Castità
Prematrimoniale
Sulla
castità prematrimoniale
di Salvatore Lombardo
tratto da alcuni dialoghi scritti nella mailinglist Innamorati
di Maria
Cari
amici,
il discorso della castità prematrimoniale è
incomprensibile per l'uomo che vive nella mentalità
del mondo, così come è impossibile vivere
qualsiasi altro comandamento di Dio senza l'azione della
grazia.
Forse dobbiamo chiarire a noi stessi un fatto molto semplice:
non è il rispetto della legge a produrre la grazia,
ma il contrario, cioè è la grazia che genera
in noi il rispetto della legge.
Senza
la preghiera è impossibile comprendere l'importanza
della castità e della purezza, perchè esse
la conseguenza di una vita spirituale attiva, non il punto
di partenza di una vita spirituale.
Noi
possiamo fare una cosa per due motivi: o per costrizione
o per amore.
Quando
la facciamo per costrizione diventa difficilissimo, pesante,
impossibile umanamente. Quando invece la facciamo per amore
allora diventa semplicissimo, facile, anzi noi stessi siamo
intraprendenti e cerchiamo di farla in modo migliore.
Quando
una persona non prega, non vive di grazia, ma vede la religione
come un ostacolo alla propria libertà, essa non è
capace di vivere secondo lo spirito, "non ha la grazia",
cioè non è in grado di recepire i veri valori
spirituali perchè è attaccata alla mentalità
del mondo, ama di più la vita del mondo, ritenendo
la legge di Dio come una schiavitù da "medioevo",
incapace di dare felicità.
Quando, invece, una persona si sente toccata e amata da
Dio perchè si trova in un momento particolare della
sua vita, allora inizia a capire qualcosa dell'importanza
di rispondere a questo Amore di Dio, ed allora cambia vita,
si "converte", rinasce dallo Spirito, "ha
la grazia" di osservare i comandamenti dell'amore.
Voglio
sottolineare un altro aspetto importante: è vero
che Dio dona a tutti la grazia, ma non la dà a tutti
nello stesso momento. Ci sono dei tempi che Dio si prende
per agire in una persona, tempi che noi dobbiamo rispettare.
Per questo non dobbiamo mai giudicare, perchè non
conosciamo il grado spirituale, nè il grado di responsabilità,
nè lo stato interiore, nè le ferite di una
persona, ma solo pregare perchè Dio possa operare
con potenza in quella persona, risuscitandola a vita nuova.
Penso che la testimonianza migliore da dare al mondo, sia
in questo caso che in generale, sia non tanto fare belle
catechesi sulla castità o su qualsiasi altro argomento
come il digiuno, la preghiera, ecc..., ma vivere gioiosamente
e apertamente la propria vita spirituale cercando in primo
luogo di fare esperienza dell'amore di Dio quale origine
della nostra vita cristiana.
Se impostiamo la vita nell'amore di Dio, allora la conseguenza
sarà che non ci accorgeremo nemmeno di rispettare
i comandamenti, perchè nella fede in Gesù
e nella grazia che vivremo, agiremo mossi non più
dalla costrizione ma dall'amore verso Dio, trovando nella
legge del Signore diletto e delizia.
Vivere così è più efficace di tante
omelie.
Mi
rendo perfettamente conto della delicatezza di questo argomento,
e mi rendo conto anche del diverso grado spirituale di ognuno,
tuttavia, non è il livello spirituale ciò
che si richiede per essere dei buoni cristiani, ma il desiderio
di amare Dio e la sua legge anche quando questa appare incomprensibile
e impossibile umanamente.
La discussione, il confronto, il dialogo e la crescita del
gruppo, sono possibili se c'è la volontà di
riconoscere un peccato come tale, anche quando il Signore
da quel peccato ne ricava un bene maggiore, cioè
una maggiore consapevolezza o una crescita della persona
stessa.
