Castità
Catechismo
della Chiesa Cattolica - Compendio
488.
Che cosa è la castità?
2337-2338
La
castità è la positiva integrazione della sessualità
nella persona. La sessualità diventa veramente umana
quando è integrata in modo giusto nella relazione
da persona a persona. La castità è una virtù
morale, un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito.
489.
Che cosa comporta la virtù della castità?
2339-2341
Essa
comporta l'acquisizione del dominio di sé, come espressione
di libertà umana finalizzata al dono di sé.
È necessaria, a tal fine, un'integrale e permanente
educazione, che si attua in tappe di crescita graduale.
490.
Quali sono i mezzi che aiutano a vivere la castità?
2340-2347
Sono
numerosi i mezzi a disposizione: la grazia di Dio, l'aiuto
dei sacramenti, la preghiera, la conoscenza di sé,
la pratica di un'ascesi adatta alle varie situazioni, l'esercizio
delle virtù morali, in particolare della virtù
della temperanza, che mira a far guidare le passioni dalla
ragione.
491.
In quale modo tutti sono chiamati a vivere la castità?
2348-2350;
2394
Tutti,
seguendo Cristo modello di castità, sono chiamati
a condurre una vita casta secondo il proprio stato: gli
uni vivendo nella verginità o nel celibato consacrato,
un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio
con cuore indiviso; gli altri, se sposati, attuando la castità
coniugale; se non sposati, vivendo la castità nella
continenza.
492.
Quali sono i principali peccati contro la castità?
2351-2359;
2396
Sono
peccati gravemente contrari alla castità, ognuno
secondo la natura del proprio oggetto: l'adulterio, la masturbazione,
la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro,
gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del
vizio della lussuria. Commessi su minori, tali atti sono
un attentato ancora più grave contro la loro integrità
fisica e morale.
493.
Perché il sesto Comandamento, benché reciti
«non commettere adulterio», vieta tutti i peccati
contro la castità?
2336
Benché
nel testo biblico del Decalogo si legga «non commettere
adulterio» (Es 20,14), la Tradizione della Chiesa
segue complessivamente gli insegnamenti morali dell'Antico
e del Nuovo Testamento, e considera il sesto Comandamento
come inglobante tutti i peccati contro la castità.
494.
Qual è il compito delle autorità civili nei
confronti della castità?
2354
Esse,
in quanto tenute a promuovere il rispetto della dignità
della persona, devono contribuire a creare un ambiente favorevole
alla castità, anche impedendo, con leggi adeguate,
la diffusione di talune delle suddette gravi offese alla
castità, per proteggere soprattutto i minori e i
più deboli.
Nel
Catechismo della Chiesa Cattolica
II.
La vocazione alla castità
2337
La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità
nella persona e conseguentemente l'unità interiore dell'uomo
nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità, nella
quale si manifesta l'appartenenza dell'uomo al mondo materiale
e biologico, diventa personale e veramente umana allorché
è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono
reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell'uomo e della
donna.
La
virtù della castità, quindi, comporta l'integrità della
persona e l'integralità del dono.
L'integrità
della persona
2338
La persona casta conserva l'integrità delle forze di vita
e di amore che sono in lei. Tale integrità assicura l'unità
della persona e si oppone a ogni comportamento che la ferirebbe.
Non tollera né doppiezza di vita, né doppiezza di linguaggio.
223
2339
La castità richiede l'acquisizione del dominio di sé,
che è pedagogia per la libertà umana. L'alternativa è evidente:
o l'uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure
si lascia asservire da esse e diventa infelice. 224
« La dignità dell'uomo richiede che egli agisca secondo
scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni
personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione
esterna. Ma l'uomo ottiene tale dignità quando, liberandosi
da ogni schiavitù delle passioni, tende al suo fine con
scelta libera del bene, e si procura da sé e con la sua
diligente iniziativa i mezzi convenienti ». 225
2340
Colui che vuole restare fedele alle promesse del suo Battesimo
e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi
corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un'ascesi
adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l'obbedienza
ai divini comandamenti, l'esercizio delle virtù morali e
la fedeltà alla preghiera. « La continenza in verità ci
raccoglie e ci riconduce a quell'unità, che abbiamo perduto
disperdendoci nel molteplice ». 226
2341
La virtù della castità è strettamente dipendente dalla virtù
cardinale della temperanza, che mira a far condurre
dalla ragione le passioni e gli appetiti della sensibilità
umana.
