Aborto
Un’altra
piaga purulenta della moderna società è l’aborto,
cioè l’uccisione del bambino nel seno materno. Ad
ogni aborto avviene l’uccisione di un bimbo.
L’aborto consiste nello strappare dal seno materno un bimbo
che non è capace di vivere fuori del grembo. L’essenza
dell’aborto sta nella separazione violenta del bimbo dal
seno materno cosicché il bambino viene ucciso.
L’aborto si distingue dall’infanticidio perché questo
ultimo si ha con l’uccisione del bimbo già maturo
sia quando ancora è chiuso nel seno materno, sia
durante il parto, sia dopo il parto.
C’è un particolare che rende l’aborto ancora più
odioso: si vuole uccidere all’oscuro, nel grembo materno;
non si vuole guardare in faccia il bimbo e lo si pugnala
da traditori ancora più spregevoli nell’ombra.
L’aborto era già praticato dai medici pagani, sia
greci che romani. Con l’avvento del Cristianesimo tale pratica
pagana venne severamente riprovata. La Chiesa aggravò
le pene per l’aborto e riuscì ad estirpare questo
nefando delitto.
Dopo diversi secoli di relativo silenzio, con il rifiorire
del paganesimo nel periodo dell’umanesimo (sec. XV), la
questione dell’aborto si risollevò un’altra volta,
ma ne venne riaffermata la gravissima illiceità.
Nella
storia
Nel
secolo XIX e molto più nel presente secolo, tempo
nel quale la società si è impregnata completamente
di paganesimo, la questione dell’aborto è esplosa
in forma più virulenta, tanto che in molti stati,
cxnnpresa l’Italia, si è arrivati a legalizzare l’aborto.
La Chiesa, per il mandato del suo Fondatore Gesù
Cristo, ha parlato chiaro dichiarandone solennemente l’immoralità
e rinnovando la sua condanna. Recentemente il Conncilio
Vaticano II (Gaudium et Spes - 51c) ha condannato con molta
severità l’aborto: «La vita, una volta
concepita, deve essere protetta con la massima cura: l’aborto
e l’infanticidio sono abominevoli delitti».
—
Strage degli Innocenti —
Ecco
una pagina scritta dal P. Werenfried van Straaten, il grande
apostolo olandese che ha impegnato la sua vita nel soccorso
dei fratelli più bisognosi.
«Quanti uomini e quante donne dovrebbero chinare
la testa quando si narra l’antica storia della stra«ge
degli Innocenti (Mt. 2:16-18)! I bambini vennero
strappati dalle braccia delle madri di Betlemme. Alcune
di queste madri morirono perché la spada colpì
loro per prima. Altre morirono perché il cuore di
una madre facilmente si spezza quando vede morire il suo
bambino.
Ma voi, migliaia di padri e di madri nell’Occidente Cristiano,
che cosa avete fatto? Non avete voluto udire neppure il
pianto del vostro bambino. Voi avete tramato in silenzio
e comprato un libro nel quale si descrive per filo e per
segno come potervi premunire dal fardello dei figli».
Vi siete incamminati sul sentiero dell’assassinio e avete
ucciso o fatto uccidere quello che già aveva incominciato
a vivere nel vostro grembo.
L’avete fatto per salvarvi la linea? L’avete fatto per rimanere
ancorati alla vostra balorda sicurezza borghese? L’avete
fatto perché vostro marito era un buono a nulla che
vi bramava come amante, ma non teneva alla vostra maternità?
L’avete fatto spinte dal vile timore delle preoccupazioni,
del dolore, delle responsabilità? O Pavete fatto
perché sviate e ingannate dalle chiacchiere di falsi
profeti, di dirigenti dimentichi dei loro doveri, o di un
pugno di teologi usciti fuori dalla carreggiata? Eccovi
dunque: un albero sterile del quale è scritto che
dovrà essere abbattuto (Lc. 13:6-9); un
fiore senza seme, un essere senza scopo, un’anima piena
di vergogna.
Il nome di Erode è rimasto maledetto fino ai nostri
giorni. Ma ai nostri giorni non occorre più un Erode
per assassinare i bambini innocenti. Oggi si trovano dei
medici disposti ad uccidere per un pugno di monete d’argento.
Quando le madri assassinano i loro bambini, il mondo è
maturo per la maledizione di Dio».
Riesce incomprensibile che mentre politici, sociologi, filantropi
si battono per il terzo mondo, si battono per salvare milioni
di bambini dalla fame e dalla morte, chiedano poi, anzi
pretendono che si consenta di sopprimere tranquillamente
le nuove vite in seno alla madre. Hanno abolito la pena
di morte per i criminali ed hanno introdotto, mediante la
legge dell’aborto, la pena di morte per i bambini innocenti
e indifesi!
Si tuona contro le barbarie dei lager, dei campi di sterminio,
camere a gas, forni crematori, torture, esecuzioni capitali,
massacri di ogni genere. Però s’invoca e si legalizza
l’assoluta impunità per quest’altro massacro ancora
più odioso e più crudele perché compiuto
su persone del tutto indifese.
P adre Pio da pietralcina, assertore dell’Enciclica Humanae
vitae» del Papa Paolo VI, scacciava via dal suo confessionale,
indistintamente, tutti coloro che praticassero sistemi anticoncezionali.