Il fatto che un peccato mi è "servito"
per crescere non significa che quel peccato io lo devo consigliare
agli altri, anche perchè nella storia di ognuno c'è
la componente dell'azione di Dio che riesce a cavare il
bene dei suoi figli anche dai loro stessi errori, ma questo
non dobbiamo intenderlo come se fosse un'autorizzazione
a sbagliare tanto poi Dio ci pensa.
Un conto è dire: "per me avere rapporti
col mio ragazzo o con la mia ragazza non è sbagliato
se c'è amore"; e un altro conto è
dire: "io non capisco questo comandamento del Signore,
vorrei attuarlo per amore verso di Lui ma non ci riesco".
Nel
primo caso è la persona che decide ciò che
è giusto o sbagliato in base al proprio umano sentire,
indipendentemente da ciò che dice Dio (questo è
il relativismo); nel secondo caso, invece, si percepisce
la consapevolezza della propria debolezza, e il desiderio
di osservare la legge di Dio e di fortificarsi facendo affidamento
alla misericordia infinita e all'amore di Dio.
In
fondo è proprio questa differenza che definisce la
gravità di un peccato: il peccato è sempre
lo stesso ma nel primo caso c'è l'ostinazione convinta
nel commetterlo; nel secondo c'è il desiderio di
liberarsene, per cui la "colpa" che ne deriva
è molto attenuata.
La
misericordia di Dio agisce quando il cuore dell'uomo è
disposto a riceverla mettendo in discussione la propria
vita cercando di rispecchiarsi nei comandamenti dell'amore;
ma quando il cuore non è disposto a riceverla perseverando
nella via sbagliata, allora non è Dio che non mi
vuole aiutare ma sono io che non Gli permetto di farlo.
I comandamenti sono come delle indicazioni stradali in una
città che non conosciamo: a volte, durante un viaggio
in auto, nei pressi di un bivio sconosciuto, istintivamente
siamo portati a prendere una certa direzione per raggiungere
la nostra meta, poi, guardando meglio le indicazioni, ci
accorgiamo che se avessimo seguito il nostro istinto saremmo
finiti da qualche altra parte.
I fari che illuminano i nostri passi perchè "non
inciampi nella pietra il nostro piede", sono proprio
i comandamenti: occorre seguirli e fidarsi di Dio, certamente
cercando di comprenderli e di usare la ragione, come ricordava
anche Cristina, ma facendo attenzione che la nostra stessa
razionalità non prenda il posto della fede.
Ogni qualità dell'uomo va vissuta con equilibrio:
la fede, la ragione, l'intelletto, la volontà, il
sentimento, sono come dei grandi alberi nel giardino dell'anima.
Non si può esaltarne uno e disprezzarne un altro,
non è possibile far crescere enormemente un albero
più di tutti gli altri, perchè i suoi rami
coprirebbero gli altri alberi: ci deve essere armonia tra
questi alberi, solo così la nostra anima sarà
il luogo di paradiso nel quale Dio viene a riposare.
Una
cosa importantissima da tenere sempre in considerazione
quando parliamo di peccati e di condotta cristiana è
la seguente: abbiamo tutti il cuore ferito dagli episodi
della nostra vita ed abbiamo tutti un immenso bisogno di
guarigione.
La causa delle ferite del cuore è dovuta sempre ad
una mancanza d'amore ricevuta, che non significa necessariamente
un torto o un'offesa ricevuta, ma un episodio particolarmente
traumatico che abbiamo vissuto direttamente o indirettamente,
coscientemente o incoscientemente.
Ognuno di noi è diverso perchè diverse sono
le esperienze che abbiamo fatto nella vita, quindi si può
dire che ogni persona è in buona parte frutto delle
esperienze del passato.
