Castità
Matrimoniale
Sposi
chiamati alla gioia
di Roberto Beretta
tratto da "Il Timone" n.
24 Marzo/Aprile 2003
Educarsi
ad una vita di castità. Nel matrimonio comporta un
dono totale dei coniugi uno all’altro. Aperto alla vita
e secondo il progetto di Dio. Intervista a una coppia di
educatori.
Ma,
allora, la morale cattolica è davvero "impossibile"?
Circola spesso questo pregiudizio tra le coppie, anche credenti:
la Chiesa è sessuofoba, la Chiesa e repressiva,
la Chiesa ci impone regole che nessuno può osservare…
E'
davvero così? Lo chiediamo a chi di esperienza in
materia se n'è fatta un po': sia perché è
sposato da quasi quarant'anni, sia perché da tempo
si occupa di educazione alla famiglia. Sono i coniugi Antonietta
e Sante Mondardini; cesenati, tre figli, lei è dottoressa
in Scienze biologiche, lui medico. Da anni partecipano all'esperienza
di Incontro Matrimoniale (un movimento per sposi
e per preti che si ripropone la simultanea valorizzazione
dei due sacramenti), essendone stati anche dirigenti nazionali.
Oggi i coniugi Mondardini fanno parte del gruppo responsabili
di Retrouvaille/Ritrovarsi, programma per il recupero
dei matrimoni in grave difficoltà. E se non ci aiutano
loro...
Sante
e Antonietta, che cosa rispondete a chi ritiene che le prescrizioni
della Chiesa in materia sessuale siano realisticamente inapplicabili?
"È
vero che la nostra generazione, e quelle che ci hanno preceduto,
hanno vissuto i vincoli e i balzelli che tanti moralismi
imponevano. Ciò che personalmente più ci ha
affrancato, però, è stato riflettere sul fatto
che la Chiesa siamo noi e che - in essa - lo Spirito Santo
ci aiuta. Più che divieti e regole, dunque, noi riceviamo
aiuti e suggerimenti per vivere la nostra vocazione alla
gioia. È stato inoltre molto significativo per noi
il passaggio da un'idea di santità troppo spesso
identificata solo nel martirio, a una santità fatta
di accettazione di un carico leggero e liberante".
E
tuttavia, sempre limitandoci al metodo, a molti sembra sgradevole
il fatto che preti o vescovi (celibi per vocazione) vadano
a intrufolarsi fin quasi in camera da letto... E che il
loro responso sembri comunque repressivo, quasi insensibile
al dramma di coscienza cui spesso sottopone le persone.
È così?
"Fra
i vari ministeri della Chiesa, quello del discernimento
riguardo alla sessualità e all'intimità sessuale
crediamo che debba essere riservato I alle coppie più
che ai celibi ordina ti. Infatti, il sacramento del matrimonio
è addirittura il segno dell’intimità fra le
persone della Trinità e costituisce il nostro specifico
man dato, diverso dal servizio legato al sacramento dell'ordine,
ossia dei preti. Ma serve una formazione per raggiungere
tale coscienza. Inoltre, va considerato che abbiamo per
secoli demandato la funzione educativa a persone non sposate
che, pur se culturalmente aperte, conservano la loro mentalità
da celibi. Infine, si è dato troppo rilievo, a parer
nostro, al "peccato" sessuale, passandone in secondo ordine
altri, fors'anche più importanti. La sessualità
è un dono di Dio; apprezziamola, valorizziamola.
Fare di due persone completamente diverse un'unità
che sprigioni amore è un cammino in salita; però
Dio ci ha dato gli strumenti adatti per percorrerlo: ringraziamolo,
anche per il "letto matrimoniale". Nella vita di coppia,
infatti, il rapporto sessuale è fondamentale, tanto
che nella tradizione della Chiesa il matrimonio viene considerato
nullo se non è "consumato". lì sesso è
comunicazione, è una delle vie privilegiate e specifiche
degli sposi per essere presenti l'uno all'altro, insieme
al dialogare e al pregare in coppia e come coppia. Questi
sono i pilastri che reggono la casa coniugale".
Uno
degli scogli maggiori della morale cattolica è senza
dubbio la contraccezione. È difficile spiegare perché
"no alla pillola", e ancora più difficile dire perché
"no al preservativo"... Voi, da coniugi cristiani, che cosa
direste a una giovane coppia?