Aborto:
i pretesti per uccidere
1)
Pretesto eugenico
Si giustifica la soppressione dei bimbi nel seno materno
per impedire quella prole che nascerebbe con malattie o
debolezze ereditarie. Si può rispondere che anche
i sub-normali, come ogni persona umana, riflettono l’immagine
di Dio, anzi somigliano di più a Gesù che
per noi è arrivato a farsi «verme» (Ps.
21:7) e un «lebbroso» (Is. 53:4).
Inoltre bisogna dire che sarebbe da inumani uccidere i bambini
minorati che sono i più bisognosi del nostro aiuto.
Proprio perché essi si trovano in condizioni di inferiorità
fisica o psichica o intellettuale, vanno amati con amore
più generoso.
Chi si procura l’aborto sa solo uccidere anziché
amare.
2)
Pretesto sociale
Si dice: è lecito sopprimere la vita innocente dei
bimbi per combattere l’esplosione della natalità,
il sovrappopolamento della terra e si portano tutti i pretesti
per non avere figli, o tutt’al più, uno o due. Si
avanzano previsioni e statistiche allarmistiche per il 2000,
quasicché domani dovessimo morire letteralmente di
fame.
Giustamente Herder Camara in un’intervista del 27-1-1981
alla TV italiana disse: « In America molti agricoltori
vengono pagati per non produrre cereali; in Europa una immensa
quantità di frutta negli ultimi anni è stata
macinata per mantenere il prezzo della rimanente, invece
di darla al terzo mondo, che non poteva pagarla.
In India nel 1960, mentre morivano di fame 60 milioni di
poveri, erano conservati nei magazzini dei commercianti
20 milioni di tonnellate di riso.
In India e nell’America Latina il 5% della popolazione possiede
più di un terzo di tutte le terre.
In Olanda con un terreno pro capite dieci volte inferiore
a quello che può avere un indiano, la produzione
basta per mantenere la popolazione e si esportano delle
eccedenze.
«Non c’è», concludeva Herder Camara,
«una esplosione demografica, ma una esplosione di
egoismo e di ingiustizia». Basterebbe poi notare che
le famiglie meno numerose o senza figli sono proprio quelle
dei ricchi e dei benestanti.
Perdippiù, a causa dileggi demagogiche dettate dai
sindacati, una immensa quantità di terre sono abbandonate.
Tanti braccianti agricoli ai quali venivano offerte, con
l’aiuto dello stato, delle terre a buon prezzo e così
divenire coltivatori diretti, non hanno accettato perché
da braccianti agricoli guadagnavano di più.
Se poi nel mondo si coltivasse razionalmente la terra e
si coltivassero quell’85% di terre ancora incolte, la terra
potrebbe dare da mangiare almeno a 40 miliardi di persone.
Né parliamo delle infinite possibilità che
potrà dare domani la coltivazione dei mari, mediante
la produzione di quel tipo di alghe, ricchissimo di proteine,
dalle quali i Giapponesi producono già su scala industriale
farina alimentare.
Se Dio Padre si occupa delle piante e degli animali, — dice
Gesù — quanto più non si preoccupa dei bambini
creati a sua immagine e somiglianza? (Lc. 12:2-3O). Siamo
davvero «gente di poca fede» (Mt. 6:30).
3)
Pretesto terapeutico
Si dice che bisogna sacrificare il figlio quando c’è
il pericolo per la salute della madre. La nascita di un
altro bambino procurerebbe una perdita di salute o addirittura
la morte della madre, quindi è meglio uccidere il
figlio.
In questo sembra che ci sia teoricamente un’apparenza di
bene, poiché si parla di protezione della vita della
madre. Sembra che si sia posti nella necessità di
scegliere fra l’uccidere un essere o l’ucciderne due, concludendo
che è più giusto ucciderne uno solo (il fìglio)
perché è male minore.
Questo è un inganno perché si tratta dì
scegliere tra l’uccidere e il non impedire la morte, tra
l’uccidere con le proprie mani un essere innocente e il
non impedire che muoiano tutti e due. — La prima scelta
è un male morale, la seconda scelta non è
un male morale. Il primo male, essendo un male morale, è
il più grande, perché si trasgredisce il Comandamento
di Dio:
Non uccidere. Il secondo in realtà non è un
male perché, sia nell’eventualità che si salvi
la vita della madre e del bambino, sia nell’eventualità
della morte di entrambi, si dà testimonianza di amore
a Dio ubbidendo ai suoi Comandamenti. Solo questo è
il vero amore, come dice Gesù: « Se mi amate,
osservate i miei comandamenti» (G. 14:15).
Al riguardo quale esempio ci ha dato Giovanna Beretta Molla,
beatificata il 24 aprile 1994.
La signora Giovanna Beretta, nata a Magenta il 4 ottobre
1922, si era laureata in medicina nel 1949 e specializzata
in pediatria tre anni dopo. Nell’esercizio della professione
predilesse i bambini poveri. Sposatosi con l’ingegnere Molla
nel 1955, ebbe tre figli. Quando si presentò la quarta
maternità si manifestò un tumore che avrebbe
messo a rischio la vita della madre. Nella piena coscienza
della situazione, date anche le sue cognizioni mediche,
si dichiarò pronta a tutto pur di salvare la vita
della sua nuova creatura. Il 21 aprile del 1962 nasceva
una bambina e sette giorni dopo Giovanna moriva. — Cristianesimo
vissuto integralmente!