Una persona che ha fatto un'esperienza negativa, che ha
subito il rifiuto dei suoi genitori in età prenatale,
o che è stata incompresa nel periodo più delicato
della sua vita, o che non ha avuto un appoggio paterno e
materno nei momenti di difficoltà decisivi, o che
nell'infanzia è stata bloccata nel manifestare i
suoi sentimenti, ebbene questo tipo di persone soffrono
una mancanza d'amore che si portano dietro per tutta la
vita, e che cercano di colmare cercando una situazione o
una persona che sia capace di soddisfare il loro desiderio
e il loro bisogno di essere amati, bisogno che non è
stato mai pienamente soddisfatto.
Avviene così che quelle persone, nel momento del
trauma, cessano di crescere, si bloccano misteriosamente
a quell'episodio e impostano tutta la loro vita in modo
da crearsi situazioni che anestetizzano il dolore del trauma,
cercando disperatamente una soluzione al loro malessere
interiore che, spesso, è inconscio.
Ecco che arrivo al problema dell'etica sessuale: fare l'amore
ed avere un'attività sessuale disordinata è
una manifestazione di questa ricerca affannosa di amore,
di sentirsi amati, apprezzati, voluti, in risposta a quell'avvenimento
in cui non si sono sentiti amati e che ha condizionato enormemente
la loro vita.
Vista da questa prospettiva la situazione interiore di questa
"globalizzazione sessuale", cerchiamo di trarre
le nostre conclusioni.
Se il peccato è un rifiuto dell'amore di Dio, volontario
e consapevole, però la gravità del peccato
è molto attenuata dalle critiche condizioni interiori
in cui si trova il "peccatore".
Premesso che è peccato avere rapporti prematrimoniali,
non si può definire in pieno "colpevole"
chi vive una situazione esistenziale drammatica e ferita
e che cerca, sbagliando, di trovare nel sesso, o nella droga,
o in un altra dipendenza una soluzione al suo bisogno di
sentirsi amato.
Occorre sempre guardare al cuore di una persona e non fare
di tutta l'erba un fascio, certamente non giustificando
gli errori, ma cercando di capire il perchè li commette
e aiutandola a ritrovare la sua pace nell'esperienza con
il Signore e il Suo Amore, che è capace di guarire
ogni trauma ed ogni ferita.
Solo
quando la persona trova in Dio la guarigione dalla sua ferita
di mancanza d'amore, allora sarà in grado di comprendere
l'importanza di una vita moralmente retta, casta, perchè
capirà anche il valore del proprio corpo e della
propria vita.
L'argomento
della castità è molto importante e va affrontato
cercando insieme di capire qual è l'atteggiamento
cristiano da vivere indipendentemente da ciò che
sentiamo dentro il cuore, conformando i nostri pensieri
ai pensieri di Gesù Cristo e ai criteri morali eterni
ed immutabili, che sono indicati e difesi con precisione
dal Magistero della Chiesa Cattolica.
La castità prematrimoniale è una grazia che
si comprende pienamente solo nella fede e nell'amore di
Dio, senza il quale sarebbe impossibile anche solo concepire
la castità e il valore della verginità.
E' proprio l'esperienza della grazia e della potenza di
Dio che ci induce a considerare la Parola e la legge di
Dio come "lampada ai nostri passi", affinché
"non inciampi nella pietra il nostro piede",
perché la nostra vita sia come un "albero
piantato lungo corsi d'acqua che darà frutto a suo
tempo".
Senza
l'esperienza di Dio è impossibile osservare i comandamenti
in quanto è lo Spirito Santo in noi che ci permette
di osservarli, infatti nel libro di Ezechiele il Signore
toglie ogni dubbio in proposito:
Darò
loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro
di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra
e darò loro un cuore di carne, perché seguano
i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in
pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro
Dio.(Ez 11,19-20)
A
mio avviso tutte le motivazioni più sagge e spirituali
che si possono dare sulla castità prematrimoniale
non sono sufficienti se manca proprio l'apertura del cuore
e se in quel momento non si è "toccati"
dal Signore, tuttavia è la nostra testimonianza di
vita che fa riflettere e che induce a considerare la castità
e la purezza come un valore irrinunciabile per la crescita
umanamente e moralmente sana di un individuo e di una famiglia.