"Che
l'obiettivo di un cristiano è ‘dare vita',
ossia essere fecondi sempre: mai essere contro la vita.
Il che, però, non s'identifica strettamente nella
fertilità fisica. La fecondità prima di tutto
è attenzione e cura per la crescita della relazione
di coppia. Io, Antonietta, ripeto sempre che è la
nostra relazione di coppia il primo figlio da accudire,
amare, educare, far crescere, ed è anche l'unico
ambiente datore di vita; i figli, ad esempio, e tutte le
persone che incrociano il nostro cammino di sposi, non possono
ricavare gioia se la relazione fra noi non è sana.
Quindi mai essere contraccettivi; anche se, per essere fecondi,
a volte occorre controllare la fertilità fisica.
Vediamo
il "lato buono" della morale sessuale cattolica. Quali sono
i suoi vantaggi, per chi la pratichi? Quale potrebbe essere
il suo messaggio positivo nel contesto sociale e culturale
odierno?
"Il
lato buono è che si esalta la differenza complementare
fra l'uomo e la donna; che la loro unione viene vista come
via di realizzazione e di pienezza per le persone; non crea
strumentalizzazioni reciproche, ma significa accettazione,
ascolto nelle differenze, quelle sessuali in particolare;
è aiuto reciproco nei momenti di frustrazione e di
dolore.
Ecco,
il rapporto sessuale va inteso come aiuto: sentirsi amati,
desiderati, cercati, è una via efficace per uscire
dalle frustrazioni e dalle delusioni e per condividere la
propria gioia. Un amore autentico e appassionato ci permette
di realizzare il bisogno più profondo scritto nella
nostra carne dal Creatore stesso, ossia quello di essere
amati e stimati. Perché questo sogno si trasformi
in realtà, però, bisogna educarsi a una vita
di castità, che in realtà significa l'utilizzo
più gioioso e più positivo della sessualità.
I mariti e le mogli che vivono castamente donano completamente
l'uno all'altro la propria maschilità o femminilità,
espressa in tutti gli aspetti della loro vita, e ancor più
completamente nell'intimità sessuale.
L'amore
eterno può essere vero solo se iniziamo ad educarci
a ciò fin da piccoli, a capire cioè che Dio
ci ha pensati insieme fin da quando ancora eravamo nel grembo
della madre. Purtroppo non è questo l'insegnamento
del mondo in cui viviamo".
Spesso
si contrappongono la "libertà" dimostrata da Cristo
di fronte alle regole e l'"oppressione" cui la Chiesa
costringerebbe invece i suoi figli sposati. È possibile
comunicare la morale sessuale come messaggio di liberazione?
"Non
siamo una comunità di giudici e inquisitori, ma di
compagni di viaggio con diverse mansioni. Non è questione
dunque di "leggi" o di regole, bensì di accompagnamento
per giungere alla visione dell'amore di due sposi il giorno
delle nozze: scendendo dall'altare, essi iniziano un viaggio
durante il quale ciascuno dei due rivelerà all'altro
chi davvero egli (o ella) è agli occhi di Dio".
Matrimonio:
"L’intima
comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal
Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita
dall'alleanza dei coniugi, vale a dire dall'irrevocabile
consenso personale. E così, è dall'atto umano
col quale coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che
nasce anche davanti alla società, l'istituzione del
matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino".
(Concilio Vaticano II, Gaudium et spes,
n. 48).
Matrimonio:
"La
sessualità propria dell'uomo e la facoltà
umana di generare sono meravigliosamente superiori a quanto
avviene negli stadi inferiori della vita; perciò
anche gli atti specifici della vita coniugale, ordinati
secondo la vera dignità umana, devono essere rispettati
con grande stima. Perciò, quando si tratta di mettere
d'accordo l'amore coniugale con la trasmissione responsabile
della vita, il carattere morale del comportamento non dipende
solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi,
ma va determinato secondo criteri oggettivi, che hanno il
loro fondamento nella dignità stessa della persona
umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto
di vero amore, il significato totale della mutua donazione
e della procreazione umana; cosa che risulterà impossibile
se non viene coltivata con sincero animo la virtù
della castità coniugale". (Concilio Vaticano
II, Gaudium et spes, n. 50).