2342
Il dominio di sé è un'opera di lungo respiro. Non
lo si potrà mai ritenere acquisito una volta per tutte.
Suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita.
227 Lo sforzo richiesto può essere maggiore in certi
periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità,
l'infanzia e l'adolescenza.
2343
La castità conosce leggi di crescita, la quale passa
attraverso tappe segnate dall'imperfezione e assai spesso
dal peccato. L'uomo virtuoso e casto « si costruisce giorno
per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo
egli conosce, ama e compie il bene morale secondo tappe
di crescita ». 228
2344
La castità rappresenta un impegno eminentemente personale;
implica anche uno sforzo culturale, poiché « il perfezionamento
della persona umana e lo sviluppo della stessa società [sono]
tra loro interdipendenti ». 229 La castità suppone
il rispetto dei diritti della persona, in particolare quello
di ricevere un'informazione ed un'educazione che rispettino
le dimensioni morali e spirituali della vita umana.
2345
La castità è una virtù morale. Essa è anche un dono di Dio,
una grazia, un frutto dello Spirito. 230
Lo Spirito Santo dona di imitare la purezza di Cristo
231 a colui che è stato rigenerato dall'acqua del
Battesimo.
L'integralità
del dono di sé
2346
La carità è la forma di tutte le virtù. Sotto il suo influsso,
la castità appare come una scuola del dono della persona.
La padronanza di sé è ordinata al dono di sé. La castità
rende colui che la pratica un testimone, presso il prossimo,
della fedeltà e della tenerezza di Dio.
2347
La virtù della castità si dispiega nell'amicizia.
Indica al discepolo come seguire ed imitare colui che ci
ha scelti come suoi amici, 232 si è totalmente
donato a noi e ci ha reso partecipi della sua condizione
divina. La castità è promessa di immortalità.
La
castità si esprime particolarmente nell'amicizia per
il prossimo. Coltivata tra persone del medesimo sesso
o di sesso diverso, l'amicizia costituisce un gran bene
per tutti. Conduce alla comunione spirituale.
Le
diverse forme della castità
2348
Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si
è rivestito di Cristo, 233 modello di ogni castità.
Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una
vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al
momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere
la sua affettività nella castità.
2349
« La castità deve distinguere le persone nei loro differenti
stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato,
un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo,
con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata
per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate
o celibi ». 234 Le persone sposate sono chiamate
a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità
nella continenza:
«
Ci sono tre forme della virtù di castità: quella degli
sposi, quella della vedovanza, infine quella della verginità.
Non lodiamo l'una escludendo le altre. [...] Sotto questo
aspetto, la disciplina della Chiesa è ricca ». 235
2350
I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella
continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco
rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di
riceversi l'un l'altro da Dio. Riserveranno al tempo del
matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell'amore
coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella
castità.
Le
offese alla castità
2351
La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione
sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente
disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori
delle finalità di procreazione e di unione.
2352
Per masturbazione si deve intendere l'eccitazione
volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere
venereo. « Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di
una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli
hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è
un atto intrinsecamente e gravemente disordinato ». « Qualunque
ne sia il motivo, l'uso deliberato della facoltà sessuale
al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente
la sua finalità ». Il godimento sessuale vi è ricercato
al di fuori della « relazione sessuale richiesta dall'ordine
morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore,
l'integro senso della mutua donazione e della procreazione
umana ». 236
Al
fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità
morale dei soggetti e per orientare l'azione pastorale,
si terrà conto dell'immaturità affettiva, della forza delle
abitudini contratte, dello stato d'angoscia o degli altri
fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non
addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.