Per
un cristiano, vivere la fede dovrebbe significare non solo
credere in Gesù Cristo e poi avere del mondo e della
vita personale un proprio pensiero da seguire, ma significa
credere che il programma che Gesù ha per la mia vita
possa realmente rendermi felice, programma che si può
realizzare solo se presuppone una rinuncia al mio personale
programma e un affidamento totale di sè stessi alla
Volontà di Dio.
Affidarsi
a Dio significa smettere di progettare la propria vita a
proprio piacimento eliminando la componente di "provvidenza
divina", come se Dio non ci fosse o non volesse la
nostra felicità ma volesse solo darci croci da portare.
La vita ci offre numerose occasioni nelle quali
possiamo decidere di scegliere la nostra volontà
e il nostro sentimento, o la Volontà di Dio, cioè
decidere se lasciar vincere la carne o lo spirito.
Dio vuole avere la signoria nella nostra vita non per toglierci
qualche cosa, o per sfruttarci o per tiranneggiare, ma per
dare, per arricchire, per liberare.
Dio non è Signore per angustiare qualcuno, ma per
dilatare la sua gioia nel nostro cuore.
Solo se capiamo questo è possibile obbedire ai suoi
comandi, non con la rassegnazione del sottomesso, ma con
la gioia di colui che collabora attivamente ad un progetto
che lo vede coinvolto in prima persona, come beneficiario
di un grande dono che il Signore attende con impazienza
di farci, il dono del Suo Amore.
Prima
di continuare il discorso sulla castità, desideravo
sottolineare un concetto importante: giudicare una mentalità
o un peccato non significa giudicare il peccatore che ne
è vittima, ma significa discernere il bene dal male.
Dio stesso non tollera il peccato, non c'è amicizia
tra Dio e il peccato, tuttavia Dio ama noi tutti peccatori
a tal punto da morire d'amore per noi. Allora significa
che come cristiani siamo chiamati ad avere gli stessi sentimenti
di Dio, riconoscendo il male come tale e avendo uno sguardo
sempre pieno d'amore e di misericordia per i nostri fratelli,
oltre naturalmente a riconoscere che noi non siamo migliori
di altri, ma che siamo tutti in cammino verso il Cielo.
Un buon metodo per sapere se una cosa è giusta o
sbagliata è chiedersi cosa farebbe Gesù al
nostro posto.
Se Gesù fosse fidanzato, avrebbe rapporti con la
sua fidanzata?
San Paolo avvertiva la presenza di Dio dentro di sè
al punto da esclamare: "non sono più io
che vivo, ma Cristo vive in me!"(Gal 2,20)
Dobbiamo dare a Dio la possibilità di entrare nella
nostra vita affinchè Egli possa rivivere la sua vita
in noi!
Se vogliamo vivere la nostra vita con le nostre chiusure,
le autodifese, le nostre idee e le nostre ansie, sarà
impossibile osservare anche il più piccolo comandamento
perchè, a differenza di qualsiasi altra disciplina
umana o spirituale, il cristianesimo non è frutto
di uno sforzo umano ma è l'opera dello Spirito Santo
in noi.
La
castità è la conseguenza di questa interiore
trasformazione da esseri umani in "divini", castità
vuol dire purezza, vuol dire riflettere il segreto di Maria
nella nostra vita.
Se daremo a Dio il nostro Sì, come fece Maria, consegnando
nelle Sue mani ciò a cui siamo più attaccati
e che costituisce un ostacolo alla nostra stessa felicità,
allora Dio ci darà i mezzi per gustare la gioia e
la pace che ci vuole dare: ecco la castità.
Questo discorso vale anche per chi ha eccessiva paura del
futuro o si preoccupa per i figli: consegniamo a Dio i nostri
figli, i suoi figli, la nostra paura e il nostro attaccamento
sbagliato alle nostre certezze umane, ed assisteremo ad
una vera resurrezione.