4)
Pretesto psichico
Si dice che l’aborto sarebbe lecito per risparmiare alla
madre la tensione nervosa della gravidanza, del parto ed
anche dell’assistenza del neonato.
Ma è facile rispondere che il nervosismo, se non
si prendono efficaci rimedi contro di esso, è un
elemento tale da poter rientrare in qualsiasi dovere o impegno
della vita quotidiana. Può forse un insegnante dispensarsi
dal compiere il dovere di scuola, solo perché è
nervoso? Significherebbe il caos e la rovina di ogni struttura
sociale. Nulla più potrebbe reggersi o essere garantito.
Se questo pretesto psichico dovesse ritenersi valido per
abortire, sarebbe il pretesto a portata di mano di chiunque
voglia disfarsi di un figlio.
5)
Pretesto etico
Si dice che è lecito sopprimere un bimbo che è
stato concepito a seguito di una violenza carnale.
Il caso è veramente triste, ma bisogna rispondere
che non si può aggiungere delito a delitto. In simile
penosa condizione è una dolorosa necessità
che la maclre si accolli le conseguenze della violenza carnale
subita, perché non può essere lecito sbarazzarsi
di un male morale per mezzo di un altro male, anch’esso
grave qual’è l’assassinio di una vita innocente.
Non perché c’è chi fa il male a me, io posso
fare del male a un terzo innocente. La soluzione di questo
caso esige veramente eroismo, ma Dio solo sa quanta ricompensa
merita chi rispetta la vita innocente anche in una situazione
del genere.
ABORTO DIRETTO
Si
ha l’aborto diretto ogni qualvolta viene interrotta la gravidanza
uccidendo direttamente il bambino nel seno materno per qualsiasi
motivo (ad esempio per salvare la vita della madre o per
disfarsi di un tiglio ecc.).
Ogni caso di aborto diretto è sempre vietato dal
costante insegnamento della Chiesa, perché si tratta
di un vero omicidio, di un terribile delitto contro un piccolo
innocente che non può difendersi dalla mano assassina.
Questo insegnamento costante della Chiesa «non è
mutato ed è immutabile» ha detto il Papa Paolo
VI il 9 dicembre 1972. Il Concilio Vaticano Il aveva già
solennemente ribadito: « Dio, Padre della vita, ha
affidato agli uomini l’altissima missione di proteggerla:
missione che deve essere adempiuta in modo umano.
Perciò la vita, una volta concepita, deve essere
protetta con la massima cura, e l’aborto come l’infanticidio
sono abominevoli delitti» (Gaudium et Spes - 51c).
Anche l’aborto procurato, perché si ritiene che il
bimbo chiuso in grembo non sia vitale, non è ammesso
dalla morale cattolica. Tale divieto si fonda soprattutto
sulla costatazione che tale certezza (la morte del bimbo
nel seno) è sempre relativa, per cui molte volte
si ritiene morto il bimbo mentre poi risulta che era vivo!
Inoltre bisogna salvare il principio che non si può
mai accorciare la vita a nessuno, neppure a chi è
destinato per grave infermità a perderla entro breve
tempo.
ABORTO
INDIRETTO
L’aborto
indiretto si ha quando il medico opera un intervento clinico
o chirurgico su una donna gravida per motivi sanitari del
tutto indipendente dallo stato di gravidanza della donna,
e tale intervento produce la morte del bimbo soltanto come
effetto collaterale, cioè secondario, non voluto.
Ad es. il medico interviene necessariamente per asportare
l’utero affetto da cancro e in questo caso c’è un
bambino in gestazione.
L’aborto indiretto è moralmente lecito quando il
medico non vuole uccidere il bimbo per salvare la madre,
ma vuole e deve effettuare l’intervento necessario ad eliminare
un male dell’organismo; ciò facendo, come effetto
non voluto anche se previsto, consegue la morte del bimbo.
In questo caso non c’è colpa perché l’intenzione
e l’azione del medico non colpiscono direttamente il bambino,
ma il cancro; non vogliono eliminare- il bimbo, ma il tumore.
La morte del bimbo quindi è una dolorosa conseguenza
non voluta, e spesso tragica per la madre. L’aborto è
sempre illegale
Solo Dio è l’origine e il fine della vita umana.
La vita umana è vigilata dall’amore di Dio (Gn. 4:10),
ed è difesa dal Comandamento divino: «Non uccidere»
(Es. 20:13 - Mt. 5:21). Perciò nessuna legge civile
può pretendere di legalizzare l’aborto e renderlo
moralmente lecito, perché violerebbe un Comandamento
di Dio e approverebbe un abominevole delitto.
