Castità
Prematrimoniale
Le
conseguenze del libertinaggio
di Paolo Pugni
tratto da "Il Timone" n. 18 Marzo/Aprile 2002
Non
ponete limiti ai giovani: il sesso è un piacere. Così insegna
il mondo d'oggi. Poi si paga un prezzo: stupri, violenze
di gruppo sui minori, pedofilia, aborti di adolescenti.
Fatti di cronaca confermano quanto vale, anche a livello
sociale, la castità prematrimoniale.
Tra
le più pericolose malattie della nostra epoca c'è l'incapacità
di collegare gli effetti alle cause, scrivevo tempo fa su
Il Timone a proposito della famiglia. Il medesimo
incipit vale, ancora di più, per il tema della sessualità.
Sono molte le voci, anche insospettabili, che si sono levate
preoccupate, ad esempio è il caso di Blair, per la piega
che ha preso la nostra società in campo morale. Il premier
inglese in un recente intervento si dimostrava turbato
per l'elevato numero di aborti tra adolescenti.
Già,
ma se non si capisce la radice di tutto questo, intervenire
diventa impossibile. Dobbiamo capire quale sia l'origine
di questa ondata di male che minaccia di travolgerci. Si
trova nel concetto di sessualità libera così diffusa nella
nostra società. Vale a dire l'aver separato il momento genitivo
dall'unione sessuale.
Partiamo
proprio dalla funzione procreativa degli organi propriamente
definiti "genitali": se lo scopo di questi organi
è quello di dare la vita, vuol dire che ogni volta che questa
potenzialità viene negata a priori si fa un uso errato degli
stessi, come se bendassimo gli occhi o tappassimo le orecchie.
Non è questa la sede per approfondire questo tema, diciamo
che ciò che ci interessa nella nostra riflessione sono le
conseguenze di questa riduzione.
Se
infatti sottraiamo la funzione generativa all'unione sessuale,
non resta a questa unione che quella che lo scopo del piacere
personale.
Non
che voglia affermare che l'unione tra coniugi debba essere
arida e meccanica, voglio solo dire che privando il rapporto
sessuale della sua finalità procreativa, ne snaturiamo completamente
il senso.
Infatti,
se ogni atto potenzialmente può trasmettere la vita, ne
consegue che questa unione deve avvenire in un ambito che
tuteli la vita generata: una famiglia capace di offrire
amore e di educare il figlio che verrà. In assenza per definizione
di questa possibilità, qualunque ambito è dunque ammissibile.
Se
il rapporto sessuale ha come fine il solo piacere personale,
è infatti ammissibile che esso avvenga tra chiunque lo desideri.
Non ci sono più limiti: l'unica frontiera che rimane è il
consenso tra le persone coinvolte. Il che spalanca la porta
alle unioni omosessuali: infatti, se ciò che cerco nella
conoscenza carnale è il mio piacere, secondo le mie inclinazioni,
perché negare questa possibilità a chi è in grado di trovare
questo piacere solo con persone del proprio sesso? Quale
sarebbe la motivazione logica?
Dicevamo
che l'unica barriera che sembra restare in piedi è quella
del consenso. Ne siamo sicuri? Che cos'è il consenso? E
come viene dato? Recenti vicende di violenza giovanile hanno
dimostrato che questo confine è davvero labile. Poiché ne
conservo ancora i documenti, mi rifaccio ad un episodio
avvenuto nel 1994 a Civitavecchia dove un gruppo di minorenni
violentò alcune ragazzine di età inferiore ai 16 anni adducendo
come motivazione: "La piccola non era
tanto innocente come sua madre ha tentato di far
credere. insomma, il suo comportamento era provocante....
Sì, ho avuto rapporti con quella bambina, ma l'ho
fatto senza minacce... Le ragazzine ce stavano, che dovevo
fa'?". Da qui alla pedofilia il passo è breve.
Mi
colpì molto una notizia apparsa su il Giornale del
4 agosto 1993: vi veniva descritta un'operazione di polizia
contro il Gruppo P, "un'organizzazione che forniva
foto pornografiche, video-cassette e bambini con
cui avere rapporti sessuali. Tutto avvalorato da intercettazioni
telefoniche, pedinamenti e materiale pornografico sequestrato
nel corso di perquisizioni". Il mensile gay Babilonia
li difese, sostenendo che "solo quattro delle
undici persone arrestate avrebbero realmente adescato dei
bambini, mentre gli altri (e fra questi il redattore di
"Babilonia') avrebbero studiato la pedofilia come fenomeno
sociale della storia. [...] Gli investigatori tendono
volutamente a fare confusione tra gay e stupratori
di bambini con il risultato di prendere clamorosi abbagli
che non portano mai alla risoluzione dei casi. È quanto
sta accadendo attorno al Gruppo P, reo di aver promosso
un dibattito sull'abbassamento dell'età del consenso nei
rapporti sessuali con i minori".
Otto
mesi dopo un aggiornamento della vicenda. È sempre il
Giornale ad occuparsene in data 10 aprile 1994. Accanto
al resoconto del processo, che vede imputati i membri del
Gruppo P per associazione a delinquere per violenza
carnale e atti di libidine su minorenni, un'intervista a
André Rioult, il latitante sessantasettenne ideologo della
pedofilia internazionale: "lo un violentatore di
bambini? Sono gay è vero, ma i miei rapporti con i ragazzini
sono basati sul reciproco amore, sull'affetto, sul sano
rispetto". lì problema sembra dunque aggirabile
riducendo l'età alla quale una persona, non esito a dire
un bambino, appare consensuale: siamo sicuri che consenso
dato da un dodicenne sia frutto di piena consapevolezza
e accettazione? E veniamo all'ultimo passo: la violenza.
Se il rapporto sessuale appare essere produttore di piacere,
e quello massimo, al punto che noti pediatri sostengono
che è altamente sbagliato negano ai bambini, come la mettiamo
con coloro che non riescono ad accedervi? Come non comprendere
chi questa soddisfazione carnale se la va a prendere anche
a scapito del consenso? Il filo di follia, che ha incominciato
a svolgersi nel momento in cui abbiamo separato la funzione
procreativa da quella unitiva, trova qui il suo altro capo:
è una spirale perversa inarrestabile. Che provoca ricadute
anche a livello di mentalità: la ricerca del piacere ad
ogni costo, il divorzio, l'aborto, l'omosessualità, la pedofilia,
la violenza come condizione "normale" della vita.
Sono filosofie che assorbiamo per osmosi, anche se riteniamo
che noi non arriveremo mai a tanto.
A
parte il fatto che non possiamo mai saperlo, siamo sicuri
che gli altri abbiamo la nostra forza? Il dodicenne che,
per dirla cruda, fa già sesso, che adulto sarà? Che mentalità
trasmetterà? Con quale maturità crescerà?
"Mortificate
dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione,
impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile
che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su
coloro che disobbediscono". (Col 3.5-6).