Castità
Prematrimoniale
Castità
prematrimoniale: perchè si?
di Mario
Palmaro tratto da "Il
Timone" n. 18 Marzo/Aprile 2002
La
Chiesa si ostina a proporla. Molti giovani non la capiscono.
È ancora possibile spiegare le ragioni ed i vantaggi della
castità prematrimoniale? Ecco che cosa dire. Anche a chi
non crede.
Un
giovane e una giovane si conoscono, si frequentano, si vogliono
bene. Scoprono di desiderare una vita insieme e, magari,
stabiliscono che un giorno diventeranno solennemente e pubblicamente
marito e moglie. Un periodo di tempo - più o meno lungo
- li separa dal momento in cui, salvo ripensamenti, si uniranno
in matrimonio. Come vivere questa particolarissima stagione
della vita che è il fidanzamento? Secondo la mentalità corrente,
nulla di più normale che quei giovani si comportino come
se fossero già sposati.
Nell'insegnamento
della Chiesa, invece, soltanto il matrimonio rende lecito
il rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Si tratta di
un conflitto acutissimo tra il senso comune dei contemporanei
e il Magistero petrino; il divieto dei cosiddetti "rapporti
prematrimoniali" rischia di risuonare sempre meno ascoltato
e compreso, al punto da suscitare perfino nei pastori la
tentazione alto scoraggiamento. Non è raro ascoltare il
"lamento" di qualche parroco: "Dissuadere
i fidanzati dai rapporti prematrimoniali? Figuriamoci, inutile
perfino parlarne, non ci capiscono".
Che
fare, dunque?
C'è
un significato profondamente umano di questo insegnamento
che, ininterrottamente e ostinatamente, la Chiesa affida
agli uomini di ogni tempo. Bisogna aiutare le persone a
riscoprire che non si tratta di un'impuntatura moralistica
- "devi fare così perché devi, perché te lo dico io"
- né di un sacrificio imposto ai fidanzati per il gusto
di mortificarli, né di una prescrizione formalistica. priva
di qualsiasi giustificazione razionale.
Come
sempre quando la Chiesa insegna una verità morale, la castità
al di fuori del matrimonio ha un profondo significato antropologico:
è proposta perché "fa bene" all'uomo, rispetta
e promuove la sua più intima natura, lo aiuta a comprendere
in profondità l'essenza del matrimonio.
Proveremo
dunque a offrire alcuni argomenti "umani" che
possano aiutare a riaprire gli occhi sulla bellezza di questa
"fatica" richiesta ai fidanzati e a chiunque viva
al di fuori del matrimonio. Un piccolo prontuario per ragionare
sul fatto che il "bene" insegnato dal "Papa
e dai preti"' alla fine, conviene. E che il sesso prematrimoniale
è, in verità, "anti-matrimoniale".
1.
Una prima constatazione di buon senso: il sesso unisce Crea
cioè subito tra gli amanti un'unione affettiva, psichica,
emotiva, intima e speciale che nessun'altra relazione è
in grado di eguagliare. lì sesso produce un legame, poiché
il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle
intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame
nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner
sessuali si hanno più il legame con ognuno si fa più debole.
Il sesso prematrimoniale aumenta drammaticamente le chance
di divorzio.
2.
Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché
il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno
condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato
senza soddisfano per un certo periodo. Un tempo che li ha
visti cimentarsi (e cementarsi) in un impegno che implica
aiuto reciproco, buona volontà "incrociata", crescita
nella stima l'un per l'altro.
3.
Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante
"effetto valanga", poiché è così affettivamente
forte da annebbiare la scelta della persona. lì fidanzamento
è tempo di verifica della scelta, tant'è vero che si può
ancora ripensarci. Ebbene, se il rapporto lascia insoddisfatti,
porta a concludere che i due sono "incompatibili",
mentre magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario;
se, viceversa, risulta soddisfacente, maschera effettive
incompatibilità pronte ad esplodere dopo il matrimonio.
4.
Esiste un nesso intrinseco fra il sesso e il rapporto stabile
tra uomo e donna. Dunque è innaturale creare, attraverso
il rapporto sessuale, un'intimità così forte per poi romperla.
Ciò avverrà a prescindere dalle intenzioni delle persone:
il significato oggettivo del sesso è intatti più importante
- prevale - sul significato soggettivo. Il don Giovanni
impenitente può credere soggettivamente che nessun rapporto
è per lui realmente importante, ma non può evitare che ciascuno
di quei rapporti lasci segni profondi nella struttura più
intima della sua persona. C'è un fatto inequivocabile: l'effetto
unitivo automatico del sesso.
5.