Le parole del Vangelo: «Chi accoglie uno di questi
bambini nel mio nome, accoglie Me» (Mc. 9:37), indicano
chiaramente quale debba essere la condotta dei coniugi cristiani
nell’accettare ogni nuovo figlio. L’accoglienza a un bambino
che viene in questo mondo va fatta con la consapevolezza
di accogliere un essere umano destinato ad essere, mediante
il ricevimento del Battesimo, un figlio adottivo di Dio,
partecipe della natura divina (2 Pt. 1:4), amato da sempre
dal Padre (Ef. 1:4), e fratello di Gesù Cristo, nostro
divino Primogenito (Rom. 8:29).
Sesto
e Nono Comandamento
Molte
volte, si sa, la violazione del sesto e nono comandamento
causa la violazione del quinto comandamento. Il sesto e
nono comandamento — pecialmente oggi — sono i due comandamenti
più calpestati dagli Uomini. Il demonio fa proprio
cuccagna con la nostra lussuria. Non per niente la Madonna
disse per mezzo di Giacinta di Fatima: «I peccati
che mandano più anime all’inferno sono i peccati
della carne». E non per niente Dio ha dato all’umanità
due comandamenti in materia di castità e di continenza.
Anche nei riguardi dell’aborto molto spesso la causa è
solo la concupiscenza della carne! La degenerazione della
sessualità anziché alla propagazione porta
alla distruzione della vita.
Non commettere atti impuri — Non desiderare la donna d’altri»,
dice il Signore, e cioè non profanare il tuo corpo,
il tuo cuore, non fornicare, non avere rapporti adulterini,
non avere rapporti prematrimoniali.
Il frutto di questi peccati può essere il concepimento
di un bimbo. Però questo bimbo così concepito
non è voluto, non è gradito, anzi è
di fastidio e spesso lo si odia a tal punto da ucciderlo
per disfarsene. E l’aborto, è l’assassinio dell’innocente.
La lussuria, la concupiscenza carnale, l’immoralità
e l’erotismo, la nefandezza di comportamento da bruti, la
glorificazione della pornografia e della pornocinematografia,
del pansessualismo, del nudismo più rivoltante: tutto
questo è oggi una realtà cancrenosa che sta
putrefacendo la società e sta operando i massacri
di milioni e milioni di innocenti ogni anno.
A tre anni dell’approvazione della legge 194 sull’aborto,
ogni anno gli aborti aumentano in Italia sempre più.
Il prof. Luigi Perniola, della Terza Clinica di Patologia
ostetrica dell’Università di Roma, a un convegno
scientifico sullo « stato attuale e prospettive della
contraccezione», organizzato a Roma dal Club Europeen
de la Santé, ha parlato di oltre 800 mila aborti,
legali e clandestini, all’anno. Eppure questo numero, osserva
il prof. Perniola, è inferiore alla realtà.
Infatti un’indagine conferma che in Italia il numero
degli aborti soltanto clandestini supera i 500 mila l’anno.
Impressionante, poi, è la crescita degli aborti tra
leminorenni. Tra il 1979 e il 1980, per esempio, le doinande
per l’autorizzazione all’aborto, rivolte dalle minorenni
ai giudici tutelati, sono aumentate del 47,69%! Da quanto
è stato detto si calcola che nel mondo cristiano
vengono uccisi più di 10 milioni di bambini ogni
anno. Nel mondo intero più di 60 milioni.
Un
turpe «mercato»
Sotto
tale titolo l’Osservatore Romano (edizione settimanale)
del 23 agosto 1984 scriveva:
«Alcuni organi di stampa e dell’informazione hanno
fatto conoscere gli estremi di una ‘realtà’, di uno
dei ‘segni’ più aberranti e mostruosi di questi nostri
anni (ma ci sono parole sufficienti per definirlo?): il
mercato dei feti umani.
È doveroso citare questi organi di stampa: “Il Sabato”,
il “Corriere della sera”, “Avvenire”, la denuncia va a loro
onore. C’è da augurarsi che dell’argomento si continui
a parlare e che lo scandalo “necessario’ tocchi la coscienza
dell’opionione pubblica mondiale. Questi organi di stampa
hanno attinto alla documentazione raccolta dall’associazione
francese “Laissez vivre” creata e guidata dal magistrato
Claude Jacquinot che, insieme alla giornalista di “Antenne
2”, Jacques Delay, l’ha ordinata in un libro dal titolo
“Les trafiquants de bebé-à-naitre” con il
sottotitolo: “Sì, feti umani ancora vivi vengono
utilizzati per le sperimentazioni scientifiche e per la
cosmesi”.
C’è stata anche una denunzia al Parlamento del suo
Paese del deputato belga Geyselings: «Le donne vengono
pagate per protrarre la loro gravidanza sino al sesto e
addirittura al settimo mese in maniera da cedere il feto
il più sviluppato possibile alla scienza e alle industrie
di cosmetici”.
Va detto che già da tempo erano giunte notizie di
questa turpitudine, ma noi abbiamo voluto pensare che fossero
soltanto supposizioni. Non potevamo credere che si potesse
giungere a tanto. Ora non più: la denuncia è
precisa e circostanziata e indica i riferimenti internazionali
di questo satanico mercato che, come tutti i mercati, ha
le sue centrali di produzione, i suoi listini e i suoi consumatori.
Consumismo di vita umana!