Con
la castità si impara a conoscere chi è veramente
la persona che abbiamo a fianco, si impara a discernere
la Volontà di Dio dalla propria, a valutare con libertà
se è possibile compiere la volontà e il progetto
di Dio con la persona che abbiamo a fianco, a crescere e
fortificarsi per le tentazioni che verranno.
La castità ci insegna ad amare veramente, vince l’egoismo,
è un mezzo per conquistare la propria libertà,
rafforza la nostra personalità, prepara l’uomo a
vivere e soffrire per gli altri: in un certo senso lo prepara
per la costruzione della famiglia...
Il tema della castità tocca non solo il tempo del
fidanzamento e la vita matrimoniale, ma la vita intera di
ogni singolo cristiano, proprio perchè per castità
non si intende semplicemente astinenza fisica, ma un vivere
nella purezza, cercando, con la preghiera e coi mezzi che
la Madonna ci suggerisce, di lasciarci purificare dall'amore
di Dio, e di lasciar trasparire dalle nostre azioni soltanto
questo Amore, purificato, cioè reso "casto",
dall'incontro con Dio nella preghiera quotidiana.
In
passato si è detto che il rapporto sessuale fra due
persone non sposate è la cosiddetta "prova d'amore",
ma oggi si può benissimo affermare il contrario:
la vera prova d'amore che una persona può
fare al proprio partner è decidere di vivere in castità
il proprio fidanzamento, come segno di rispetto verso il
proprio corpo e il corpo dell'amato quale tempio dello Spirito
Santo, manifestando così l'intenzione di vivere il
rapporto di coppia nella vera conoscenza dell'altro.
E'
questo impegno serio che rivela il vero amore per la persona,
amore di un certo spessore, amore che potrebbe addirittura
mettere in soggezione il partner che vive lontano dalla
fede, ma da questo amore, se è manifestato con la
Carità e vissuto con gioia, anche l'altro imparerà
ad amare, a fare scelte coraggiose che rendono la vita più
bella, degna di essere vissuta, custodendo nel proprio corpo
quei valori irrinunciabili e fragili, preziosi e pieni di
significato, come la purezza, la limpidezza degli sguardi
e del cuore.
Se ci si sente soli in questo cammino è bene dialogare,
parlare, confrontarsi con altri fratelli che hanno fatto
scelte coraggiose nella vita, per essere sostenuti ed incoraggiati.
Gesù, quando affermava che occorreva "rinascere
dall'alto" per compiere le opere dello spirito, non
si scoraggiava e non cedeva di fronte alla tentazione di
annacquare il Vangelo per l'incapacità umana di metterlo
in pratica, anche se ciò Gli costava, a volte, l'abbandono
dei suoi uditori.
Il tempo del fidanzamento è la palestra della
fedeltà, la roccia sulla quale si gettano le fondamenta
del proprio futuro di coppia.
Il tempo del fidanzamento è meraviglioso, perché
l'innamoramento e le emozioni dell'amore riempiono il cuore,
ma quando l'innamoramento e il fuoco della passione passerà,
perché non è eterno, e si trasformerà
in responsabilità, perdono e sacrificio vicendevole,
allora si sarà in grado di rimanere fedeli l'uno
per l'altra, se non si è stati abituati al sacrificio
e alla rinuncia nel fidanzamento?
Si può dire che il fidanzamento è
paragonato a quel corso di preparazione
per la prima comunione, cioè quando la persona non
può ricevere ancora
l'Eucarestia, ma si prepara con la preghiera, la catechesi
e con l'ascolto della Parola di Dio; ecco, nel fidanzamento
i due non possono ancora "mangiarsi", cioè
fare comunione dei loro corpi, ma si preparano con la castità
all'incontro di grazia che si effonderà attraverso
il loro amplesso nel sacramento del matrimonio.