2353
La fornicazione è l'unione carnale tra un uomo e
una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente
contraria alla dignità delle persone e della sessualità
umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia
alla generazione e all'educazione dei figli. Inoltre è un
grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani.
2354
La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità
dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli
deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché
snatura l'atto coniugale, dono intimo e reciproco degli
sposi. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano
(attori, commercianti, pubblico), poiché l'uno diventa per
l'altro oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito
guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di
un mondo irreale. È una colpa grave. Le autorità civili
devono impedire la produzione e la diffusione di materiali
pornografici.
2355
La prostituzione offende la dignità della persona
che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura.
Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola
la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia
il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. 237
La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente
colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in
questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche
uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente
peccaminoso, tuttavia l'imputabilità della colpa può essere
attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale.
2356
Lo stupro indica l'entrata con forza, mediante violenza,
nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia
e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di
ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica
e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima
per tutta la vita. È sempre un atto intrinsecamente cattivo.
Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti
stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi
che sono loro affidati.
Castità
e omosessualità
2357
L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne
che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante,
verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme
molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La
sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi
sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali
come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha
sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente
disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale.
Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono
il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale.
In nessun caso possono essere approvati.
2358
Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta
tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione,
oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte
di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto,
compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni
marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate
a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono
cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore
le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della
loro condizione.
2359
Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso
le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà
interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia
disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale,
possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi
alla perfezione cristiana.
Catechismo
del Concilio di Trento - Pio V
Considerazioni
per conservare la castità
335
Siano pure spiegate le prescrizioni che hanno forza di precetto.
I fedeli devono essere ammaestrati ed esortati a rispettare
con ogni cura la pudicizia e la continenza, a conservarsi
mondi da ogni contaminazione della carne e dello spirito,
attuando la santificazione nel timore di Dio (2 Cor 7,1).
Si dica loro che, sebbene la virtù della castità
debba maggiormente brillare in quella categoria di persone
che coltiva il magnifico e pressoché divino proposito
della verginità, pure essa conviene anche a coloro
che menano vita celibataria o, congiunti in matrimonio,
si mantengono mondi dalla libidine vietata.
Le molte sentenze dei Padri, con cui siamo ammaestrati a
dominare le passioni sensuali e a frenare l'istinto passionale,
saranno dal parroco accuratamente esposte al popolo, con
una trattazione diligente e costante. Parte di esse riguarda
il pensiero, parte l'azione.
Il rimedio che fa leva sull'intelligenza tende a farci comprendere
quanto grandi siano la turpitudine e il pericolo di questo
peccato. In base a simile apprezzamento, più viva
arderà in noi l'avversione per esso. Si tratta di
un peccato che è un vero flagello e per sua causa
sugli uomini incombe l'ultima rovina: l'espulsione dal regno
di Dio e lo sterminio.
Questo può sembrare comune a ogni genere di peccato,
ma qui abbiamo di caratteristico che i fornicatori, secondo
la frase dell'Apostolo, peccano contro il proprio corpo:
"Fuggite l'impudicizia; qualunque peccato l'uomo
commetta, si svolge fuori del corpo, ma il fornicatore pecca
sul proprio corpo" (1 Cor 6,18), vale a dire lo
tratta ignominiosamente, violandone la santità. A
quelli di Tessalonica lo stesso san Paolo diceva: "Dio
vuole la vostra santificazione; che vi asteniate da atti
impuri; che ciascuno di voi sappia mantenere il vaso del
suo corpo in santità e dignità, non nella
irrequietezza del desiderio, come i pagani che ignorano
Dio" (1 Ts 4,5).
E cosa ben più ripugnante, se è un cristiano
colui che si unisce turpemente a una meretrice, perché
rende membra di meretrice le membra di Gesù Cristo,
come appunto dice san Paolo: "Non sapete che i
vostri corpi sono membra di Gesù Cristo? Sottraendo
le membra a Gesù Cristo, le farò membra della
meretrice? Non sia mai. Ignorate forse che aderendo alla
meretrice, ne risulta un solo corpo?" (2 Cor 6,15).