Neanche la fantasia, talvolta cupa, degli scrittori di fantascienza
ha potuto immaginare una così allucinante degradazione
delle creature umane; della persona che concepisce e del
concepito delittuosamente schiavitizzata o annientata per
la ricerca scientifica che così si distrugge come
cultura, e per la barbarie consumistica che nega ogni senso
di civiltà...
Viviamo, in questo scorcio del secondo millennio cristiano,
di fronte a drammi e a paure, di fronte ad incertezze di
ogni genere. Queste cresceranno sino al parossismo, sino
a distruggere — se non fisicamente — l’uomo nella sua stessa
nozione, nella sua coscienza se non si vorrà far
fronte senza indugio ad una forma come questa di assassinio
pianificato, reso più mostruoso perché compiuto
con il gelo della ragione priva di ogni senso della vita
e (se pur si nega la carità) di un barlume di umanità».
Si legga al riguardo il libro di Michael LitchfieldSusan
Kentish: Bambini da bruciare (L’industria dell’aborto in
Inghilterra). Edizioni Paolini.
Sapete
come si compie l’assassinio dell’aborto?
A)
I bambini in età tra 7 e 12 settimane vengono
tagliati a pezzi con un coltello ricurvo e tolti dall’utero.
B)
Quando si tratta di bambini sopra i 4 mesi, il liquido amniotico
viene risucchiato e al suo posto viene iniettata una soluzione
salma concentrata. Il bambino inghiotte questo veleno e
ne muore. L’agonia dura un paio d’ore.
C)
I bambini sopra i 6 mesi vengono tolti vivi dal
grembo materno per mezzo di un taglio cesareo e buttati
nel secchio dell’immondizia per morirvi.
D)
in un caso su quattro si inietta attualmente una soluzione
chimica nell’utero per ammorbidire il bambino finché
verrà ritirato fuori dal grembo della madre a mezzo
di un aspiratore a pressione riducendolo così ad
una brodaglia umana in cui si riconoscono chiaramente manine,
piedini, la gabbia toracica e parti della testa.
Il
signor Van Schaik, il medico che in Olanda mizò le
cliniche abortive e che riconosce apertamente di aver operato
più di duemila aborti, dichiara nel settimanale «Haagse
Post» del 24 marzo 1973: «Ogni aborto mi
ha sconvolto, soprattutto quando mi sono sbagliato e ho
tirato fuori pezzi e bocconi, piccole braccia e gambe ecc.
Ho pensato allora che veramente non doveva farsi. Mi sembrava
di squartare un coniglio! Anche quello è un brutto
lavoro!».
Squartare un coniglio! Questo assassinio dell’aborto non
è più un’eccezione: esso viene coscientemente
difeso, propagato, ammesso, legalizzato e milioni di volte
commesso. Il fatto che il bambio non nato sia invisibile
e anonimo, che il piccolo non possa urlare e dimenarsi,
che non possa telefonare alla polizia o rivolgersi ai deputati
e ministri, tutto ciò non costituisce motivo per
assassinarlo, ma al contrario ragione di più per
difendere il suo diritto alla vita. Fin dal primissimo giorno
della sua esistenza — fin dal concepimento — ogni parte
del suo aspetto esteriore, il colore dei suoi capelli, dei
suoi occhi, la forma delle sue mani, le sue impronte digitali,
il suo sesso, il suo gruppo sanguigno, tutto è esattamente
stabilito. Quest’uomo sovrano e irrepetibile si è
incamminato sulla strada della vita. Nessuno ha il diritto
di sbarrargli il cammino. Chi osa farlo per il suo sporco
tornaconto vuole dimenticare che uccidere l’innocente nel
seno materno è delitto gravissimo contro la legge
di Dio ed è peccato che grida vendetta al cospetto
di Dio, Padrone della vita.
Quante lacrimé di commozione per i milioni di bambini
che ogni anno muoiono di fame; quanto dispiacere per il
sangue che i terroristi spargono sulle nostre strade, e
non si piange e non ci si dispiace per tanti milioni d’innocenti
bambini che quasi ogni giorno si uccidono (e legalmente)
nel seno materno!
Dio è pronto alla misericordia e lento all’ira, ma
vuole che ci gioviamo della sua misericordia per convertirci,
per cambiare vita e non per abusarne e per inabissarci sempre
più nel male e provocare così i suoi giusti
castighi.
L'aborto
procurato è un raggiro mortale.
Lo
afferma proprio uno dei fondatori del movimento abortista
negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson, famoso
ginecologo di New York. Ora Nathanson, dichiarandosi
responsabìle di 75.000 aborti, si prodiga in tutto
il mondo, con il Movimento per la vita, affinché
sia rispettato il diritto alla vita di ogni uomo sin dal
suo concepimento. In Irlanda a Dublino, durante la campagna
per il referendum del 7 settembre 1983 sul "Pro Life
Amendment", vinto con una maggioranza di due terzi
dal Movimento per la vita, Nathanson ha pronunciato un discorso
che tutti devono conoscere.
Eccone la traduzione.