A questo punto, un'obiezione classica consiste nell'ipotizzare
che due ragazzi abbiano già deciso di sposarsi, e che solo
un lasso temporale "organizzativo" (la casa, il
lavoro, gli studi...) li separi dal matrimonio. Perché "rifiutarsi"
quegli atti che, compiuti dopo le nozze, la Chiesa considera
pienamente legittimi? L'errore del ragionamento sta nella
premessa: anche in casi simili, il sesso avverrebbe al di
fuori di una decisione di esclusività e permanenza. Soltanto
il matrimonio è un punto dì non ritorno che cambia la vita.
Soltanto il patto matrimoniale è così forte e inclusivo
- come scrive il filosofo Fulvio Di Blasi - da giustificare,
cioè rendere giusta di fronte a Dio e agli uomini anche
l'unione corporea. La castità prematrimoniale è il percorso
propedeutico alla comprensione della vera essenza del matrimonio.
Non si può capire l'indissolubilità matrimoniale se si rifiuta
ottusamente il valore della continenza prima delle nozze.
6.
I fidanzati non hanno "il diritto" a possedersi
carnalmente per la semplice ragione che ancora non si appartengono.
Il sesso fuori dal matrimonio è quindi una specie di furto.
Né vale a dissipare la colpa la tesi del sesso come "prova
d'amore". L'amore non si prova. Ci si crede e lo si
vive, responsabilmente. Provare una persona è ridurla a
oggetto.
7.
La convivenza "di fatto" è, in tal senso, l'abbaglio
più clamoroso per le coppie moderne: infatti, esse pensano
in questo modo di "provare" il matrimonio, mentre
la convivenza è tutto fuorché una prova di matrimonio, poiché
manca della responsabàlità di una vita altrui per tutta
la vita, che è tipica solo della promessa matrimoniale.
Come scrivono Aduro Cattaneo, Paolo Pugni e Franca Malagò,
c'è una bella differenza tra coniuge e compagno: l'uno -
da cum e iugum è colui con il quale divido
il giogo; l'altro - da cum e panis - colui
con il quale divido il pane. Un conto è condividere il pranzo
- esperienza aperta ai più svariati incontri - e un conto
è mettere in comune la sorte e tutto se stesso. L'amore
dei conviventi è tutto tranne che libero; perché un amore
libero da impegni è un controsenso. lì motto implicito di
ogni convivenza è: "fin che dura".
8.
Nonostante queste argomentazioni, resta oggi molto difficile
convincere le persone che è meglio sforzarsi di aspettare
la prima notte di nozze. Da un lato, gioca in senso contrario
la pulsione degli istinti, che la modernità ha pensato di
liquidare secondo le parole di Oscar Wilde: "L'unico
modo di vincere le tentazioni è assecondarle". Ma c'è
poi un motivo più profondo: i fatti della legge morale sono
molto più evidenti nel lungo periodo. Può darsi che ad alcune
generazioni possa sfuggire una verità morale. Ma di fronte
al lungo cammino della storia, la verità si impone: una
società non casta è ricca di divorzi e povera di figli.
9.
Che cosa dire ai giovani che abbiano fatto esperienza della
caduta nel cammino verso il matrimonio? Di solito c'è una
tacita convinzione - magari avallata dall'arrendevolezza
degli educatori - secondo la quale non è possibile "invertire
la rotta" una volta che due fidanzati vivano, sessualmente
parlando, more uxorio: "oramai...", quasi che
esistessero persone sottratte alla potenza della grazia
santificante per colpa di una scelta o di uno stile di vita
sbagliato. È dovere di ogni cattolico invece proporre la
verità tutta intera anche a questi fratelli, trasmettendo
loro la certezza della misericordia e del perdono di Dio,
insieme alla robusta convinzione dell'efficacia degli strumenti
che la Chiesa mette a disposizione per "fare nuova"
la vita di ognuno. Di fronte alla vertigine che oggi un
giovane prova nel sentirsi proporre la castità matrimoniale,
valgano sempre le parole così umane degli Apostoli di fronte
alla "intransigenza" del loro Maestro: "Dunque,
chi potrà salvarsi?". E la risposta di Gesù: "Questo
è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile"
(Mt 19,25-26).
La
Parola di Dio
"Fuggite
la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori
del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro
il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio
dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che
non appartenete a voi stessi?". (1 Cor 6,
18-19).
Bibliografia:
Ramòn
Garcia de Haro, Matrimonio & Famiglia nei documenti
del Magistero, Ares, Milano 2000.
Fulvio
Di Biasi, Rapporti pre-o anti-matrimoniali?, in Studi
Cattolici, ottobre 2001, n. 488.
Ugo
Borghello, Le crisi dell'amore. Prevenire & curare
i disagi familiari, Ares, Milano 2000.
Arturo
Cattaneo, con Franca & Paolo Pugni, Matrimonio d'amore.
Tracce per un cammino di coppia, Ares, Milano
1997.
Franca
Malagò, Paolo Pugni, Etica semplice per la famiglia.
Libertà, autorità, amore, Ares, Milano 1994.