare
a meno di amare, poiché ha ritrovato la sorgente
dell'amore che è Dio ". Quale beneficio
per la società ave-e nel suo seno uomini che, liberi
dalle preoccupazioni temporali, si consacrano completamente
al servizio divino e dedicano ai propri fratelli la loro
vita, i loro pensieri e le loro energie! Quale grazia sono
per la Chiesa i sacerdoti fedeli a questa eccelsa virtù!
Con Pio XI Noi la consideriamo come la gloria più
pura del sacerdozio cattolico, e " per quanto riguarda
le anime sacerdotali, Ci sembra rispondere nella maniera
più degna e conveniente ai disegni e desideri del
Sacratissimo Cuore di Gesù ". Pensava a questo
disegno dell'amore divino il Santo Curato d'Ars, quando
esclamava: " Il sacerdozio, ecco l'amore del Cuore
di Gesù! ".
(...)