Dopo la pubblicazione in America del mio libro, tre anni
fa, sono stato spesso invitato a tenere conferenze con il
deputato Henry Hyde, eminente rappresentante del movimento
per la vita nel Congresso degli Stati Uniti. La stampa,
a proposito di queste conferenze, ha coniato l'espressione
"Hyde Show"; in effetti il deputato Hyde è
alto un metro e 70 cm, pesa 125 kg, assomiglia ad un giocatore
di rugby o di calcio. Oratore brillante ed agile, con una
folta chioma argentea, si presenta così: "Sono
un feto, vecchio di 660 mesi...".Parlerò oggi
di politica e di chirurgia abortiva in generale, accennando
specialmente agli emendamenti "pro life", alla
Costituzione. Ci battiamo per una penalizzazione definitiva
ed irrevocabile dell'aborto. A quelli, che pur essendo contrari
all'aborto, giudicano l'emendamento della Costituzione una
misura inutile e troppo drastica, rispondo menzionando elementi
di storia americana per convincerli dell'utilità
di questa mossa tattica.
Molti hanno sentito parlare di me come del "direttore
della più grande clinica abortiva del mondo",
il "Centro per la salute sessuale e riproduttiva"
(Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore
di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti:
60.000 dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire
dalla liberalizzazione dell'aborto. Avevo
35 medici alle mie dipendenze. La clinica operava dalle
8 del mattino a mezzanotte dei giorni feriali e festivi,
escluso solo il giorno di Natale. lo stesso ho effettuato
privatamente circa 15.000 altri aborti e così sono
responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Non
sono fiero di questi dati statistici, ma è necessario
tenerli presenti. Il mio discorso ne guadagnerà in
credibilità e autorità.Sono stato uno dei
fondatori della Naral (National association for repeal of
abortion law), l'unione nazionale per l'abrogazione della
legge sull'aborto, chiamata più tardi "Lega
d'azione per il diritto all'aborto" (Abortion rights
action league). Quest'ultima fu il primo gruppo politico
attivo per la legalizzazione dell'aborto negli Stati Uniti,
fondato da Laurence Lader, Betty Freedan, nota femminista,
Carol Brightcer, attiva nella politica a New York City,
e da me, nel 1968. A quell'epoca era temerario fondare un
movimento simile.Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati
(7.500 dollari il primo anno) ed era audace l'idea di voler
cambiare le leggi sull'aborto. Secondo sondaggi non ufficiali,
il 99,5% dell'opinione pubblica a New York City
era contro una legalizzazione dell'aborto. Noi quattro fondatori,
riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York
la legge contro l'aborto in vigore da 140 anni. Questa città
divenne così la capitale dell'aborto in America.
Tre anni più tardi, su nostra richiesta,
la Corte Suprema legalizzò l'aborto nei 50 Stati
dell'Unione. La nostra tattica, per realizzare il nostro
scopo, è stata con piccole varianti, la stessa di
quella usata in tutto il mondo occidentale. Per chi mi ascolta,
è importante saperlo. Vale per tutti: per l'Italia,
per il Canada, come per la Gran Bretagna. In questo momento
la lotta infuria nella cattolicissima Spagna. Non c'è
società occidentale che venga risparmiata. Tutte
ne subiscono il contagio.Nel 1968, il nostro gruppo, la
Naral, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta
nel caso di un sondaggio serio ed onesto. Indicammo così
ai mass-media e al pubblico i risultati di un sondaggio
fittizio, nel quale, secondo noi un 50/60% degli americani
erano favorevoli alla liberalizzazione dell'aborto. La
nostra tattica consisteva nell'invenzione di dati frutto
di consultazioni popolari inesistenti. Il
nostro obiettivo divenne presto realtà. Il
pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l'aborto,
mutò opinione e diventò davvero favorevole
all'aborto. Vorrei dunque consigliare di essere molto critici
e guardinghi di fronte a informazioni, diffuse dalla stampa
e da notiziari della radio e della televisione: purtroppo
l'informazione inesatta e tendenziosa rimane per
gli abortisti il metodo migliore di propaganda.
Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione.
Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che
il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente
al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Così
anche HitIer, ripetendo il falso, riuscì a convincere
tutta la Germania della veridicità di quanto asseriva.
Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini
era di circa 200/250 donne. Noi invece dicevamo che ogni
anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino.
Questi dati fittizi influenzarono l'opinione pubblica americana
che si convinse della necessità di cambiare la legge.Il
primo anno dopo la liberalizzazione, il numero degli aborti
conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra,
salì nel 1980 a 1,55 milioni, secondo i dati ufficiali.
L'aumento degli aborti, dalla loro legalizzazione, si è
dunque moltiplicato per 15 (dai 100.000 di prima si è
passati infatti a 1,55 milioni nel 1980). Questa constatazione
basta a dimostrare quanto fosse nefasta la nostra propaganda.Una
delle nostre tattiche consisteva nel convincere la gente
che la penalizzazione dell'aborto avrebbe aumentato considerevolmente
il numero degli aborti clandestini. Invece dai dati qui
sopra elencati, risulta il contrario: è lecito pensare,
che nel caso di una penalizzazione torneremmo ad una cifra
vicina a quella anteriore, cioè a circa 100.000.
L'aumento degli aborti dopo la loro liberalizzazione
sta anche a dimostrare la diminuzione nella popolazione
del senso di responsabilità in materia sessuale.
