Castità
Matrimoniale
Casta
gioia...
di Roberto Lanzilli
tratto da "Il Timone" n.
24 Marzo/Aprile 2003
La
castità, via verso la felicità?
É
noto che nel mondo odierno la parola castità appare
termine antiquato che evoca qualcosa di negativo. Sì,
insomma, la solita limitazione sta dalla Chiesa - questa
volta in materia di sessualità - giustificandola
col fatto che, in quanto virtù, la castità
aiuta a santificarsi.
Trattandosi,
poi, della castità coniugale, la cosa sembra ancor
più fuori luogo, perché impedirebbe agli sposi
di essere felici. lì tutto come se l'insegnamento
costante della Chiesa fosse teso a privare l'uomo della
felicità, almeno in questa vita.
Ma
è proprio vero?
Già
S. Tommaso d'Aquino affermava che: "la natura ha legato
il piacere alle funzioni necessarie per la vita dell'uomo"
(Sum. Theol. I-II, q.142, a.1), cioè la conservazione
e dell'individuo e della specie. Anche Pio XII, con un diverso
accento, dichiarava: "Il Creatore stesso... ha stabilito
che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino
un piacere ed una soddisfazione sia del corpo sia dello
spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando
tale piacere e godendone. (...) Tuttavia gli sposi devono
restare nei limiti di una giusta moderazione" (discorso
del 29 ottobre 1951).
Quindi
il piacere sarebbe ammesso solo se rispettoso delle finalità
dell'unione coniugale e se ricercato secondo una giusta
moderazione. San Paolo, difatti, non manca di avvertirci
che "chi si dà all'impudicizia, pecca contro il proprio
corpo (...) tempio dello Spirito Santo" (1 Cor 6,18-19).
Ciò nondimeno, non basta il controllo del proprio
corpo. Si esige anche un'altra condizione: la purezza del
cuore, cioè guardare il coniuge trascendendo la dimensione
sensuale e a lui unirsi non solo per il piacere dei sensi.
La purezza non è materia di poco conto. Matteo ricorda
che: "i puri di cuore vedranno Dio" (5,8) e che "chiunque
guarda una donna per desiderarla ha già commesso
adulterio con lei nel suo cuore" (5,28). San Paolo avverte
che: "I desideri della carne portano alla morte, mentre
i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace"
(Rm. 8,6); e, prima ancora, in Tobia si legge: "Ora
non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine
di intenzione" (8,7).
Ma,
allora, che cosa fare per riuscire nella pratica di questa
virtù?
Potremmo
rispondere con il suggerimento dell'angelo Raffaele a Tobia:
"..... prima di unirti con essa [Sara], alzatevi tutti
e due a pregare".
Supplicate
il Signore del cielo perché venga su di voi la sua
grazia e la sua salvezza" (Tb 6,18). Ma ve ne sono
altri: la mortificazione nelle cose lecite, la fuga dalle
occasioni pericolose, la frequenza ai sacramenti, la considerazione
del castigo causato dal peccato e della sacralità
del dono dell'amore effuso dallo Spirito nei cuori degli
sposi.
La
castità esige che gli sposi mantengano "in un contesto
di vero amore, il significato totale della mutua donazione
(significato unitivo) e della procreazione umana", che "esigono
la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l'indissolubile
unità" (Gaudium et spes, 51 e 48) secondo
un cammino graduale di santità (Familiaris consortio,
34), verso la visione di Dio.
Matrimonio:
"Per
tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione
cristiana si richiede una virtù fuori del comune;
è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia
per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza
dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio
e li domanderanno nella loro preghiera".
(Concilio
Vaticano II, Gaudium et spes, n. 49).
Glossario
Castità.
Virtù morale che limita l'appetito sessuale
e si colloca all'interno della temperanza.
Temperanza.
Virtù cardinale che modera l'attrattiva dei piaceri
e rende capaci equilibrio nei beni creati.
Lussuria.
Desiderio o fruizione disordinata del piacere venereo,
che è ricercato per se stesso, al di fuori delle
finalità di procreazione e di unione.