Inoltre il cristiano, sempre secondo san Paolo, è
tempio dello Spirito Santo (1 Cor 6,19); violarlo significa
espellerne lo Spirito Santo stesso.
Tuttavia particolare malvagità è racchiusa
nel delitto di adulterio. Infatti, come vuole l'Apostolo,
i coniugi sono così vincolati da una scambievole
sudditanza che nessuno dei due possiede illimitata potestà
sul proprio corpo, ma sono così schiavi l'uno dell'altro
che il marito deve uniformarsi alla volontà della
moglie e la moglie a quella del marito (1 Cor 7,4). Ne consegue
che chi dei due separa il proprio corpo, soggetto all'altrui
diritto, da colui al quale è vincolato, si rende
reo di specialissima iniquità.
Poiché l'orrore dell'infamia è per gli uomini
un valido stimolo a fare quanto è prescritto e a
fuggire quanto è vietato, il parroco insisterà
nel mostrare come l'adulterio imprima sugli individui un
profondo segno di infamia. E scritto nella Sacra Scrittura:
"L'adultero, a causa della sua fragilità
di cuore, perderà l'anima sua; condensa su di sé
la vergogna e l'abominio; la sua turpitudine non sarà
mai cancellata" (Prv 6,32).
La gravità di questa colpa può essere facilmente
ricavata dalla severità della punizione stabilita.
Nella legge fissata da Dio nel Vecchio Testamento gli adulteri
venivano lapidati (Lv 20,10; Dt 22,22). Anzi talora per
la concupiscenza sfrenata di uno solo, non il reo semplicemente,
ma l'intera città fu condannata alla distruzione;
tale fu la sorte dei Sichemiti (Gn 34,25). Del resto numerosi
appaiono nella Sacra Scrittura gli esempi dell'ira divina,
che il parroco potrà evocare, per allontanare gli
uomini dalla riprovevole libidine: la sorte di Sodoma e
delle città confinanti (Gn 19,24); il supplizio degli
Israeliti che avevano fornicato nel deserto con le figlie
di Moab (Nm 25); la distruzione dei Beniamiti (Gdc 20).
Se v'è qualcuno che sfugge alla morte, non si sottrae
però a dolori intollerabili, a tormenti punitivi,
che piombano inesorabili. Accecato com'è nella mente
(ed è già questa pena gravissima), non tiene
più conto di Dio, della fama, della dignità,
dei figli e della stessa vita. Resta così depravato
e inutilizzato, da non poterglisi affidare nulla di importante,
o assegnarlo come idoneo ad alcun ufficio. Possiamo scorgere
esempi di questo in David come in Salomone. Il primo, resosi
reo di adulterio, subitamente cambiò natura e da
mitissimo divenne feroce, sì da mandare alla morte
l'ottimo Uria (2 Sam 11); l'altro, perduto nei piaceri delle
donne, si allontanò talmente dalla vera religione
di Dio da seguire divinità straniere (1 Re 11). Secondo
la parola di Osea, questo peccato travia il cuore dell'uomo
(Os 4,11) e ne acceca la mente.
Rimedi
per conservare la castità
336
Veniamo ai rimedi che riguardano l’azione da svolgere. Il
primo consiste nel fuggire con ogni cura l'ozio. Impoltronendo
nell'ozio, come dice Ezechiele (Ez 16,49), gli abitanti
di Sodoma precipitarono nel più vergognoso crimine
di concupiscenza.
Sono poi da evitarsi con grande vigilanza gli eccessi nel
mangiare e nel bere. "Li satollai" dice
il Profeta "ed essi fornicarono" (Ger
5,7). Il ventre ripieno provoca la libidine, come accennò
il Signore con le parole: "Badate che i vostri
cuori non si appesantiscano nella crapula e nell'ebrietà"
(Lc 21,34) e l'Apostolo: "Non vogliate ubriacarvi,
poiché il vino nasconde la lussuria" (Ef
5,18).