Attualmente l'aborto viene considerato da molti alla stregua
di un controllo delle nascite e non c'è la possibilità
di fermarne la valanga.
Ci siamo pure serviti della cosiddetta "carta cattolica",
rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Nel
1968 l'opinione pubblica da noi si schierava contro la guerra
del Vietnam. Tutti, giovani, studenti ed intellettuali compresi,
erano contrari a questa guerra. La gerarchia cattolica invece
la appoggiava ancora. Noi, alludendo a questo suo atteggiamento,
ed evocando quello da lei adottato di fronte all'aborto,
tirandone conseguenze a nostro profitto, guadagnavamo alle
nostre idee, quelli che erano contrari a questa guerra (e
dunque, secondo noi, favorevoli all'aborto... ). Confidando
nell'appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e
liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci
simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo
i mass-media della sua influenza negativa in merito al problema
della liberalizzazione dell'aborto.Ho conservato alcuni
documenti inerenti alla mia attività di allora. Si
tratta di circolari, mandate ai nostri gruppi d'azione,
con le quali denunciavamo l'atteggiamento della Chiesa cattolica
in materia. I mass-media se ne impadronirono ed ebbero così
un grande impatto sull'opinione pubblica. Ecco alcuni esempi
di questa propaganda. Circolare dei 12 maggio 1972 della
Naral: parlando dei presidente Níxon, «gli
si rimproverava di essersi messo d'accordo con la gerarchia
cattolica ed ìl cardinale Cooke, nella campagna contro
l'aborto a New York, per ottenere voti». Anche nel
Michigan, continua il documento, Nixon «militò
contro l'aborto assieme alla gerarchia cattolica, rischiando
di far degenerare la questione in una guerra di religione».
«La gerarchia cattolica è decisa ad imporre
le sue opinioni in materia d'aborto, e presto sarà
in pericolo la Carta dei diritti, perché il cardinale
Cooke farà legge anche nelle nostre camere da letto.
Inammissibile che la Chiesa, legiferando imponga ad una
donna di avere un figlio contro la sua volontà. L'esperienza
di New York ha dimostrato l'inesorabilità della gerarchia
cattolica, la sua totale mancanza di rispetto dell'opinione
della maggioranza dei cattolici». In questo modo siamo
riusciti a dividere i cosiddetti cattolici liberali dalla
loro gerarchia e a infrangere la loro resistenza all'aborto.Ancora
un estratto della circolare: «Sondaggi d'opinione
confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera
una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne
cattoliche che hanno praticato l'aborto: corrisponde alla
loro percentuale nella popolazione totale».Quanti
inganni, quante bugie1
Altro argomento in nostro favore: cercare di stigmatizzare
una Chiesa gerarchica e reazionaria, spingendo i cattolici
liberali a cambiar campo, schierandosi con noi in favore
di una revisione della legge: «molti cattolici, pur
non essendo personalmente per l'aborto, pensano che le donne
debbano scegliere loro stesse la via da seguire in un campo
tanto privato. Per sostenerle, consigliamo l'organizzazione
in gruppi dei cattolici in favore di un cambiamento della
legge».Citiamo un altro documento estratto dal Protocollo
di un incontro al vertice avvenuto a Chicago il 9 gennaio
1971, presente l'elite dei nostro movimento: politici, deputati,
senatori ed alti funzionari. «La maggior opposizione
alla revisione della legge sull'aborto viene dalla Chiesa
cattolica e dalle organizzazioni da lei appoggiate e finanziate
come il "movimento per il diritto alla vita" (Right
to life movement). Tutti i presenti sono al corrente della
loro propaganda in questo senso. Sarà dunque importante
sostenere movimenti di cattolici in favore della liberalizzazione
dell'aborto, come quello di personalità attorno a
Robert Dyman, deputato, e al cardinale Cushing». Quest'ultimo
non era mai stato fautore di una revisione della legge.
Diffondendone però la falsa notizia, siamo riusciti
a convincere una certa quantità di cattolici indecisi
e ad attirarli dalla nostra parte.In un altro documento,
sotto il titolo "Profilo dell'opposizione" la
Naral afferma: «L'opposizione (cioè la Chiesa
cattolica) rappresenta una minaccia, dispone di mezzi finanziari
importanti, è ben organizzata e possiede una rete
funzionale di comunicazioni. I suoi argomenti polarizzano
l'attenzione su certi valori religiosi, a danno di una società
democratica». Chi invece predicava e con grande successo
una polarizzazione religiosa, eravamo noi! Questa
nostra campagna di propaganda serviva:
a) a convincere i mass-media che gli antiabortisti
erano tutti cattolici o cripto-cattolici, sottomessi alla
gerarchia;
b) che i difensori dell'aborto erano invece colti, liberali,
intellettuali, progressisti;
c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.
Invece le Chiese ortodosse orientali, le "Churches
of Christ", I'"American Baptist Association"
la Chiesa luterana, le Chiese metodiste, l'Islam, l'Ebraismo
ortodosso, i Mormoni, le "Assemblies of God" (la
più grande comunità - 15 milioni - di Pentecostali
negli Stati Uniti) erano all'unanimità contro l'aborto.
