Castità
Castità
consacrata
Di
seguito riportiamo alcuni estratti dell'Esortazione Apostolica
di Giovanni Paolo II, Redemptionis
Donum,
riguardanti
il tema della castità.
L'intero
documento è consultabile presso il sito del Vaticano
-->
Redemptionis
Donum
N.B.
Le parti in grassetto (titoli esclusi)
non fanno parte del testo originale né hanno riferimento
alle opinioni dell'autore del brano, ma sono commenti
e sottolineature grafiche della Redazione di questo
web.
Giovanni
Paolo II
Esortazione
Apostolica
Redemptionis
Donum
(...)
Castità
11.
Il profilo pasquale di questa chiamata si fa riconoscere
sotto vari punti di vista, in rapporto ad ogni singolo consiglio.
E', infatti, secondo la misura dell'economia della redenzione
che bisogna giudicare e praticare quella castità,
che ognuno e ognuna di voi ha promesso con voto insieme
con la povertà e l'obbedienza. E' contenuta in ciò
la risposta alle parole di Cristo, che sono al tempo stesso
un invito: «E vi sono altri che si sono fatti eunuchi
per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Precedentemente Cristo aveva sottolineato che «non
tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è
stato concesso». Queste ultime parole mettono chiaramente
in evidenza che tale invito è un consiglio. A ciò
anche l'apostolo Paolo ha dedicato un'apposita riflessione
nella prima lettera ai Corinzi. Questo consiglio è
rivolto in modo particolare all'amore del cuore umano. Esso
mette maggiormente in risalto il carattere sponsale di questo
amore, mentre la povertà e ancor più l'obbedienza
sembrano porre in rilievo, prima di tutto, l'aspetto dell'amore
redentivo contenuto nella consacrazione religiosa. Si tratta
qui - come si sa - della castità nel senso «del
farsi eunuchi per il regno dei cieli»; si tratta, cioè,
della verginità come espressione dell'amore sponsale
per il Redentore stesso. In questo senso l'apostolo insegna
che «fa bene» colui che sceglie il matrimonio,
e «fa meglio» colui che sceglie la verginità.
«Chi non è sposato si preoccupa delle cose del
Signore, come possa piacere al Signore», e «la
donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose
del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito»
(1Cor 7,38.32.34).
Non
è contenuta - nelle parole di Cristo né in
quelle di Paolo - alcuna disistima del matrimonio. Il consiglio
evangelico della castità è solo un'indicazione
di quella particolare possibilità che per il cuore
umano, sia dell'uomo sia della donna, costituisce l'amore
sponsale di Cristo stesso, di Gesù «Signore».
Il «farsi eunuchi per il regno dei cieli», infatti,
non è solo una libera rinuncia al matrimonio e alla
vita di famiglia, ma è una scelta carismatica di
Cristo come sposo esclusivo. Tale scelta non solo permette
specificamente di «preoccuparsi delle cose del Signore»,
ma - fatta «per il regno dei cieli» - avvicina
questo regno escatologico di Dio alla vita di tutti gli
uomini nelle condizioni della temporalità e lo rende,
in un certo modo, presente in mezzo al mondo.
Mediante
ciò le persone consacrate realizzano l'interiore
finalità dell'intera economia della redenzione. Questa
finalità si esprime, infatti, nell'avvicinare il
regno di Dio nella sua dimensione definitiva, escatologica.
Per mezzo del voto di castità le persone consacrate
partecipano all'economia della redenzione con la libera
rinuncia alle gioie temporali della vita matrimoniale e
familiare; e, d'altra parte, proprio nel loro «farsi
eunuchi per il regno dei cieli», esse portano in mezzo
al mondo che passa l'annuncio della risurrezione futura
e della vita eterna: della vita in unione con Dio stesso
mediante la visione beatifica e l'amore che contiene in
sé e intimamente pervade tutti gli altri amori del
cuore umano.
(...)