Gli occhi sono i veicoli più pericolosi, attraverso
i quali l'animo suole accendersi alla libidine. Per questo
il Signore ha detto: "Se il tuo occhio destro ti
scandalizza, cavalo e gettalo via da te " (Mt
5,29). Molte sono in proposito le sentenze dei Profeti.
Giobbe dice per esempio: "Strinsi un patto con
gli occhi miei, di neppure pensare a una vergine"
(Gb 31,1). Sono copiosi, anzi innumerevoli gli esempi di
azioni perverse, provocate dalla vista. Peccò così
David (2 Sam 11,2); peccò così il re di Sichem
(Gn 34,2); così finirono con il farsi calunniatori
di Susanna i vecchi, di cui parla Daniele (13,8).
Spesso incentivo non indifferente alla libidine offre la
moda ricercata, che solletica l'occhio. Per questo ammonisce
il Siracide: "Volta la faccia dalla donna elegante"
(9,8).
E poiché le donne sogliono badare troppo al loro
abbigliamento, non sarà male che il parroco attenda
di frequente a premunirle in proposito, memore delle parole
gravissime che l'Apostolo Pietro ha dettato sull'argomento:
"La pettinatura delle donne non sia appariscente,
i monili e l'abbigliamento non siano ricercati"
(1 Pt 3,3) e di quelle di san Paolo: "Non badate
ai capelli ben attorcigliati, agli ori, alle pietre preziose,
alle vesti sontuose" (1 Tm 2,9); molte infatti
che si erano adornate con oro e gioielli, smarrirono i veri
ornamenti dell'anima e del corpo.
Insieme all'incentivo libidinoso che è dato dalla
raffinata ricercatezza delle vesti, occorre aggiungere quello
che emana dai discorsi turpi e osceni. L'oscenità
delle parole, quasi fiaccola ardente, accende l'animo dei
giovani: "Le perverse conversazioni"
dice l'Apostolo "corrompono i buoni costumi"
(1 Cor 15,33). E poiché il medesimo effetto producono,
in misura anche più notevole, i balli e i canti sdolcinati,
occorre tenersi lontani anche da questi.
Fra questi incitamenti alla voluttà vanno annoverati
i libri osceni e trattanti dell'amore sessuale, che devono
evitarsi con non minore severità delle figure rappresentanti
qualcosa di turpe, la cui capacità di spingere al
male e di infiammare i sensi giovanili è straordinaria.
Il parroco curi perciò soprattutto che siano osservate
con il massimo rispetto le costituzioni sapienti del Concilio
Tridentino in proposito (sess. 24).
Se con attenta cura e vigile amore si eviterà quanto
abbiamo ricordato, sarà soppressa ogni occasione
alla concupiscenza carnale; ma per la sua virulenza valgono
in modo eminente la Confessione e la Comunione frequente;
le assidue e umili preci a Dio, accompagnate da elemosine
e da digiuni. La castità è, in fondo, un dono
che Dio non nega a chi rettamente lo cerca (1 Cor 7,7),
poiché egli non consente che siamo tentati sopra
le nostre forze (1 Cor 10,13).
Dobbiamo infine mortificare il corpo e i suoi appetiti malsani,
non solamente con i digiuni, quelli specialmente prescritti
dalla santa Chiesa, ma anche con le vigilie, i pii pellegrinaggi
e con macerazioni di altro genere. In queste pratiche, infatti,
si manifesta la virtù della temperanza. Scriveva
appunto san Paolo a quelli di Corinto: "Chi si
appresta a gareggiare nella palestra, segue un regime di
grande astinenza. Eppure essi ambiscono una semplice corona
corruttibile, mentre noi l'aspettiamo immortale".
E poco appresso: "Castigo il mio corpo e lo tengo in
soggezione, affinché, dopo aver predicato agli altri,
io stesso non divenga alla fine un reprobo" (1 Cor
9,25). E altrove: "Non vogliate pascere la carne nei
suoi immoderati desideri" (Rm 13,14).