Diverse comunità religiose avevano una posizione
più mitigata senza però ammettere la liberalizzazione
dell'aborto: la "Lutheran Baptist Convention",
la Chiesa americana luterana, la Chiesa presbiteriana, e
le Chiese battiste.Questa lista impressionante di Chiese
non fu però mai pubblicata, e la nostra propaganda
si limitò a denunciare la Chiesa cattolica.Ho sotto
gli occhi una notizia del "Religions news service"
apparsa due settimane fa in Giappone, Paese nel quale il
cattolicesimo è ben poco diffuso. Ora un movimento
importante nel Parlamento chiede l'abrogazione della legge
dei 1949, che aveva autorizzato l'aborto; ciò per
le catastrofiche conseguenze socio-economiche.I documenti
da me citati, asseriscono che è anticostituzionale,
da parte di gruppi religiosi, combattere l'aborto in violazione
della legge che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa.
Tacciono invece sul fatto che nel 1850 e nel 1860 furono
pastori protestanti i promotori del movimento contro la
schiavitù, che Martin Luther King, il difensore dei
diritti civili per tutti era anche lui pastore e che preti
cattolici come i Barrigan furono attivi nella campagna contro
la guerra del Vietnam, al punto di essere perfino incarcerati
per parecchi anni.Questo fu il nostro modo tendenzioso di
presentare le cose. Quando, da noi, la Conferenza episcopale
si pronunciò per la sospensione delle armi atomiche,
fu lodata dalla stampa per le sue idee progressiste. Nessuno
criticò questa "ingerenza" negli affari
dello Stato. Questa stessa Conferenza episcopale fu però
aspramente criticata e attaccata quando appoggiò
una mozione parlamentare che chiedeva la revoca della legge
permissiva sull'aborto. Sfortunatamente sarà molto
difficile ottenere questa revoca. Si tratta non solo di
reprimere la tendenza attuale e di modificare un articolo
della Costituzione, ma anche di annullare una sentenza della
Corte Suprema.Consiglio ai gruppi "Pro Life'' della
vostra Repubblica di tirare le dovute conseguenze dalla
nostra esperienza, prima che la vostra Corte Suprema vi
imponga una legge simile alla nostra.A parte la "carta
cattolica" due altri metodi ci guidavano nella nostra
propaganda.Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove
scientifiche attuali, che la vita ha inizio con il concepimento,
che dunque nell'utero esiste già una persona, e che
quest'ultima pretende protezione e sicurezza come noi.
Il secondo metodo consisteva nell'influenzare i
mass-media, ed era senz'altro il più efficiente.
Spesso
mi si domanda: dottore, come è possibile che lei
abbia cambiato così radicalmente strada e quali ne
sono i motivi?
Ecco: la risposta.Quando lasciai la clinica, diventai direttore
della divisione maternità di un grande ospedale di
New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile
del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa
carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie,
come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare
la salute del feto.La seconda tattica (giocando la "carta
cattolica") consisteva nel negare la prova scientifica
- ora irrefutabile - dell'inizio della vita già a
partire dal concepimento. Insistiamo sul fatto che questo
problema non deriva dalla scienza ma dalla teologia, dal
diritto, dall'etica, e dalla filosofia. I gruppi
favorevoli all'aborto ribadiscono il fatto che è
impossibile stabilire scientificamente l'inizio della vita.A
dimostrazione della futilità di questa asserzione,
cambiamo la parola "vita" con la parola"morte"
Se, come lo vorrebbero i gruppi abortisti, quest'ultima
derivasse da un concetto morale, giuridico o teologico,
ma non scientifico, sarebbe impossibile certificare la morte
di qualcuno e i morti dei nostri cimiteri avrebbero diritto
di voto. La mancanza di una definizione per la morte, in
contrapposizione alla vita, creerebbe un caos totale.
Difatti nel 1976 il presidente Carter incaricò una
commissione di trovare una definizione della morte e di
presentarla al Congresso, in modo che medici, avvocati,
giudici ed altri potessero servirsene per dichiarare morta
una persona. Da una parte tanti sforzi per definire la morte,
dall'altra la dichiarazione dei gruppi abortisti, secondo
i quali non si può definire la vita...Dobbiamo invece
definirla.
E' una esigenza non solo scientifica, ma anche giuridica
e morale. La vita si può definire: inizia
dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire da questo
momento, l';essere concepito è un essere umano. Non
esiste un altro momento nell'utero materno, nel quale da
una "non-persona" un essere diventa "persona",
Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza
e la vita è un filo continuo, dall'inizio alla fine.Credo
quindi che l'aborto sia un atto di violenza inammissibile
e che rappresenti la distruzione sistematica della vita
umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza
non desiderata può creare gravi problemi, non è
con la distruzione della vita che se ne troverà la
soluzione, ma nella ricchezza dell'ingegno umano. L'aborto
è una capitolazione di fronte a problemi sociali
spiacevoli, una accettazione della violenza.Come
scienziato so, non credo, ma so, che la vita ha inizio con
il concepimento. Benché io non sia praticante,
credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci
impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale
delitto.La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio,
un fallimento.Vi ringrazio.
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L'urlo
silenzioso (link
esterno al filmato didattico scientifico che mostra
la verità sull'aborto, in formato .wmv) |
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